venerdì 17 maggio 2013

Prodotti de.co Vicentini - la patata di Rotzo




Rotzo





Il versante occidentale dell’altopiano di Asiago è segnato da un profondo intaglio, la val d’Assa, chiusa da  rupi verticali e ammantata da boschi che nascondono alla vista l’unico corso d’acqua rilevante che scende dalle alture sovrastanti.
Sul ripiano che separa il ciglio settentrionale di questo canalone selvaggio dalla dorsale della Cima di Campolongo si stende una zona di verdi ondulazioni, un piccolo delizioso altopiano nell’altopiano, compreso tra gli 800 e i 1000 metri di quota. Lo attraversa la strada del Piovan, che stringe attorno a sé le poche contrade e poi scende in vertiginosi tornanti verso la Val d’Astico. Un campanile guida lo sguardo verso il centro comunale, Rotzo, che nel nome riassume origine e collocazione geografica: ‘roccia, rupe, scoglio’, questo significa il termine rotz nella parlata dei Cimbri, la gente di origine bavarese, boscaioli, allevatori e contadini, che intorno al Mille fu chiamata dai vescovi vicentini a colonizzare l’altopiano.
La patata di Rotzo
“Oggi sono andato a fare provviste di patate... I campi al sole, gli orti davanti le case, il bosco che avanza e la montagna dietro le spalle; lindore, aria pulita, gente serena che poco chiede. Gli altri nativi sono in Canadà, Australia, Francia… Il ragazzo dal quale ho comprato due quintali di patate concimate con il letame e coltivate senza prodotti chimici dopo aver dissodato un terreno vegro è diplomato, ma piuttosto che scendere a lavorare in città, preferisce stare quassù con maggiore lavoro e minore guadagno…”
Così scrive Mario Rigoni Stern nel suo libro Sentieri sotto la neve descrivendo la realtà di Rotzo, uno dei sette comuni dell’altopiano di Asiago. A valle del paese si stende la cosiddetta ‘campagna’, la zona a migliore vocazione agricola, l’ideale per la patata, come intuì nella seconda metà dell’Ottocento l’abate Dal Pozzo, nativo del luogo, singolare figura di religioso animato da curiosità scientifica. Il terreno abbina infatti la struttura sciolta tipica dei materiali morenici all’ottimo drenaggio assicurato dalla natura calcarea del sottosuolo. Quanto al clima, l’elevata piovosità primaverile si abbina a temperature medie estive (18-20 °C) in un quadro ottimale per lo sviluppo della pianta.
L’escursione termica tra notte e giorno, inoltre, favorisce da una parte la concentrazione dell’amido, elemento nobile della patata, ostacolando dall’altra l’accumulo d’acqua. L’umidità ambientale, elevata soprattutto di notte, si rivela infine preziosa alleata nel momento in cui basta per mantenere il terreno alla giusta freschezza evitando sia le sofferenza da siccità che eventuali eccessi nell’irrigazione che possono portare allo sviluppo di muffe. La coltivazione della patata è affidata a piccole aziende a carattere familiare riunite nella Cooperativa di produttori della patata di Rotzo.
Il disciplinare di produzione prevede: a fine inverno l’aratura e la letamatura, preferibilmente con stallatico bovino maturo, in alternativa mediante sovescio di prato di leguminose; una successiva fertilizzazione integrativa con piccole quantità di concimi NPK (azoto-fosforo-potassio); la semina, tra marzo e aprile, con un investimento medio 60-65.000 piantine per ettaro, vale a dire in file a 70 centimentri, con piante piante ogni 25; pratiche colturali con rincalzatura e irrigazioni secondo necessità; cure fitosanitarie solo se indispensabili, ridotte al controllo di peronospora, dorifora e afidi, in ragione di uno o due trattamenti con prodotti a basso impatto ambientale; rotazione dei terreni con prati di leguminose e foraggere, con vincolo alla risemina a patate dello stesso appezzamento per non più di tre anni consecutivi, al fine di ridurre l’insorgenza di parassitosi e limitare lo sfruttamento del suolo. Altrettanto interessante è il discorso della rassegna varietale che oggi, per disciplinare, comprende le seguenti varietà: Bintje (detta Olandese), la più coltivata, seguita da Spunta, Desirée, Monalisa e Primura. 
Un discorso che potrebbe meritare approfondimento è quello delle varietà tradizionali, con particolare riferimento alla produzione, documentata negli scritti storici, di una patata a buccia violacea, comunemente detta Nera, che veniva venduta con profitto sui mercati cittadini. Patate di tal genere sono ancor oggi comuni nei paesi d’Oltralpe e chissà per quale strada sono arrivate a Rotzo, passo montano, considerate le ascendenze germaniche dei Cimbri, gli antichi colonizzatori dell’Altopiano, o, perché no, rotta marittima, visti i contatti commerciali dell’Altopiano con la Serenissima.
Resta da dire solo dell’appuntamento gastronomico più atteso, la FESTA DELLA PATATA, che si tiene la prima domenica di settembre. Protagonisti sul fronte gastronomico sono gli gnocchi che meritano di essere assaggiati con il condimento di più antica tradizione, con burro, zucchero e cannella. Nella circostanza si serve anche la considera, la polenta piuttosto consistente e corroborante, preparata con patate, farina, strutto, cipolla e latte, che i contadini consumavano quando erano nei campi.

 

1 commento:

  1. Gli ortaggi e la frutta ci richiamano alla mente i luoghi e i lavori vissuti della nostra infanzia. Chi non ricorda l'albero di pere o pesche nell'orto nostro o del vicino, o il lavoro di "sgranare le teghe de fasui e le panoce". Erano attività piacevoli per i ragazzini. E quando parliamo di patate, uno o due sacchi ce li regalava anche quel pezzo di terra in campagna o "alle rive", dopo averlo riccamente concimato con il letame portato a spalle con le gerle... Certo che le patate di Rotzo sono un'altra cosa. Hanno un sapore speciale. I gnocchi con le patate erano e sono una delizia.
    Aspettiamo un poeta, un grande poeta, che elogi in versi le umili patate. Eugenio Montale ha innalzato un inno ai limoni, Neruda ai pomodori........ E alle patate di Rotzo? Poeta cercasi............
    GERMANO

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