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La Famiglia

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So che queste parole sono scomode. So che, in molte persone, susciteranno reazioni immediate, difensive, risposte automatiche e prevedibili. È comprensibile, la cultura ci ha educati così, a rispondere prima di sentire. A proteggere un’idea di famiglia più che a domandarci che esperienza ne abbiamo avuto davvero. Questa riflessione, però, non nasce per provocare né per dividere. Nasce dal cuore, dall’ascolto profondo di tante storie di vita, dal desiderio sincero di fermarci un attimo e chiederci che cos’è davvero la famiglia. Proviamo a dimenticare per un momento le definizioni del vocabolario, ciò che ci è stato insegnato e i modelli a cui abbiamo aderito senza nemmeno accorgercene. Chiediamoci che esperienza facciamo della famiglia. Se ci fa stare bene o male, se ci nutre o ci consuma. La famiglia, quando si spogliano le parole di ciò che la tradizione, la cultura, la religione o il costume hanno deciso per noi, resta una sola cosa, un luogo interiore, prima ancora che sociale. La f...

La pioggia di Sant'Anna é una manna

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Il vecchio contadino incrocia le braccia e sposta lo sguardo sul lunario al muro, accennando un piccolo inchino col capo in segno di rispetto. Oggi è il ventisei di luglio, la festa di Sant'Anna. ​Si volta verso la porta aperta e guarda la terra dell'orto, che dopo settimane di sole spietato beve avidamente le prime gocce d'acqua che cadono lente e pesanti, picchiando sulle foglie larghe delle zucche e dei fichi con un suono sordo e ritmico. ​"Ah, eccola che arriva, proprio nel suo giorno preciso. Se c'è una pioggia che il contadino aspetta come una benedizione dal cielo, è questa. Dopo il caldo soffocante di luglio, quando la terra spazza via le forze e le crepe sul terreno sembrano bocche aperte che chiedono da bere, mio nonno usciva sul portico, si levava il cappello lasciando che le gocce gli bagnassero i capelli ormai bianchi. La pioggia di questi giorni non è la tempesta cattiva che fa tafferuglio e porta la grandine a distruggere le spighe. Quando Sant'A...

Il prezzemolo

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Il prezzemolo cresce fitto, un morbido tappeto tra le altre erbe dell'orto della casetta in campagna. Ha un profumo fresco, pungente.  ​Non teme il freddo dell'inverno né l'ombra degli alberi più grandi; anzi, all'ombra cresce ancora più tenero e rigoglioso. È la pianta della generosità: più lo si taglia per portarlo in cucina, più rigetta con vigore, regalando nuove foglioline. Non è un caso che si dica "essere come il prezzemolo" per indicare qualcuno che si trova dappertutto. La sua ubiquità è una benedizione, un invito costante a dare sapore alla vita. ​Nonostante oggi lo associamo quasi esclusivamente alla buona tavola, il prezzemolo ha un passato oscuro, affascinante e intriso di esoterismo. Per secoli è stato considerato una delle piante più misteriose e potenti del mondo vegetale. Nell'antica Grecia, il prezzemolo non si mangiava affatto. Era considerato una pianta sacra, legata a Archemoro (il cui nome significa "araldo della morte"). Si...

Raccogliere le more

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  Raccogliere le more lungo i sentieri della nostra campagna è un rito che richiede pazienza e rispetto. Il rovo forma, infatti, un intreccio fittissimo, quasi un muro verde e spinoso che protegge il suo tesoro con tenacia. Ma è proprio lì, tra le spine più acuminate, che il sole di fine estate compie la sua magia. ​Le more nascono come piccole perle verdi, poi diventano di un rosso acido e ribelle, finché il calore non le trasforma in gocce di notte splendente. Quando sono mature, sfuggono al ramo con un semplice tocco del dito. Il loro sapore è un'esplosione perfetta: prima l'aspro della terra selvatica, poi una dolcezza profonda, densa, che sa di bosco, di sole e di pomeriggi d'infanzia passati ad esplorare i confini dei campi. ​La mora porta con sé una lunga scia di credenze popolari e storie raccontate davanti al camino. Secondo la mitologia greca, l'eroe Bellerofonte, dopo aver tentato di scalare l'Olimpo in groppa al cavallo alato Pegaso, fu fatto precipitare...

Raduno vespe a Valdastico

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La vignetta

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Sentirsi visti, capiti, amati

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Per tanti anni ho creduto che se una persona si sente davvero vista, capita e amata, prima o poi qualcosa dentro di lei si sciolga e smetta di dover tenere tutto sotto controllo, di proteggersi da ogni possibile ferita e si conceda finalmente di essere autentica. Non è una cosa che ho imparato all'università. La pensavo molto prima di studiare psicologia. L'ho sempre pensata. Forse perché sono una di quelle persone che, davanti ad un comportamento difficile, tende spontaneamente a chiedersi cosa ci sia sotto. Se qualcuno si arrabbia, si chiude, diventa freddo, aggressivo o distante, il mio primo pensiero raramente è stato: "Che persona antipatica". Mi viene molto più naturale chiedermi che cosa stia succedendo dentro quella persona, quale ferita stia cercando di proteggere, quale dolore stia cercando di non sentire. Per molto tempo ho creduto che bastasse questo. Che se ami abbastanza, comprendi abbastanza, resti abbastanza, prima o poi l'altro si sentirà al sicur...

Piange la montagna

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  Piange la montagna, sfregiata nei suoi fianchi. Strappati alberi e arbusti, morsi da un audace mostro che divora ghiaia e sassi. Colpita da proiettili di ferro ed esplosivi, il vento afferra la polvere per poi posarla a terra. Convogli di ferro, in continua processione, fanno rimbombare le strade, disegnando muri e pianure di bianco polveroso. Ahimè! La gente stanca subisce l'odioso plagio di questo... bel lavoro. ✍️ Autore:   Francesco Lorenzi

Il mitico triangolo! E che comodo...

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La vignetta

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Se è vero purtroppo...!!!

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A volte si comincia con un cucchiaino di gelato. Doveva essere solo uno. Poi diventano due. Poi ci ritroviamo con la vaschetta in mano. Oppure prendiamo un pezzetto di pane mentre prepariamo la cena, un grissino passando dalla cucina, un biscotto mentre stiamo vedendo un film. Tanto è solo uno. Poi ne prendiamo un altro. E un altro ancora. Quando ci fermiamo, ci accorgiamo che è finito un altro pacco. Quella che doveva essere una piccola eccezione è diventata un'altra abbuffata. Il senso di colpa arriva quasi subito. "Non dovevo farlo". "Possibile che non riesca mai a controllarmi?". "Da domani basta davvero". E così finiamo per convincerci di aver deluso, ancora una volta, la persona con cui sarà più difficile fare pace: noi stessi. Ci eravamo ripromessi che questa volta sarebbe andata diversamente. Avevamo fatto la spesa con tutte le buone intenzioni, deciso che saremmo stati più attenti e convinti che questa sarebbe stata la volta buona. Eppure quas...

Un gesto vile che fa male a tutta la nostra Comunitá

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Ieri il Sindaco Claudio Sartori e due volontari si sono recati al Baito di Isacco per verificare i danni dell'atto vandalico subito questa notte. Tutti i vetri sono stati distrutti. Una struttura rimessa a nuovo con impegno, fatica e cura negli ultimi anni — situata in un luogo simbolo del nostro territorio, ai piedi della celebre Ferrata delle Anguane e di fianco alla Panchina Gigante — è stata preso d'assalto da incivili. Rabbia e sdegno, ma anche tanta determinazione: siamo già al lavoro con le forze dell'ordine per individuare i responsabili. Un grazie di cuore ai volontari sempre in prima linea. Valdastico non si fa abbattere da chi sa solo distruggere: ripristineremo tutto nel più breve tempo possibile! 

Nuvole di luglio, presto fa tafferuglio...

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Il nostro contadino ferma per un istante il movimento della pietra sulla lama. Si alza di scatto, fa due passi verso la porta spalancata e alza gli occhi al cielo. L'aria del primo pomeriggio è densa e immobile, carica di quel vapore che fa appiccicare la camicia alla schiena. All'orizzonte, sopra la cresta lontana dei monti, si stanno alzando rapidamente quei grandi nuvoloni bianchi e gonfi che in basso sembrano panna, ma che dentro si tingono di un grigio plumbeo e minaccioso. ​Annuisce lentamente, con lo sguardo fisso su quei torroni di vapore che si gonfiano a vista d'occhio. ​"Eccole là.  Mia madre non sbagliava mai: quando vedeva quelle torri bianche salire d'impatto nel cielo caldo di questi giorni, rincorreva i pulcini nell'aia e urlava a tutti di mettersi al riparo. ​A luglio il cielo non scherza. Non è come in primavera, che le nuvole arrivano lente, portano due gocce d'acqua e se ne vanno via col vento. Quando fa questo caldo da spaccare le pietr...

La vignetta

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Un incoraggiamento gentile

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Ci sono momenti in cui anche solo guardare ciò che dobbiamo fare ci stanca. Non abbiamo ancora cominciato, e siamo già esausti. Ci diciamo che basterebbe un po’ di forza di volontà, ma dentro sappiamo che non è quello. È qualcosa di più sottile e più profondo. Succede quando il compito davanti a noi è troppo grande, troppo disordinato o troppo incerto. Una casa che sembra non finire mai, documenti accumulati, scelte rimandate… Guardiamo tutto e non riusciamo più a trovare un punto da cui iniziare. Così la mente si blocca. Il cervello, davanti a qualcosa che percepisce come eccessivo, confuso o ingestibile, fatica a organizzare un primo passo e finisce per fermarsi. È lo stesso istinto antico che un tempo ci faceva restare immobili davanti a un pericolo. Solo che oggi la “tigre” ha la forma di un armadio pieno, di una scrivania caotica, di mille cose lasciate in sospeso. Per qualcuno è la casa che si è riempita troppo, per altri una casella di posta intasata, un progetto da chiudere, un...