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L'attacco di panico

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Avete presente quando, da un momento all’altro, ci sembra che tutto ci crolli dentro? Il cuore inizia a battere forte, il respiro si accorcia, magari ci tremano e ci sudano le mani o sentiamo una stretta al petto. E poi arriva quella sensazione assurda, difficile da spiegare: la paura pura, il terrore, come se stessimo per morire, impazzire o perdere il controllo completamente. Un attacco di panico è questo. E no, non è “solo ansia”. Non è una cosa che si supera con un po’ di volontà o “distraendosi”. Quando succede, sembra che il corpo e la mente vadano in tilt. Ma la cosa più disorientante è che, spesso, non c’è un motivo evidente. Succede e basta. E poi ci resta addosso una paura sottile: quella che possa succedere di nuovo. Magari in mezzo alla gente, al lavoro, in un posto da cui non possiamo “scappare”. E così si comincia a evitare, a controllare tutto, a chiudersi e a soffrire. Ma cosa si prova davvero quando si vive un attacco di panico? Più che sintomi fisici (che ci sono, e s...

Stelle cadenti al Forte Corbin

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  Agosto è il mese delle notti magiche, dei sogni e dei desideri espressi ammirando il cielo e la meraviglia delle stelle cadenti! Per questo al Forte Corbin ogni anno si organizzano delle aperture serali che consentano ai visitatori di vivere l’incanto delle notti estive di montagna, segnate da panorami straordinari, colori intensi e un cielo indimenticabile. L’appuntamento è alle ore 18 al Forte  Corbin e l’evento prevede prima la visita guidata del forte al tramonto, poi una cena all’imbrunire con menù fisso (piatto tipico polenta+sopressa+formaggio, acqua, birra media artigianale “del Forte”, dolce, caffè) e, infine, luci spente e naso all’insù per osservare il firmamento! L'evento si svolge all’aperto: si raccomanda un abbigliamento pesante, un plaid per sdraiarsi e... una lunga lista di desideri! Quota di partecipazione adulti €25,00, minorenni €20,00. I posti sono limitati, perciò E' NECESSARIA LA PRENOTAZIONE telefonando al 349.2685543 L'evento viene riproposto il 1...

Se la superbia fosse un'arte, molti sarebbero dottori

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  Il contadino fa scorrere le dita sulle rughe del viso, poi lascia cadere le mani sul legno del tavolo con un colpo leggero ma deciso. Guarda verso il centro del paese, là dove d'estate i "signorotti" della città amano passeggiare con i loro vestiti eleganti, il mento alto e quello sguardo di chi pensa che la terra giri solo perché ci camminano sopra loro. ​Un sorriso amaro gli increspa le labbra, di quella saggezza che ne ha viste troppe per farsi incantare dalle arie della gente. ​"Questa è una gran verità e non serve essere andati alle scuole alte per capirla. Anzi, spesso più le scuole sono alte e più la superbia cresce dritta come la gramigna. Mio padre, quando vedeva certi personaggi sfilare davanti alla fontana del paese parlando difficile e guardando i contadini dall'alto in basso come fossimo mosche, scuoteva la testa e lo ricepiva sempre. ​Per diventare un dottore vero, uno che sa curare le mucche quando sono malate o che sa sanare un uomo, ci vogliono...

Siamo i fortunati che hanno vinto la lotteria della vita (non ci avevo mai pensato)

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Un giorno tutti noi moriremo. Eppure, proprio questa certezza dimostra quanto siamo stati incredibilmente fortunati: per poter morire, infatti, abbiamo prima avuto il privilegio di nascere. La maggior parte delle persone che avrebbero potuto esistere non verrà mai al mondo. Le possibili combinazioni genetiche capaci di generare esseri umani differenti sono così numerose da superare ogni immaginazione. Tra quelle vite mai iniziate avrebbero potuto esserci poeti ancora più grandi di Keats, scienziati persino più brillanti di Newton, artisti, pensatori e persone straordinarie che non vedranno mai la luce. Eppure, tra infinite possibilità, siamo nati proprio noi. Io e te, con la nostra normalità, i nostri difetti, le nostre paure e i nostri sogni, abbiamo conquistato un posto nell’esistenza. Abbiamo vinto una lotteria dalle probabilità quasi impossibili e abbiamo ricevuto l’opportunità di osservare il mondo, amare, imparare, emozionarci e lasciare una traccia. Forse, allora, invece di vive...

Forni dall'alto dei cieli😊

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Foto di Michele Toldo  

Filastrocca dell'estate

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La vignetta

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Stare accanto a chi soffre

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Ci sono momenti in cui stare accanto a qualcuno che amiamo e che soffre diventa una delle prove emotive più grandi che possiamo attraversare. Perché quando amiamo davvero non restiamo spettatori, non possiamo farlo. Il dolore dell’altro ci entra sotto pelle. Ci sveglia di notte, ci accende pensieri continui: “Se solo facesse… Se solo capisse… Se solo accettasse aiuto…” Vorremmo con tutto il cuore prendere noi il volante della sua vita, per aiuto, per protezione, per accorciare la strada che così sembra lunga e tortuosa, per evitare le buche o di restare fermi al parcheggio della vita con le quattro frecce accese. O per evitare quell’ennesimo giro inutile che, ai nostri occhi, sembra così evidente. Solo che l’amore adulto non è guidare al posto dell’altro ma stare accanto mentre l’altro impara (o decide di non imparare ancora) a guidare la propria vita. Questo è il punto che, se ci ascoltiamo bene, ci fa davvero male, perché implica fare i conti con la nostra impotenza, con quella sensa...

Giochi antichi

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La vignetta

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La Famiglia

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So che queste parole sono scomode. So che, in molte persone, susciteranno reazioni immediate, difensive, risposte automatiche e prevedibili. È comprensibile, la cultura ci ha educati così, a rispondere prima di sentire. A proteggere un’idea di famiglia più che a domandarci che esperienza ne abbiamo avuto davvero. Questa riflessione, però, non nasce per provocare né per dividere. Nasce dal cuore, dall’ascolto profondo di tante storie di vita, dal desiderio sincero di fermarci un attimo e chiederci che cos’è davvero la famiglia. Proviamo a dimenticare per un momento le definizioni del vocabolario, ciò che ci è stato insegnato e i modelli a cui abbiamo aderito senza nemmeno accorgercene. Chiediamoci che esperienza facciamo della famiglia. Se ci fa stare bene o male, se ci nutre o ci consuma. La famiglia, quando si spogliano le parole di ciò che la tradizione, la cultura, la religione o il costume hanno deciso per noi, resta una sola cosa, un luogo interiore, prima ancora che sociale. La f...

La pioggia di Sant'Anna é una manna

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Il vecchio contadino incrocia le braccia e sposta lo sguardo sul lunario al muro, accennando un piccolo inchino col capo in segno di rispetto. Oggi è il ventisei di luglio, la festa di Sant'Anna. ​Si volta verso la porta aperta e guarda la terra dell'orto, che dopo settimane di sole spietato beve avidamente le prime gocce d'acqua che cadono lente e pesanti, picchiando sulle foglie larghe delle zucche e dei fichi con un suono sordo e ritmico. ​"Ah, eccola che arriva, proprio nel suo giorno preciso. Se c'è una pioggia che il contadino aspetta come una benedizione dal cielo, è questa. Dopo il caldo soffocante di luglio, quando la terra spazza via le forze e le crepe sul terreno sembrano bocche aperte che chiedono da bere, mio nonno usciva sul portico, si levava il cappello lasciando che le gocce gli bagnassero i capelli ormai bianchi. La pioggia di questi giorni non è la tempesta cattiva che fa tafferuglio e porta la grandine a distruggere le spighe. Quando Sant'A...

Il prezzemolo

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Il prezzemolo cresce fitto, un morbido tappeto tra le altre erbe dell'orto della casetta in campagna. Ha un profumo fresco, pungente.  ​Non teme il freddo dell'inverno né l'ombra degli alberi più grandi; anzi, all'ombra cresce ancora più tenero e rigoglioso. È la pianta della generosità: più lo si taglia per portarlo in cucina, più rigetta con vigore, regalando nuove foglioline. Non è un caso che si dica "essere come il prezzemolo" per indicare qualcuno che si trova dappertutto. La sua ubiquità è una benedizione, un invito costante a dare sapore alla vita. ​Nonostante oggi lo associamo quasi esclusivamente alla buona tavola, il prezzemolo ha un passato oscuro, affascinante e intriso di esoterismo. Per secoli è stato considerato una delle piante più misteriose e potenti del mondo vegetale. Nell'antica Grecia, il prezzemolo non si mangiava affatto. Era considerato una pianta sacra, legata a Archemoro (il cui nome significa "araldo della morte"). Si...

Raccogliere le more

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  Raccogliere le more lungo i sentieri della nostra campagna è un rito che richiede pazienza e rispetto. Il rovo forma, infatti, un intreccio fittissimo, quasi un muro verde e spinoso che protegge il suo tesoro con tenacia. Ma è proprio lì, tra le spine più acuminate, che il sole di fine estate compie la sua magia. ​Le more nascono come piccole perle verdi, poi diventano di un rosso acido e ribelle, finché il calore non le trasforma in gocce di notte splendente. Quando sono mature, sfuggono al ramo con un semplice tocco del dito. Il loro sapore è un'esplosione perfetta: prima l'aspro della terra selvatica, poi una dolcezza profonda, densa, che sa di bosco, di sole e di pomeriggi d'infanzia passati ad esplorare i confini dei campi. ​La mora porta con sé una lunga scia di credenze popolari e storie raccontate davanti al camino. Secondo la mitologia greca, l'eroe Bellerofonte, dopo aver tentato di scalare l'Olimpo in groppa al cavallo alato Pegaso, fu fatto precipitare...

Raduno vespe a Valdastico

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