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Vecchiaia: quantità o qualità?

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Negli ultimi tempi è diventato virale un testo attribuito a Clint Eastwood. Probabilmente non è mai stato pronunciato. Eppure milioni di persone hanno scelto di credergli; forse perché nessun altro incarna, nel nostro immaginario, la forza, l’indipendenza e la capacità di attraversare la vita come Clint Eastwood. Vederlo oggi novantaseienne ci costringe a confrontarci con una verità che preferiamo tenere ai margini: anche gli invincibili invecchiano. Viviamo in una società che celebra la longevità, ma fatica profondamente a guardare la vecchiaia. Ci congratuliamo con chi raggiunge i novant’anni o addirittura il secolo di vita, come se il semplice trascorrere del tempo fosse di per sé una vittoria. Molto più raramente, però, ci fermiamo a domandarci che cosa significhi davvero abitare un corpo così vecchio. La vecchiaia estrema non è soltanto un elenco di acciacchi, ma un cambiamento radicale del modo di stare nel mondo. Il corpo rallenta, i movimenti diventano più prudenti, le energie ...

Ottobre parrebbe portar buono...

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A distanza di un anno esatto, (anche l'anno scorso 2 ad ottobre) altre due coppie si sono unite in Matrimonio. Auguri e Felicitazioni a tutti!!! Chiara Giacomelli con Massimo Toldo da Pedescala sabato 3 ottobre Michela Peron con Nicola Sella da Contra' Sella  domenica 4 ottobre

I "cambiamenti" nel Veneto

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  Nel 1951, circa 700.000 veneti lavoravano nei campi: molti dei loro figli avrebbero costruito le imprese che oggi rendono famoso il Nordest. È una delle grandi contraddizioni della storia italiana. Il Veneto che oggi associamo alle fabbriche, alle esportazioni e agli imprenditori era, appena pochi decenni fa, una terra dalla quale migliaia di famiglie partivano perché non riuscivano a vivere del proprio lavoro. Nel 1951, circa il 43% della popolazione veneta occupata lavorava in agricoltura. La società era ancora profondamente rurale e il ritardo economico rispetto alle aree più industrializzate del Paese spingeva molti abitanti a cercare fortuna altrove. Per chi viveva nelle campagne del Vicentino, del Trevigiano, del Bellunese o del Polesine, emigrare non era un'avventura romantica. Era spesso una necessità. Si partiva per Torino, Milano e le altre città del triangolo industriale. Si partiva anche per la Svizzera, la Germania, il Belgio e altri Paesi europei, dove le fabbriche,...

Valdagno: Altri tempi...

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A Valdagno, in provincia di Vicenza, il lanificio Marzotto non scandiva soltanto le giornate degli operai. Il suo potere si estendeva ben oltre i cancelli, condizionando la vita di un'intera comunità.  Dentro la fabbrica “il marcatempi con il cronometro in mano” seguiva ogni movimento dei lavoratori. Controllava quanto tempo impiegavano a cambiare una bobina, quanto ne serviva per completare una mansione e persino quanto rimanevano in bagno. Il sistema di cottimo legava direttamente la retribuzione ai ritmi produttivi, mentre chi non rispettava le prestazioni richieste rischiava provvedimenti disciplinari, sospensioni e licenziamenti. A questo si aggiungevano la sorveglianza delle guardie aziendali, le perquisizioni corporali e l’inquinamento del torrente Agno.  Nel 1967, la ristrutturazione dell'azienda aveva già comportato una riduzione del personale di oltre mille unità, aggravando ulteriormente il conflitto con i dipendenti. La tensione crebbe fino a quando il 19 aprile 19...

La battaglia di Cefalonia

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  Uccisero tutti gli italiani che riuscivano a trovare. Entravano negli ospedali, nelle case, nei villaggi dell’isola. Qualunque italiano trovato, veniva ammazzato sul posto. Con solerzia perché l’ordine, quella volta, l’aveva dato Hitler in persona: uccideteli tutti.  Morirono in 5.000, gli italiani della divisione Acqui. Soldati semplici, sottoufficiali, ufficiali di ogni parte d’Italia, del Nord e del Sud. Erano gli italiani che a Cefalonia, dopo l’8 settembre, si erano rifiutati tanto di schierarsi con i tedeschi quanto di arrendersi a loro. L’avevano deciso tutti insieme. Le compagnie e i battaglioni, dall’artiglieria al genio fino ai mitraglieri, avevano votato: “Tutti contro i tedeschi”.  Combatterono per una settimana, inferiori di mezzi e uomini. E quando, soverchiati, si arresero, furono quasi tutti trucidati, e i loro corpi buttati in mare o bruciati per far sparire le tracce.  Agli eroi di Cefalonia, che verso la fine di settembre del 1943 si arrendevano ...

La manipolazione di massa

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  "I mezzi di comunicazione di massa - la stampa, la radio - hanno portato all'asservimento di corpi e anime ad un’autorità strategica mondiale. E in ciò sta la principale fonte di pericolo per l'umanità. Le moderne democrazie, che mascherano regimi tirannici, utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di disinformazione e di stravolgimento delle coscienze degli uomini per alimentare la paura di massa in funzione delle guerre  preventive". - Albert Einstein -

La vignetta

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Ascoltare o parlare?

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Ci sono parole che non hanno bisogno di volume, ma di verità, perché chi è chiuso non aprirà il cuore neanche davanti a un urlo mentre chi è disposto a comprendere saprà leggerti negli occhi anche nel silenzio più profondo. Crescendo impariamo che non tutti vogliono davvero ascoltare, molti attendono solo il proprio turno per parlare, e allora smetti di sprecare fiato e inizi a custodire le energie per chi merita presenza autentica.  È una forma di maturità sottile, quasi invisibile, che ti insegna a non inseguire o convincere, ma a restare saldo nella tua coerenza, lasciando che siano gli altri a scegliere se avvicinarsi davvero.  Perché la comprensione non nasce dal rumore, ma dall’intenzione, e quando trovi qualcuno capace di capire senza che tu debba spiegare ogni cosa, scopri che il silenzio può essere più potente di qualsiasi discorso. web

San Francesco

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Il 4 ottobre porta con sé il ricordo di San Francesco, amico della semplicità e fratello di ogni creatura. In questo giorno, uomini e animali si incontrano sotto lo stesso cielo, e una benedizione lieve sembra posarsi sulle ali degli uccelli, sul respiro dei cani fedeli, sul passo lento dei buoi nei campi. È la festa di chi riconosce la sacralità nascosta nelle piccole cose: un raggio di sole che filtra tra le foglie, il canto di un passero, il silenzio che abbraccia il cuore. Così, la tradizione vuole che anche gli animali vengano benedetti, perché in loro brilla lo stesso soffio di vita che unisce ogni essere. San Francesco ricorda che la terra non ci appartiene, ma ci accoglie, e che il vero dono è imparare a camminare leggeri, con gratitudine, lasciando che ogni gesto quotidiano diventi una piccola e sincera preghiera. La casetta in campagna

Benvenuto ottobre

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  E' arrivato Ottobre, con il rumore delle foglie sotto i passi e l’odore della terra bagnata. I boschi si tingono lentamente di rame e d’oro, le giornate si accorciano e nelle case torna il tepore delle coperte, delle luci accese e delle cose semplici. Cose da fare a ottobre: -Camminare nel bosco e lasciare che le foglie scricchiolino sotto i piedi. -Raccogliere castagne e conservarle in un cestino di vimini. -Cercare funghi durante una passeggiata. -Guardare le foglie cambiare colore giorno dopo giorno. -Raccogliere ghiande, pigne e rametti per decorare la casa per il Natale. -Fotografare un viale completamente coperto di foglie. -Fare una passeggiata dopo la pioggia, quando il bosco profuma di muschio e terra bagnata. -Osservare le gocce di pioggia scivolare lentamente sui vetri. -Preparare una torta di mele e cannella. -Arrostire le prime castagne e mangiarle ancora calde. -Preparare una zuppa fumante per una sera fredda. -Fermarsi a guardare la nebbia del mattino mentre lentam...

Il dolce senza l'amaro è raro

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La luce del tramonto veste i solchi del campo di un colore caldo come la buccia di una noce, mentre dai tini della cantina sale quel profumo forte, acre e penetrante del mosto che ha cominciato a fermentare. È un odore che pizzica un po' in gola, quasi fastidioso se lo si respira a fondo, ma che promette il vino buono per la tavola dell'inverno. ​Il vecchio contadino è seduto accanto al torchio di legno, con una tazza tra le mani callose. Ne sorseggia un piccolo sorso, assaporando prima quella punta d'agro che ti stringe la lingua e poi la dolcezza densa dell'uva spremuta che resta sul palato. ​Si pulisce la bocca con il dorso della mano mentre osserva il mosto che gorgoglia piano nel buio della cantina. ​La gente vorrebbe sempre e solo il miele dalla vita. Vorrebbe il vino dolce senza la fatica della vendemmia, le giornate di sole senza mai una goccia di pioggia che rovini la festa, e il piatto pieno senza aver prima sudato sulla zappa. Ma la natura non funziona in que...

Inaugurazione dipinto al campo da calcio

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  Ieri al campo sportivo di Valdastico è stato inaugurato un dipinto che rappresenta due grandi Persone che hanno contribuito con la loro passione a portare lo sport e in particolare il calcio nella nostra bella Valle:  Antonio Toldo "godi" ed Ermanno Lorenzi.  Un grazie all'Autore del dipinto e a Walter Pretto attuale Presidente dell'AC Valdastico .

Sotto la nebbia, l'acqua ci regna

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Un vapore denso e lattiginoso si è depositato su tutta la vallata fin dalle prime luci dell'alba, cancellando i contorni del bosco e nascondendo persino la cima del vecchio pioppo. Il mondo tutt'attorno sembra diventato piccolissimo, avvolto in un silenzio ovattato dove ogni rumore parla piano, come fosse avvolto nella lana. ​Il vecchio contadino cammina piano lungo il solco dell'orto, con gli scarponi che affondano nel terreno morbido e scuro. Sulle foglie dei cavoli e sui fili d'erba si sono formate mille goccioline lucide, una rugiada che non sale verso il cielo ma s'infila in silenzio fino nella terra. ​L'uomo si ferma vicino alla siepe e  sfiora una foglia bagnata che lascia cadere una goccia tonda sulla sua mano callosa mentre osserva quel velo bianco che nasconde la campagna. ​Molta gente, quando vede la nebbia, si rattrista, si lamenta del grigio e pensa che la giornata sia andata sprecata. Ma chi lavora i campi, e conosce i segreti del suolo, sa bene co...

La vignetta

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Monte Maggio

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Guardando le foto, la pace sembra assoluta. Quella croce bianca si staglia contro un cielo blu cobalto, quasi a toccare una piccola luna diurna. Le rocce sono antiche e le pinete di montagna respirano tranquille. ​Ma se queste pietre potessero parlare... ​Nel maggio del 1916, questo non era un luogo di contemplazione. Era l’inferno. ​La Grande Guerra infuriava e qui sul Monte Maggio, baluardo strategico, l’Esercito Austro-Ungarico lanciò la sua massiccia offensiva conosciuta come “Strafexpedition”, la “Offensiva di Primavera”. Volevano sfondare, scendere nella valle dell'Astico e prendere Vicenza, accerchiando l'intera armata italiana sull'Isonzo. ​Il Monte Maggio era il guardiano di quella valle. La "Chiave d'Oro", la chiamavano. ​Immaginate le trincee, non i muretti a secco rovinati dal tempo che si vedono oggi, ma postazioni di combattimento, rifugi scavati nella roccia e fango. Immaginate il boato dei cannoni che non si fermava mai, l'odore della polve...

Prendere un'infreddatura

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Ammalarsi a causa del freddo. Sembra impossibile ammalarsi a causa del freddo a Ottobre, quando alle 12 sono 28 gradi. Eppure è proprio in questa stagione, dove di giorno fa caldo da stare bene in maniche corte, ma appena girato l'angolo e trovata l'ombra o verso sera che si può sentire freddo. Sentire freddo di per sé non è un problema, il nostro corpo è 'attrezzato' per difendersi, ma se abbiamo mangiato da poco e il sangue è impegnato nella digestione, non riesce a 'riscaldarci la periferia'. Se siamo fragili per carenza di vitamine o nutrienti, o se siamo fragili a livello del sistema immunitario, un piccolo colpo di freddo può mettere in difficoltà il corpo e farci ammalare. Come difendersi da un'infreddatura ? Appena si avverte freddo è bene vestirsi. Se  non si ha con sé qualcosa da indossare, bere qualcosa che 'riscalda ' può salvarci dall'infreddatura. E appena possibile regalarsi un bagno caldissimo.  Bere infusi con zenzero o tiglio e ...

A scuola il primo ottobre

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A scuola dal 1° ottobre, cinquant’anni fa l’ultima volta. «C’è stato un tempo in cui la scuola in Italia iniziava il 1° ottobre». «Dai, papà, non scherzare». Sembra quasi una leggenda narrata da genitore attempato o da un nonno in vena di ricordi, eppure fino a mezzo secolo fa era davvero così. Il 1976 è stato l’ultimo anno che ha visto chiusi i cancelli di istituti e collegi per tutto il mese di settembre. «Vogliamo le prove!», chiedono a gran voce figli e nipoti, increduli di una parte di storia che per loro assume i contorni di una fantastica Età dell’Oro. «E allora perché si chiamano “Remigini” i bambini che iniziano la prima elementare? In onore di san Remigio, che si festeggia il… 1° ottobre». Dunque, era vero. Ai nipoti non resta che accettare un’insospettabile verità. Le cose sono cambiate con la Legge n. 517 del 1977 che ha riformato l’impianto scolastico a diversi livelli e che ha anticipato l'avvio delle lezioni nel mese di settembre. Il Ministro per la Pubblica Istruzio...

Al Campo Sportivo di San Pietro Valdastico

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San Francesco

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Domani ad Asiago

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La vignetta

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Ricordare

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  La parola “ricordare” significa letteralmente “riportare al cuore” perché nell’antichità il cuore era considerato sede dei sentimenti e della memoria. Spesso mi capita di partecipare a funerali dove qualcuno ricorda la persona scomparsa e questo menzionare diventa ricco di piccole sfaccettature ai molti sconosciute, oppure ricco di sentimenti a tanti comuni e condivisibili. Questo tipo di elogio non serve a chi non c’è più, ma aiuta chi ascolta, perché rimanga in mente quello che una persona è stata, per poi cercare nel bene che ha compiuto, un insegnamento di vita. A qualcuno questo ricordare dà fastidio, ma io penso che in quell’ultimo saluto a una persona, tutti avrebbero il merito di essere ricordati con qualche parola speciale. Parole che completano quello che il celebrante dice alla luce della fede, parole che diventano motivo di ricordo per chi ascolta e dare il giusto onore a chi ci ha lasciato. Molte volte, o perché richiesto, o perché lo ritenevo opportuno, ho letto qua...

Ara cuanti

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  Il mondo classico aveva le sue specifiche unità di misura standard che, in parte, si sono tramandate fino ai nostri giorni. Erano prevalentemente legate alle dimensioni corporee di mani, piedi e braccia, così da rappresentare un facile ed immediato confronto. Con l'avvento del Sistema Internazionale di unità di misura (SI), tutti questi secolari  riferimenti sono finiti in soffitta, anche perché inadatti ad essere applicati con criteri scientifici nella tecnica e nella vita di tutti i giorni.  Istituito nel 1960 durante l'undicesima Conferenza Generale dei Pesi e Misure (CGPM), il SI si basa su 7 unità fondamentali. Da queste unità di base derivano tutte le altre grandezze fisiche. Il nostro mondo rurale veneto, poteva invece vantare una ben più vasta schiera di unità di misura assai specifiche, legate non solo alle dimensioni dei corpi, ma ben più estesa alle varie situazioni pratiche e professionali.  Ecco allora un elenco (incompleto) di misure di cui ci serviva...

Oggi Festa dei Nonni

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I nonni sono il respiro paziente della terra: ci accompagnano con quella calma che solo gli anni sanno donare. Portano dentro di sé la memoria delle stagioni, di quando i campi si lavoravano con le mani e il pane aveva il sapore della fatica e della gratitudine. Sono custodi di storie che non si trovano scritte nei libri, ma che si tramandano seduti accanto al fuoco o passeggiando piano lungo i sentieri del paese.  Hanno occhi che hanno visto il mondo cambiare, eppure rimangono capaci di illuminarsi davanti alle piccole cose, un sorriso o un gesto gentile. Le loro mani, segnate dal tempo, sono carezze che non si dimenticano mai, perché racchiudono il calore di una vita intera. Con i nonni, anche i silenzi diventano pieni: non c’è bisogno di troppe parole, basta la loro presenza che sa di casa, di rifugio, di porto sicuro.  Sono ponti invisibili che legano passato e futuro, radici profonde che nutrono i rami giovani. Ci insegnano a riconoscere il valore delle cose semplici: un ...

Avvisi funebri (FC)

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Domande senza risposte

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Noto sempre più spesso che quando pubblico post sul lutto, sulle perdite o più in generale sui dolori della vita, tra i commenti ricorre una convinzione che mi fa riflettere molto. Non tanto perché la ritenga sbagliata, quanto perché credo che racconti qualcosa di importante del modo in cui molte persone si rapportano alla sofferenza. Spesso leggo frasi come: “Non è vero che certe cose si superano”, “Sono belle parole, ma quando ci sei dentro è diverso”, “Ci sono dolori che non passano”, “Facile a dirsi”… E, sia chiaro, io non penso che chi scrive queste cose abbia torto. Dietro quelle parole vedo spesso persone addolorate, disperate, stanche, a volte arrese. Persone che stanno raccontando con sincerità la loro esperienza e che probabilmente, in quel momento, non riescono neppure ad immaginare una prospettiva diversa da quella in cui si trovano. Quello che però mi colpisce è che, leggendo certi commenti, a volte ho l’impressione che insieme al dolore ci sia anche qualcos’altro. Una sor...

Battaglie silenziose

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Ci sono battaglie silenziose che ognuno combatte, ferite invisibili che bruciano e sanguinano e sorrisi che nascondono tempeste interiori devastanti.  Non ci dovremmo mai permettere di giudicare il dolore altrui usando il nostro metro personale perché non esiste una misura universale del dolore, non esiste un confronto, non esiste una scala. Ogni ferita è vera per chi la porta, ogni lacrima pesa come un macigno nel cuore di chi la trattiene. Il dolore non si quantifica, si attraversa e basta. E ognuno lo fa con le proprie forze, i propri strumenti, il proprio tempo e la propria anima. D.ssa V. Scoppio

La "Vaca Mora"

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Sono Ivo Bettanin di Dueville e sono un appassionato del modellismo Ferroviario itinerante. Proprio per questo ho costruito l'intero percorso della vaca mora Rocchette Asiago con tutte le sue 7 stazioni. Naturalmente è già in costruzione la tratta ferroviaria Rocchette ARSIERO altrettanto bellissima. La scala è quella dei trenini LIMA orgoglio del nostro Veneto. Comunque, per chi fosse interessato vederla é in esposizione l'11 Ottobre a Vicenza nella sede di L'ALTRA STAMPA e VICENZA PIÙ in viale Verona n. 35 dalle ore 9:00 fino alle ore 18:00.  Naturalmente  entrata libera senza scopo di lucro, ma  pura passione della nostra storia che ha fatto un'epoca straordinaria.

Le foglie del noce

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  Durante i primi freddi d'autunno, oltre alle noci cadute sulle zolle di terra, i contadini raccoglievano grandi quantità di foglie di noce ancora verdi o leggermente ingiallite. ​L'uso delle foglie di noce rispondeva a tre esigenze fondamentali della vita domestica di una volta: • ​Antitarme ed insetticida naturale. È la ragione pratica più importante. La pianta del noce produce una sostanza chimica naturale (oltre a oli essenziali molto aromatici), che emana un odore sgradito a tarme, mosche, pulci e acari. Le foglie venivano infilate nei cassoni di legno del corredo, tra le coperte di lana pesante e le lenzuola di lino per proteggerle dai parassiti durante i mesi invernali. • ​Sotto i materassi (i "paglioni"). Spesso si inserivano manciate di foglie essiccate all'interno dei paglioni, i materassi riempiti con le foglie delle pannocchie di granoturco. Servivano a tenere lontani gli insetti dal letto e a donare un senso di freschezza e pulizia. • ​Purificare l...