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Relax - ma che significa?

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Si parla tanto di rilassarsi. Lo diciamo spesso, come se fosse un traguardo: “Appena ho un momento, mi rilasso”. Ma che cosa significa davvero rilassarsi? Non è chiudere gli occhi, non è per forza una sera d’inverno con una candela accesa, sotto le mani esperte di un massaggiatore o stesi sulla sabbia al mare. A volte succede nei frammenti più semplici delle giornate, in gesti che sembrano insignificanti, ma che, con naturalezza, ci riportano a noi stessi. C’è chi si rilassa la mattina presto, quando la città non si è ancora svegliata e il rumore del cucchiaino nella tazza è l’unico suono nella stanza. C’è chi ritrova pace a metà mattina, chiudendo per un attimo il computer, lasciando cadere le spalle sulla sedia, guardando fuori da una finestra qualsiasi, solo per vedere il cielo. Un’infermiera che finisce il turno all’alba e resta un minuto in macchina, in silenzio, prima di tornare a casa. Un insegnante che, dopo ore in classe, rimane da solo nell’aula vuota, le sedie in disordine, ...

Sensibilità al glutine e pane

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Quando la pancia si gonfia spesso o le feci sono molli dopo un pasto di amidi, potresti essere sensibile al glutine. Per alcune persone le sostanze: gliadina e glutenina sono difficili da digerire, creano infiammazione  gonfiore e  difficoltà di digestione, assimilazione. Come gestire e cosa fare? Sostituire il pane a lievitazione veloce con lievito di birra, con quello a lievitazione lunga: la pasta madre o pasta acida. La pasta madre o acida ha una lunga fermentazione batterica (la fermentazione è una tecnica antichissima per conservare o rendere digeribili i cibi) in cui il glutine è degradato e diventa più digeribile. La fermentazione inoltre rende più disponibile i nutrienti, i minerali e preserva o aumenta le vitamine. Nella tua tavola dovrebbero essere sempre presenti cibi fermentati in piccole quantità.  Per esempio:  Crauti, Tempeh,  verdure fermentare, miso. Un po' meno: yogurt fatto in casa, formaggi fermentati, vino. Abbiamo bisogno di poco cibo ferm...

La Lavanda

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Sulle colline dove la terra è pallida, quasi bianca di sassi e di calcare, gli altri fiori facevano fatica a mettere radici. Mancava l'acqua e il sole di luglio picchiava così forte da bruciare i petali più delicati. Ma c'era una pianta, dai fusti sottili e legnosi, che in quel silenzio arido si sentiva a casa: la Lavanda. ​In quel tempo, le spighe della lavanda non erano profumate come lo sono oggi. Erano piccoli ciuffi verdi e grigi che crescevano vicini, sferzati dal Maestrale, il vento forte di nord-ovest che puliva il cielo, ma portava via con sé la terra e i ricordi. ​Il Maestrale era un vento inquieto, sempre carico dei pensieri pesanti degli uomini, delle loro preoccupazioni, fatiche e nostalgie raccolte durante il suo viaggio sui tetti delle città. Quando arrivava sulle colline, era così carico di quel peso che soffiava con rabbia, curvando anche gli alberi. ​La Lavanda, mossa da compassione per quel vento così tormentato, decise di aiutarlo. Aprì i suoi piccolissimi f...

Ti sblocco un ricordo

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La vignetta

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I lutti simbolici

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Non tutti i lutti hanno una bara. Ci sono dolori che non nascono da una morte, ma da una mancanza. Non c’è funerale, non ci sono fiori, nessuno ci dice “mi dispiace per la perdita”. Eppure ci svegliamo ogni giorno con quel vuoto nel petto, che ci accompagna da anni. Sono lutti simbolici: l’assenza di un amore che non abbiamo ricevuto, di un riconoscimento che non è mai arrivato, di un’infanzia che non ha conosciuto protezione. E fanno male. A volte più dei lutti reali. Perché restano aperti, invisibili e solitari. Nessuno li vede, ma ci divorano dentro. In terapia, spesso, si arriva proprio lì: non al dolore della perdita fisica, ma a quello della mancanza strutturale. Un vuoto che non si è mai colmato e che abbiamo tentato di riempire con il controllo, con il compiacimento, con la rabbia, con relazioni tossiche, ansie, dipendenze, somatizzazioni… Ma ci sono vuoti che non si riempiono. Si guardano in faccia, si nominano, si piange per ciò che non c’è stato. Solo allora può cominciare l...

All'amore per i figli non c'é amor che somigli

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Il vecchio contadino abbassa lo sguardo sulle sue mani. Sono grandi, callose, segnate dai tagli delle falci e spaccate dal freddo di tanti inverni passati nella terra. Ma se c'è una cosa che quelle mani sanno fare oltre a faticare, è proteggere. Alza gli occhi verso la porta della cucina, dove sul pilastro di legno ci sono ancora i piccoli segni a matita che faceva anno dopo anno per vedere quanto crescessero i suoi ragazzi, quando erano alti poco più di un cesto di grano. ​Un sorriso morbido gli distende le rughe intorno agli occhi. ​"Nella vita si provano tanti tipi di affetto. C'è l'amore per la donna che ti scegli, che è come il fuoco della stufa d'inverno: caldo, vivo, che ti fa battere il cuore e ti tiene compagnia per tutta la vita. C'è l'amore per gli amici, che è come il buon vino, forte e sincero, che aiuta a mandare giù i bocconi amari della giornata. Ma quando ti nasce un figlio... ah, lì cambia tutto. Entra nel mondo qualcosa che prima non c...

Cibi sfiziosi per evitare la pancia gonfia

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Se inizi il pasto con qualcosa di sfizioso, godurioso, appetitoso, la tua digestione riceve un'accellerata benefica. È questa accelerazione che provoca la fuoriuscita di succo gastrico nello stomaco e saliva in bocca, benefiche per l'avanzare della digestione e la sua efficienza. Nella saliva troviamo la  ptialina grazie alla quale inizia la digestione dell’amido cotto (contenuto nella pasta, pane, pizza,  patate, biscotti), l' lisozima che agisce da antibatterico e la mucina che imbibisce gli alimenti. Come ci dicevano i nonni: la prima digestione avviene in bocca. Quindi,  cosa è sfizioso per te? Normalmente sono le preparazioni salate: - pizzetta pane, pomodoro, origano, formaggio - pane, pomodorini, acciughe - pane, olive  - formaggio grana - tartina capperi o altro sottaceto - pane, olio, sale  - pane e pomodorini secchi  - pane, olio, alici, capperi  - burro e salmone  - avocado, pomodorini - pane e burro salato - pizzetta  Fai una list...

Le cicale

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  Più forte cantano le cicale, più caldo è il giorno. Non è un detto popolare — è biologia. Le cicale stridulano solo oltre una certa soglia di temperatura, e l'intensità del loro canto aumenta con il calore. Sono termometri viventi, tarati sull'estate. In Italia il loro canto inizia a fine giugno e accompagna ogni pomeriggio di luglio e agosto. Quando il silenzio cade all'improvviso nel mezzo di una giornata calda, spesso significa che qualcosa sta per cambiare. Canta dall'alba al tramonto, ma molti desidererebbero che si zittisse. Ecco ciò che potresti non sapere su di lei. La cicala passa diversi anni sottoterra, a seconda della specie — invisibile e silenziosa, nutrendosi solo di qualche goccia di linfa dalle radici senza mai danneggiare le coltivazioni. La specie più comune in Italia, la cicala del frassino (*Cicada orni*), trascorre da due a quattro anni nel sottosuolo prima di emergere. Una volta fuori, ha solo quattro o sei settimane di vita il tempo necessario ...

Arsiero - mercato agricolo locale

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La vignetta

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Mezzogiorno d'estate

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  Il caldo del mese di giugno era arrivato, la scuola era ormai terminata e si percepiva nell’aria quel sapore di vacanza e di libertà che rallegrava ogni animo.  Nei prati il canto delle cicale si sentiva forte e il fieno, ormai maturo, attendeva di essere falciato. Ora, durante le vacanze estive, i tanti bambini e ragazzi del paese, avevano a disposizione più tempo per divertirsi con i giochi semplici di quegli anni che, conditi con tanta fantasia, riuscivano a tenerli impegnati per tutto il giorno; erano padroni indisturbati dei vari luoghi del paese, dei corsi d’acqua o dei prati e dei boschi. Ma a un’ora precisa, uno stuolo di bambini e ragazzi si radunava sul sagrato della chiesa e paziente, chiacchierando allegramente e saltando i paracarri, attendeva…  Aspettava cosa? E chi? Dalla parte alta del paese, arrivava camminando lentamente una donna, tutta vestita di nero: gonna, maglia e fazzoletto in testa legato dietro; in una mano teneva ben salda una grossa chiave p...

La Cia dele Nene

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  Tanti toseti xè drio spetare chi che a mesodì gà da rivàre, parchè desso che la scola xè finìa tuti contenti, i speta la Cia! Ela la riva, vestìa tuta de scuro ma nela man, la tegne al sicuro la gran ciave de fero forgià che la porta del canpanile la versarà! La tira la sòga, con forsa e a tempo la sona el mesogiorno, con fare contento... e quando la canpana se sente sonàre se sa che in tola, xè pronto el magnàre! E quando chel batocio gà terminà vissin a la Cia i xè tuti agità, no i vede l’ora de tacàrse e su par la soga briscolàrse! Che divertimento, che alegria! Fin che la campana la gera finia e chi che no se voleva destacàre la Cia lo tirava xò, senza tanto parlare… E ogni giorno con gioia se spetàva la Cia che dala piassa, sempre rivàva, par tanti misi, tute le istà la nostra giostra questa xè stà! Grassie a sta dona bisogna dire tanti tusiti la gà fato sognare e nei ricordi  che resta nel cuore, la Cia la gà de sicuro un posto d’onore! Lucia Damàri Pedescala 10 giugn...

Resisti fino alla fine e fatti 2 risate!!!

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  del Vicentino Claudio Cappozzo Quella di Peton e Petèle è una celebre filastrocca popolare veneta. Racconta la storia di due personaggi, Petòn e Petèle, che vanno a raccogliere nocciole. Quando è il momento di tornare a casa, Petèle si rifiuta, innescando una divertente catena di richieste (dal cane al bastone, al fuoco, all'acqua) in cui ogni elemento si rifiuta di aiutare il precedente finché un anello della catena non cede, risolvendo la situazione. 🤣

Ti sblocco un ricordo...

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