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La rabbia

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  Quando qualcuno ci insulta, di solito ci soffermiamo chiedendoci:  "Perché me l'ha detto?" e ancora e ancora...   È come se qualcuno ci scoccasse una freccia, ma fallisce. Concentrarsi sul problema è come raccogliere la freccia e pugnalarci ripetutamente con essa, dicendo:  "Mi ha ferito così tanto. Non posso credere che l'abbia fatto". Invece, possiamo usare il metodo della contemplazione per pensare le cose in modo diverso, per cambiare la nostra abitudine di reagire con rabbia. Immagina che qualcuno ti insulti.  Dì a te stesso:  "Questa persona mi fa arrabbiare. Ma cos'è questa rabbia?  È uno dei veleni della mente che crea karma negativo, portando a un'intensa sofferenza. Affrontare la rabbia con la rabbia è come seguire un pazzo che si getta da un dirupo. Devo andare allo stesso modo? Mentre è folle per lui comportarsi in quel modo, è ancora più folle per me fare lo stesso. Chagdud Tulku Rinpoche.

Il rosmarino

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Il rosmarino è una pianta che non chiede molto: un po’ di sole, una terra povera, il vento che passa tra i suoi rami sottili. Eppure, tra tutte le erbe dell’orto, è una di quelle che portano con sé più memoria. Il suo nome latino significa “rugiada del mare”. Cresce infatti spontaneo vicino alle coste, dove l’aria salmastra lo accarezza e le mattine sono umide di luce.  Da sempre gli uomini hanno avuto la sensazione che questa pianta custodisse qualcosa di più del suo profumo. Se si sfiora un rametto tra le dita, il suo odore è netto, deciso. È il profumo delle soglie, dei giardini di campagna, delle case dove il rosmarino cresce vicino alla porta come un piccolo guardiano silenzioso. Nella tradizione popolare si diceva che il rosmarino fosse la pianta della memoria. Gli studenti nell’antichità intrecciavano piccoli ramoscelli tra i capelli quando dovevano studiare o ricordare lunghi discorsi. Nelle campagne si pensava anche che aiutasse a ricordare ciò che conta davvero: le promes...

Attenzione al dentifricio che usi

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Nei posti di montagna o nelle valli,  dove l'insufficienza tiroidea è molto frequente, causa la distanza dal mare e/o una dieta povera di pesce, la  conseguenza è una carenza di iodio, nella dieta. Quando si abita in posti così, è importante saper scegliere il dentifricio giusto. I dentifrici contengono spesso fluoro, e il fluoro è in competizione con lo iodio. Se c'è tanto fluoro, viene assorbito il fluoro al post dello iodio. La tiroide per lavorare bene ha bisogno di iodio. Quindi: se sei un soggetto che ha già una tiroide lenta o sei freddoloso, ti senti gonfio, sei stitico, oppure hai familiarità di ipotiroidismo, evita i dentifrici con il fluoro. Nei negozi bio, erboristerie e farmacie trovi dentifrici  prodotti senza l'aggiunta di fluoro. (esempio: dentifricio del  Dr. Hauschka- dr. Sheffield).  Elettra Erboristeria  Cornedo Vicentino

La sete

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Se mi fermo dal mio ansioso dimenarmi, scopro che dentro di me piange una profondissima sete. Darle ascolto è, non solo faticoso, ma tanto, tanto doloroso: significa affrontare quel grido che urla dentro e a cui non so dare un nome. Più facile tappare il tutto con un grosso strato di riempitivi, ovviamente nobili, giustificatissimi e sensati: impegni di valore, altruismo e solidarietà verso il prossimo, coniugati in mille forme e modalità. Non che tutto questo sia sbagliato, anzi, ma non è il tutto. Si può correre a destra e a sinistra in soccorso degli indigenti, e drammaticamente trascurare di ascoltare l’indigenza del proprio cuore, che così sprofonda in una sete sempre maggiore, sempre meno decifrabile e comprensibile.  A complicare ulteriormente la situazione, va aggiunta la difficoltà a trovare chi sia disposto ad ascoltare le domande più vere: tutti abbiamo fretta, presi come siamo da cose urgenti ed estremamente importanti… Per fortuna c’è Lui, che torna, pazientemente, a s...

Gli Orizzonti della Poesia

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I prati sono puntellati di fiorellini gialli,  una gioia per gli occhi  che si nutrono  di stupore  già di primo mattino.  E la campagna è una meraviglia,  un giro di sguardi senza confini, un'ampia residenza per l'animo  sempre in cerca di una quieta antica. E mi piace il fruscio dell'erba, il vento dolce sulla pelle,  il ricordo di una bimba felice  che ritorna prepotentemente  ad allontanare la malinconia. Francesca Stassi   

La vignetta

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L'ego

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  Ci sono persone che confondono l’autostima con l’arroganza,  l’opinione con la superiorità,  la presenza con il bisogno di stare sempre al centro della scena. Parlano più forte degli altri,  correggono tutti,  disprezzano i consigli  e trattano l’umiltà come se fosse debolezza. Vivono convinte di sapere sempre di più,  di meritare sempre di più,  di essere sempre al di sopra degli altri. Ma la vita ha un’abitudine antica:  non discute con l’ego gonfio…  lo svuota. E lo svuota senza preavviso.  Basta una caduta pubblica,  un rifiuto inaspettato,  una porta che si chiude,  una verità detta nel momento giusto. All’improvviso chi si credeva intoccabile scopre che il mondo non gira intorno alla propria vanità. Scopre che il fascino non sostiene il carattere. Che la posa non sostiene la sostanza. E che l’arroganza non sostiene il destino. L’ego ama gli applausi perché teme il silenzio. Ha bisogno di essere visto,  am...

La campana a Bergamo

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Ogni sera alle 22:00, se sei a Bergamo Alta e senti cento rintocchi sparare nell'aria, non stai assistendo a un concerto folkloristico. Stai sentendo un coprifuoco veneziano del XV secolo ancora in funzione. Spoiler: funziona da più di cinque secoli senza mai fermarsi. La storia parte dalla dominazione veneziana su Bergamo. Quando la Serenissima controllava la città, i cento colpi del Campanone avevano un significato preciso e niente affatto poetico: le porte della città si chiudono, rientra adesso o dormi fuori. Chiunque fosse oltre le mura al centesimo rintocco sapeva già come sarebbe andata la notte. Non c'erano eccezioni, non c'erano trattative. E qui arriva il bello. La campana che scandisce quei cento colpi ogni sera non è una replica, non è una registrazione, non è un sistema digitalizzato. È la stessa campana dal 1656. Fusa dal maestro Bartolomeo Pisenti, veronese, dopo due tentativi falliti: la sagoma esplose nel 1652, la campana si incrinò nel 1653. Al terzo tenta...

Piccoli segni…

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  È là, dove lo sguardo si posa, dove dal marrone delle foglie e della terra brulla, qualche piccolo segno si scorge, che il cuore si allarga e tutto acquista  un nuovo sapore. È in quei frammenti di novità che percepisci che forse l’inverno è passato, che qualcosa si sta lentamente muovendo a piccoli passi verso la Primavera. È scorgere ogni giorno, guardando con occhi attenti, che i piccoli segni di un risveglio si fanno più  coraggiosi, chiari e forti. Steli fragili e delicati, colorano il sottobosco donando un tocco e luce e vita dove tutto pare addormentato… Quei segni nascosti, tingendo il bosco e i prati, contribuiscono a dare colore anche alla nostra vita, grazie a quei cambiamenti che sempre,  stagione dopo stagione,  hanno il potere di stupirci e incantarci… E il pensiero si fa preghiera di ringraziamento al Creatore che ci fa gustare tanta bellezza!                             ...

I mestieri de stiani a Pedescala

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La vignetta

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11 febbraio 2026: Madonna di Lourdes

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  È già passato un mese dal giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, che viene sempre festeggiato nella piccola chiesa di Forme Cerati a Valdastico, ma credo sia comunque bello ricordarlo anche per un’altra particolarità che ha impreziosito la giornata.  Un giorno speciale dove, chi può essere presente, non manca mai di partecipare alla S. Messa in onore di Maria, ma che è anche la Giornata del Malato, che è stata celebrata da don Agostino.  La chiesetta addobbata con molti fiori e candele, è come sempre intima, ma ben curata e nonostante sia stato veramente freddo, in molti si sono ritrovati per pregare ricordando gli avi che, con fede e sacrificio, hanno eretto la chiesetta nel 1952 e per lodare la Madonna.  Un momento di preghiera comunitaria, conclusosi con un bicchiere di brulè accompagnato dai crostoli, che ha riscaldato un freddo giorno d’inverno.  Al termine della celebrazione è stata benedetta una piccola campana, ricevuta in dono, che era stata colloca...

Daria Fontana - 105 anni -

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Una candela sullo zuccheroso numero uno, una sullo zero, l’altra sul cinque:   105 anni   tutti insieme su una torta, un’impresa che neanche un prestigiatore sarebbe riuscito a realizzare e che   Eolo , il re dei venti, non sarebbe stato capace di spegnere in un soffio solo. Eppure, con un gesto deciso e pieno di energia,   Daria Fontana , classe 1921, ha spento le sue tre candeline, arrivando al formidabile traguardo in eccezionale stato di salute e lucidità. Daria è nata il  26 febbraio 1921 a Valdastico , nella località  Forni , figlia di  Giovanni e Veronica . La sua vita si è divisa tra l’Italia e la Francia: dopo la Seconda Guerra Mondiale, costretta dall’emigrazione, ha seguito il marito  Piero , scampato all’eccidio nazista di Forni. La coppia ha vissuto all’estero fino a quando i figli sono cresciuti, per poi tornare nella valle natia, il luogo dove Daria si è sempre sentita a casa, nonostante lo spopolamento progressivo e la perdita dell...

Chi ha carro e buoi... fa bene i fatti suoi

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Questo proverbio nasce in un tempo in cui il carro e i buoi non erano semplici oggetti, ma strumenti di sopravvivenza. Avere un carro significava poter trasportare il raccolto, raggiungere il mercato, muoversi senza dipendere dal vicino. Avere i buoi voleva dire poter arare la terra, prepararla, seminare al momento giusto. In una società contadina questi non erano beni di lusso, ma autonomia concreta. Chi possedeva i mezzi per lavorare, poteva occuparsi delle proprie faccende senza aspettare la disponibilità altrui nè dover adattare i propri tempi a quelli di qualcun altro. Ma il proverbio va oltre la campagna e oltre il passato. In forma simbolica parla di indipendenza e di dignità: chi ha strumenti e organizzazione, può gestire la propria vita con maggiore libertà.  È un invito sincero a costruire basi solide nella propria vita. A dotarsi dei propri “carri e buoi”, che possono essere uno studio, un mestiere, una competenza, una stabilità economica, per non dipendere dagli altri n...

Obice Skoda 42 cm

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  L'arma in questione è lo Škoda 42 cm Haubitze (nei suoi modelli M.14, M.16 o M.17). Fu uno degli obici d'assedio superpesanti più devastanti a disposizione dell'Impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, l'equivalente e "cugino" della famosa Grande Berta tedesca. Ecco la sua storia: Nato per distruggere le corazzate.  Paradossalmente, quest'arma non venne progettata per polverizzare trincee o forti di montagna. Nata intorno al 1909 e sviluppata dalla celebre fabbrica Škoda in Boemia, doveva servire come artiglieria costiera per difendere le basi navali austro-ungariche in Adriatico (in primis la base di Pola) dalle moderne navi da guerra nemiche.  L'idea degli ingegneri era diabolica: invece di costruire cannoni tradizionali per perforare le spessissime corazze laterali delle navi, usarono un obice a tiro parabolico. I proiettili sarebbero piovuti dal cielo quasi verticalmente, bucando i ponti delle navi (che sono la parte meno corazzat...