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Suoni nella Valle

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  Nei giorni scorsi, durante i momenti di celebrazioni e di preghiera che hanno accompagnato le festività dei Santi e dei Morti, spesso abbiamo udito le campane dei nostri campanili, suonare in modo triste. È il modo che da sempre accompagna chi se n’è andato e continuano al momento delle celebrazioni, del rosario che del funerale. Parlano di tristezza, di dolore e, senza parole, ci portano dentro a sentimenti che proviamo per una persona e per la sua famiglia. Ma la sera dei Santi, quel suono ci induce a fermarci, a pensare, a pregare, a fare spazio dentro di noi; visitando il cimitero dove tante persone a noi care riposano, accompagnati da quel suono di mestizia, ci tornano alla mente voci e volti e più forte si percepisce quanto poco siamo a  questo mondo. Un tempo, quando le campane venivano suonate a mano, quella notte era particolarmente preparata, perché il tirare le sòghe  durava molte ore e bisognava avere dei ricambi perché quel lavoro era faticoso. Il mio ricor...

Una vita intera per farci capire

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Possiamo passarci la vita intera a cercare di farci capire.  A spiegarci, giustificarci, a usare le parole giuste, il tono giusto, a sembrare più chiari, più buoni, più comprensibili. Ma ad un certo punto dobbiamo accettare un'amara verità difficile da digerire, chi vuole fraintenderci, lo farà comunque. Non perché siamo sbagliati noi, ma perché ha già deciso chi siamo. E da lì non si muove. Gli altri non ci vedono per come siamo, ma per come hanno bisogno di vederci. Attraverso il filtro delle loro paure, delle aspettative, delle ferite mai risolte. Ci idealizzano, ci distorcono, ci usano come specchio o come bersaglio. Possono amarci per qualcosa che non siamo o odiarci per qualcosa che non abbiamo mai fatto. Proiettano su di noi i loro vuoti, le loro mancanze o i loro “film mentali”. E la verità è che non possiamo controllare cosa gli altri pensano di noi. Non è in nostro potere e nemmeno nostra responsabilità. Noi siamo quello che siamo, le nostre cadute, i nostri dolori, le no...

Benvenuto Novembre

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  Ora puoi avvolgere piano la campagna in veli di nebbia e silenzi profondi. Le foglie hanno quasi lasciato i rami, la terra riposa sotto il cielo grigio e dalle case inizia a uscire il profumo della legna bruciata. È il tempo dei ricordi, delle mani raccolte intorno a una tazza calda e delle piccole cose che sanno tenere compagnia nelle giornate più corte. Cose da fare a novembre - Camminare nei boschi quando gli alberi hanno ormai perso quasi tutte le foglie. - Osservare la nebbia del mattino mentre avvolge i campi e nasconde i casolari. - Raccogliere le ultime castagne rimaste nascoste sotto le foglie. - Sistemare la legnaia e preparare una bella scorta per l'inverno. - Tirare fuori le vecchie coperte di lana e sistemarle sui divani. - Preparare una torta di noci o di nocciole. -  Fare una passeggiata sotto una pioggia leggera, con gli stivali ai piedi. - Ascoltare il vento che soffia tra i rami ormai spogli. - Preparare una tisana con le erbe essiccate durante l'estate. - ...

Ti sblocco un ricordo

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L'arte della pazienza Non servivano macchine moderne per creare qualcosa di bello e resistente. Bastavano mani esperte,  un po' di paglia e una pazienza straordinaria. Gli impagliatori lavoravano lentamente, intrecciando ogni fibra con precisione per ridare vita alle vecchie sedie di casa. Era un mestiere umile,  ma richiedeva una grande abilità. Dietro ogni sedia restaurata  c'erano ore di lavoro, esperienza e amore per il proprio mestiere. Un sapere prezioso che non dovrebbe scomparire. 

Io leggo perchè

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Fra il dire e il fare

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Ahhh... l'eterna danza tra il dire e il fare! È una sensazione che molti di noi conoscono fin troppo bene, quasi un'epidemia silenziosa che affligge le nostre interazioni quotidiane. Ci siamo trasformati in una società di filosofi da divano, campioni olimpici nel dibattito su ogni inezia, esperti nello sviscerare le minuzie di ogni "questioncina" fino all'esasperazione. Canali social, chat di gruppo, persino le conversazioni al bar si trasformano in agorà virtuali dove le parole volano libere, leggere e, ahinoi, spesso prive di peso. Si argomenta, ci si scontra, si formulano teorie complesse su come la sedia dovrebbe essere spostata, chi dovrebbe farlo, e quali dovrebbero essere le conseguenze se non fosse spostata. Ma poi, quando arriva il momento topico, quello cruciale, quello in cui la mano dovrebbe afferrare lo schienale e il muscolo dovrebbe contrarsi... ecco, in quel preciso istante, si materializza un'inquietante paralisi collettiva. Le braccia restano...

La vignetta

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Giornate "un po' così"

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Ci sono giornate “un po’ così” in cui ci sentiamo sospesi, smarriti in una strana bolla di emozioni indefinibili. Credo capiti a tutti, a me succede e neanche così raramente. È come se qualcosa dentro di noi cercasse di dirci qualcosa, ma le parole non arrivano, lasciandoci solo una sensazione di vuoto e di confusione, come se il mondo intorno ci scorresse accanto senza riuscire a toccarci davvero. Questi momenti possono essere difficili da decifrare, ma sono una parte preziosa della nostra esperienza umana. A volte è la mente che si prende una pausa dal controllo e lascia emergere emozioni rimaste sullo sfondo. Altre volte è semplicemente stanchezza emotiva, un bisogno di rallentare e ascoltarci. Emotivamente, questi momenti possono trasmetterci un senso di vulnerabilità, una sorta di malinconia dolce o di inquietudine sottile. Forse c’è qualcosa dentro di noi che chiede attenzione, un’emozione rimasta in sospeso, un desiderio dimenticato, un bisogno di cambiamento. Possono essere tan...

Freddo e cavoli stanno bene insieme

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Il fumo bianco del respiro si disperde nell'aria tagliente del mattino, mentre il contadino cammina tra i filari dell'orto con un coltello dalla lama corta in mano. Il terreno è duro, gelato in superficie dalla brina della notte, e ogni passo fa scricchiolare la terra scura. ​Si ferma davanti ai cavoli cappuccio e alle verze: le grandi foglie larghe, increspate e pesanti, sono completamente coperte da un velo di ghiaccio bianco che brilla alla luce pallida del sole. ​Si china, afferra saldamente un grosso cavolo verza con le mani ruvide, lo tira con uno strattone secco che fa saltare le radici dalla terra gelata e lo pulisce dalle foglie più vecchie e rovinate. ​"La gente, quando sente il gelo che morde le orecchie e la brina che imbianca i tetti, corre subito a chiudersi in casa vicino al fuoco e si lamenta della stagione cattiva. Ma chi ha l'orto fuori dalla porta sa che il freddo non è un nemico per tutto. ​Guardate questi cavoli. Finché c'era il caldo e il sole...

Ti sblocco un ricordo - La Levatrice

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Quando le donne partorivano in casa nella camera matrimoniale. Fino agli anni ’60 nei paesini di campagna (e non solo) si nasceva in casa.  Questo parto avveniva in modo concitato.  Nell’imminenza del travaglio si allontanavano dall’abitazione uomini e bambini.  Le donne adulte della casa o del vicinato entravano in azione riscaldando grandi pentoloni d’acqua e preparando le varie pezze di stoffa necessarie per il nascituro e la mamma.  Al marito,  l’unica cosa che toccava, era di andare a chiamare la levatrice o la donna esperta del luogo e che si era formata solo dopo una lunga pratica di parti poiché era lei che faceva nascere tutti i bambini del paese.  Quando arrivava trafelato un marito a cercarla, a qualsiasi ora del giorno o della notte, la levatrice non perdeva tempo. Non sempre il parto era facile, anzi. Quando si complicava bisognava correre a chiamare anche la levatrice, il medico, invece, veniva interpellato solo in casi estremi, quando la part...