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Perchè accettiamo solo le briciole?

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Perché accettiamo le briciole e gli avanzi emotivi? Perché ci sediamo a tavola dove l’altro mangia a sazietà e a noi lascia solo ciò che cade dal piatto… e noi, invece di alzarci, raccogliamo e ringraziamo pure? Non accettiamo le briciole perché siamo stupidi o perché, in fondo, ci piace soffrire. Le accettiamo perché, molto tempo fa, qualcuno ci ha insegnato, spesso senza dirlo, che per avere amore bisognava pagare un prezzo. E quel prezzo eravamo proprio noi, i nostri bisogni, la nostra voce e la nostra dignità. Nasce quasi sempre da lì, da quel bambino interno che ha imparato una lezione crudele. “Se dico di no, mi lasciano. Se mi arrabbio, smettono di volermi bene. Se chiedo troppo, divento un peso”. Allora quel bambino fa una scelta di sopravvivenza. Meglio accettare tutto che perdere il legame. Meglio tacere che rischiare l’abbandono. Meglio sopportare che sentire di non valere niente. E questa logica, che da piccoli è stata vitale, da adulti diventa una gabbia. Continuiamo a muo...

Quando abbiamo iniziato a sbagliare?

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Abbiamo iniziato a sbagliare quando volevamo a tavola l'insalata di pomodori freschi anche a gennaio. Quando la mela che compravamo doveva essere perfetta come quella di Biancaneve. Quando, invece di fare una grigliata con gli amici, abbiamo cominciato ad andare in affollate catene di fast food. Quando a Natale abbiamo preteso di avere sotto l'albero le ciliegie e l'uva che arrivavano da chissà dove, senza un minimo di sapore. Quando, per sentirci socialmente più alti e colmare i nostri vuoti, abbiamo rottamato le nostre piccole utilitarie per comprare SUV spaziali che consumano come una centrale. Quando in tasca, per rispondere al bar e farci notare, dovevamo avere sempre l'iPhone appena uscito, pagato rigorosamente a cambiali. Quando, per farci una settimana di mare, dovevamo prendere l'aereo e volare alle Maldive, sebbene avessimo la spiaggia a soli cinque chilometri da casa: non partire per luoghi esotici per le vacanze era da sfigati. Quando abbiamo iniziato a ...

Ruggero Giacomelli

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A distanza di quasi 10 mesi, i familiari di Ruggero Giacomelli esprimono il desiderio di condividere su questo blog quanto segue. Innanzitutto complimenti per il suo blog sulla Val d'Astico che permette a tutti noi che viviamo lontani di mantenere i contatti con quanto accade. Mi piacerebbe che fra le tante notizie venisse diffusa anche quella riguardante mio zio Ruggero Giacomelli "Mojo" di Pedescala e deceduto a Vicenza il 31.12.2025 alla cui memoria mia zia Francesca ed i miei cugini Andrea e Valentina hanno ricevuto un riconoscimento per l'impegno profuso per la comunità di Altavilla Vicentina presso cui risiedeva. Nei mesi scorsi la famiglia aveva ricevuto anche i ringraziamenti dell'Aido per la donazione degli organi. Vi allego alcune immagini.

Ti sblocco un ricordo - il gioco delle biglie

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  Il gioco delle biglie di una volta era uno dei giochi di strada più antichi e più tecnici che l'infanzia italiana conoscesse - quel gioco con le sfere di vetro o di acciaio colorate che si giocava sulla terra battuta o sul selciato del cortile con quelle regole semplici e precise che ogni bambino conosceva, ma che ammettevano infinite varianti locali, con quella competizione silenziosa e concentrata del gioco delle biglie che era completamente diversa dal calcio chiassoso o dal nascondino frenetico. Le biglie italiane avevano la loro tassonomia specifica - la biglia comune di vetro trasparente con l'anima colorata, la biglia di agata più preziosa con le sue venature naturali, la biglia di acciaio che era la più pesante e la più efficace come colpo, la biglia di terracotta che era la più antica. Il tiratore - quella tecnica del pollice che spingeva la biglia con quella precisione e quella forza calibrata che si imparava in anni di pratica. La buca - quel bersaglio nel terreno ...

La vignetta

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Una serata speciale

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  In ogni periodo dell’anno, nei paesi del nostro territorio, vengono proposti appuntamenti e serate che spaziano nella grande varietà che può essere di interesse delle persone.   Che sia una sagra, la presentazione di un libro, un concerto, un teatro, ogni incontro diventa motivo di condivisione, di amicizia, di cultura e di svago.  Io personalmente, se potessi, parteciperei a ogni proposta perché credo che aprire la mente, ascoltare e partecipare, possa essere solo motivo di crescita.  Così, appena so di qualche incontro, faccio in modo di partecipare e anche se magari la strada del ritorno la sera tardi mi fa un po’ paura, posso contare sulla protezione degli Angeli che sento vicini.  Grazie a una cara amica, ho saputo che nella Parrocchia di Chiuppano, in occasione di San Michele Arcangelo, c’era una serata speciale tenuta da una suora e allora, pur essendo da sola, ho deciso di parteciparvi.  La grande chiesa era gremita di persone di ogni età e a...

I viaggi della cicogna

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  Quest'anno la cicogna  ha un anno movimentato:  A Barcarola il 12 ottobre  è arrivato anche  Dominik Marcadella  di Evall Carollo e Matteo. Auguri e felicitazioni a tutti!

Sentiero autunnale

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  Esiste un sentiero, in campagna, che in autunno scompare quasi del tutto sotto un tappeto di foglie secche. Alcune conservano ancora il rosso caldo dei giorni trascorsi sulle fronde, altre hanno sfumature di rame e di miele, mentre quelle più vecchie si sono fatte brune, sottili e fragili, tanto che basta un passo per spezzarne il silenzio. Il vento ama mescolarle senza riguardo. Amo passeggiare in quel luogo, quando la terra è umida e l'aria porta quell'odore tipico delle cose che stanno per tornare alla terra, un profumo di legno, muschio e pioggia che sembra appartenere a un mondo di altri tempi, rimasto nascosto sotto il rumore delle nostre giornate. Sotto le scarpe le foglie ora si spostano, ora si accartocciano le une sulle altre. Qualche volta si sollevano appena, spinte da un soffio di vento, per poi ricadere poco più in là, senza destinazione precisa.  Da bambina, forse, avrei cercato quelle più belle, scegliendo le più grandi e colorate da portare a casa, con la cu...

L'acero

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L’acero è il sovrano dell’autunno, capace di trasformare la fine dell'estate in un'esplosione di fuoco, oro e porpora. Le sue foglie catturano la luce del sole e la restituiscono al bosco in mille sfumature fiammeggianti, proprio per questo amo definirlo come il grande pittore del bosco. E' un albero fiero, diffuso nelle foreste temperate di tutto l'emisfero boreale. Riconoscerlo è facilissimo grazie alle sue inconfondibili foglie palmate, che ricordano la forma di una mano aperta con cinque lobi appuntiti. ​Vive in stretta sintonia con il ritmo delle stagioni: in primavera offre una chioma leggera e fresca, in estate un'ombra profonda e frusciante, ma è in autunno che dà il meglio di sé. Con il calare delle temperature e delle ore di luce, la clorofilla verde si dissolve, lasciando emergere i pigmenti nascosti che tingono le foglie di colori infuocati prima che cadano a nutrire la terra. •  ​L'albero del Canada e il sangue d'oro. Nel Nord America, l'ace...

La vignetta

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Non é più tra noi - Tullia Dalla Via - (nr. 16 - 10/26)

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Vi parlo da scimmia a scimmia

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Per distruggere l’umanità bastano e avanzano una cinquantina di atomiche. Però nel mondo non sono cinquanta. Sono quindicimila.  La domanda, dunque, è questa: se per annientare il nemico e anche l’amico ne bastano cinquanta, perché ne abbiamo costruite quindicimila? Una risposta razionale non esiste. Nemmeno la più cinica logica può giustificare uno spreco così demente.  Se fossimo al bar vi direi: questa è la prova del fatto che siamo, come specie, non solamente malvagi, siamo anche coglioni. Ma se nel bar ci fosse uno psicoanalista potremmo fare un passetto in più: ci spiegherebbe che un accumulo così smisurato è una forma di collezionismo. Il collezionismo è studiato, in psicoanalisi, tra le perversioni.(...) Nel 1955 Albert Einstein e Bertrand Russel scrissero un appello per il disarmo firmato da una decina di premi Nobel. Diceva: «Vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e ragionare in quanto membri di una specie biologica che rischia di estingue...

La zucca

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  Al limitare del bosco, dove la terra dei campi incontra l'ombra degli alberi secolari, l'autunno è già in cammino, portando con sé il profumo di legna bruciata, la nebbia bassa che nasconde i sentieri e il freddo che pizzica le dita. ​Quando le rondini partono e le ultime foglie d'acero cadono rosse sul terreno umido, ecco che la zucca rimane sola nei campi. Non ha fretta di nascondersi. ​Ha trascorso tutta la bella stagione distesa nella terra scura, allungando i suoi tralci ruvidi e arricciati come nastri verdi attorno agli steccati di legno. Sotto le grandi foglie ad ombrello, ha lasciato che la pioggia di settembre le lavasse la pelle e che il vento di ottobre poi la asciugasse, facendola diventare spessa, solcata e resistente al gelo. ​Mentre i fiori del giardino appassiscono uno dopo l'altro, e gli alberi rimangono nudi, la zucca si adagia, prendendo la forma del terreno che la ospita. ​Quando, all'alba, la prima brina della stagione imbianca i prati, la zuc...

Regole preventive per non ammalarsi

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Mantenere le distanze dai pensieri tossici dal senso di colpa e dalla vergogna. Non mescolare i tuoi sogni con chi non ne ha mai realizzato uno suo. Igienizzare gli angoli del cuore da chi hai lasciato andare. Coprirsi gli occhi davanti all’ipocrisia e procedere. Coprirsi la bocca davanti alle provocazioni e procedere. Coprirsi le orecchie davanti alle critiche sterili e procedere. Far entrare aria e spalancare le vedute strette. Scegliere 5 persone migliori di te in fatti e parole e offrirgli un posto a tavola e nel tuo cuore. Evitare in ogni modo il contatto con i qualunquisti, i perbenisti, i pressapochisti, con quelli in cerca di una scusa, con gli adagiati sul divano del lamento. Farsi contagiare solo dagli inquieti, dai poeti, dagli acrobati del possibile, dagli smaniosi, da chi non vede l’ora. Se non ne conosci nessuno, cercali. Di gente che vuole vivere è pieno il mondo”. Manuela Toto 

Gli orizzonti della Poesia

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È l'alba,  il sole stenta a svegliarsi,  una leggera linea rosa tratteggia il cielo  ancora spento e assopito e il resto è silenzio.  La casa aspetta i miei passi per aprire le finestre, fare entrare la luce e in attesa che le ombre si dissolvono nel mattino ascolta ogni soffio di ciglia, la porta che cigola,  la goccia che perde dal rubinetto in cucina. I rumori della strada cominciano ad arrivare  al secondo piano delle mie incertezze, la vita che prende vita in un sabato mattina, quando il fine settimana regala un po' di tregua. Forse non ci sarà il sole a splendere tra le foglie  e i buoni propositi rimarranno nel cassetto,  ma è un mattino meraviglioso. Non chiedermi perché, non saprei cosa dire. Succede che vedi l'invisibile,  tocchi profondità inaudite e  lo sguardo si allarga sul mattino  grata di poterlo respirare. Ti pare poco?  Francesca Stassi

La vignetta

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Essere fieri di quante battaglie abbiamo superato

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Ci sono momenti in cui non serve scalare montagne per sentirsi grandi, basta osservare il mondo intorno a noi e accorgersi di quanto abbiamo già superato, di quante battaglie silenziose abbiamo vinto senza applausi, di quanta forza abbiamo costruito nei giorni in cui nessuno guardava.  A volte l’orgoglio non nasce dal confronto per sentirsi superiori, ma dalla consapevolezza di essere rimasti integri mentre altri sceglievano scorciatoie, di aver coltivato rispetto mentre intorno cresceva rumore, di aver camminato con dignità su sentieri che sembravano troppo lunghi.  È lì che scopri che la tua misura non dipende dallo sguardo degli altri, ma dalla coerenza con cui hai attraversato il tempo, e capisci che essere fieri di sé non è arroganza ma memoria di tutto ciò che hai sopportato in silenzio. web

Il Papa non deve ammalarsi davanti al mondo?

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  “Un Papa è in buona salute fino al giorno in cui muore”. Così si diceva un tempo negli ambienti della Curia, dove la riservatezza sulle condizioni del Pontefice non era soltanto una consuetudine, ma quasi una regola non scritta.  C’era una precisa idea del pontificato: il Papa non doveva ammalarsi, o almeno non davanti al mondo. Il suo corpo poteva cedere, ma lontano dagli occhi dei fedeli; il dolore doveva rimanere nascosto dietro le tende del palazzo apostolico, come se confessarlo significasse indebolire la Chiesa.  Un Papa doveva apparire “perfetto”.  Pio XII ad esempio non voleva neanche che lo si vedesse mentre mangiava. E dunque aveva come compagnia solo un paio di suore e alcuni cardellini che gli svolazzavano intorno. E si conobbe solo molto dopo che soffriva per un doloroso morbo allo stomaco. Quando morì la sua agonia veniva violata dall’obiettivo di una macchina fotografica. Il segreto, anziché proteggere la dignità del pontefice, finì per consegnarla a...

La visita alla fattoria

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  (per i cittadini😊noi avevamo il Maestro Carlo) La visita alla fattoria di una volta era una delle uscite didattiche più emozionanti e più concrete che la scuola elementare italiana producesse - quella gita alla fattoria o all'azienda agricola vicina al paese dove i bambini della città o del quartiere urbano vedevano per la prima volta da vicino una mucca vera e un cavallo vero e le galline vere e il maiale vero e capivano concretamente da dove venivano il latte e le uova e la carne che trovavano ogni giorno sulla tavola di casa.  La visita alla fattoria italiana degli anni Settanta era spesso la prima volta che i bambini cresciuti in città toccavano un animale domestico da vicino - quella esperienza di sentire il caldo del fianco di una mucca e il profumo del fieno e il suono specifico della stalla che non si dimenticava perché era completamente diversa da qualsiasi altra cosa che la vita urbana avesse offerto fino a quel momento. Il contadino che spiegava - quella figura d...

Incontro con l'Autore

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I Pooh

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  Cent’anni fa, il 14 ottobre 1926, arrivava in libreria "Winnie-the-Pooh". Da allora quel piccolo orso, con la sua dolcezza, la sua curiosità e il suo modo semplice di guardare il mondo, ha accompagnato generazioni di bambini e di adulti.  Anche il nostro nome è legato alla sua storia. Nel 1966, quando dovemmo lasciare il nome Jaguars perché esisteva già un altro gruppo, fu una segretaria della casa discografica a suggerirci "Pooh" , ispirandosi proprio all’orsetto di A.A. Milne.  All’inizio eravamo un po' scettici: allora, in Italia, Winnie-the-Pooh non era ancora così conosciuto. Ma quel nome ci sembrò subito arrivare da una fiaba e avere un suono capace di viaggiare lontano.  Non potevamo sapere che ci avrebbe accompagnato per tutta la vita. E forse è questo il bello dei nomi: a volte arrivano per caso, poi crescono insieme a noi e diventano casa, ricordi, musica, incontri. Oggi Winnie-the-Pooh compie cento anni. Noi ne celebriamo sessanta di musica e di str...

La vignetta

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La psicoterapia secondo me

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A volte abbiamo una visione un po’ irrealistica della terapia. Come se fosse una specie di bacchetta magica capace di ricucire in fretta ogni strappo emotivo.  A volte qualcuno immagina persino che basti portare al terapeuta la stoffa un po’ logora della propria storia, consegnargliela come si farebbe in lavanderia o in sartoria e aspettarsi di tornare il giorno dopo per ritirarla cucita a macchina, stirata e pronta all’uso.  Ma la verità è che non funziona così, non perché la terapia non sia efficace, ma perché alcuni strappi sono profondi, antichi, complessi. E allora io immagino sempre il lavoro terapeutico come una piccola sartoria dell’anima, un atelier psicologico, come mi piace chiamarlo, in cui paziente e terapeuta si siedono insieme, aprono la stoffa della storia personale e guardano cosa c’è da fare. Ci sono situazioni in cui il paziente arriva con uno strappo sì, ma anche con un filo di buona qualità. Un filo forte, già pronto. E allora basta infilare l’ago, affianc...

Il salice piangente

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Sulla sponda del piccolo fiume, dove la corrente si fa lenta e silenziosa, viveva un salice piangente dalle fronde così lunghe da confondersi con i giunchi. Era lì da tempo immemorabile, testimone di piene e di siccità. Il suo legame più grande era con un vecchio pescatore. ​Quest'ultimo aveva passato più di settant'anni su quel corso d'acqua. La sua barca, un guscio di legno logoro dal sole e dal tempo, trovava sempre riparo sotto le fronde del salice. Ogni sera, tornando dalla pesca, il pescatore legava la corda al tronco rugoso dell'albero e restava lì, in silenzio. ​"Siamo rimasti solo io e te," sussurrava il vecchio, accarezzando la corteccia.  Il salice rispondeva con un fruscio leggero, calando i suoi rami come una tenda verde per proteggere il riposo dell'amico dal vento della notte. ​Venne un tempo in cui le mani del pescatore divennero troppo deboli per remare e i suoi occhi troppo stanchi per leggere il riflesso dei pesci sull'acqua. Una ser...

San Martino a Velo

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Dispensario chiuso

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Cambiare direzione

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  Ci sono momenti in cui continuare a camminare non basta, serve anche il coraggio di cambiare direzione. I sentieri che conosci danno sicurezza, ma spesso conducono sempre allo stesso punto.  Crescere significa accorgersi che alcune strade hanno già detto tutto quello che potevano dire. Non è rinnegare il passato, è smettere di restarne prigionieri. Ogni scelta nuova richiede incertezza, ma è lì che nasce il cambiamento.  Chi osa uscire dal tracciato accetta di perdersi per un po’. E proprio in quel silenzio, lontano dalle abitudini, inizia qualcosa di diverso. web

I veri lussi

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I veri lussi non sono solo quelli che si comprano, ma senza ipocrisia i soldi aiutano a vivere meglio, sarebbe stupido negarlo.  Viaggiare tanto e bene, avere una casa grande, luminosa e bella, poter mangiare bene senza guardare troppo il conto, fare la spesa serenamente comprando quello che ci va senza guardare i prezzi, permetterci di avere qualcuno che fa al posto nostro quello che non abbiamo voglia di fare…  Sono privilegi, sì, e migliorano indubbiamente la vita.  Ma c’è un’altra categoria di lussi che spesso ci sfugge, e sono quelli che non costano nulla, o quasi. Li viviamo senza pensarci, senza assaporarli. Ed è lì che ci impoveriamo perché non serve un conto in banca, serve attenzione. È un lusso svegliarci senza che la sveglia ci trapani la testa, sapere che non c’è fretta, che possiamo restare cinque minuti in più immobili nel letto a guardare il soffitto senza dover correre. È un lusso bere un caffè da soli, in silenzio, senza telefono in mano e senza qualcuno...