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Essere circondati e sentirsi comunque soli

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  Nel mondo moderno siamo continuamente connessi. Messaggi, notifiche, videochiamate, social network, conversazioni continue, persone ovunque. Eppure, nonostante tutto questo rumore umano costante, sempre più persone convivono con una sensazione difficile da spiegare: sentirsi profondamente sole anche in mezzo agli altri. Per molte culture dei Nativi del Nord America, invece, la comunità non era semplicemente la presenza fisica di altre persone attorno a sé. Era qualcosa di molto più profondo. Significava sentirsi parte di un equilibrio condiviso, di una memoria collettiva, di relazioni costruite non solo sull’utilità immediata, ma sul riconoscimento reciproco del proprio posto all’interno della tribù, della famiglia e della natura stessa. Questo non significa idealizzare le società native o fingere che non esistessero conflitti, dolore o isolamento. Ma per molte tradizioni indigene esisteva la consapevolezza che un essere umano può sopravvivere anche da solo per un periodo…, ma di...

Farmacia e dispensario chiusi per ferie

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É raro che si vada tutti per una strada

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Il sole è ormai sceso dietro la linea dei pioppi, lasciando nel cielo quella striscia di luce arancione che raffredda un pochino la terra dopo una giornata di lavoro. Il contadino siede sui gradini di pietra del portico, mentre davanti a lui, sulla strada vicinale, si incrociano le storie del paese. Passa il vecchio carrettiere che torna dal mercato con il passo lento di chi non ha fretta, seguito poco dopo dal giovane figlio del fattore che sfreccia sul suo motorino facendo abbaiare i cani nei cortili. Subito dietro, due donne camminano fitto fitto, parlando a bassa voce, mentre un pastore devia i suoi passi verso il sentiero della collina per riportare le capre al recinto. ​Il vecchio contadino osserva quella scena in silenzio per qualche minuto. Tira fuori di tasca un vecchio coltellino a serramanico e un ramo di ulivo secco, e comincia a intagliarlo con calma, facendo cadere i trucioli chiari sulle sue scarpe impolverate. Fa un profondo respiro, si pulisce la lama sui pantaloni e, ...

La TV? - un anestetico collettivo

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Ma vi rendete conto? In Italia abbiamo due milioni di analfabeti totali. E tredici milioni di semianalfabeti, cioè a dire, sanno fare la loro firma, ma non capiscono ciò che leggono e hanno perso l'uso della scrittura. E indovinate su che cosa basano le loro convinzioni?  Sulla televisione. Notizie cucite addosso a narrazioni semplici, scandali selezionati, applausi pilotati.  Un tempo intere generazioni hanno imparato a leggere grazie a trasmissioni pubbliche. Adesso invece ci sono solo reality e gente che cucina. E il Potere lo sa. Sfrutta questa anestesia collettiva per controllare, manipolare e mantenere tutti nell’ignoranza che conviene sempre a chi comanda. Se dovessi dare un consiglio a un giovane gli direi: spegni la TV e leggiti un libro. Vuoi fare la rivoluzione? Impara a pensare con le tue testa e soprattutto impara a cambiare canale. Andrea Camilleri 

Gli Orizzonti della Poesia

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Forse siamo stati insieme in un'altra vita, sensazioni a pelle che lasciano intendere  lontani trascorsi, un viaggio interrotto  chissà per quale strana ragione  e adesso, è un ritrovarsi.  Nei tuoi occhi gli amori che mi hanno preceduta, volti di donne sovrapposte perché così è la vita,  anche se il cuore si lecca ancora le ferite e i cerchi non si chiudono mai del tutto. Spiragli aperti dalla speranza e  richiusi dalla delusione. Forse ci siamo incontrati al mercato dei fiori o sulla strada che porta al tramonto, quando la fine del giorno fa tirare  un sospiro di sollievo senza tenere conto  che la sottrazione è prossima allo zero. E ora, fragili creature senza aspettative  siamo a guardarci negli occhi  con la presunzione di avere superato l'era glaciale, quando io non sapevo di te, quando tu non sapevi di me. Siamo l'Amore che profuma di zagara  in una calda notte di fine estate. Francesca Stassi

Mercatino cimbro a Rotzo

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La vignetta

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El Maestro Ciuféto

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[Gianni Spagnolo©26E30] Abitava nella grande casa in fronte all’Ara, il Maestro Rodolfo Toldo, detto Ridùlfi , assieme alle sue sorelle Maria, Luciana e Nina, che si vedono in foto. Esponenti di una delle famiglie più in vista e benestanti del paese, che edificò la segheria da Basso ed espresse un operoso sindaco di Rotzo che promosse la costruzione della Strada Provinciale di fondo valle e costruì le Scuole.  Fratelli che vissero la loro vita assieme, rimanendo tutti da sposare e portando quel ramo all’estinzione. Era assai rigoroso il Maestro Ciuféto, così familiarmente chiamato in paese per depotenziarne il severo piglio autoritario, ma anche con malcelato affetto, perché era pur sempre stato l’apprezzato educatore delle generazioni cresciute fra le due guerre. Ai suoi tempi il mestiere dell’insegnante era inteso alla stregua d’un sacerdozio laico e spesso come tale vissuto. Molte maestre restavano nubili per dedicarsi esclusivamente alla Scuola con l’afflato vocazionale che si ...

Evadere dal "carcere"

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  Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo: A che serve studiare? Chi sa rispondere? Qualcuno osò rispostine educate: a crescer bene, a diventare brave persone… Niente, scuoteva la testa.  Finché disse: Ad evadere dal carcere. Ci guardammo stupiti.  L’ignoranza è un carcere. Perché là dentro non capisci e non sai che fare. In questi cinque anni dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta? Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile, leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza. Uno Stato democratico deve salvarli perché è giusto. E perché il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.” Corrado Augias

Siamo piante che camminano

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Siamo più simili alle piante di quanto crediamo, di quanto è stato raccontato in questo periodo storico moderno. Il nostra sangue (l'emoglobina) e la clorofilla (il sangue delle piante) sono molecole identiche, hanno la stessa struttura complessa a parte 1 atomo. L'emoglobina è come un gomitolo con al centro un piccolo nido dove ci abita il ferro. È questo elemento che dona il colore rosso. La clorofilla è lo stesso gomitolo con al centro un piccolo nido dove è posizionato l'elemento  magnesio. Stessa struttura, stessa forma, stessa 'funzione' con 1 atomo diverso. Anche il cloroplasto, che è la cellula che nella pianta intercetta la luce del sole possiede la stessa forma dell'occhio umano (che è deputato a intercettare la luce solare). Le piante non sono lontane dalla nostra fisiologia. Le mangiamo e diventano la nostra pelle e il nostro sangue. Le piante parlano la nostra lingua biologica. Comunicano con le nostre cellule, con le parti più antiche del nostro or...

La vignetta

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Avvisi funebri (FC)

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C'è l'impegno per risolvere?

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Nel mondo ci sono oltre un miliardo di musulmani. La stragrande maggioranza non è violenta e vive in pace. Ma il problema non è la maggioranza silenziosa: il problema è la minoranza radicale, quella che uccide, decapita, massacra e usa la religione come arma politica. Anche se parliamo “solo” del 15–25%, stiamo parlando di centinaia di milioni di persone. Numeri enormi. E la storia insegna una cosa molto chiara: non sono le maggioranze pacifiche a guidare gli eventi, ma le minoranze fanatiche quando nessuno le ferma. È successo nella Germania nazista, nella Russia staliniana, nella Cina di Mao, nel Giappone imperiale. Popolazioni in gran parte pacifiche, mentre regimi e ideologie estremiste decidevano il destino del mondo, lasciando dietro decine di milioni di morti. La maggioranza pacifica? Irrilevante. L’11 settembre ne è la dimostrazione più brutale: milioni di musulmani vivevano negli Stati Uniti, eppure sono bastati 19 fanatici per colpire il cuore dell’Occidente e uccidere miglia...

Piccole luci

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  C’è un periodo dell’anno che le stelle scendono sui prati lentamente, senza affanno son di puntini illuminati! Son le lucciole che si vanno vedere, col loro  lumicino delicato, nel buio della notte, sanno portare un pò di gioia in tutto il creato! Fatto di attimi è il loro splendore ma sembra una luce così sicura, è un richiamo, senza rumore è una ricerca senza paura! E a quella vista, il cuore si apre così nei ricordi torni bambina, dove ogni cosa piano si scopre seduta ancora in quella vecchia panchina… E’ così  dolce perdersi qualche momento pensare che gli anni non sono passati, ma di piccole cose il cuore è contento dei tanti doni  preziosi e inaspettati! Lucia 5/6/2026