Ci troviamo ancora nella cucina del nostro amico contadino. Prende il suo bicchiere di vino e lo guarda controluce. È un vino scuro, denso, fatto con l'uva della sua piccola vigna sulla collina. Riflette un attimo e poi scuote la testa, con l'aria di chi ne ha sentite troppe in vita sua. "Quante volte ho visto gli uomini seduti fuori dalla taverna a piangere miseria, stringendo le mani tra le ginocchia. Li senti parlare e la colpa è sempre della sfortuna, del cielo che ce l'ha con loro, del destino infame che gli ha voltato le spalle. Gridano contro il fato come se fosse un vecchio cattivo nascosto dietro le nuvole a fare i dispetti. Io però sono settant'anni che vado dietro a questi buoi e una cosa l'ho capita, e te la dico come la dicevano i vecchi quando la fame mordeva davvero: la fortuna, il fato e il destino non valgono un quattrino. Se tu a ottobre te ne stai a letto al caldo invece di spaccarti la schiena ad arare la terra, se non semini il grano ...