È rotondo, pieno, giallo come un piccolo sole posato sull’erba bassa. Non chiede attenzione, eppure la prende. Sta lì, aperto, mentre tutto il resto è ancora indeciso se tornare a vivere davvero. E in quel colore così semplice c’è già un annuncio: la stagione è cambiata, anche se non te ne sei accorto. Se lo si guarda da vicino si nota una pienezza particolare, compatta, come se la luce si fosse raccolta tutta lì, senza lasciare spazi vuoti. Forse è per questo che non sembra mai fragile. Poi, quasi all’improvviso, si chiude. E quando si riapre, non è più lo stesso. Diventa una sfera perfetta, leggera, fatta di fili sottilissimi. Ogni seme ha una piccola corona, pronta a farsi portare via dal vento. È una trasformazione silenziosa, ma precisa, come certe decisioni che maturano senza essere dette. Si diceva che non andasse mai soffiato senza pensare a qualcosa di vero. Perché quei semi, così leggeri, non erano vuoti: portavano con sé intenzioni. E il vento, che non si vede ma sa sempre d...