Cambiare il modo di vedere
La sofferenza più profonda non nasce sempre da ciò che un genitore ci ha fatto, ma dall’attesa di vedere, un giorno, quella porta aprirsi e trovare davanti la persona che abbiamo sempre sperato di avere. Restiamo in cerca di una parola, di una carezza, di uno sguardo che dica “ti vedo”. Continuiamo a sperare che, prima o poi, ci riconosca davvero. La ferita più dolorosa è questa, capire che il genitore che avrebbe dovuto essere casa, riparo e braccia aperte forse non è capace di esserlo. Non perché noi valiamo o non valiamo, ma perché dentro di lui o di lei mancano gli strumenti per costruire quel tipo di presenza. Accettare questa realtà non significa dire che il dolore non c’è stato. Significa smettere di restare seduti accanto a una finestra chiusa, aspettando un passo nel corridoio che forse non arriverà mai. Finché restiamo aggrappati all’immagine del genitore ideale, inseguiamo un miraggio nel caldo dell’asfalto. La svolta arriva quando smettiamo di bussare a una porta che non si...