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La casa che profumava di farina

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  C’era un tempo in cui la casa profumava di farina e di mani indaffarate. La pasta fatta in casa era un gesto lento, familiare, che univa diverse generazioni. La sfoglia veniva tirata sottile sul tavolo di legno, il mattarello scivolava avanti e indietro con un ritmo cadenzato, quasi musicale, e la farina volava leggera nell’aria come una piccola neve domestica. Quando la pasta era pronta, veniva lasciata asciugare all’aria. Sui canovacci puliti, sulle spalliere delle sedie o su quei vassoi traforati che le nonne conservavano solo per le grandi preparazioni. La pasta riposava respirando l’aria della casa. Le finestre socchiuse lasciavano entrare un soffio di vento buono e, al suo passaggio, i fili di pasta si muovevano appena, come se salutassero. La cucina diventava un laboratorio di pazienza, un piccolo teatro di gesti antichi. E ognuno, passando accanto al tavolo, dava un’occhiata affettuosa alla pasta che asciugava: perché lì, in quella semplicità, c’era il sapore delle domeni...

L'armonauta

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La sola etica possibile di Francesco Cicione La vera ricerca morale è quella che conduce ogni uomo a compiere la propria verità individuale, storica, cosmologica e spirituale. Sono molti i paradossi della contemporaneità. Innumerevoli. Forse infiniti. Ogni epoca ha conosciuto le proprie contraddizioni. Ma la nostra, a pensarci bene, ha fatto della contraddizione un sistema. Un sistema alienante. Un sistema soffocante. Abbiamo eretto a norma ciò che, per millenni, è stato scandalo. Abbiamo trasfigurato in normalità l’eccezione, in metodo la deviazione, in destino la deriva. Eppure, due paradossi tra tutti, meritano oggi di essere fissati con sguardo lungo. Due paradossi che dicono, più di mille analisi, dove ci troviamo. E dove rischiamo di non tornare. Diciamo qualcosa sul primo paradosso. Mai, nella storia umana, si è prodotto un benessere così esteso. Mai così tanta ricchezza. Mai la fame, la peste, la mortalità infantile, l’analfabetismo sono stati arginati come oggi. È un dato, non...

2 risate

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Sono a un’età in cui prendersi cura della salute è diventato uno sport estremo. Se mangio zucchero, la glicemia sale. Se mangio sale, sale la pressione. Se vedo il prezzo dei medicinali, salgono entrambe. Se bevo acqua, corro in bagno ogni cinque minuti. Se non bevo, mi disidrato. Sto già pensando di mettere una televisione in bagno e farne la mia sala da pranzo. Se mangio, ingrasso. Se non mangio, mi indebolisco. Se mangio solo insalata, mi deprimo. E se mi deprimo, mangio. Il medico mi ha detto di ascoltare il mio corpo. L’ho fatto: è solo un lamento continuo. Sembra un’assemblea di condominio. Se faccio esercizio, il giorno dopo ho bisogno di aiuto per sedermi. Se non lo faccio, ho bisogno di aiuto per alzarmi. Sto pagando l’abbonamento in palestra solo per scoprire in quale modo preferisco soffrire. Se dormo troppo, mi fanno male le spalle. Se dormo poco, divento uno zombie. Se dormo nella posizione sbagliata, passo tre giorni a guardare a sinistra. A proposito... ho scoperto che è...

Mercatini di Natale a Longhi

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La vignetta

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Suoni nella Valle

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  Nei giorni scorsi, durante i momenti di celebrazioni e di preghiera che hanno accompagnato le festività dei Santi e dei Morti, spesso abbiamo udito le campane dei nostri campanili, suonare in modo triste. È il modo che da sempre accompagna chi se n’è andato e continuano al momento delle celebrazioni, del rosario che del funerale. Parlano di tristezza, di dolore e, senza parole, ci portano dentro a sentimenti che proviamo per una persona e per la sua famiglia. Ma la sera dei Santi, quel suono ci induce a fermarci, a pensare, a pregare, a fare spazio dentro di noi; visitando il cimitero dove tante persone a noi care riposano, accompagnati da quel suono di mestizia, ci tornano alla mente voci e volti e più forte si percepisce quanto poco siamo a  questo mondo. Un tempo, quando le campane venivano suonate a mano, quella notte era particolarmente preparata, perché il tirare le sòghe  durava molte ore e bisognava avere dei ricambi perché quel lavoro era faticoso. Il mio ricor...

Una vita intera per farci capire

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Possiamo passarci la vita intera a cercare di farci capire.  A spiegarci, giustificarci, a usare le parole giuste, il tono giusto, a sembrare più chiari, più buoni, più comprensibili. Ma ad un certo punto dobbiamo accettare un'amara verità difficile da digerire, chi vuole fraintenderci, lo farà comunque. Non perché siamo sbagliati noi, ma perché ha già deciso chi siamo. E da lì non si muove. Gli altri non ci vedono per come siamo, ma per come hanno bisogno di vederci. Attraverso il filtro delle loro paure, delle aspettative, delle ferite mai risolte. Ci idealizzano, ci distorcono, ci usano come specchio o come bersaglio. Possono amarci per qualcosa che non siamo o odiarci per qualcosa che non abbiamo mai fatto. Proiettano su di noi i loro vuoti, le loro mancanze o i loro “film mentali”. E la verità è che non possiamo controllare cosa gli altri pensano di noi. Non è in nostro potere e nemmeno nostra responsabilità. Noi siamo quello che siamo, le nostre cadute, i nostri dolori, le no...

Benvenuto Novembre

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  Ora puoi avvolgere piano la campagna in veli di nebbia e silenzi profondi. Le foglie hanno quasi lasciato i rami, la terra riposa sotto il cielo grigio e dalle case inizia a uscire il profumo della legna bruciata. È il tempo dei ricordi, delle mani raccolte intorno a una tazza calda e delle piccole cose che sanno tenere compagnia nelle giornate più corte. Cose da fare a novembre - Camminare nei boschi quando gli alberi hanno ormai perso quasi tutte le foglie. - Osservare la nebbia del mattino mentre avvolge i campi e nasconde i casolari. - Raccogliere le ultime castagne rimaste nascoste sotto le foglie. - Sistemare la legnaia e preparare una bella scorta per l'inverno. - Tirare fuori le vecchie coperte di lana e sistemarle sui divani. - Preparare una torta di noci o di nocciole. -  Fare una passeggiata sotto una pioggia leggera, con gli stivali ai piedi. - Ascoltare il vento che soffia tra i rami ormai spogli. - Preparare una tisana con le erbe essiccate durante l'estate. - ...

Ti sblocco un ricordo

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L'arte della pazienza Non servivano macchine moderne per creare qualcosa di bello e resistente. Bastavano mani esperte,  un po' di paglia e una pazienza straordinaria. Gli impagliatori lavoravano lentamente, intrecciando ogni fibra con precisione per ridare vita alle vecchie sedie di casa. Era un mestiere umile,  ma richiedeva una grande abilità. Dietro ogni sedia restaurata  c'erano ore di lavoro, esperienza e amore per il proprio mestiere. Un sapere prezioso che non dovrebbe scomparire.