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E Tu, come stai davvero?

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  “Puoi essere la persona che fa sorridere tutti... e dimenticarti di chiedere a te stesso come stai.” Ci sono persone che sembrano avere sempre qualcosa da dare. Una parola gentile. Un consiglio. Un messaggio al momento giusto. Una mano quando qualcuno ha bisogno. Sono quelle che ricordano i compleanni, si accorgono quando qualcosa non va e trovano sempre qualche minuto per ascoltare. E spesso diventano un punto di riferimento per gli altri. Ma c'è una domanda che raramente facciamo a chi è sempre disponibile: “E tu, come stai davvero?” Perché a volte chi è abituato a occuparsi degli altri diventa anche molto bravo a nascondere le proprie difficoltà. Non vuole essere un peso. Non vuole preoccupare nessuno. Pensa che ci siano sempre problemi più importanti dei suoi. E così continua a esserci. Anche quando è stanco. Anche quando avrebbe bisogno di parlare. Anche quando non sa bene a chi rivolgersi. Ma essere una persona generosa non significa dover diventare quella che non ha mai bi...

La solitudine

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Le vostre richieste di approfondimento: "Sarebbe bello avere il suo punto di vista sulla Solitudine. Io conosco il detto "Meglio soli che male accompagnati". La mia Anima no". Ci raccontano spesso che “meglio soli che male accompagnati”. Ed è vero, certo. Ci sono relazioni che ci svuotano così tanto da far diventare la solitudine un luogo di guarigione, un posto dove finalmente smettere di restringersi, giustificarsi, trattenere il respiro emotivamente per paura di disturbare o perdere qualcuno. Ma la solitudine è un tema molto più complesso di come viene raccontato di solito, perché non riguarda soltanto l’avere o non avere persone accanto. Riguarda anche il rapporto che abbiamo con noi stessi quando il rumore esterno si spegne e non resta più niente a distrarci da ciò che sentiamo dentro. Noi esseri umani siamo creature profondamente relazionali. La nostra mente nasce, cresce e si struttura nel contatto con l’altro. Abbiamo bisogno di essere guardati, riconosciuti...

Raglio d'asino non arrivò mai in cielo

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  Così dicevano gli anziani, seduti al sole davanti alle case di pietra, quando qualche parola storta cercava di attraversare il paese. Perché il raglio degli sciocchi fa rumore, ma non lascia traccia: si ferma a metà strada, inciampa tra la polvere, svanisce come un soffio che non conosce il peso della verità. Il valore di una persona, invece, sale alto. Non ha bisogno di gridare nè di difendersi: è come una campana buona che risuona limpida tra i tetti o come un filo di fumo che sale dritto al cielo nelle prime mattine d’autunno. La bontà, la gentilezza, la dignità: queste sì che hanno ali forti. Le maldicenze, no. Cadono a terra come foglie marce e il vento si incarica di portarle via. E allora si cammina avanti, con passo quieto e cuore pulito. Perché chi vale davvero non viene scalfito dal brusio sciocco di chi non sa vedere oltre il proprio cortile: il cielo ascolta solo ciò che nasce dal bene, e lascia che il resto si perda nel nulla da cui è arrivato. La casetta in campagna...

Calendario vaccinazioni

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La vignetta

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Gestire la sensibilità

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Essere molto sensibili è come vivere con l'audio e la luminosità del mondo sempre al massimo. Non percepiamo solo ciò che succede, ma anche quello che resta tra le righe, il silenzio dopo una frase, l'intonazione che cambia o un respiro più veloce. Ci resta dentro una parola detta quasi distrattamente, ci emoziona un gesto che altri nemmeno notano e, a volte, uno sguardo continua ad accompagnarci per ore e ore. Notiamo dettagli che altri ignorano, elaboriamo le emozioni in profondità e ci immedesimiamo con facilità. È anche per questo che ci emozioniamo davanti ad un tramonto, ricordiamo particolari che gli altri dimenticano, ci accorgiamo quando qualcuno sta male anche se continua a dire che va tutto bene e riusciamo a cogliere la bellezza anche nelle cose più piccole, quelle che spesso passano inosservate. Questa apertura ci regala intensità e profondità (che meraviglia!), ma ci espone anche a una fatica enorme e invisibile. Portiamo addosso pesi che non sono nostri, l'am...

Difendiamo la Sanità di prossimità nell'Alto Vicentino

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  Per il momento non ho altri riferimenti.

La nebbia Padana

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La nebbia padana di una volta era il paesaggio più specifico e più misterioso che il nord Italia producesse nei mesi invernali, quella nebbia fitta e bianca che scendeva sulla Pianura Padana nelle notti di ottobre e di novembre e che ancora al mezzogiorno non si era completamente dissolta, lasciando il paesaggio della pianura in quella condizione di sospensione temporale in cui le cascine erano ombre e i filari di pioppi erano sagome e la strada davanti spariva a trenta metri e il mondo diventava più piccolo e più intimo e più silenzioso.  La nebbia padana non era come le altre nebbie - era più densa, più persistente, più capace di trasformare il paesaggio già piatto della pianura in qualcosa di quasi irreale, di quasi subacqueo, dove le distanze si perdevano e le proporzioni cambiavano e un trattore che emergeva dal bianco sembrava un animale preistorico. Il ciclista nella nebbia - quella figura che avanzava lentamente sul bordo della strada con il fanale anteriore che tagliava il...

Ottobre é bello, ma tieni pronto l'ombrello

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Le colline attorno al casolare sembrano un quadro dipinto di fresco: i boschi di castagno si tingono d'oro e di rame, mentre il sole del primo pomeriggio regala quel tepore dolce che invita a stare all'aperto a lavorare la legna senza giacca. Ma basta alzare gli occhi verso il crinale per vedere le prime nuvole basse, grigie e gonfie di pioggia, che si arrampicano strette tra i valloni. ​Il contadino se ne sta nell'angolo della stalla a sistemare le doghe di una vecchia botte, piegato sul lavoro col martello in mano. Ogni tanto si ferma, alza la testa e odora l'aria che cambia sapore nell'arco di soli dieci minuti, facendosi improvvisamente più umida e fredda. ​Si china verso la parete della legnaia, afferra un grande ombrello dalla stoffa logora e dal manico di legno curvo, anch'esso consumato dagli anni, e lo appoggia bene in vista vicino alla porta. ​"La gente si fida di queste belle giornate limpide, si lascia ingannare dall'azzurro del cielo e va i...

Non è più tra noi - Validio Toldo - (nr. 15 - 10/26)

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la vignetta

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I "vuoti" della vita

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C’è un’immagine semplice, quasi banale, che può diventare una piccola parabola della vita:  il frigorifero svuotato alla fine di una vacanza . Solo pochi giorni prima era pieno. Bottiglie, frutta, qualcosa preparato per la cena, avanzi custoditi per il giorno dopo. Ma soprattutto era il segno silenzioso di una casa abitata. Aprirlo significava preparare qualcosa per qualcuno, aggiungere un posto a tavola, riempire un bicchiere, improvvisare una cena, condividere quella straordinaria semplicità che è lo stare insieme.  Poi arriva l’ultimo giorno. E il frigorifero viene svuotato. Forse c’è qualcosa della vita intera in questa immagine. Ci sono stagioni nelle quali tutto sembra pieno: persone, voci, incontri, progetti, attese, risate. La vita sembra quasi una lunga vacanza, non perché sia priva di fatiche, ma perché la gioia è così intensa da far dimenticare che anche le stagioni più belle hanno un ultimo giorno. Quando si è nel pieno della felicità è difficile immaginare il vuot...

I guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che li mescola

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Il vapore denso che sale dal paiolo sospeso sul focolare porta con sé il borbottìo continuo dell'acqua che bolle a fuoco lento. Dentro, la polenta si fa spessa, pesante, a ogni bolla che scoppia, spruzza gocce bollenti contro le pareti di metallo scuro. ​Il contadino afferra saldamente il lungo mestolo di legno levigato e comincia a girare. Il braccio si tende, i muscoli delle spalle lavorano per vincere la resistenza di quel composto che si aggrappa tenace sul fondo e rischia di bruciare se lo si lascia fermo anche solo per un minuto. ​Si sporge sul focolare, sentendo la vampata di calore che gli arrossa il viso, mentre con il legno gratta il fondo della pentola per sentire dove la polenta fa più attrito. ​"A guardare da fuori, da chi se ne sta seduto in fondo al tavolo a spaccare le noci, sembra una cosa da niente: la pentola fuma bella tranquilla sopra la cenere, si sente il profumo che si spande per la cucina e si pensa che lì dentro vada tutto liscio come l'olio. ​Ma ...

Il "Castagnàro"

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Arrivava sempre con l’autunno, quando l’aria si faceva più sottile e le giornate odoravano di fumo e di foglie bagnate. La sua voce, roca ma gentile, annunciava la stagione delle castagne come una campana lontana: “Castagne! Sono arrivate le castagne!” Nessuno conosceva davvero il suo nome. Per tutti, nel paese, era semplicemente il castagnaro. Aveva mani segnate dal fuoco e dal tempo, e ogni sera, accanto al suo braciere annerito, sembrava parlare con le castagne come con vecchie amiche. Le rigirava piano e con cura, come se in quel gesto ci fosse la memoria di qualcosa che non voleva dimenticare. Il profumo si spargeva per le vie, mescolandosi al fumo dei camini e al passo lento di chi tornava a casa. C’era sempre qualcuno che si fermava, più per scambiare due parole che per scaldarsi le mani: un ragazzo con i libri sotto braccio, una madre col bambino stretto nel cappotto o un vecchio che ricordava di quando, da piccolo, le castagne erano l’unico dolce dell’inverno. Il castagnaro so...

Vajont

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La vignetta

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Perchè proprio a me?

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A volte la vita ci mette davanti a situazioni che ci sembrano troppo grandi da affrontare. Quelle giornate in cui ci svegliamo con un nodo allo stomaco, in cui tutto sembra crollarci addosso, in cui ci chiediamo “Perché proprio adesso? Perché proprio a me?”. E in quei momenti è facile sentirsi persi, soli, quasi traditi da qualcosa in cui credevamo. Ma poi, con il tempo, magari un poco alla volta, a volte quasi senza accorgercene, iniziamo a vedere le cose in modo diverso. Ci rendiamo conto che quello che sembrava un crollo era in realtà uno spostamento. Come se la vita, con modi suoi (spesso molto duri e bruschi, è vero, ci dà delle forti spallate a volte o ci fa cadere e vedere le cose da una prospettiva diversa…), stesse cercando di farci cambiare direzione. Non è una questione di romanticizzare la sofferenza, perché il dolore fa male, male davvero. Ma c’è qualcosa di profondo che accade quando attraversiamo certi momenti, scopriamo parti di noi che non conoscevamo, lasciamo andare ...

Avvisi funebri (FC)

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Scala Grazia - ferrata delle Anguane

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  Sospesi nel vuoto dove il ferro trema e il ❤️ batte forte... un passo nel vento, un abbraccio al cielo, un attimo in cui il mondo si ferma. La scala balla, l'abisso chiama... il fiato si mozza..., ma e lì nel brivido del vuoto che ti senti davvero vivo. Qui il respiro incontra il vento, e il vuoto diventa libertà, non sali per conquistare una parete, ma per accordarti al silenzio assoluto. Dove la terra finisce, comincia il brivido di esistere... fidatevi, che come la vedete vi toglierà il fiato per la sua maestosità e nello stesso momento eleganza, una eleganza fatta di 208 scalini di una pendenza e inclinazione costante di quasi 70%... lunga 75 metri e con un vuoto verticale sotto ai tuoi piedi tra i 50 e 100 metri a seconda del punto dove sei... Vi avviso che dopo la metà, ci vuole una buona dose di gambe e braccia e fermezza mentale... proprio per il dondolìo e la forte esposizione. Scala GRAZIA la scala più lunga e sospesa nel vuoto in Italia...  Grazie mille, carissimo...

Le ali della parola

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Cine music a teatro ad Arsiero

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La vignetta

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Ognuno dice la sua...

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  Non si invecchia semplicemente per il passare del tempo; la biologia si spegne quando l’ambiente e le abitudini comunicano al corpo che la sua missione è terminata. La vera causa del decadimento prematuro non è lo stress lavorativo né i grassi saturi, ma uno spegnimento sistemico e silenzioso. Queste sono le 9 minacce invisibili che disattivano il progetto biologico: 1. Isolamento e perdita di uno scopo: smettere di sentirsi utili spegne i segnali cerebrali legati alla sopravvivenza. Il pensionamento mentale logora l’organismo molto prima di qualsiasi insufficienza organica. 2. Atrofia da inattività mentale: consumare intrattenimento di scarsa qualità paralizza la plasticità neuronale. Senza sfide cognitive complesse, il cervello finisce semplicemente per ridursi. 3. Sedentarietà muscolare cronica: perdere massa muscolare, cioè sviluppare sarcopenia, comunica al corpo che non ha più bisogno nemmeno delle proprie ossa. Chi non si muove si arrugginisce. 4. Disconnessione dalla natu...

Una buona zuppa é mezzo pasto

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Il fumo denso della legna sale dritto lungo il camino della cucina, portando con sé quell'odore buono di cipolla, croste di formaggio e cavolo nero stufato a fuoco lento per ore. La pentola di coccio scuro borbotta piano, facendo ballare il coperchio con un suono ritmico e regolare. ​Il contadino entra in casa lasciando le scarpe infangate sulla soglia, appoggia il cappello sulla vecchia sedia e afferra il cucchiaio di legno, ormai consumato dal tempo. Mescola con calma quel brodo denso e ricco, dove i fagioli schiacciati si fondono con il pane raffermo di tre giorni prima, trasformando la miseria dell'orto in una cremosità scura e profumata. ​Versa un mestolo fumante nella ciotola di terracotta spessa, ci fa cadere sopra un filo d'olio nuovo, appena spremuto dal frantoio e un pizzico di pepe nero macinato grosso. ​"Sentite qui che profumo. La gente che non conosce la fatica pensa che per fare un buon pasto servano gli arrosti dei signori, le carni preziose o le spezie...

Vajont -9 ottobre 1963

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La calendula

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Questa pianta è un vero tesoro, e quasi nessuno lo sa. È la calendula, che nelle campagne chiamano anche fiorrancio. Si risemina da sola e spunta perfino nelle crepe dei muri. Al Centro-Sud e lungo le coste, seminata adesso in autunno, fiorisce a fine inverno e in primavera, e nelle zone miti può regalare fiori anche nei mesi freddi. I petali sono commestibili: crudi colorano le insalate di arancio vivo. Con i fiori si prepara l'oleolito di calendula, base tradizionale per balsami e creme fatte in casa. Si raccolgono i capolini nelle ore più asciutte e si lasciano seccare qualche giorno all'ombra, perché l'acqua dei fiori freschi fa ammuffire l'olio. Poi si riempie un barattolo di vetro, si coprono bene i fiori di olio extravergine d'oliva e si lascia macerare per tre o quattro settimane in un luogo tiepido, scuotendo ogni tanto. Alla fine si filtra con una garza, strizzandola bene. Prima di usarlo sulla pelle provane una goccia sul polso: chi è allergico a margheri...

L'ingresso lento e discreto dell'autunno

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Si diceva che l’autunno vero cominciasse quando la nebbia tornava a posarsi sui campi. Al mattino, i contadini uscivano presto e trovavano la pianura avvolta in un velo lattiginoso, così fitto che a malapena si scorgevano gli alberi del filare. Era il segno che la terra si stava ritirando nel suo silenzio, pronta al riposo. Anche la memoria si faceva più dolce e sfumata. Avvolgeva le cose come un velo benevolo: le siepi, i filari, le vecchie strade di campagna dove un tempo passavano carri e biciclette cariche di vita. Era la nebbia della memoria, quella che non cancella, ma ammorbidisce i ricordi, li culla nel silenzio e li restituisce più leggeri, come sogni al risveglio. Chi camminava tra i campi sentiva il rumore ovattato dei passi sulla terra umida e vedeva le ragnatele brillare d’acqua, come fili d’argento. Ogni casa, con la luce accesa dietro ai vetri, sembrava un porto sicuro nel mare di nebbia. E così, sotto quel mantello silenzioso, l’autunno faceva il suo ingresso, lento e d...

San Prosdocimo

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A 60 anni dall’alluvione di Laghi

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Io me la ricordo bene quell'alluvione del 4 novembre 66... Nel novembre del 1966 una violenta alluvione colpì duramente il nostro territorio, lasciando segni profondi nel paesaggio e nella vita della comunità. Miracolosamente, non si registrarono vittime, ma furono ingenti i danni e le conseguenze per il paese. A 60 anni di distanza, Laghi vuole ricordare e raccontare quei giorni attraverso testimonianze, documenti e immagini d’epoca. Sabato 17 ottobre 2026 Ore 17.00 Struttura Polifunzionale di Laghi Una storia che appartiene a tutti noi e che merita di essere tramandata alle nuove generazioni. Una comunità ricorda, racconta e tramanda la propria storia.

Ponte di Roana

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PONTE DI ROANA, LA MANUTENZIONE IN PRIMAVERA Questa mattina a Vicenza il tavolo di coordinamento sul ponte di Roana. Il via al cantiere la prossima primavera. Garantito il senso unico alternato durante l’alta stagione. I lavori di manutenzione del ponte di Roana inizieranno la prossima primavera. Un’opera che è necessaria e non più rinviabile. Per due mesi la circolazione dei veicoli avverrà a senso unico alternato per permettere ai turisti e agli sciatori di raggiungere i comprensori di Campolongo e del Verena. Poi la struttura verrà chiusa completamente. E’ ciò che è stato deciso in mattinata nel tavolo di coordinamento tra Provincia, prefettura e comuni dell’altopiano.  La viabilità delle frazioni di Mezzaselva e Roana e il Comune di Rotzo dipende dal ponte sulla Val d’Assa. I cittadini durante i lavori dovranno poter raggiungere l’ospedale, le scuole e riuscire a fare benzina perché in quella zona non esiste nessun distributore.   Dipenderà tutto anche dalle condizion...