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Capire e poi parlare

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C’è una forza silenziosa nello sguardo attento, una maturità che nasce dall’osservare prima di parlare, perché chi apre gli occhi impara a cogliere sfumature, intenzioni, dettagli che le parole spesso coprono con il rumore; viviamo in un tempo in cui tutti vogliono dire qualcosa, intervenire, imporsi, ma pochi scelgono davvero di ascoltare e comprendere.  Fermarsi, guardare, riflettere non è debolezza, è disciplina interiore, è rispetto per ciò che accade intorno e per ciò che accade dentro di noi, e spesso la lezione più grande non arriva da ciò che pronunciamo ma da ciò che siamo capaci di vedere senza giudicare. Perché la conoscenza non cresce nel frastuono delle bocche aperte, cresce nel silenzio consapevole di chi ha imparato che prima di esprimere un’opinione bisogna avere il coraggio di capire. web

La transumanza

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  Nelle lunghe stagioni della transumanza, i pastori passavano mesi interi a camminare tra le valli e le pianure, guidando le greggi sotto la pioggia o il sole cocente. Non avevano borse di velluto o scrigni di metallo; tutto ciò che possedevano era racchiuso in una sacca di cuoio grezzo, la "scarsella", appesa alla vita. Lì dentro c'era il necessario per sopravvivere: un pezzo di pane duro, un pizzico di sale e qualche erba medicinale. ​Si racconta che tra tutti i pastori, ce ne fosse uno molto povero, ma anche molto generoso. La sua sacca di cuoio sembrava magica, non era mai del tutto vuota. Se incontrava un viandante affamato, il vecchio pastore infilava la mano nella borsa e tirava fuori una crosta di formaggio; se trovava un cane randagio, ne usciva un pezzo di pane. ​"Come fai ad avere sempre qualcosa da donare?" gli chiese un giorno un giovane pastore ambizioso. L'anziano sorrise, accarezzando la pelle consumata della sua borsa: "La terra dà a c...

Settembre per il povero é giâ inverno

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Il sole di metà pomeriggio illumina ancora le colline di un arancione caldo, ma non appena un raggio si nasconde dietro una nuvola, la brezza che scende dai monti porta con sé un brivido sottile che fa tremare le braccia rimaste scoperte. Il contadino è seduto vicino alla stalla, intento a rammendare un vecchio sacco di iuta con uno spago di canapa e un ago curvo. ​Sposta lo sguardo verso il camino del casolare in fondo alla valle, da cui sale un filo di fumo grigio e magro. Sospira piano mentre osserva le scorte di legna accumulate sotto il portico. ​"Per chi ha il granaio pieno e le coperte di lana pesante nella cassa di noce, questo è il mese delle feste, del vino nuovo e della frutta dolce. Ma per chi campa giornata per giornata, settembre non ha la dolcezza che dicono i signori. Mio padre, quando vedeva le rondini cominciare a radunarsi sui fili prima di partire, si stringeva nella giacca lo diceva sempre. ​La terra comincia a chiudere la mano. Il lavoro nei campi diminuisce,...

Dare tutto?

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Per molto tempo continuò a dare tutto. Attenzione, presenza, pazienza. Cercava di capire, di sistemare, di restare anche quando dall’altra parte arrivava sempre meno. Pensava che insistendo abbastanza, prima o poi sarebbe stato visto davvero. Ma non successe. Perché ci sono persone che si abituano all’amore ricevuto come se fosse qualcosa di dovuto. Prendono il tuo tempo, il tuo affetto, la tua disponibilità senza chiedersi quanto ti stia costando continuare a dare. E intanto tu ti svuoti lentamente. All’inizio resisti. Ti convinci che sia solo un periodo difficile. Continui a spiegare ciò che senti, ad aspettare attenzioni che arrivano a metà, a tollerare silenzi che fanno più rumore delle parole. Poi l’anima si stanca. E da lì cambiò tutto. Capì che allontanarsi non significa sempre smettere di amare. A volte significa smettere di ferirsi. Perché l’amore per sé stessi passa anche dalla capacità di riconoscere quando hai già fatto troppo per qualcuno che, per te, non avrebbe fatto lo ...

La vignetta

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Visita speciale a San Pietro

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  IERI A VALDASTICO UNA VISITA SPECIALE: IL LEGAME CON LE RADICI ATTRAVERSA LE GENERAZIONI 🤝🇮🇹🇺🇸 Nella giornata di oggi abbiamo avuto il grande piacere e l’onore di accogliere a Valdastico Jim Sartori, nipote del compianto Cav. Paolo Sartori, storico fondatore della nostra Casa di Riposo. È stata una giornata ricca di emozione: Jim, che vive da molti anni negli Stati Uniti, è tornato a farci visita per rinnovare quel legame autentico e profondo che lo unisce alla terra dei suoi nonni e alla nostra comunità. Un legame che si è tradotto ancora una volta in un gesto di straordinaria generosità. In occasione della visita odierna, Jim ha voluto donare 5.000 dollari, che saranno interamente destinati a iniziative e interventi a favore del benessere degli ospiti della Casa di Riposo. «Accompagnare oggi Jim nella visita alla struttura e condividere con lui questo momento è stato motivo di grande commozione e orgoglio. Sapere che una famiglia originaria di Valdastico continui, a distan...

Mi hai fatto male

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Mi fa sempre molto piacere quando mi raccontate che in questa pagina avete trovato parole capaci di dare nutrimento alle vostre parti più ferite, fragili, vulnerabili e curiose perché so quanto quelle parti abbiano bisogno di sentirsi accolte e nutrite. Oggi, però, vorrei spostare lo sguardo su qualcosa che potrebbe piacervi molto meno. Se sentite già di non voler guardare in quella direzione o oggi non avete voglia di leggere un post molto lungo, vi suggerisco di fermarvi qui. Se invece avete voglia di fare un passaggio più scomodo, di leggere qualcosa che forse non vi darà immediatamente ragione e di provare a guardare anche una parte di voi che di solito preferiamo lasciare fuori dal racconto, allora seguitemi. “Mi hai fatto male”. È una frase che molti di noi conoscono bene. Sappiamo quanto può costarci pronunciarla e quanto avremmo bisogno che l’altro restasse ad ascoltarla senza difendersi, ridimensionarla o spiegarci perché non dovremmo sentirci così. Sappiamo anche cosa accade ...

Nuovi arrivi al lago di Fimon

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  Franca Rocchetti

Test mobilitá cervicale

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Mercoledi' 30 settembre altra bellissima giornata di prevenzione presso la farmacia di Pedemonte. CHIAMACI 0445-747145 E PRENOTA

Corso gratuito OSS

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Morire e rinascere

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  Nella vita si muore molte volte. Non è solo la fine del respiro, ma ogni volta che un sogno si frantuma contro il muro della realtà. Muori quando qualcuno che amavi ti volta le spalle senza spiegazioni, quando una promessa diventa polvere, quando le tue mani restano vuote anche se erano tese con fiducia. Muori quando scopri che non basti per salvare chi non vuole essere salvato, quando la tua voce non viene ascoltata, quando il tuo silenzio diventa peso e nessuno se ne accorge. Muori quando perdi una persona cara, quando il mondo continua a girare come se niente fosse accaduto, mentre dentro di te è crollato un intero universo. Ma la vita non si ferma lì. Rinasci. Sempre. Rinasci quando impari che l’eternità non è di questo mondo e che proprio per questo ogni istante ha un valore infinito. Rinasci quando smetti di inseguire chi non sa riconoscerti e scegli di restare fedele a te stessa. Rinasci quando ti scopri capace di accarezzarti l’anima con la stessa tenerezza che avresti vo...

La vignetta

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Una sera d’estate…

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  Era una sera calda di metà agosto, quando, assieme alle donne del “Gruppo pulizie chiesa”, ci siamo trovate per pulire in vista della festa dell’Assunta del 15 agosto. Siamo un gruppo non più giovane e chi più, chi meno, ognuna ha qualche magagna, ma da tanti anni ormai ci troviamo per questo importante servizio che volentieri facciamo per la nostra Comunità. Quella sera, eccezionalmente avevamo anche una persona che proveniva dal Brasile e che era ospite di una parente. Ci siamo messe d’impegno a spolverare, spazzare, lavare il pavimento e alla fine, stanche e sudate ci siamo sedute sul muretto di fianco alla chiesa avvolte dalla luce calda dei lampioni. Lì ci siamo riposate e abbiamo chiacchierato del più e del meno e mai avremmo pensato che proprio sotto quel fascio di luce, sarebbe successa una cosa inaspettata che ci ha fatto ridere molto. Siamo ritornate agli anni della nostra passata gioventù, dove ci ritrovavamo davanti a “Grijo” e molti ragazzi si fermavano a chiacchiera...

La stanchezza dell'anima

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  Esiste una stanchezza, quella dell’anima, per la quale non basta il riposo fisico. Ha bisogno del mare, del silenzio, di poche parole, della pulizia dei comportamenti, di non ascoltare la stupidità della gente. Ha bisogno di respiri lunghi, guardando il cielo, leggendo un libro, sorseggiando un caffè, sorridendo ad un pensiero, piangendo senza vergogna. Esiste una stanchezza, quella del cuore, che ha bisogno di abbracci che regalino la primavera, quando tarda ad arrivare. Un abbraccio che sia quel bacio sulla fronte, mentre dormi. Mentre ad occhi chiusi combatti con le tue paure. Che scacci gli incubi, che combatta i mostri, che ti regali l’alba, anche quando il sole non c’è. Da cuore a cuore. Natasha Di Berardino 

Menù il gusto da coltivare

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La vignetta

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Le nostre convinzioni, messe in discussione

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C’è una cosa curiosa che facciamo continuamente senza accorgercene: quando qualcosa che abbiamo sempre considerato normale viene messo in discussione, spesso non difendiamo soltanto quella cosa. Difendiamo il mondo intero dentro il quale quella cosa ha avuto un senso. Basta nominare una sculacciata per scatenare discussioni infinite, perché in realtà non stiamo parlando soltanto di un gesto per molto tempo considerato, erroneamente, educativo. Parliamo anche di genitori, nonni, frasi sentite per generazioni, idee su cosa significhi educare, ricordi d’infanzia, sensi di colpa e soprattutto del bisogno di continuare a credere che quello che abbiamo ricevuto sia stato amore. E magari lo era davvero. Una madre può averci amati immensamente e averci dato le botte quando lo credeva necessario. Un padre può aver fatto sacrifici enormi per noi e aver pensato sinceramente che le punizioni fisiche ci avrebbero insegnato educazione e disciplina. Noi stessi possiamo amare profondamente un figlio e...

Sì può parlare anche di kakka?💩💩💩

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I MEDICI USANO QUESTA SCALA DA 30 ANNI PER CAPIRE COME STA L'INTESTINO. LA CONOSCI? Quando un medico ti chiede come sono le tue feci, la risposta più comune è normali, dure, molli, oppure un semplice “dipende”. Il problema è che avere feci normali significa una cosa diversa per ognuno di noi. Ed è proprio per questo che, quasi trent’anni fa, è nata una scala che oggi viene utilizzata in gastroenterologia e nella ricerca per descrivere le feci in un modo molto più preciso. Si chiama SCALA DI BRISTOL. E, per quanto possa sembrare una semplice tabella con sette tipi diversi di feci, dietro c’è un concetto fisiologico molto interessante. Perché la forma delle feci può darci informazioni anche su quanto velocemente ciò che mangiamo sta attraversando il nostro intestino. È NATA A BRISTOL, E NON PER CASO Nel 1997, Stephen Lewis e Kenneth Heaton, della Bristol Royal Infirmary nel Regno Unito, pubblicarono uno studio diventato poi molto noto in gastroenterologia. A un gruppo di volontari ve...

Settembre un capodanno?

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Settembre è uno spazio indeciso, un nuovo inizio, un lungo respiro, un’occasione.  Si iniziano diete, scuole, lavori e amori.  Si tagliano capelli e ponti.  Si comprano vestiti, libri, biglietti aerei.  Settembre spegne lentamente gli entusiasmi estivi e li riporta alla realtà invernale.  A settembre si fa la muta.  Si lascia il vecchio, si abbraccia il nuovo.  Nella mia testa è a settembre che inizia un nuovo anno, non a gennaio.  È a settembre che decidiamo come vivere il nuovo anno. È a settembre che decidiamo di vivere l’inverno immersi in maglioni pesanti, tè alla cannella, calzini coi fiocchi di neve e candele accese quando è buio.  Io questo settembre, più di tanti altri, l'ho aspettato tanto...😌