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Quando si imparava a memoria...

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Vi ricordate di quando alle elementari ci facevano imparare le poesie a memoria? «La cavallina storna», «Il sabato del villaggio», Il «X Agosto». Questi sono tra i ricordi più belli della mia infanzia!  Oggi invece viene considerata una cosa inutile. Superata. Eh no... non è un caso!  Vedete, imparare una poesia a memoria ti obbliga a fare una cosa pericolosissima: a mettere in relazione! Cose, ricordi, emozioni. Significa imparare a «trattenere» mentre tutto intorno ti chiede di dimenticare. Non a caso la parola memoria deriva dal latino, e vuol dire custodire. Perché una poesia imparata da bambini non sparisce mai davvero; resta come brace sotto la cenere. In attesa di rinascere. Naturale che la memoria non abbia più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per azzopparlo. Oblio programmato, sostituzione continua, cancellazione immediata… «L’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è». P...

Guarire si può?

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Ogni disturbo del corpo inizia con una difficoltà silenziosa.  Non percepiamo che l'osso si sta assottigliando, le vene occludendo, la bile che diventa pastosa. È la fase iniziale della malattia. Poi se non intervengono fattori esterni diversi come cambio di dieta, di attività fisica, di luogo in cui si abita, i disturbi passano in fase 2, non più silente, con qualche indizio percepibile. Ma la vita e la sua 'fretta' impedisce alla coscienza di ascoltare, osservare, percepire e anche i primi allarmi passano spesso inosservati. Poi arrivano i disturbi che creano dolore o limitano le funzioni. E alla fine la struttura perde la sua capacità di funzionare in modo corretto. (le ossa si schiacciano, la pressione sale, i calcoli nella bile creano insufficienza digestiva - prendendo gli esempi citati prima). Siamo destinati al dolore e al decadimento? No. La natura, nostra protettrice, fonte di nutrimento e casa ci dona anche una cura. Le gemme delle piante. Strutture preziose, che...

Forte Campolongo - il Gigante di Pietra: Oltre la Storia

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Oggi, Forte Campolongo si presenta come un gigante di pietra ferito, un monito silenzioso che domina la Val d’Astico. Camminando tra i suoi corridoi umidi e osservando i profondi crateri lasciati dai colpi del "Barbara", non si percepisce solo la maestria ingegneristica dell'epoca, ma anche il peso di una storia fatta di attese estenuanti e fragore assordante. La sua posizione è vertiginosa: costruito proprio sul ciglio dell'abisso, sembra quasi voler sfidare la gravità e il tempo. Se un tempo le sue cupole d'acciaio sputavano fuoco verso le linee nemiche, oggi il forte è diventato parte integrante della montagna, un guscio di cemento che la natura sta lentamente riabbracciando.  Il Forte Campolongo, costruito tra gli anni 1908 e 1912 sul ciglione di una parete rocciosa strapiombante sulla Val d'Astico, è situato sulla sommità dell'omonimo monte, a quota 1720, in territorio comunale di Rotzo, alle pendici occidentali dell'Altopiano dei Sette Comuni. As...

Dove entra il sole, non entra il medico

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Il nostro contadino ha appena aperto le imposte di legno della sua vecchia cucina. Il sole del mattino entra dritto, tagliando l'aria in un fascio luminoso dove ballano piccoli granelli di polvere. Lui fa un respiro profondo e indica quella luce come se fosse l'oro più prezioso del mondo. ​"Guardate lì. Vedete come pulisce l'aria quel raggio che entra? Questa è la prima e più importante regola della casa: dove entra il sole, non entra il medico. ​I signori di città corrono dai dottori, spendono soldi in sciroppi, pillole e unguenti ogni volta che hanno un dolorino o la tosse. Ma la verità è che la medicina migliore ce l'abbiamo sopra la testa, gratis, ogni giorno dell'anno. Il sole è il medico dei poveri. ​Quando tenete le finestre sbarrate per paura della corrente, quando lasciate che l'ombra e l'umidità si approfittino delle stanze, state praticamente preparando il letto alla malattia. L'aria ferma e il buio fanno ammuffire non solo i muri, ma anc...

Fare figli non é un affare privato

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segnalato da Kekko  

Pedescala - il gusto della Sagra

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Qui a Pedescala è ora della nostra SAGRA DI SANT'ANTONIO! 🤩 Il weekend del 12/13/14 GIUGNO non potete mancare. Sul volantino potrete consultare il programma dei tre giorni! 💯 Non farti sfuggire i prossimi aggiornamenti per scoprire il menù... 😋 Come sempre, vi aspettiamo con il ❤️!  #pedescala #sagra #santantonio

La vignetta

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La Vita è movimento

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C’è qualcosa dentro di noi che fa una fatica enorme a lasciare andare. Ci aggrappiamo alle cose come se potessero salvarci... un messaggio, una voce, un’abitudine. Facciamo finta di non sapere che le cose cambiano, che tutto si muove, anche quando noi restiamo fermi. Eppure, se ci guardassimo intorno, lo vedremmo chiaramente: la vita è movimento. La natura cambia ogni giorno, le stagioni, la luce, il corpo, i volti. Niente resta uguale. È così che la vita respira. Ma noi no. Noi cerchiamo di bloccare tutto, di congelare i momenti, le persone, perfino le emozioni. Come se fermando le cose potessimo sentirci al sicuro. Ci hanno insegnato che la stabilità è il sinonimo della felicità. Che chi resta è più affidabile di chi cambia, che chi tiene duro è più forte di chi lascia andare. E così cresciamo credendo che il movimento sia pericoloso, che sposti gli equilibri e che porti via quello che amiamo. Non ci insegnano che invece è proprio nel cambiamento che c’è la vita, e che tutto ciò che ...

Lanterne dorate

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  Chiudi gli occhi. L’aria della sera è calda, densa, profuma di fieno tagliato e di terra che rilascia il calore accumulato durante il giorno. Sei seduto sui gradini di pietra fuori casa, le gambe nude che iniziano a sentire il fresco dell'umidità che sale dai fossi. Senti il gracidare delle rane in lontananza e il frinire degli ultimi grilli. ​Poi, nel buio del prato, ecco che accade. ​Prima una, isolata, vicino alla siepe. Poi un'altra più in alto, fluttuante sopra le spighe di grano. Nel giro di pochi minuti, il campo davanti a te si accende. Non è una luce ferma, ma un respiro sincronizzato di mille piccole lanterne dorate che galleggiano nel vuoto, a pochi centimetri dal suolo. ​Ti alzi in piedi, quasi trattenendo il fiato per non spaventarle. Cammini nell’erba alta, che ti solletica le caviglie e ti bagna i piedi di rugiada. Tutto intorno a te è un ricamo di scintille silenziose. Allunghi una mano, stringi le dita a coppa nell'aria tiepida, assecondando il volo lento...

Facciamo silenzio e proviamo ad ascoltare

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  Tra mezzogiorno e le quindici, in estate il giardino diventa silenzioso — nessun canto, nessun richiamo d'allarme, come se gli uccelli fossero scomparsi. La maggior parte delle persone non nota nemmeno questa assenza. Chi la nota pensa che stiano dormendo. In realtà non è riposo. È fisica. Quando il terreno si riscalda sotto il sole estivo, l'aria calda sale in colonne turbolente — le stesse termiche che i rapaci usano per planare senza battere le ali. Queste turbolenze disperdono le onde sonore in tutte le direzioni. Un canto emesso alle quattordici con trenta gradi perde metà della sua portata rispetto allo stesso canto emesso alle sei del mattino. L'uccello spenderebbe la stessa energia per un pubblico dimezzato. Non conviene. La seconda ragione è termica. I passeriformi non sudano — dissipano il calore ansimando a becco aperto con le ali scartate dal corpo. Cantare richiede una contrazione muscolare intensa della siringe e una respirazione controllata che produce calo...

Sei bella

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  Sei bella... e non per quel filo di trucco. Sei bella per quanta vita ti è passata addosso, per i sogni che hai dentro e che non conosco. Bella per tutte le volte che toccava a te, ma avanti il prossimo. Per le parole spese invano e quelle cercate lontano. Per ogni lacrima scesa e per quelle nascoste di notte al chiaro di luna complice. Per il sorriso che provi, le attenzioni che non trovi, per le emozioni che senti e la speranza che inventi. Sei bella semplicemente come un fiore raccolto in fretta, come un dono inaspettato, come uno sguardo rubato, o un abbraccio sentito. Sei bella... e non importa che il mondo lo sappia. Sei bella davvero, ma solo per chi ti sa guardare. ~ Alda Merini ~

La vignetta

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El poro nono Méneghele

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[Gianni Spagnolo©26E31] Eco chel taca co la storia del poro nono… Questo preambolo era sinonimo di discorsi triti e ritriti, sentiti infinite volte. I tipici discorsi de stiani . Per guadagnarsi la qualifica di “ poro ” il nonno però doveva essere morto.  A me dava un po’ fastidio questo aggettivo: perché un morto doveva essere povero? Perché compatirlo? Magari era andato a star meglio di noi. E si che poi c’infervoravano col Paradiso e l’eterna gloria, quindi avremo dovuto essere più fiduciosi sui suoi destini. In realtà si tratta d’una polisemia dove poro significava solo qualcuno che non c’era più, senza attributi qualitativi. Uno morto e basta! Talvolta capitava che mio padre mi parlasse del: so poro nono Méneghele… Al secolo Domenico Spagnolo, della stirpe dei Parigin, Paregin o Parajìn, a seconda delle fonti, classe 1851. La cosa che m’è sempre suonata strana è proprio quel diminutivo che andava ad allungare un appellativo che era già di suo un diminutivo e suonava partico...

Colori, Fiori, Sapori

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Mi chiedo sempre, quando guardo fuori chi sa dipingere con tutti quei colori, che trovo nei prati, in primavera o guardando nel cielo, quando viene la sera. E raccogliendo di fiori un mazzolino si rallegra e gioisce il mio cuore bambino, perché nelle cose semplici so trovare le risposte al mio continuo cercare… Che siano i fiori, l’erba o il cielo azzurro, il torrente, i sassi o un lieve sussurro, tutto quello che riesco a vedere mi dona sensazioni che non so spiegare! Il profumo del  fieno appena tagliato una rosa col fiore appena sbocciato, fra i muri l’aroma della menta san dare ristoro a chi si accontenta! Ci sono regali da vedere e gustare anche la pioggia ha il suo odore, e l’aria leggera e il calore del sole mi sanno parlare anche senza parole! Sono doni che ricevo senza domandare basta fermarsi e in ascolto osservare, regali che si rinnovano ad ogni stagione e ogni volta è una nuova emozione! Tutto  questo mio interrogarmi  trova risposte che sanno spiegarmi, guar...

Ti sblocco un ricordo: "le avaròle"

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  Milioni di persone portano ancora oggi questa piccola cicatrice sulla parte superiore del braccio, anche dopo decenni.  E, a differenza della maggior parte dei vaccini moderni… questo lasciava davvero un segno permanente. Il motivo è sorprendentemente scientifico. Il vaccino contro il vaiolo non veniva iniettato in profondità nel muscolo come i vaccini di oggi. Invece, i medici utilizzavano uno speciale ago biforcuto per pungere ripetutamente gli strati superficiali della pelle molte volte nello stesso punto.  Questo creava una piccola infezione controllata direttamente nella pelle stessa. Nei giorni successivi si formava un rigonfiamento,  poi una vescica,  poi una crosta. Mentre il sistema immunitario combatteva il virus indebolito e guariva la ferita, si sviluppava del tessuto cicatriziale, lasciando il famoso segno circolare che molte persone delle generazioni più anziane hanno ancora oggi. In parole semplici: La cicatrice diventava la prova fisica che il ...