Le nostre cicatrici
L’altro giorno, guardandomi il ginocchio, mi è caduto l’occhio su una vecchia cicatrice. È il segno di una sbucciatura presa da bambina, ricordo bene quel dolore pungente, perché era in un punto scomodo e ogni volta che piegavo il ginocchio mi sembrava di vedere le stelle. Dopo i primi giorni col cerotto, mi dicevano che la ferita doveva prendere aria per guarire, ma bastava anche solo un filo d’aria o il tocco di una stoffa perché la pelle viva mi facesse male. Poi piano piano, quella pellicina sottile si è trasformata in una crosta dura, e io ho ricominciato a giocare spensierata. Fino a quel giorno in cui, scivolando mentre giocavo a nascondino, la crosta si è in parte strappata e in parte accartocciata e la pelle sotto ha ricominciato a sanguinare. Un dolore tremendo, che ricordo molto bene e la mia disperazione di bambina che urlando e piangendo dicevo “di nuovo? Così non guarisce più”. Oggi, su quel ginocchio, non c’è più dolore. Solo una cicatrice, parte integra...