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Imparare ad amarsi

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Imparare ad amarsi non accade tutto in una volta: è più simile a un ritorno graduale, come ritrovare una strada familiare che, in fondo, non hai mai davvero dimenticato. Si parte da un gesto tanto semplice quanto impegnativo: smettere di essere duri con se stessi.  Dentro molti di noi vive una voce severa, che giudica e pretende. Il primo passo non è eliminarla, ma accorgersene. Riconoscerla è poi, con calma, iniziare a cambiare tono, scegliendo parole più gentili, come faresti con qualcuno a cui vuoi bene. Amarsi vuol dire anche imparare ad ascoltarsi davvero. Fermarsi e chiedersi: “Di cosa ho bisogno in questo momento?” E avere il coraggio di rispettare la risposta.  A volte significa rallentare, altre volte prendere distanza, altre ancora dire dei no. Non è egoismo: è cura. Un passaggio fondamentale è accettare di non essere perfetti. Non serve diventare “migliori” per meritare amore. Al contrario, è proprio quando smetti di legare il tuo valore alla perfezione che qualcosa...

Nuovi punti di ricarica auto elettriche nel parcheggio del Comune di Valdastico

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Per San Paolino... ciliegie a un quattrino

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  Il vecchio contadino alza lo sguardo verso la finestra aperta. Fuori, l'aria della sera è tiepida e ronzante di maggiolini, tipica di queste prime giornate d'estate. Una brezza leggera fa muovere le foglie del grande ciliegio che svetta vicino al pozzo, i cui rami, fino a pochi giorni fa, erano carichi di frutti rossi e lucidi come rubini. ​Il vecchio sorride, si pulisce le dita sui pantaloni e vi infila la mano nella tasca, tirandone fuori un nocciolo di ciliegia pulito. Lo rigira tra l'indice e il pollice, guardandolo con la soddisfazione di chi ha visto la terra compiere il suo dovere anche quest'anno. ​"Ci siamo arrivati, vedete? Siamo a fine giugno, i giorni di San Paolino. Se foste andato al mercato in paese tre o quattro settimane fa, all'inizio del mese, avreste visto i signori della città litigare per un pugno di ciliegie primizie, pagandole a peso d'oro come se fossero perle. Ma la terra ha i suoi tempi e non sente ragioni. Mio padre, guardando ...

La Costa del Vento - un viaggio nel tempo tra Barcarola e Tonezza

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  C’è un luogo, lungo la vecchia strada che sale dalla Val d'Astico, dove il silenzio racconta storie di carrettieri, soldati e antichi sapori. È la Costa del Vento. L’edificio in pietra che vedete in foto non è una semplice casa: è ciò che resta dell’antica Osteria Costa del Vento.  Inaugurata alla fine dell'Ottocento, subito dopo l'apertura della strada carrozzabile (1890), questa osteria era una tappa obbligatoria. Qui i viandanti si fermavano per un bicchiere di vino e un pasto caldo, mentre nelle stalle adiacenti i cavalli riprendevano fiato prima di affrontare l'ultima salita verso l'Altopiano di Tonezza. La strada dei 24 tornanti, oggi un paradiso per escursionisti. Poco più di 6 km e ben 24 tornanti regolari che regalano panorami mozzafiato sulla Val d'Astico e sul versante opposto del "Piovan". Un tracciato oggi lontano dal traffico, dove regna una pace quasi irreale. Durante il primo conflitto mondiale, questa strada divenne un’arteria vitale...

Notte magica

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  C’è una notte all’inizio dell’estate in cui la natura si carica di un potere quasi soprannaturale. È la notte tra il 23 e il 24 giugno, la vigilia di San Giovanni. Nei paesi di campagna, questa non era una notte come le altre, ma il momento in cui si usciva dai campi prima del tramonto per preparare un elisir di bellezza, protezione e fortuna: l'Acqua di San Giovanni. ​La credenza popolare voleva che, durante quelle poche ore di buio, la terra venisse baciata da una rugiada divina, chiamata in molte regioni "la guazza di San Giovanni", capace di donare proprietà miracolose a tutto ciò che toccava. ​Il rito cominciava nel tardo pomeriggio del 23 giugno. Ci si disperdeva lungo i sentieri, nei prati e vicino ai fossi per raccogliere le erbe e i fiori spontanei. Non c’era una regola fissa, ma ogni pianta portava con sé un significato e una protezione. L’Iperico: chiamato proprio "Erba di San Giovanni", con i suoi fiori gialli come il sole, era il simbolo della luc...

La vignetta

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Bisogno di demolire

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Ci sono persone che sembrano avere un talento speciale per smontare ogni cosa: un traguardo, una gioia condivisa, perfino un semplice pensiero positivo.  I loro commenti sono spesso intrisi di acidità, polemica e sarcasmo, quasi come se la felicità altrui fosse un affronto personale. Ma cosa c’è dietro questo bisogno di demolire? Forse una profonda insoddisfazione, un senso di frustrazione che trova sfogo solo nell’abbassare gli altri. È triste pensare a quanta energia venga sprecata nel cercare il difetto anziché apprezzare la bellezza, nel sottolineare l’errore anziché riconoscere lo sforzo. La verità è che chi è sereno non ha bisogno di distruggere, non sente il bisogno di gettare ombre sulle luci degli altri. Perché la vera felicità non teme il confronto, anzi, lo celebra. E chi sa gioire per gli altri, probabilmente, ha trovato il segreto per essere felice anche con se stesso. Arrovellarci sulle motivazioni profonde e psicologiche di chi è incattivito e inacidito però non ci r...

Lastebasse in festa

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Sembrano finti

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Meraviglioso campo di girasoli in Via Garziere a Piovene.

La vignetta

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Amore vecchio non fa mai la ruggine

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Il vecchio contadino posa il bicchiere sul tavolo e un sorriso strano, dolcissimo e pieno di ricordi, gli illumina le rughe intorno agli occhi. Sposta lo sguardo verso la credenza di legno scuro, dove si trova una piccola fotografia in bianco e nero, ormai sbiadita dal tempo: ritrae lui da ragazzo, con i capelli neri e lucidi, insieme a una giovane donna con una treccia castana e il grembiule della festa. È sua moglie, che se n'è andata qualche inverno fa. ​Allunga la mano nodosa verso un vecchio paio di cesoie che tiene vicino alla finestra. La lama è scura, segnata dagli anni e dall'uso, ma se ci passi il dito sopra, senti che è ancora affilata e pulita, senza una macchia di rosso. ​"Vedete questo ferro? Se lo lasciassi fuori sotto l'acqua per una settimana, diventerebbe rosso, si mangerebbe tutto e non servirebbe più a niente. La ruggine è il cancro del ferro, lo rovina e lo distrugge quando viene abbandonato. Ma ci sono cose che l'acqua, il tempo e il freddo no...

El Campanon de San Piero!

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Domenica  28 GIUGNO ORE 17:00   “EL CAMPANON”   campane in concerto  come da tradizione  per ciamàr SAN PIERO! Maestro Adriano  e il nipote Nicola  In un mondo  che lè drio nare in asèo... impegnamoci tutti  a sostenere almeno le tradizioni... ascoltando el Campanon  con la nostra partecipazione  dal vivo in Piazza! VIVA LE TRADIZIONI !!!  

Le qualitá del Capobranco

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Accanto a un branco che si muove verso l’alba, ogni passo è una decisione e ogni sguardo pesa più di mille parole. In quell’andare c’è una lezione dura: la guida si guadagna con attenzione, non con il chiasso o con la facciata della sicurezza. Quando affidiamo la direzione al più rumoroso o a chi sa solo apparire, ci avviciniamo a un precipizio camuffato da percorso sicuro. Essere parte di una collettività significa vigilare, non assopirsi. Significa avere il coraggio di mettere in dubbio la comoda verità del gruppo, di chiedere spiegazioni, di rifiutare scorciatoie che sembrano rassicuranti ma portano lontano dalla cura del prossimo. Il vero coraggio non è sempre il gesto clamoroso: molte volte è il rifiuto silenzioso di proseguire senza senso, la fermezza di chi non accetta capri espiatori e pretende competenza e rispetto per chi verrà dopo. Se vogliamo comunità che non si lascino ingannare dalle voci più forti, dobbiamo scegliere chi dimostra saggezza e responsabilità, premiare la c...

L'Italia 20.000 anni fa

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  Oggi facciamo un salto indietro nel tempo, di circa 20000 anni, fino a raggiungere il 𝐏𝐥𝐞𝐢𝐬𝐭𝐨𝐜𝐞𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞.  Troviamo un'Italia ben diversa rispetto a quella di oggi: la pianura Padana era una fredda steppa dove pascolavano mammut e bisonti, Corsica e Sardegna sono unite, formando una unica isola, la Calabria e la Sicilia sono attaccate (non c'era il problema del ponte sullo stretto), il mar Adriatico praticamente non esisteva ed il fiume Po sfociava 200/250 Km più a sud. Le terre emerse erano più estese rispetto ad oggi. Come mai tutte queste differenze? Ci troviamo nel corso dell'ultima grande glaciazione, la 𝐆𝐥𝐚𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐖𝐮̈𝐫𝐦. Le temperature medie erano più basse di circa quattro-cinque gradi rispetto ad oggi. Il livello del mare si era abbassato di circa 120 metri: questo abbassamento è dovuto al fatto che i ghiacci ricoprivano buona parte dell’emisfero settentrionale. Le Alpi erano sepolte da un’enorme calotta di ghiaccio, spessa p...