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Mio papà mi ha raccontato…

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Spesso ciò che ci raccontano i genitori delle loro esperienze di vita, ce lo ricordiamo in modo frammentario, per alcuni episodi, o frasi, o  situazioni che ci colpiscono e quindi diventano  ritagli di vita che restano più vivi nella memoria. Io ricordo una particolare vicenda che mio papà mi aveva più volte descritto, ma i particolari della storia, sono molto deboli e quindi non ho mai scritto nulla.  Un giorno, guardando tra vecchi scritti, mi è capitato in mano l’articolo che mio figlio Marco aveva portato a scuola, che parlava del periodo della Seconda Guerra mondiale e che raccontava la testimonianza del nonno. La cosa però che mi ha rallegrato è stata trovare anche i fogli che io avevo scritto a mano ascoltando il racconto di mio papà. Mi è sembrato di trovare un tesoro e, rileggendo quei fogli, mi è parso di tornare indietro con il tempo e di sentire la voce rotta di mio papà che provava a raccontare… Così ho pensato di ricopiare quegli appunti così come li avevo s...

Acqua che scorre non reca veleni

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C'è un punto, nel fondo della valle, dove il sentiero si incrocia con il torrente che scende vivo dalla montagna. Lì l'aria è sempre più fresca e il rumore dell'acqua che salta tra i sassi neri sembra il respiro stesso della terra. Il vecchio contadino si ferma lì ogni volta, non solo per far bere il cane, ma per riempirsi gli occhi di quel movimento infinito. Si china, immerge le mani callose nella corrente e poi le solleva, guardando le gocce brillare come diamanti prima di tornare nel flusso. ​"Vedi?" dice, senza nemmeno voltarsi. "Questo è il segreto per restare sani: non fermarsi mai. L'acqua che scorre non reca veleni. ​Finché l'acqua corre, salta, sbatte contro le rocce e canta tra i rami, resta viva. È nel movimento che si pulisce, che si libera dalle scorie, che prende l'ossigeno dal cielo. Il veleno, quello vero, nasce dove tutto è fermo. Nasce nelle pozze stagnanti, dove il fango si addormenta e l'aria si fa pesante. Lì l'acqua ...

Val d'Astico incontra

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Stiamo rovinando tutto

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  Sono la lucciola. Lampyris noctiluca. Vivo dieci giorni nella mia forma adulta. Inizio a fine maggio. Cinque giorni per accoppiarmi. Cinque giorni per deporre. Niente di più. 🌌 IL SEGNALE LUMINOSO Quello che vedi al crepuscolo del tuo giardino italiano — quei piccoli puntini gialli-verdi che pulsano nell'erba — sono i miei richiami sessuali. Le femmine emettono luce dalla parte addominale per attirare i maschi. Il segnale dura mezzo secondo, si spegne, si riaccende dopo 3-4 secondi. Pulsa per ore. I maschi volano nel buio, vedono il bagliore, si avvicinano, atterrano vicino alla femmina. Si accoppiano. Lei depone 200-300 uova nel terreno fra l'erba. Lui muore subito dopo. Lei muore in 4-5 giorni. 🌌 NON MANGIO. NON BEVO. Da adulta, le mie funzioni digestive sono atrofizzate. Sopravvivo solo alle riserve energetiche accumulate nello stadio larvale (che durava 1-2 anni nel suolo). Tutta la mia vita di adulta è dedicata a un solo scopo: riprodurmi e morire. I miei piccoli — che...

Proloco sul mare

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E anche i campi di colza hanno il loro fascino...

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Aria di primavera ad Arsiero

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La vignetta

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Le ferite psicologiche infantili

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É un po' lungo, ma lo trovo interessante. Avrete sicuramente sentito parlare delle ferite psicologiche infantili, ma cosa sono? E soprattutto come si possono curare? Proverò a spiegarvelo in termini semplici e chiari perché è una tematica molto importante e vale la pena conoscerla bene sia per noi stessi che per evitare trasmissioni generazionali. Le ferite psicologiche infantili sono i segni (ferite) lasciati da esperienze che, quando eravamo piccoli o piccolissimi, non abbiamo potuto comprendere, razionalizzare o gestire, ma che abbiamo comunque sentito con tutta l’intensità della nostra sensibilità di bambini. Il modo in cui siamo stati amati (o non amati nel modo in cui avremmo avuto bisogno) diventa la matrice delle nostre relazioni con noi stessi e con gli altri. In altre parole sono come delle tracce profonde nell’anima, delle cicatrici emotive (spesso ancora aperte) che influenzano il modo in cui cresciamo, ci relazioniamo e percepiamo noi stessi. Quando siamo piccoli, il n...

Apericarotando

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Libellule

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Stage di arrampicata spirtiva

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Ancora qualche posto libero  

Alla fortuna bisogna lasciare sempre una finestra aperta

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  Ci ricorda l’importanza di scostare le imposte non soltanto per lasciare entrare la luce del mattino, ma per avere fiducia che il giorno porti con sé qualcosa di buono. Una finestra socchiusa racconta un atteggiamento dell’anima: non l’imprudenza di chi si espone a ogni vento, ma la disposizione quieta di chi non vuole vivere barricato. C’è una differenza sottile tra proteggersi e chiudersi e, talvolta, quella differenza coincide proprio con uno spiraglio lasciato aperto mentre il resto della casa resta al sicuro. La fortuna, del resto, non ama i battenti serrati né le stanze dove l’aria è immobile. Passa leggera come una corrente leggera che cambia profumo alla stanza, e si trattiene solo dove trova un varco attraverso cui insinuarsi. Non annuncia il suo arrivo nè pretende attenzione. Così il gesto semplice di lasciare una finestra appena aperta, diventa una forma di fiducia silenziosa nella vita, un modo per dire che, nonostante le paure e le stagioni difficili, esiste ancora s...

La vignetta

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Imparare a custodire la propria mente

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La mente è il luogo dove nasce sia la nostra forza che la nostra rovina. Spesso non sono gli altri a spezzarci, ma i pensieri che alimentiamo ogni giorno: paura, insicurezza, rabbia, sfiducia. Come il ferro viene consumato lentamente dalla sua stessa ruggine, anche una persona può indebolirsi dall’interno senza accorgersene. Per questo è importante imparare a custodire la propria mente, scegliere cosa ascoltare e cosa lasciare andare. Perché quando impari a dominare i tuoi pensieri, diventi più forte di qualunque ostacolo esterno.