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L'occidente che si vergogna di esistere

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Ci sono civiltà che vengono distrutte dai nemici. E poi ci sono civiltà che iniziano a morire quando smettono di credere in sé stesse. Joseph Ratzinger lo aveva capito molto prima di tanti altri. Quando parlava dell’Europa, non descriveva soltanto una crisi politica o economica. Descriveva qualcosa di molto più profondo: una crisi spirituale, identitaria, quasi psicologica. Un continente stanco, incapace di riconoscere la propria grandezza, convinto che la propria storia sia soltanto un elenco di colpe. Ratzinger usò un’espressione fortissima: “odio di sé dell’Occidente”. Ed è esattamente ciò che vediamo oggi. L’Europa contemporanea sembra aver perso il coraggio di difendere la propria civiltà. Quando parla della propria storia, riesce a vedere quasi soltanto colonialismo, guerre, discriminazioni, oppressioni. Tutto vero, certo. Ma una civiltà che osserva sé stessa esclusivamente attraverso il filtro della colpa è una civiltà che si prepara lentamente alla dissoluzione. Perché l’Occide...

la Spensieratezza

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Qualche sera fa abbiamo partecipato, tramite collegamento da remoto, ad un incontro a più voci, nell’ambito dei festeggiamenti dedicati a S. Rita presso la comunità di Cittanova (RC). In particolare, abbiamo avuto modo di conoscere la storia di Monica: una donna passata attraverso quattro tumori e uscita vittoriosa. Nel suo racconto, Monica spiegava ciò che questa vicenda di dolore e rinascita le aveva dato e ciò che le aveva tolto. Con sicurezza ha affermato: “La malattia mi ha tolto la spensieratezza. Non l’ho più recuperata”. Si potrebbe ritenere quasi un bene la spensieratezza: non avere pensieri, dunque niente preoccupazioni, zero problemi, nulla attorno a cui affaticarsi interiormente. Perché proprio questo succede: il pensiero ti costringe ad applicarti con la tua interiorità. Chiama a raccolta le risorse che magari dentro di te sonnecchiano, e le spinge a concentrarsi attivamente attorno ad un oggetto. Anche ad Agostino l’esercizio del pensiero costava molto, in termini di fati...

Il Cuore

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Al primo posto della classifica delle Emoticon più utilizzate nel 2025 c’è proprio lui: il cuore. Che è anche il grande ispiratore di poesie o canzoni: con cuore fanno rima, solo per citarne alcuni: dolore; amore; fiore; ardore; candore… Indispensabile nel nostro vocabolario affettivo e comunicativo, il cuore tuttavia non si lascia circoscrivere dal sentimento/romanticismo con cui immediatamente lo associamo. Rimane oltre. Possiamo avvicinarne un ulteriore significato tramite l’immagine del nocciolo, che è il cuore di un frutto, la sua parte più interna, custode del futuro della pianta. Noi non siamo piante e non produciamo frutti; tuttavia anche noi possediamo una zona interiore, segreta e delicata, un luogo dove, per usare le parole di Agostino, «siamo comunque siamo» nella verità, senza maschere né sovrastrutture: il cuore, appunto. Dalla Bibbia apprendiamo che il cuore è il luogo dove si maturano le decisioni, dove si medita sul vissuto cercando raccordi di senso; dove si fa memori...

G R A Z I E

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  Verena e Famiglia Bonato ringraziano tutti coloro che nella giornata di ieri si sono adoperati per un aiuto nella ricerca di Emo. Purtroppo non siamo in grado di ringraziarVi personalmente tutti, ciononostante, in un momento per noi difficile, abbiamo sentito la vicinanza della Comunità e Vi siamo infinitamente grati. Un ringraziamento ai Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, al Comune, alla Protezione Civile e Soccorso Alpino per il lavoro svolto. In situazioni così disperate aver la fortuna di avere tante Persone disponibili che in un modo o nell'altro ti sono d'aiuto, ci fa capire quanto meravigliosa sia la nostra piccola Comunità. Un grazie di cuore a TUTTI VOI!!!

La Lavandaia

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  Le ginocchia affondavano nel cuscino di paglia foderato di juta, ma il freddo della pietra passava comunque, come un ago che cercava l’osso. La lavandaia non alzava lo sguardo. Per lei, il mondo intero era racchiuso in quel rettangolo di acqua corrente e nel perimetro di una camicia di lino che sembrava non voler cedere al candore. ​Il rito era iniziato ore prima, nel buio della cucina, con la liscivia. Lei versava l’acqua bollente sopra il tino coperto dal cenerazzo, un panno robusto che tratteneva la cenere di legna. Quel liquido filtrato, povero e potente, era l’anima della pulizia, un’alchimia di fuoco e residui che scioglieva il grasso del lavoro e il sudore della fatica. ​Ora, sulla sponda del fiume, il lavoro si faceva fisico, quasi estenuante. Il tessuto ora imbevuto d’acqua, diventava un nemico da domare. Pesava come piombo. Il sapone d'olio, scuro e profumato di resina, veniva passato con le nocche dolenti delle dita che sembravano ormai radici d’ulivo. Sbam. Sbam. La p...

La vignetta

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Essere lupo o asino?

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  Figlio mio, è meglio essere un lupo che tutti temono… che un asino che tutti usano. È una frase forte. Parla di dignità, di rispetto, di non lasciarsi sfruttare. Ma forse la verità sta nel mezzo. Non devi essere un lupo che incute paura per essere rispettato. E non devi accettare di essere un asino che tutti caricano di pesi. Meglio essere una persona che sa dire no. Che non si lascia usare. Che non ha bisogno di spaventare per farsi ascoltare. Il rispetto vero non nasce dalla paura. Nasce dai confini chiari. E il valore non sta nell’essere temuto,  ma nell’essere forte senza perdere l’anima. web

Io spero ridiventi un'abitudine

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Per anni, in molti paesi d’Italia, davanti alle case compariva immancabilmente una sedia: non un dettaglio, ma il filo che attraversava la giornata. Dopo cena, quando l’aria si faceva più fresca, le sedie apparivano una dopo l’altra lungo la strada, già lì, pronte senza bisogno di essere sistemate. Le donne conversavano a bassa voce, ma senza interruzione; gli uomini si fermavano, si sedevano e commentavano il lavoro, il tempo, le novità arrivate da qualcuno. Gli anziani restavano più a lungo, con lo sguardo fisso su quello che succedeva davanti. I bambini giocavano poco distante, e da quei seggiolini si vedeva tutto: chi rientrava a piedi, chi passava in bicicletta, le luci che si accendevano una dopo l’altra, i saluti che si ripetevano ogni sera, ma non erano mai esattamente gli stessi. Non servivano appuntamenti né inviti: bastava esserci. La strada diventava uno spazio condiviso, senza orari, e il ritmo della giornata si allentava. Le conversazioni non avevano un inizio preciso né ...

Un giretto spettacolare sopra Arsiero

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Boeing 747 in arrivo🤣🤣🤣

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Orario conad

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La vignetta

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"Buen Camino"

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“Buen Camino” con il coro Caviojo di Arsiero Nella splendida cornice della chiesetta di San Giorgio di Velo D’Astico, venerdì 22 maggio 2026, si è tenuto un concerto in ricordo dei tanti coristi che hanno lasciato questo mondo, per cantare nell’alto dei cieli. La piccola chiesa, antica e piena di significato, ha accolto tante persone per questa serata speciale dove il canto si è fatto preghiera, ricordo e speranza. Tanti i brani proposti, alcuni conosciuti, altri nuovi, ma tutti hanno avuto il potere di farci volare in alto, ci siamo cullati con le armonie e abbiamo ascoltato le parole dei testi. La musica unisce, accomuna, avvicina, condivide ed è una medicina preziosa per il cuore e l’anima: partecipare a un concerto di questo tipo, non può fare che bene, ci si sente più leggeri nonostante le fatiche di ogni giorno e diventa un balsamo che cura le ferite, che riempie i vuoti che ci intristiscono. Guardando tutto il gruppo di cantori, mi sono immaginata che accanto a loro ci siano sta...

Capelli neri, forti pensieri... capelli bianchi, pensieri stanchi

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Questo proverbio ha il passo lento del tempo che passa. Ha il sapore delle confidenze fatte di sera, quando ci si siede sulla panchina fuori dalla porta e si guarda indietro alla propria vita. ​Il vecchio contadino si toglie il cappello di paglia e lo posa sulle ginocchia. Passa una mano nodosa tra i suoi capelli, che ormai sono candidi come la neve che copre i campi a gennaio. Sorride con le rughe che gli incorniciano gli occhi, e comincia a parlare con quel tono calmo di chi non ha più fretta di arrivare da nessuna parte. ​"Vedete questi capelli bianchi? Una volta erano neri come le piume del corvo. E vi assicuro che allora, nella testa, c'era un gran terremoto.  ​Quando sei giovane, la testa è una fucina sempre accesa. I pensieri sono forti, tenaci, a volte feroci. Vuoi spaccare il mondo, vuoi arare più terra degli altri, insegui i desideri, accumuli rabbia, passioni e  progetti. La testa non si ferma mai, neanche di notte; è un continuo fare calcoli, avere ambizioni, torme...

Dopo Caporetto

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Dopo Caporetto, l'Italia scavò una città intera dentro una montagna. Novembre 1917. Il fronte italiano era appena collassato nel peggiore disastro militare della sua storia. Trecentomila soldati prigionieri, quattrocentomila in rotta. Il Monte Grappa era l'ultima linea. Il colonnello del Genio Nicola Gavotti ricevette un ordine semplice e impossibile: rendere la montagna inviolabile. La risposta fu scavare dentro di essa. Comincia così la storia della Galleria Vittorio Emanuele III — un sistema sotterraneo che nei mesi successivi avrebbe cambiato le sorti della guerra sul fronte italiano. Il progetto era brutale nella sua ambizione: circa 5 chilometri di gallerie ricavate nella roccia viva di Cima Grappa, a 1.776 metri di quota, con 24 perforatrici meccaniche che lavoravano giorno e notte. Quarantamila metri cubi di roccia asportati. Aspetta. Non era solo un rifugio. Era un'intera città militare: comandi, depositi munizioni, infermerie, ricoveri per la truppa. Postazioni pe...