Post

La Chiesa è vuota e non è colpa solo dei Preti

Immagine
  Smettiamola di piangere sui seminari vuoti. Il vero scandalo non è l’altare senza prete, ma l’altare senza popolo. Per decenni ci siamo cullati nell’illusione che bastasse "tenere aperto" per essere Chiesa. Abbiamo dato la colpa alla mancanza di vocazioni, ignorando il convitato di pietra: i fedeli si sono dileguati. La parrocchia italiana sta diventando un ufficio servizi: chiediamo il sacramento, ma non offriamo il tempo; vogliamo la messa di quartiere, ma non alziamo un dito per la sagrestia; ci diciamo "cattolici" per tradizione, ma viviamo la domenica come un semplice segmento di tempo libero tra la palestra e il centro commerciale. Le strutture restano in piedi, ma sono gusci vuoti. Catechisti che non hanno ricambio, consigli pastorali che sembrano club per nostalgici e una generazione di "under 40" che della comunità non sa più che farsene. Inutile accorpare parrocchie o ridisegnare confini sulla carta: la fede non è un problema amministrativo. I...

Hanami - la festa dei ciliegi in fiore in Giappone

Immagine
Foto inviatemi da una mia Amica che é in ferie in questo periodo in Giappone appositamente per l'Hanami Si tratta della festa della fioritura dei ciliegi, vera e propria tradizione di primavera in Giappone. Capiamo meglio di che si tratta e... dove celebrarla anche in Italia! Non una semplice fioritura, ma un vero e proprio spettacolo della natura e una cura per lo spirito. L’Hanami, lo spettacolo dei ciliegi in fiore si trasforma in una vera e propria festa della fioritura e della primavera ed è ormai nota in tutto il mondo. Gli iconici alberi rosa del Giappone diventano uno spettacolo da godere a partire dalla fine del mese di marzo, quando gli alberi di ciliegio si riempiono di tanti delicati fiori sui toni del rosa e del bianco creando un vero e proprio ombrello profumato. L’Hanami è ormai una tradizione che ha conquistato anche altri paesi, visto che è sempre più evidente quanto sia importante riconnettersi con la natura anche per curare il sempre più diffuso Nature deficit d...

Le campane di Agnone

Immagine
  In un paese di 6.000 persone, la stessa famiglia fonde campane da 1.000 anni. Nessun robot. Nessuna automazione. Le stesse mani — 27 generazioni di fila — che plasmano argilla e bronzo nel mezzo del Molise. Agnone è un posto che non trovi per caso. Meno di 6.000 abitanti, nessuna autostrada, nessun aeroporto nelle vicinanze. Eppure da qui escono campane che suonano in mezzo mondo. La Pontificia Fonderia Marinelli esiste dal 1000 d.C. La prima campana documentata porta la firma di Nicodemo Marinelli, detto "Campanarus" — anno 1339. Da quel momento, la famiglia non ha mai smesso. Nel 1954 il Presidente della Repubblica italiana le assegnò la medaglia d'oro come "ditta più anziana per attività e fedeltà al lavoro in campo nazionale". In campo nazionale. Non in Molise: in tutta Italia. E qui arriva il bello. Ogni campana richiede almeno tre mesi di lavorazione manuale. Tre mesi per un oggetto solo, fatto a mano, con la stessa tecnica del Medioevo. Argilla modellat...

Abbiate cura della fragilitá altrui

Immagine
Abbiate cura della fragilità altrui.  E se proprio non ci riuscite,  almeno rispettatela.  Come si rispetta un semaforo,  la fila al supermercato,  l'ordine esatto delle parole nelle preghiere.  Accettatela.  Come gli occhi blu, neri, castani,  quelli gialli dei gatti.  Come la bellezza, l'intelligenza,  la dolcezza, la riservatezza.  Chi è fragile non è debole.  Forse è addirittura più forte.  Perché è abituato a sopportare  il peso delle proprie insicurezze  oltre a quello delle quotidiane  difficoltà, nelle salite della vita.  E vive ben due mondi.  Quello dentro di sé,  sconfinato e incerto,  e quello fuori, che stuzzica i punti deboli   e urla forte in faccia.  Abbiate cura della fragilità  altrui.  È una  rosa d'inverno.  È capace di grandi cose   come il mignolino, il dito più piccolo  di una mano, che riesce, da solo,  a far r...

Proloco sul mare

Immagine

81° dell'Eccidio di Pedescala - Forni - Setteca'

Immagine
 

La vignetta

Immagine
 

Più Sveva e meno arroganza

Immagine
  Nel mondo caotico, kitsch e ormai al tramonto della tv generalista, la divulgazione culturale ha poco spazio e pochissime certezze. Sveva Sagramola è una di queste, di certo la più rassicurante. Sveva e il suo Geo, alla cui conduzione è talmente legata che pare impossibile pensare ci sia stato un tempo in cui il programma non esisteva, occupano uno spazio unico, quasi spirituale nella divulgazione. Un tipo di storytelling che amo definire “ecologia dei sentimenti”.  La sua strategia comunicativa non si basa sull'autorità del sapere accademico – come un Barbero - né sullo stupore dell'effetto speciale di Alberto Angela, ma sulla costruzione di un legame quotidiano con lo spettatore. Sveva è colei che modera il ritmo, che rallenta il nostro battito. In un mondo che ha sempre più fretta, lei non si limita a rallentare, lei impone la lentezza e l'ascolto, come una padrona di casa accogliente che apre le porte di un mondo arcaico in modo dolce ma assertivo.  La sua è una com...

Pensiamo a quanto siamo fortunati ora

Immagine
  Fino agli anni '60, tutta la famiglia italiana si lavava nella stessa acqua — e il bambino più piccolo era sempre l'ultimo. Non era una questione di incuria. Era la norma. Nel 1951, l'80% delle abitazioni italiane — quasi 19 milioni su 23 — non aveva un bagno con acqua corrente. Non era un'eccezione rurale: riguardava la maggioranza del paese. Il rito del bagno si svolgeva con una tinozza di legno o di metallo, riempita con 20-30 litri d'acqua scaldata sul fuoco, pentola dopo pentola. L'acqua non si cambiava. Si seguiva un ordine preciso, uguale in quasi tutte le famiglie: prima il capofamiglia, poi la moglie, poi i figli, dal più grande al più piccolo. L'ultimo della fila si immergeva nell'acqua già usata da tutti gli altri: più fredda, più sporca, più scura. Il consumo totale di acqua domestica pro capite, in quegli anni, era di 10-20 litri al giorno. Non per il bagno: per tutto. Cucina, pulizie, bucato, igiene personale. Oggi al rubinetto ne usiamo ...

La cenere

Immagine
La maggior parte delle Persone spazza via la cenere del camino, ma non sa che è potassio puro, un disinfettante secolare e il correttore di ph che il terreno aspetta ogni inverno. Ogni famiglia italiana con un camino o una stufa a legna produce 20-40 kg di cenere a stagione. La cenere finisce nel bidone dell'indifferenziata, nella discarica, nella spazzatura — perché "è sporco." Ma quella polvere grigia è il concime invernale più antico del mondo — usato per 10.000 anni dall'agricoltura umana prima che esistessero i sacchetti al garden center. La cenere del camino contiene tutto ciò che l'albero ha estratto dal terreno in 30-50 anni di vita — concentrato in un pugno di polvere. 1. Potassio Concentrato per il Frutteto e l'Orto La cenere di legna contiene il 5-10% di potassio in forma immediatamente disponibile (carbonato di potassio) — il nutriente che le piante da frutto e da fiore consumano di più durante la fioritura e la fruttificazione. Il potassio rafforz...

Il ragno crociato

Immagine
 Ogni ragno crociato che trovi nella tela tra i rami non è un pericolo. È l'ingegnere più preciso del tuo giardino — e la sua tela cattura centinaia di insetti a settimana senza che tu muova un dito. Lascia la tela dove l'ha costruita, e lei ripulirà l'aria del tuo giardino meglio di qualsiasi trappola elettrica. Perché i ragni crociati sono importanti: - Catturano mosche, zanzare, moscerini, afidi alati, vespe, falene — qualsiasi insetto volante che finisce nella tela è cibo - La tela lavora ventiquattro ore su ventiquattro — il ragno dorme, la tela cattura. È una trappola passiva che non consuma energia quando il predatore riposa - Ogni tela viene ricostruita ogni notte — il ragno mangia la vecchia tela per recuperare le proteine della seta, e ne tesse una nuova prima dell'alba. Ogni mattina la tela nel tuo giardino è un'opera fresca - Controllano le popolazioni di insetti volanti nel raggio della tela — un singolo ragno crociato cattura centinaia di prede a setti...

Chi pone cavolo d'aprile... tutto l'anno se ne ride

Immagine
  Si allarga oltre l’orto e diventa un modo per parlare del tempo giusto in cui compiere le cose.  Non basta agire, né basta impegnarsi: ciò che fa davvero la differenza è saper riconoscere quando è il momento adatto, quello in cui le condizioni permettono a ciò che iniziamo di crescere senza ostacoli. Aprile, in questo senso, non è solo un mese, ma rappresenta l’occasione favorevole, quell’equilibrio tra attesa e azione che non si può forzare. Chi riesce a coglierlo, costruisce qualcosa che dura, perché parte da una base solida, accordata con il ritmo naturale degli eventi. Il “ridere” non è superficialità, ma il segno di una serenità che arriva dopo, quando le scelte fatte nel tempo giusto continuano a dare frutto senza sforzo.  È una soddisfazione che nasce dal sapersi muovere con misura, senza anticipare né inseguire, ma restando in sintonia con ciò che la vita, in quel momento, rende possibile.  La casetta in campagna

L'odore dell'erba tagliata

Immagine
  L’odore arriva prima ancora di vedere l’erba. Si diffonde nell’aria all’improvviso, verde e vivo e denso, come qualcosa che è stato appena liberato. È un profumo pieno. Sa di steli spezzati e di linfa aperta, di qualcosa che fino a un attimo prima cresceva silenzioso e ora si lascia sentire tutto insieme. L’erba tagliata cambia il respiro dei luoghi, riempiendo lo spazio e i sensi. Permane. Non passa inosservata, né resta in disparte. È quasi una presenza. Dentro quell’odore ecco che torna alla mente qualcosa di lontano. Corse a piedi nudi, mani sporche di verde, pomeriggi lunghi che non finivano mai. Quella leggerezza semplice che non aveva bisogno di essere spiegata. C’è qualcosa di netto in quel profumo. È vero. Ha dentro tutta la forza della terra insieme ad una specie di quiete, come se dopo il taglio tutto trovasse un nuovo ordine. Quel profumo permane nell’aria anche quando il taglio è finito. Si stende piano, si abbassa, si mescola al caldo del giorno. E per un attimo, se...

E se per San Marco gocciola lo spino, sarà abbondanza di pane e vino

Immagine
​ Vedi quella siepe? È il biancospino. Se oggi, che è San Marco, vedi le gocce di pioggia scivolare giù dalle sue spine, non darti malinconia. Anzi, accenna un sorriso. ​Quella pioggia lì è oro liquido che cade al momento giusto. Se lo spino 'gocciola', significa che la terra si sta inzuppando bene, proprio quando il futuro grano ne ha più bisogno per farsi alto e biondo, per riempire la spiga che un domani diventerà farina e pagnotte calde. Senza quell'umidità adesso, il pane sarebbe piccolo e duro. ​E guarda la vite. Ha appena iniziato a piangere la sua linfa, sta preparando i grappoli. Una pioggerellina leggera a fine aprile pulisce le foglie nuove, scaccia la sete della terra e prepara la pianta a sopportare il fuoco dell'estate che verrà. ​Quindi lascia che piova pure oggi. Se San Marco decide di bagnare lo spino, vuol dire che la dispensa sarà piena e la cantina pure. È il patto di aprile: un po' di fango oggi per avere i calici alzati e la pancia piena domani...

Gradite presenze in Paese davanti al cimitero di San Pietro

Immagine
foto di Marie Jeanne