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Salvare una Persona?

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La cosa più pericolosa è salvare una Persona... Sembra una frase dura, vero? Eppure fin da piccoli ci hanno insegnato che salvare è un gesto nobile. Che una brava persona deve aiutare. Sacrificarsi. Essere sempre disponibile. Restare accanto. E tutto questo è meraviglioso… Fino a quando l’aiuto non si trasforma in salvataggio. Tra queste due parole esiste una differenza enorme. Quando aiuto una persona, credo nella sua forza. Quando la salvo, inizio a credere che senza di me non ce la farà. Ed è proprio lì che nasce la dipendenza. A volte è così sottile che nemmeno ce ne accorgiamo. E, paradossalmente, fa stare bene entrambi. Chi salva si sente indispensabile. Chi viene salvato si sente protetto. Sembra che tutto funzioni. Ma col tempo accade qualcosa. Uno si stanca. L’altro smette di crescere. Uno continua a dare sempre di più. L’altro aspetta sempre di più. E, alla fine, entrambi soffrono. Il paradosso è che il Salvatore, molto spesso, non sta cercando di salvare l’altro. Sta cercand...

Provare a mettersi in discussione

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Vorremmo che certe cose cambiassero da sole: il lavoro, le relazioni, le situazioni che ci fanno stare stretti. Ma spesso continuiamo a rispondere agli eventi con gli stessi pensieri, le stesse abitudini e le stesse reazioni di sempre. E allora la vita cambia poco. Non per cattiveria, ma per coerenza. Perché se seminiamo le stesse scelte, raccogliamo risultati molto simili. La parte più difficile non è cambiare ciò che accade fuori. È accorgersi di ciò che, dentro di noi, continua a mantenerlo uguale. E diciamocelo: lamentarsi richiede meno energia che mettersi in discussione. Ma produce anche molti meno risultati.

In ogni acqua del mondo il torbido è sul fondo

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  Il ruscello che scende dalla sorgente sembra un nastro di cristallo puro. Sulla riva, il contadino si china con calma per riempire la borraccia, stando bene attento a non toccare con la punta dello scarpone la ghiaia sul fondo del torrente. Poi, allunga un rametto di nocciolo e smuove appena la melma nera che riposa sotto i ciottoli leggeri; in un istante, l'acqua trasparente si fa scura, sporca e velata di fango. ​Il contadino ritira il ramo, attendendo che la corrente si porti via la macchia, affinché il torrente torni limpido come prima. ​"A vederla dalla superficie, certe volte la gente sembra limpida come l'acqua di questa sorgente. Tutto appare pulito, lucido, senza una macchia. Ma non vi fidate solo di quello che rimane a galla. Mia nonna, quando sentiva parlare di certi personaggi del paese che volevano sembrare dei santi senza macchia, guardava il secchio del pozzo e lo ripeteva sempre: in ogni acqua del mondo il torbido è sul fondo. ​È la natura di tutte le cos...

Ti sblocco un ricordo

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Quattro passi per il giubileo

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La vignetta

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La vera misura

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  La vera misura si vede quando scegli di non parlare. Non quando tutto va bene, non quando qualcosa va storto. Proprio lì, nel mezzo. Succede spesso. Quando si vince, viene naturale volerlo dire, farlo notare, spiegare come ci si è arrivati. Quando si perde, la reazione è immediata: giustificarsi, alzare la voce, cercare un motivo fuori da sé. Ma non sempre serve. Col tempo si impara a stare dentro quei momenti senza riempirli di parole. Vincere non ha bisogno di essere mostrato per avere valore. Se è solido, si vede comunque. E quando è gestito con misura, resta più a lungo. Non serve mettere gli altri più in basso per sentirsi più in alto. Anche perdere ha il suo modo di essere affrontato. Non è leggero, non passa subito. Ma si può attraversare senza trasformarlo in qualcosa da esporre. Restare composti, anche quando dentro qualcosa si muove, cambia il modo in cui si va avanti. E da lì si cresce. Il silenzio, in questi casi, non è assenza. È scelta. È capire quando fermarsi, qua...

I viaggi della cicogna

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Per la gioia di Mamma Virna, Papá Andrea e dei Nonni.  Auguri e congratulazioni a tutti e al piccolo Pietro un futuro radioso!

Con un salto non si arriva in Paradiso

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Il sole ha superato la cima del colle e proietta un'ombra lunga e dritta lungo il sentiero di sassi che sale verso la pieve. L'aria del pomeriggio è ferma, rotta soltanto dal suono cadenzato del martello che batte sulla pietra da taglio. ​Il nostro contadino si ferma a guardare il muretto a secco che sta tirando su da questa mattina. Ha le mani sporche di calce e le ginocchia polverose. Con il dorso del guanto si asciuga la fronte, poi sposta lo sguardo verso la salita ripidissima che porta al colle più alto, dove una volta un giovane del paese aveva provato a salire di corsa per una scommessa, finendo solo per spaccarsi una caviglia alla prima svolta. ​"La gente di oggi ha sempre una gran fretta di arrivare in cima. Vogliono tutto e lo vogliono subito: la ricchezza senza  fatica, la saggezza senza gli anni, la pace senza aver prima imparato a soffrire. Pensano che la vita sia come un fosso che si può superare con uno slancio. Ma mio padre, quando mi vedeva correre nei sol...

Ti sblocco un ricordo

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Deposizione delle Ceneri

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Ma lei, quando è in ferie, pensa a noi?

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Qualche volta me lo chiedono scherzando, prima di salutarci. E io magari rispondo: “Certo. Ormai conosco tutte le puntate, vorrò pure sapere come continua”. Ci ridiamo su, come spesso accade in terapia quando dentro una domanda apparentemente leggera c’è anche qualcosa che leggero non è affatto. Le ferie per me sono preziose, necessarie e rigeneranti. Il mio è un lavoro che mi assorbe molto. Quando sono in seduta, io sono davvero lì.  È faticoso come tanti altri lavori, con una particolarità: lo strumento attraverso cui lavoro sono anche io. La mia mente, la mia sensibilità, la capacità di essere presente e di fare spazio dentro di me alla vita dell’altro. Per questo, dopo molti mesi, sento il bisogno di ossigenarmi, di riempirmi di paesaggi nuovi, risate, libri, silenzio, natura e cose leggere. Di lasciare depositare ciò che ho ascoltato, un po’ come un filtro che ogni tanto va pulito per poter tornare a fare bene il proprio lavoro. Non parto pensando: “Finalmente per un po’ non d...

La forza di una Donna

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Ci hanno insegnato per troppo tempo che la forza di una donna si misura nella sua capacità di restare, di adattarsi, di legarsi a qualcuno. Come se la sua realizzazione dipendesse sempre da una presenza accanto. Ma esiste una forza silenziosa, spesso sottovalutata, che nasce quando una donna impara a camminare con le proprie gambe, a costruire il proprio mondo senza appoggiarsi a nessuno. Prosperare nella propria solitudine non significa rifiutare l’amore, ma non averne bisogno per sentirsi completa. Significa guardarsi allo specchio e riconoscere il proprio valore, anche quando non c’è nessuno ad applaudirlo. È saper trasformare il silenzio in spazio creativo, le cadute in lezioni, le ferite in cicatrici che raccontano resilienza. Una donna che riesce a fiorire da sola ha affrontato le sue paure, ha attraversato notti di dubbio e ne è uscita più consapevole. Non rincorre attenzioni, non si accontenta di briciole, non resta dove non è rispettata. Ha imparato che la compagnia più import...

Chi vuole mosto, zappi la vite ad agosto

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  Il calore del primo pomeriggio sale dal terreno a folate calde, che fanno tremolare i contorni dei filari piantati lungo il crinale della collina. L'aria profuma di terra bruciata dal sole e di mosto che comincia lentamente a formarsi dentro i chicchi d'uva, ormai scuri e lucidi sui tralci. ​Il.contadino si ferma a metà del filare, appoggiando entrambe le mani sul manico consumato della zappa. Il sudore gli segna la camicia lungo la schiena, ma nei suoi occhi non c'è fatica, solo lo sguardo attento di chi sta controllando ogni singola zolla di terra attorno alle radici della vite. Con la punta dello scarpone sposta un mucchietto di zolle smosse, lasciando respirare il terreno pulito dalle erbacce. ​"La gente pensa che ad agosto la campagna sia tutta un riposare all'ombra in attesa del raccolto, che basti guardare l'uva che cambia colore e aspettare che settembre porti i cestini per la vendemmia. Ma chi ha il vino nel sangue sa che la terra non regala niente a...

Don Fernando: 60 anni di sacerdozio

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Storiella con morale

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  Pensavo di andare solo a cena. Poi una frase di mio padre mi ha fermato. Sono entrato nel solito cortile mentre si accendeva la luce del portico. Quella luce gialla, sempre uguale, che cade sul cemento crepato e sfiora il cofano della macchina vecchia parcheggiata sotto l’albero. Per me ha sempre voluto dire una cosa sola: essere a casa. Mia madre è uscita prima che bussassi. Grembiule sporco di farina, viso acceso dal calore del forno. —La cena è pronta. Lo ha detto con la stessa voce di quando tornavo dagli allenamenti, con le ginocchia sbucciate e i calzini sporchi. L’odore mi ha avvolto subito. Il suo pasticcio di pollo, quello delle domeniche. Non lo mangiavo da anni, ma è bastato un attimo per tornare indietro. La cucina di sempre. I piatti diversi tra loro. I bicchieri di plastica. La risata di mio padre. E quella sensazione che il tempo fosse infinito. Mio padre stava apparecchiando. Capelli ormai quasi bianchi, pochi. Le spalle un po’ piegate. Ma quando si è avvicinato p...

Avvisi funebri (FC)

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 (originaria di Casotto)

La lunaria o la moneta del Papa

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La Lunaria o Moneta del Papa, è la magia d'argento dei giardini, la pianta misteriosa ed elegante che sembra catturare la luce della Luna e trasformarla in monete di madreperla. ​La Lunaria è una pianta dal fascino unico. In primavera si veste di fiori viola o purpurei profumati, ma la sua vera metamorfosi avviene a fine estate, quando i fiori lasciano il posto ai frutti: piatti, tondi e simili a medaglioni chiamati siliquette. ​Quando il frutto matura e secca, i due gusci esterni cadono rivelando la membrana interna: un disco sottilissimo, traslucido e madreperlaceo, che brilla al buio riflettendo i raggi lunari. Spezzando le siliquette secche, le monete d'argento rimangono attaccate ai fusti, creando composizioni floreali che possono durare per decenni senza mai perdere il loro splendore In Italia il nome comune deriva dalla somiglianza di questi dischi traslucidi con le antiche monete d'argento dello Stato Pontificio. Nel folklore contadino, regalare un mazzo di Lunaria ...

Sii luce

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  Sii la mano che non hanno teso con te. Dí la verità che a te hanno tenuto nascosta. Se hai subito ingiustizia: sii giusta, tu. Se hanno indossato una maschera, divieni trasparente. Dove hanno avuto paura, tu ama. Per quanto qualcuno abbia potuto non fare per te: sia ora la tua presenza un balsamo. Per le parole nere che ti hanno attraversato le orecchie e la pelle, fa ovunque incantesimi di magia bianca con il tuo dire benedetto. Il mondo non ha bisogno né della tua vendetta, né del tuo stare sulla difensiva. Sii quella luce che avresti voluto accendere quando eri al buio. Gloria Momoli 

La prima inaugurazione del Ponte di Roana

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Enzo Magnabosco  

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Chi è il "vero Leader"?

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“Abbiamo bisogno di leader forti per governare il mondo. Certo. Prima però dovremmo fare chiarezza sul concetto di grandezza e di forza. Grande è colui che cammina senza la necessità di calpestare gli altri. Grande è colui che cresce senza dover ridurre nessuno e che sa salire senza trasformare gli altri in gradini.  Oggi possiamo vedere molti leader mondiali che confondono il dominio con il valore. E il loro uso della violenza è la forma più alta di incompetenza. È l’incapacità di generare alternative, è la rinuncia al pensiero libero, alla visione guaritrice, alla responsabilità reale sul valore della vita.  Eppure li chiamiamo “uomini forti”, dimenticandoci che la vera forza non è quella che schiaccia, ma quella che solleva. Chi è veramente forte non umilia, al contrario riconosce, e non divide, ma costruisce ponti e riesce a includere.  Io credo ancora che sia possibile custodire la propria direzione senza perdere l’umanità lungo il cammino. Basterebbe anche solo tene...

Il fico

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  Il fico è il gigante dolce e nodoso dell'estate, l'albero antico che spacca la roccia con le sue radici e riempie l'aria di campagna con quel profumo inconfondibile, denso e lattiginoso. E' un albero scultoreo, dalla corteccia grigia e liscia. Le sue grandi foglie lobate, ruvide al tatto, rilasciano una linfa bianca e appiccicosa che porta con sé l'odore più puro del solleone. ​Ma la vera sorpresa del fico sta nel suo frutto. Quello che noi chiamiamo "fico" non è un frutto dal punto di vista botanico, ma una struttura cava chiamata sicono. I veri fiori della pianta sono minuscoli e nascosti all'interno di questa sacca verde o viola. Per essere impollinati, i fichi selvatici usano un patto di simbiosi unico con una minuscola vespa impollinatrice che entra da un microscopico foro al fondo del fico per compiere la sua missione. ​Il fico ci regala spesso due doni durante l'anno: i fioroni, che maturano a inizio estate sui rami dell'anno precedent...

Riflessione interessante

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El brìscolo

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  [Gianni Spagnolo©26H10] Sul brìscolo a se ghén briscolà tuti, … ancamassa ciò! Era forse il divertimento più diffuso ed accessibile, così che ce l’avevano un po’ tutti nelle pertinenze di casa. Complice la sua semplicità e versatilità in termini di struttura e materiali, ma soprattutto la giocosa ebbrezza che provocava. Non mancavano certo le travi a cui appenderlo. Intel bàito, intela téda, soto al portego  e, ovviamente,  sugli alberi. Erano parecchie le strutture che si prestavano all’installazione di questo semplice attrezzo, per il quale bastavano du sogàti e on toco de tola. E vanti a briscolàrse! Ne esistevano di tanti tipi e misure, di brìscoli , fatti con i materiali più disparati e non sempre adattati alla corporatura degli scapestrati utilizzatori, che spesso eccedevano l’età in cui briscolàrse  liberamente era ancora tollerato. Il mio brìscolo era appeso nel sottoscala prima e nel bàito poi, così non disturbava nessuno. Ce l’aveva costruito ...

Disse la canapa al lino: Quando tu ti consumi, io mi raffino

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  La grande cassa di legno vicino alla madia è aperta, e ne esce quel profumo antico di bucato fatto con la cenere. Il contadino allunga la mano all'interno ed estrae due teli piegati con cura: uno è di canapa grezza, ruvida al tatto, pesante e tessuta fitta; l'altro è una tela di lino sottile, morbida, che scivola tra le dita come acqua fresca. ​Li appoggia sul tavolo in noce, accarezzando la superficie della canapa. Quei segni sulla stoffa gli ricordano le mani di sua madre, che lavorava al telaio nelle lunghe sere d'inverno, quando il freddo bussava alle finestre. ​Sorride con una punta di nostalgia, rimirando la forza di quella fibra rustica che non si è mai arresa agli anni. ​"Questa tela la realizzò mia nonna quando era ancira una ragazza. Guardate il lino... bellissimo, finissimo, una gioia da toccare quando è nuovo. Ma usatelo, lavatelo dieci, venti, cinquanta volte... a furia di sfregare e di stare al sole s'assottiglia, perde corpo, fino a diventare un ve...

Ti sblocco un ricordo😊

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Un viaggio musicale

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