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Giochi di bimbe

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  A volte succede che un’immagine sblocchi un ricordo e quello che è sepolto nella memoria riemerga con forza. Anche un piccolo semplice gioco di quando ero bambina, può diventare un ricordo ancora nitido e presente. A casa mia avevamo l’abbonamento con FAMIGLIA CRISTIANA ed io e mia sorella aspettavamo con ansia l’arrivo della rivista perché spesso conteneva due pagine con cui potevamo giocare per ore. Per avere a disposizione quei due fogli, bisognava attendere che papà avesse terminato di leggere e poi iniziava il gioco: si incollavano le due pagine  su un cartoncino e con attenzione e precisione si ritagliavano le immagini. C’erano delle bamboline con tanti vestitini che appoggiati e fissati con delle linguette, ci davano modo di fare tanti cambi d’abito di ogni genere. La mamma ci aveva dato una scatola di scarpe che si era lentamente riempita di bambole di carta e vestiti; per noi due erano un piccolo tesoro e lo custodivamo con cura. Erano cose semplici che non costavan...

Una voce fuori dal coro: la depressione

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La depressione nasce dalla perdita di qualcosa che può essere riconquistata. Lo sostiene Eugenio Borgna, rinomato psichiatra italiano. La sua è una voce fuori dal coro, in una società dove diviene sempre più preponderante la medicalizzazione della sofferenza psichica e in cui anche il dolore da lutto rischia di essere patologizzato. Una società che antepone la somministrazione di una pillola magica all’ascolto attento e incondizionato del dolore altrui. Dimenticando che ciò di cui tutti abbiamo un bisogno sconfinato è qualcuno che sia capace di ascoltarci. E che sappia farlo anche quando non sappiamo come mettere in fila le parole affinché abbiano un senso o quando semplicemente abbiamo una mancanza intollerabile che cerchiamo disperatamente di mettere tra parentesi. Perchè ci sono ferite che si rimarginano e lasciano solo una cicatrice come souvenir di un dolore sconfitto. E ce ne sono altre resistenti ad ogni tentativo di medicazione. Non conoscono cura e obbligano a riorganizzarci i...

Animali terapeutici

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  Per chi soffre di depressione e assume farmaci, ogni tanto è da mettere in conto quel periodo in cui la botta ritorna. La ricaduta, se vogliamo. E bisogna aspettare che passi.  Magari un piccolo evento negativo, una settimana di nuvole, un imprevisto che sfugge alle manie di controllo che usiamo per illuderci di essere al sicuro. Bastano pochi ingredienti per sentirsi come se all’improvviso non ci fossero più motivi per vestirsi e uscire. È come se fossi più pesante e occorresse più forza per sollevarsi e camminare. E poi c’è l’apatia. C’è quel pensiero intruso che ripete tanto non serve a niente. E ancora, il buttare tutto all’aria. L’essere intrattabile, suscettibile, il prendersela con chi non c’entra. Il desiderio di rompere ciò che ha sempre funzionato. È una grossa malinconia immotivata. Come se ci avessero traditi, abbandonati e strappato le speranze. Ma è solo chimica. È nella testa. È reale solo in quei cortocircuiti cerebrali. Fuori, probabilmente, non è successo g...

Ti sblocco un ricordo

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Onore alle radici

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La vignetta

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Il controllo sociale

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  Viviamo in un flusso continuo di notizie, ma che spesso non cambiano nulla della nostra vita. Piccoli scandali, litigi costruiti, curiosità senza peso, tutto ciò che serve a riempire lo spazio, a tenerci occupati, a farci reagire invece che riflettere. Intanto, le questioni davvero importanti, quelle che riguardano diritti, lavoro, salute, ambiente, potere, scorrono sullo sfondo, quasi invisibili. È così che funziona la distrazione di massa: non ti impedisce di vedere, ti fa guardare altrove. Non è un caso. È un metodo. Un modo per guidare l’attenzione pubblica come si guida un fascio di luce: illuminare ciò che conviene, lasciare in ombra ciò che potrebbe generare domande, dubbi, consapevolezza. Perché un cittadino distratto è più facile da gestire. Un cittadino informato, invece, è imprevedibile: chiede spiegazioni, pretende trasparenza, non accetta versioni preconfezionate. Rallentare, approfondire, scegliere cosa leggere e cosa ignorare è diventato un atto di autodifesa. Ripr...

I dolci di una volta

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I nostri Nonni mangiavano pochissimi dolci: Zabaione Crema pasticcera  Tiramisù  Burro e zucchero  Ognuno di queste leccornie possedevano una buona quantità di zucchero, ma un'altrettanta se non di più, buona quantità di grasso.  Grasso più zucchero è un connubio ottimo, perché l'effetto saziante è dato dal grasso, e lo zucchero viene assorbito lentamente. Il grasso è il nostro alleato per spegnere la fame e per dare sazietà.  Prova a mangiare 1/2 kg di yogurt. Se sei affamato và giù che è un piacere. Invece 1/2 kg di mascarpone, o burro è impossibile da mangiare.  I nostri vecchi conoscevano per esperienza tramandata dall'esperienza che uno zucchero può essere una coccola, ma moderato con il grasso. Ai nostri tempi impazziti di diete, i grassi sono cacciati, squalificati, perdendo il posto d'onore che meritano quali precursori di ormoni e colesterolo buono. (gli ormoni sono fondamentali per la salute e il colesterolo è un protettore dell'ossidazione e dell...

La maldicenza

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La maldicenza non entra nelle nostre vite facendo rumore. Non bussa, non si presenta. Si insinua piano, come una crepa sottile che attraversa un vetro apparentemente intatto. All’inizio sembra innocua, quasi una confidenza, una parola detta “tanto per”. Ma ogni frase sussurrata alle spalle di qualcuno lascia un segno, prima dentro di noi e poi intorno a noi. Il problema non è solo ciò che diciamo. È ciò che diventiamo mentre lo diciamo. Quando parliamo male di chi non ci ha fatto nulla, stiamo permettendo alla diffidenza di guidarci, all’insicurezza di trovare voce. Senza accorgercene, iniziamo a guardare gli altri con sospetto, a interpretare ogni gesto come un attacco, a costruire nemici dove non esistono. La maldicenza è un veleno lento: altera la percezione, rovina i legami, sporca la serenità. E la cosa più pericolosa è che spesso la giustifichiamo, la minimizziamo, la chiamiamo “sfogo” o “verità”. Ma la verità non ha bisogno di essere sussurrata nell’ombra. Ogni volta che sceglia...

Miti e leggende - l'alloro

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  Ci sono piante che non attraversano i secoli per caso. Alcune continuano a vivere perché custodiscono una storia più grande di loro. L’alloro è una di queste. Nell’antica Grecia si narrava di Dafne, ninfa libera e selvaggia, amata da Apollo. Per sfuggire al dio e restare fedele a sé stessa, chiese aiuto alla Terra e venne trasformata in un albero dalle foglie lucide e profumate. Apollo, sconfitto ma ancora innamorato, dichiarò sacra quella pianta e promise che il suo nome non sarebbe mai stato dimenticato. Da quel momento l’alloro divenne simbolo di gloria, protezione e conoscenza. Con le sue fronde si intrecciavano corone per poeti, sapienti e vincitori. Non era soltanto un premio: era un segno d’onore, un riconoscimento destinato a chi aveva lasciato il segno nel mondo. Anche i Romani lo considerarono una pianta speciale. Lo coltivavano vicino alle case come augurio di prosperità e lo usavano nei riti solenni. Il suo verde persistente, capace di resistere anche nei mesi più fre...

Il Principe del Pasubio

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Colata d'oro sul Priaforá

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C'é un Teddy che gironzola😊

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La vignetta

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110 anni fa come oggi...

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L’attesa prima della tempesta All’inizio del 1916, il fronte che correva tra il Monte Costón d’Arsiero e quello di Lastebasse sembrava quasi un "fronte calmo". I soldati della 35ª Divisione italiana guardavano dall'alto la Val d'Astico, convinti che quelle pareti di roccia e quei boschi di abeti fossero un baluardo naturale insuperabile. Il Costón era un osservatorio strategico: da lì si dominava tutto il corridoio che portava verso la pianura vicentina. Ma dietro le linee austriache, nel segreto degli altipiani di Folgaria e Lavarone, il feldmaresciallo Conrad stava preparando il "colpo di grazia" all'Italia: la Strafexpedition, o meglio, la spedizione di primavera.  L’inferno di ferro e fuoco.  Il 15 maggio 1916, il silenzio delle montagne andò in frantumi. Alle sei del mattino, oltre duemila cannoni austriaci iniziarono a martellare le linee italiane. Non era un bombardamento comune: era un uragano di fuoco che sradicava alberi e frantumava la roccia....