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Non tutte le battaglie meritano di essere combattute

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Arriva un momento nella vita in cui comprendi che non tutte le battaglie meritano di essere combattute. Non perché manchino le parole, non perché vengano meno le ragioni, ma perché si acquisisce una consapevolezza più grande: ciascuno interpreta il mondo attraverso le proprie ferite, le proprie esperienze, le proprie paure. Discutere diventa inutile quando capisci che non stai parlando solo con una persona, ma con la sua storia. Con le sue delusioni. Con le sue convinzioni costruite negli anni come mura di protezione. Ognuno osserva la realtà da una finestra diversa, e da quella prospettiva tutto assume un significato che per lui è assoluto, incontestabile. La maturità non è avere sempre l’ultima parola. È scegliere il silenzio quando il rumore non porta crescita. È riconoscere che la pace interiore vale più della necessità di dimostrare qualcosa. Non si tratta di arrendersi, ma di evolversi. Di capire che non tutti sono pronti a vedere oltre il proprio orizzonte. E allora impari a las...

Avvisi funebri (FC)

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La menta - interessantissimo -

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  Questa menta l'avete piantata voi. Un vasetto da 2 euro al supermercato, trapiantato nell'angolo dell'aiuola "per avere la menta fresca per il the".  Tre mesi dopo la menta ha colonizzato l'aiuola. Un anno dopo ha raggiunto il prato. Due anni dopo è nel giardino del vicino. E voi avete capito che non avete piantato un'erba aromatica — avete liberato un invasore. La menta è la pianta più piantata nei giardini italiani, l'unica erba aromatica che il giardiniere pianta con gioia e combatte con disperazione per il resto della vita. Il problema non è la menta, è il fatto che nessuno vi ha detto cosa succede quando la menta tocca il terreno aperto. IL RIZOMA — LA MACCHINA DA COLONIZZAZIONE: La menta non cresce come il basilico o il prezzemolo, non resta dove la piantate. La menta si espande con rizomi sotterranei, steli orizzontali che corrono a 5-10 cm di profondità nel terreno in ogni direzione, a velocità di 30-50 cm al mese in estate. Ogni nodo del riz...

Mangiare "dolce" senza colpa

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Ogni volta che beviamo una bibita, mangiamo un dolce a stomaco vuoto, prendiamo un cappuccino con lo zucchero, la nostra glicemia aumenta e aumenta in modo vertiginoso nelle persone che hanno una resistenza insulinica, sensibilità allo zucchero, tendenza al diabete. Anche chi non ha problemi con gli zuccheri, ha una glicemia che sale, ma il corpo è ancora in grado di abbassarla senza grandi sforzi (nel tempo però la capacità diminuisce e si entra nella fase di resistenza di insulinica). Cosa mangiare quando si ha voglia di qualcosa di dolce,  che non spari la glicemia a livelli vertiginosi? Cosa gustare quando si ha la resistenza insulinica? Si gusta la crema cocco-mandorle-dattero. Morbida, gustosa, sana e non muove la glicemia. Costa 9,50 euro a vasetto, si mangia a cucchiaini o nel pane, dentro lo yogurt, con la frutta e anche dentro al caffè. Fa concorrenza alle grandi creme dolci, ma è molto più sana. Elettra Erboristeria  Cornedo Vicentino 

Rocca San Felice

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  Una pozza che ribolle. Animali che cadono morti nel raggio di qualche metro. Un odore che brucia in gola. Non è un film. È Rocca San Felice, provincia di Avellino, in piena Irpinia. Qui esiste la Mefite della Valle d'Ansanto — un laghetto di soli 4.000 metri quadri che da millenni sputa gas dal sottosuolo. Non è un vulcano. Non è un geyser. È qualcosa di più strano, e per certi versi più inquietante. Da quella superficie minuscola escono ogni giorno circa 2.000 tonnellate di anidride carbonica, insieme a solfuro di idrogeno. Il gas è pesante, resta a pelo d'acqua, non si disperde. Si accumula. Chi ci entra — uomo o animale — smette di respirare. E qui arriva il bello. Nel 2010, il geologo Giovanni Chiodini e il suo team hanno pubblicato uno studio su Geophysical Research Letters che ha misurato e classificato la Mefite in modo definitivo: è la più grande emissione non vulcanica di CO₂ a bassa temperatura mai registrata sul pianeta. Non in Italia. Sul pianeta. Il degassamento ...

Esprimi un desiderio

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Quante volte ci siamo sentiti dire: «Esprimi un desiderio!». Interessante: i desideri non si “pensano”, né si “fanno”, ma si esprimono. Quasi a voler indicare che i desideri, collocati dentro di noi, nella nostra parte più profonda, hanno bisogno di essere in certo modo “spremuti” da questa nostra interiorità, cosicché possano fuoriuscire, come una sorta di “succo concentrato”. A questo proposito, un ricordo… Erano gli anni dell’università. Si condividevano le scoperte fatte durante le lezioni; un giorno, un’amica che studiava chimica, entusiasta, disse: «da un’arancia abbiamo estratto l’essenza; e sai? L’essenza di un’arancia è: una sola goccia». Ecco: tutto il nostro mondo di desideri, in fondo si riduce a… una sola goccia, concentrata… Tutti i nostri grandi o piccoli, tanti e diversi desideri, non sono che la modulazione di questo desiderio di fondo, che, come goccia concentrata, custodiamo nelle profondità del nostro essere: desiderio che la nostra vita giunga a compimento, e non r...

La vignetta

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Simpatiche e oscure presenze

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[Gianni Spagnolo_©_26D19] Sta esplodendo la primavera, che è il momento della rinascita per eccellenza. La natura riprende vita e colori e si sveglia tutto quel mondo naturale che l’inverno aveva spento o sopito.  Anche in casa mia e nelle sue pertinenze esterne si manifesta un variegato assortimento di ospiti. Veramente, nessuno di loro è mai stato invitato, ma sono entrati a far parte della nostra vita perché si vede che è giusto così. Qualcuno, come: cimici, vespe, formiche e mosche non è molto gradito, mentre altri, meno molesti, contribuiscono a renderci consapevoli che non siamo gli unici aventi diritto su questo pianeta. Giusto l’altro ieri è arrivato il primo bronbòlo, ancora médo incrotìo . La coppia di merli ha già fatto il nido il mese scorso sull’albero appresso il poggiolo e i due neonati merletti si sono già involati. Il pettirosso, che ogni mattina viene guardingo a piluccare il cibo del cane, rimane una presenza fissa. Così come le séleghe che colonizzano il tetto ...

Insolita "terapia"

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In Giappone i medici prescrivono una cosa che da noi, se provi a chiederla, ti ridono in faccia. Camminare nel bosco. Senza fare niente. Senza obiettivi. Senza contare i passi. E non è una moda new age. È medicina, con studi scientifici seri a sostenerla. Si chiama shinrin-yoku (森林浴). Letteralmente significa "bagno di foresta" . Il termine è stato coniato nel 1982 dal Ministero dell'Agricoltura, delle Foreste e della Pesca giapponese. Non da una guru dello yoga. Non da un monaco. Da un ministero. Perché negli anni Ottanta il Giappone aveva capito una cosa che noi ancora oggi facciamo fatica ad accettare:  il loro popolo stava impazzendo di stress. Le statistiche giapponesi di quegli anni erano spaventose. Operai che lavoravano fino al collasso. Karoshi, la morte per troppo lavoro, che era già un termine esistente nella lingua. Suicidi in aumento. Insonnia di massa. E il governo, invece di dire "prendete un farmaco", ha fatto una cosa che sembra assurda. Ha inves...

Quando mangiare i farinacei

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  I cibi amidacei da farina e tuberi (patate ecc.) sono per noi fonti preziose di energia a buon mercato, accumulata nel chicco o nel tubero. La loro energia impacchettata nell'amido si trasforma in 'zucchero' disponibile per le nostre cellule. L'energia da carboidrati è facile da scomporre, è veloce nell'azione, è immediatamente messa in circolo e rimane a lungo nel corpo. È ideale per le persone in crescita,  per chi fa un lavoro muscolare, per gli sportivi, per le donne in gravidanza e per chi mangia poco poco o mangia poche volte al giorno. Per chi lavora seduto, per chi si sposta prevalentemente in macchina, per chi ha difficoltà motoria, mangiare durante il giorno più volte cibi composti da amidi carica l'organismo. Tutta l'energia introdotta deve essere stoccata, perché non viene  bruciata. Stoccata nel fegato, come glicogeno, riserva energetica per i momenti di digiuno (servono 2 giorni per terminare questa scorta). Dopo il fegato arriva la 'panc...

Festa di San Marco a Lastebasse

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La vignetta

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Ingegneri d'altri tempi... e dopo dite...

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Quando l’imperatore Traiano ordinò la costruzione della Colonna Traiana nel 113 d.C., gli ingegneri romani si trovarono di fronte a un problema che nessun manuale poteva risolvere. Il monumento non fu scolpito da un unico blocco di pietra. Fu invece realizzato con 18 enormi cilindri di marmo di Carrara, ciascuno del peso di circa 40 tonnellate.  Prima che i blocchi venissero sollevati e posizionati, gli operai avevano già scolpito all’interno di ognuno una scala a chiocciola. Una volta impilati, questi segmenti interni dovevano combaciare perfettamente per formare una scala continua alta quasi 30 metri. Oggi, all’interno della colonna, i visitatori possono ancora salire i 185 gradini della scala a spirale. Ciò significa che gli ingegneri romani dovettero calcolare con precisione assoluta l’orientamento, l’angolazione e l’allineamento di ogni singolo tamburo di marmo prima che venisse sollevato con gru azionate da carrucole, argani e forza umana. Se anche un solo blocco fosse stato ...

Il cambiamento

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  C’è un momento nella vita in cui smettiamo di cercare risposte fuori e iniziamo a guardarci dentro. È lì che avviene la vera svolta. Non quando arriva una promozione, non quando il conto in banca cresce, non quando qualcuno finalmente ci riconosce ciò che valiamo. Il cambiamento autentico nasce quando comprendiamo che la nostra ricchezza non dipende da ciò che riceviamo, ma da ciò che costruiamo dentro di noi. Possiamo avere uno stipendio sicuro e sentirci comunque vuoti. Possiamo puntare il dito contro il mondo e restare fermi nello stesso punto per anni. L’atteggiamento con cui affrontiamo le sfide è la vera moneta con cui paghiamo il prezzo dei nostri sogni. Se scegliamo il pessimismo, stiamo già decidendo di perdere. Le scuse sono catene invisibili: sembrano proteggerci, ma in realtà ci tengono immobili. Le paure sussurrano che non siamo abbastanza, che è meglio restare dove siamo. E intanto il tempo passa. La mancanza di conoscenza ci rende fragili, facilmente influenzabili,...

Chi fa uso di verdura, vive sano e a lungo dura

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Questo proverbio richiama un modo di vivere in cui la salute non è separata dalle abitudini quotidiane, ma nasce da ciò che si sceglie con costanza nel tempo.  La verdura diventa simbolo di un’alimentazione semplice e soprattutto legata alla terra e alle stagioni, capace di sostenere il corpo senza appesantirlo. Non è solo una questione di cibo, ma di misura. Chi si nutre in modo equilibrato, senza eccessi, costruisce giorno dopo giorno una condizione di benessere che non dipende da interventi straordinari, ma da una continuità proficua. In questo senso la verdura rappresenta tutto ciò che è essenziale, ciò che non cerca il piacere immediato ma sostiene nel tempo. Il proverbio suggerisce che la salute non si conquista in un momento preciso, ma si coltiva, proprio come un orto, attraverso scelte semplici che si ripetono e si consolidano. E dentro questa idea si riconosce una fiducia antica: quella secondo cui ciò che è naturale, se rispettato, può accompagnare la vita con maggiore e...