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Quando il corpo diventa una prigione

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Esiste un momento della vita di cui si parla troppo poco. Un momento in cui il tempo non si limita più a lasciare rughe sul volto o capelli bianchi sulla testa. Comincia a portare via qualcosa di molto più prezioso. L'autonomia. Quella libertà che per tutta un'esistenza abbiamo considerato scontata. Alzarsi dal letto. Camminare. Lavarsi. Vestirsi. Prepararsi qualcosa da mangiare. Aprire una porta e uscire. Gesti semplici. Così semplici che nessuno pensa mai a quanto siano importanti. Finché un giorno diventano difficili. E poi, qualche volta, impossibili. La strega antica diceva che la vecchiaia era l'ultima grande soglia dell'esistenza. Non perché rappresentasse necessariamente la fine. Ma perché costringeva l'essere umano a confrontarsi con una delle sue paure più profonde. Rimanere prigioniero di un corpo che non riesce più a seguire la propria volontà. Immaginate un uomo che per tutta la vita ha lavorato. Ha costruito. Ha deciso. Ha protetto la propria famiglia....

La cannella: polvere di oro bruno

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  La cannella, polvere d'oro bruno che porta con sé il profumo delle carovane antiche e dei mercati lontani, nasce dall'anima più intima di un arbusto sempreverde originario dello Sri Lanka. ​Il suo segreto sta nella lavorazione, un'arte antica e paziente. Durante la stagione delle piogge, i coltivatori staccano la corteccia esterna e prelevano solo lo strato più tenero e interno. Lasciato essiccare al sole tropicale, questo sottile strato di corteccia si arriccia spontaneamente su se stesso, formando i caratteristici tubicini color ambra, leggeri e friabili che chiamiamo comunemente "stecche". Al loro interno si concentra una quantità prodigiosa di oli essenziali, che regalano quel profumo inconfondibile, caldo, dolce, legnoso e intensamente speziato. • ​Il profumo degli Dèi e le spezie di Cleopatra. Per i Greci e i Romani, la cannella era un bene di lusso inarrivabile, degno degli dèi. Si racconta che l'imperatore Nerone, per dimostrare il suo immenso dolore...

Un piatto per la scuola

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“Nutrire il Sapere” Una giornata all’insegna della buona cucina, della solidarietà e del sostegno alla scuola! L’Associazione La Naeja e Vertical Astico, in collaborazione con la Pro Loco San Pietro, vi invitano a un pranzo speciale: un’occasione per stare insieme, gustare deliziosi piatti e contribuire a un progetto importante per i nostri bambini!  Domenica 22 novembre Ore 12:30  Casetta Pro Loco San Pietro Un menù ricco e gustoso, con specialità per grandi e piccini! Il ricavato sarà interamente devoluto alla Scuola Primaria di Valdastico. Un piccolo gesto per sostenere l’istruzione e investire nel futuro dei nostri bambini! Adulti: 30 €  Menù bimbi: 10 € (cotolette con patatine e bibita) Prenotazioni entro il 18 novembre! 📞 Per informazioni e prenotazioni: * Eleonora Sartori: 340 1016241 * Marcello Toldo: 347 3062488 * Nicola Sella: 347 3828965 Vi aspettiamo numerosi! Perché insieme possiamo fare la differenza ed aiutare la nostra scuola a crescere!

Quando la valle si fermò

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Frittura di pesce a Forni

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Una sera soto el scagno del diaolo

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San Prosdocimo

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Halloween, quale sarà la verità?

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  Tentiamo di fare chiarezza su Halloween: le vere origini, tra storia e falsi miti. Non è dimostrato che Halloween derivi da una festa celtica. Samhain esisteva nell’Irlanda medievale, ed era una sorta di sagra di fine raccolto con falò annesso, ma non abbiamo prove che essa discendesse da qualche celebrazione precristiana, né che ci fosse continuità diretta con Halloween. Al massimo la festa di fine raccolto coincideva per caso con la celebrazione di Ognissanti. Il calendario celtico di Coligny non dimostra che Samhain fosse una festa dei morti o il capodanno celtico. Questo calendario gallico del II secolo d.C. menziona un mese chiamato Samonios, linguisticamente accostabile all’irlandese Samhain, ma non sappiamo con certezza in quale stagione cadesse. Samhain non poteva essere il capodanno dei Celti. Le fonti medievali che lo descrivono sono solo irlandesi e non vi è traccia di esso in Scozia o Galles. Strano, per un festival che dovrebbe essere “panceltico”. Non esiste alcuna ...

La vignetta

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La coscienza oltre la materia

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Il momento in cui scopri di non essere soltanto il tuo corpo. Per gran parte della sua vita Federico Faggin aveva guardato il mondo con gli occhi dello scienziato e dell’inventore.  Aveva contribuito alla nascita del microprocessore, lavorato sulla materia e costruito macchine capaci di elaborare informazioni. Eppure, non riusciva a spiegare che cosa rendesse un essere umano realmente cosciente. Una macchina può calcolare, riconoscere immagini e riprodurre parole. Ma prova qualcosa? Sa di esistere? Conosce interiormente l’amore, la paura, il dolore o la meraviglia? Nel 1990, durante una notte trascorsa nella sua casa sul lago Tahoe, Faggin racconta di aver vissuto un’esperienza improvvisa e travolgente. Percepì una potente energia emergere dal petto e sentì di essere attraversato da una luce colma di amore e di intelligenza. Non si sentiva più un individuo separato dal resto dell’esistenza. Era ancora sé stesso, ma nello stesso tempo avvertiva di appartenere a una realtà immensame...

Per San Simone il ventaglio si ripone

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Con l’arrivo di San Simone, il 28 ottobre, la stagione calda è ormai un ricordo. Le giornate si accorciano, il sole perde forza e l’aria del mattino pizzica le guance. Così il proverbio ricorda un gesto semplice, ma simbolico: riporre il ventaglio, segno che l’estate è finita davvero. Un tempo, le donne lo conservavano nei cassetti insieme ai fazzoletti di lino e ai profumi leggeri, come si fa con qualcosa che ha accompagnato giorni felici. Riporre il ventaglio significava accettare il cambio di stagione, lasciar andare la leggerezza e prepararsi a un tempo più quieto, fatto di stufe accese, lana e silenzi più lunghi. Bisogna sempre sapersi adattare ai mutamenti della vita: accogliere il fresco che arriva, chiudere con dolcezza i capitoli estivi del cuore e aprirsi al tepore nuovo che solo l’autunno sa offrire. La casetta in campagna

La vignetta

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Una Messa… fuori dagli schemi

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  Ogni volta che si partecipa a una Celebrazione Eucaristica, si sa a grandi linee come si svolge e cosa succede in chiesa nelle varie parti: Liturgia della Parola, Liturgia Eucaristica, canti e preghiere, omelia, comunione e avvisi. Ci sono poi, colori, profumi e segni che a mano a mano che si va avanti, rendono più comprensibile tutta la celebrazione.  Nei miei tanti anni come catechista, ho sempre pensato che la S. Messa, com’è strutturata, sia faticosa da comprendere e seguire per bambini e ragazzi e ho spesso proposto di celebrare una messa per loro, con canti, preghiere e qualche servizio, spiegando i vari momenti, rendendola più comprensibile e quindi più partecipata.  Quando sabato sera 24 ottobre 2026, sono entrata in chiesa a Forni per partecipare alla S. Messa celebrata per i ragazzi del campo estivo e le loro famiglie, ho capito che sarebbe stata una celebrazione diversa dal solito.  I banchi erano stati messi in cerchio attorno a un tavolino che fungeva ...

Ai tempi de Marco Caco...

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Ma chi era questo Marco Caco? Spesso, fin da bambina, sentivo usare il rimando “ai tempi di Marco Caco” e così ho fatto una delle mie ricerche... Di notizie sul signor Caco ce ne sono davvero poche, sembra però, che il nome con il quale è “comunemente” conosciuto sia la storpiatura di Marco Cacamo. Lui era un valoroso condottiero che si contraddistinse nella lotta tra veneziani e padovani alla Torre delle Bebbe, nel 1214. Si tratta della “guerra del castello d’amore”. La vicenda ha inizio a Treviso, il 19 maggio 1214, festa di Pentecoste, dove era stato allestito, secondo la tradizione popolare di quella città, un castello di legno, addobbato a festa, dagli spalti del quale si affacciavano per difenderlo le fanciulle più belle della città. Erano accorsi giovani anche dalle città vicine: Padova, Venezia e Chioggia. Avanzavano nell’impresa tenendosi uniti attorno al vessillo della propria città. Nella finzione le armi della contesa sarebbero state innocue, ovvero fiori, dolci, confetti e...

Il destino

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Non sappiamo nulla  di ciò che il destino ha in serbo per noi. Non sappiamo nulla del domani.  Non sappiamo nulla  di quello che può capitarci  da un momento all’altro.  Possiamo progettare tutto,  fin nei minimi particolari,  matrimoni, vacanze, lavori,  uscite con amici, feste.  Eppure, in un attimo,  tutto può cambiare.  In un attimo,  tutti i nostri progetti possono svanire. In un attimo,  tutto può scomparire.  Ma, se Dio vuole,  tutto può tornare a rinascere,  tutto può tornare a fiorire.  Come il sole risorge sempre  anche dopo la notte più oscura,  così tutto tornerà a risplendere di nuovo.  Perché la vita è meraviglia,  e sempre lo sarà... (ℐ𝓁 𝓋𝒾𝓁𝓁𝒶ℊℊ𝒾ℴ 𝒹ℯ𝒾 𝓂ℴ𝓃𝒶𝒸𝒾 𝓈ℯ𝓃𝓏𝒶 𝓉ℯ𝓂𝓅ℴ)

I Ragazzi alla scoperta delle nostre radici

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La vignetta

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Capita a tutti...

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Capita a tutti, ci sono giorni in cui non ci riconosciamo. Ci guardiamo allo specchio e ci sembra di vedere qualcun altro, ci vediamo stanchi, svuotati, lontani. Giorni in cui vorremmo sparire, prendere un treno qualunque, o restare nascosti sotto le coperte finché il mondo non smette di cercarci. Dentro è un casino, un miscuglio ingestibile di rabbia, malinconia, cinismo, paura, e quella solitudine sottile che a volte ci pesa addosso come un blocco di cemento. Allora ci scappa un “non sai che giornata di emme ho avuto”. E dall’altra parte, puntuale, arriva: “sapessi io”. E lì finiamo intrappolati in una specie di gara assurda a chi sta peggio. Una competizione di ferite, come se per essere ascoltati dovessimo per forza sanguinare di più. Intanto, dentro, cresce un giardino mentale fatto di erbacce, pensieri cupi, silenzi strozzati e parole mai dette. Poi ci stupiamo se non fioriamo più, se non ridiamo più o se non abbiamo più un sorriso da regalare né da accogliere. A volte sembriamo ...

Il carbonaio

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Il carbonaio di una volta era una delle figure artigianali più solitarie e più antiche che il bosco italiano avesse, quello specialista della carbonizzazione del legno che viveva nel bosco per settimane accanto alla propria carbonaia, quella struttura di legno coperta di terra e di fango che si faceva ardere lentamente dall'interno per trasformare il legno in carbone di legna senza farlo bruciare completamente.  Il carbonaio italiano aveva la propria carbonaia in una radura del bosco, quella struttura conica di strati concentrici di legna coperta di rami e di terra che si metteva in moto con il fuoco al centro e poi si gestiva per giorni controllando la combustione attraverso i fori di aerazione che si aprivano e chiudevano per regolare la temperatura interna. Il lavoro del carbonaio, quella sorveglianza continua giorno e notte della carbonaia che non poteva essere lasciata sola perché un errore nella gestione dell'aria poteva trasformarla da lenta carbonizzazione in incendio d...

Non tutti i funghi son velenosi

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Il bosco dopo la pioggia ha un odore forte e umido, di terra bagnata, corteccia fradicia e muschio fresco. L'aria che sale dalla valle è carica di quell'umidità pesante che fa marcire le foglie secche a terra, creando il letto ideale per tutto quello che spunta nascosto sotto l'ombra. ​Il contadino cammina piano sul tappeto di ghiande, con gli occhi piantati a terra e un bastone di nocciolo in mano. Con la punta del legno sposta delicatamente un mucchio di foglie marroni, portando alla luce un gruppo di cappelli tondi che spuntano dal terreno scuro. ​Estrae il serramanico dalla tasca e taglia un gambo sodissimo e bianco, lasciando la radice dentro la terra. Lo rigira tra le dita, ne sente la consistenza piena e lo avvicina al naso per respirarne il profumo, prima di posarlo con cura dentro il cesto di vimini che porta con sé.  ​Poco più in là, sotto le radici marce di un vecchio albero, spuntano altri funghi dal cappello rosso vivo, macchiati di pallini bianchi e belli come...

La vignetta

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Legàmi

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Ci sono legami che nascono prima ancora di sapere cosa significhi legarsi. I fratelli e le sorelle condividono qualcosa di primordiale: lo stesso sguardo di mamma, la stessa voce di papà, la stessa casa dove si impara (ognuno a modo suo) a esistere. Eppure, dentro quel terreno comune, germogliano differenze, confronti e spesso tante ferite sottili. La gelosia tra fratelli non è solo una questione di giochi contesi o attenzioni negate. È, più in profondità, il bisogno di sentirsi unici in un luogo dove la condivisione è totale. Il primo figlio vive spesso la nascita del secondo come una perdita: di spazio, di sguardo e di centralità. Non è cattiveria, è l’istinto. È la prima esperienza di “divisione del cuore” che un bambino affronta. Il fratello maggiore che è stato “adultizzato”, caricato di responsabilità troppo presto, cresce con una forma sottile di rivendicazione. Un senso di ingiustizia mai detto. Il minore, invece, porta spesso addosso l’essere stato “il piccolo”, quello protett...

I viaggi della cicogna

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Ieri in Contra' Carotte é arrivata NOEMI LUCCA figlia di Alessio e Giorgia Carotta. A tutti, Auguri e Felicitazioni!

Ti sblocco un ricordo

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A nessuno importa se sto male

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Quando ci sentiamo soli nel nostro dolore, è facile credere che il nostro malessere non interessi a nessuno. Ma la domanda che può davvero fare la differenza è: e a te? Prendersi cura di sé significa anche riconoscere il proprio valore, senza aspettare che siano gli altri a darcelo. Il primo passo per stare meglio è chiedersi: quanto mi sto ascoltando? Quanto mi concedo di prendermi sul serio? Se senti di non essere abbastanza importante per gli altri, prova a partire da te stesso. Quanto spazio ti dai?

La vignetta

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La potenza dell'autocontrollo

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  Arriva un momento in cui capisci che reagire non è sempre forza, a volte è solo istinto. La vera potenza sta nel controllo, nel saper trattenere ciò che potrebbe ferire e trasformarlo in silenzio.  Non perché manchi il coraggio, ma perché c’è una consapevolezza più alta che guida le scelte. Chi ti ha fatto del male resta dove è, tu invece vai oltre. È lì che si misura la differenza: quando potresti colpire, ma scegli di crescere, dimostrando a te stesso di essere davvero migliore. web

Il cortile della cascina

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  Il cortile della cascina di una volta era il cuore più vivo e più autosufficiente che la casa contadina italiana avesse - quello spazio chiuso e protetto circondato dalla casa e dalle stalle e dai fienili su tutti e quattro i lati dove si svolgeva la maggior parte della vita quotidiana della famiglia rurale italiana, quello spazio di transizione tra il dentro e il fuori dove i bambini giocavano e le galline razzolavano libere e il cane dormiva e il gatto aspettava e il nonno sistemava gli attrezzi. La cascina lombarda o veneta o emiliana aveva la sua forma architettonica precisa - quella corte chiusa a quadrato o a L o a U con i portici che proteggevano dalla pioggia e dal sole e che permettevano di lavorare all'esterno in ogni stagione, con il pozzo o la vasca dell'acqua al centro come elemento fondale dell'intera struttura. Le galline del cortile - quelle che razzolavano libere durante il giorno e producevano le uova più fresche che esistessero. Il carro agricolo appogg...

La vignetta

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Le nostre cicatrici

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L’altro giorno, guardandomi il ginocchio, mi è caduto l’occhio su una vecchia cicatrice. È il segno di una sbucciatura presa da bambina, ricordo bene quel dolore pungente, perché era in un punto scomodo e ogni volta che piegavo il ginocchio mi sembrava di vedere le stelle.  Dopo i primi giorni col cerotto, mi dicevano che la ferita doveva prendere aria per guarire, ma bastava anche solo un filo d’aria o il tocco di una stoffa perché la pelle viva mi facesse male. Poi piano piano, quella pellicina sottile si è trasformata in una crosta dura, e io ho ricominciato a giocare spensierata.  Fino a quel giorno in cui, scivolando mentre giocavo a nascondino, la crosta si è in parte strappata e in parte accartocciata e la pelle sotto ha ricominciato a sanguinare.  Un dolore tremendo, che ricordo molto bene e la mia disperazione di bambina che urlando e piangendo dicevo “di nuovo? Così non guarisce più”. Oggi, su quel ginocchio, non c’è più dolore. Solo una cicatrice, parte integra...