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Ai genitori delusi - l'adolescenza è una tempesta

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A voi, genitori stanchi, genitori che non dormono più la notte, non per le coliche o i pannolini, ma per quelle porte sbattute, quegli sguardi sfuggenti e quelle parole che fanno male. A voi che amate figli che sembrano non volere più il vostro amore. A voi che vi sentite confusi, esausti e a un passo dal mollare. A voi che siete in crisi più dei vostri figli. Questo è per dirvi una cosa semplice, ma che a volte vi dimenticate: non siete soli e non state sbagliando tutto. Lo so: non li riconoscete più i vostri figli adolescenti. Erano dolci, affettuosi, vi cercavano per ogni cosa. Ora vi evitano. Rispondono male. Vi sfidano. O vi ignorano. Ogni giornata è una lotta: per fargli spegnere il telefono, per farli uscire dalla camera, per farli parlare, per capire cosa provano, per ogni piccola cosa… E vi chiedete: “Ma dov’è finito mio figlio?” “Dove ho sbagliato?” “Come si sopravvive a tutto questo senza andare in mille pezzi?” La verità è che l’adolescenza è una tempesta. Per loro. Ma anch...

Le mele cotogne

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  Le mele cotogne sono il segreto antico dell'autunno, il frutto duro, ruvido e dorato che racchiude in sé il calore del sole e una fragranza così intensa da riempire intere stanze di una dolcezza d'altri tempi. ​Il melo cotogno (Cydonia oblonga) è un albero nodoso e spesso contorto, dal portamento rustico e ribelle. In primavera si veste di grandi fiori rosa e bianchi delicatissimi, ma è in autunno che svela il suo vero tesoro: pomi pesanti, irregolari, ricoperti da una fine peluria vellutata che svanisce man mano che il frutto matura, svelando una buccia di un giallo acceso, profondo e solare. La mela cotogna cruda è quasi immangiabile: aspra, durissima, quasi legnosa. Ma sotto quel carattere scorbutico si nasconde un'alchimia straordinaria. Appena cotta con zucchero o miele, la sua polpa cambia colore, trasformandosi in una pasta densa, rosso rubino o ambrata, dal sapore inconfondibile, ricchissima di pectina naturale. Il frutto sacro di Afrodite e i matrimoni greci. Nel...

Elezioni Amministrazione Separata di S. Pietro

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La vignetta

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I Giovani stanno male

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  I giovani stanno male. E non per le solite crisi esistenziali, ma perché c'è un ospite inquietante, il nichilismo , che si aggira tra loro.  Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del CONSUMO , dove ciò che si consuma non sono soltanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita.  In una società opulenta come la nostra, l’identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede. Il consumo allora diventa «consumo forzato» e chi non consuma viene escluso. Perché il consumismo è dannoso? Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando il principio del consumo possiamo garantirci identità, libertà e benessere.  Bisogna invece educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. A dare valore non alle cose, ma alle persone. A ricercare esperienze da vivere e non oggetti da p...

Non tutto merita una spiegazione

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Ci sono momenti in cui la vita ti insegna che non tutto merita una spiegazione e non tutto deve essere chiarito, perché spesso le parole non servono a raccontare la verità ma solo a nasconderla meglio.  Crescendo impari che alcune risposte arrivano da sole, mentre altre si perdono tra giustificazioni vuote e promesse che non avevano radici. A volte la pace nasce proprio dal silenzio, dal scegliere di non inseguire ogni versione dei fatti e dal lasciare che il tempo separi ciò che è autentico da ciò che non lo è.  Perché quando smetti di pretendere spiegazioni da chi non ha mai avuto intenzione di essere sincero, succede qualcosa di sorprendente: la tua mente si alleggerisce, il cuore si difende e la verità trova comunque il modo di emergere.  Non è freddezza, non è distacco, è semplicemente la saggezza che arriva quando capisci che la dignità vale più di qualsiasi risposta. E in quel momento realizzi che alcune verità non hanno bisogno di essere dette, si riconoscono dal ...

Cos'è la violenza?

Le guerre spacciate per missioni di pace, sono VIOLENZA. La pressione fiscale che c’è in Italia, è VIOLENZA. L’esportazione della democrazia nel mondo, è VIOLENZA. Il fatto che l’1% della spesa militare globale basterebbe a sconfiggere la fame nel mondo, è VIOLENZA. Gli stipendi degli italiani fermi da 20 anni, sono VIOLENZA. Credere che lo stile di vita occidentale sia il migliore e volerlo imporre con la forza agli altri, è VIOLENZA. 6 famiglie italiane su 10 che faticano ad arrivare a fine mese, è VIOLENZA. Le liste d’attesa infinite per una visita medica, sono VIOLENZA. L’imposizione di trattamenti sanitari obbligatori, è VIOLENZA. I miliardi di euro di debiti che peseranno sulle future generazioni contratti dal governo italiano per finanziare il riarmo, è VIOLENZA. Il fatto che lo stato non investa nulla per la messa in sicurezza del territorio o la prevenzione di fronte alla stima ufficiale che il 94% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico, è VIOLENZA. E che contem...

Il castagno

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Il castagno cresceva dove la strada bianca piegava leggermente verso il paese, proprio nel punto in cui il terreno si faceva più alto e le ruote dei carri lasciavano solchi profondi nella polvere. Era lì da così tanto tempo che nessuno avrebbe saputo dire chi avesse piantato quel primo alberello, né se fosse nato per caso da una castagna caduta tra l'erba, portata fin lì da un corvo o dimenticata da un bambino durante una passeggiata. Il suo tronco, largo e contorto, si apriva in grosse braccia ricoperte di muschio, mentre la chioma, negli anni, si era allargata fino a gettare sulla strada un'ombra fresca, capace di trattenere per qualche ora l'odore della terra umida anche nelle estati più asciutte. Chi passava di lì conosceva bene quel riparo. Ma c'era stato un tempo in cui, per qualcuno, quella curva aveva significato soprattutto una sosta. L'uomo arrivava quasi sempre nel tardo pomeriggio, quando il sole cominciava a scendere dietro i campi e le ombre dei pioppi...

San Martino a Velo

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La vignetta

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Perchè accettiamo solo le briciole?

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Perché accettiamo le briciole e gli avanzi emotivi? Perché ci sediamo a tavola dove l’altro mangia a sazietà e a noi lascia solo ciò che cade dal piatto… e noi, invece di alzarci, raccogliamo e ringraziamo pure? Non accettiamo le briciole perché siamo stupidi o perché, in fondo, ci piace soffrire. Le accettiamo perché, molto tempo fa, qualcuno ci ha insegnato, spesso senza dirlo, che per avere amore bisognava pagare un prezzo. E quel prezzo eravamo proprio noi, i nostri bisogni, la nostra voce e la nostra dignità. Nasce quasi sempre da lì, da quel bambino interno che ha imparato una lezione crudele. “Se dico di no, mi lasciano. Se mi arrabbio, smettono di volermi bene. Se chiedo troppo, divento un peso”. Allora quel bambino fa una scelta di sopravvivenza. Meglio accettare tutto che perdere il legame. Meglio tacere che rischiare l’abbandono. Meglio sopportare che sentire di non valere niente. E questa logica, che da piccoli è stata vitale, da adulti diventa una gabbia. Continuiamo a muo...

Quando abbiamo iniziato a sbagliare?

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Abbiamo iniziato a sbagliare quando volevamo a tavola l'insalata di pomodori freschi anche a gennaio. Quando la mela che compravamo doveva essere perfetta come quella di Biancaneve. Quando, invece di fare una grigliata con gli amici, abbiamo cominciato ad andare in affollate catene di fast food. Quando a Natale abbiamo preteso di avere sotto l'albero le ciliegie e l'uva che arrivavano da chissà dove, senza un minimo di sapore. Quando, per sentirci socialmente più alti e colmare i nostri vuoti, abbiamo rottamato le nostre piccole utilitarie per comprare SUV spaziali che consumano come una centrale. Quando in tasca, per rispondere al bar e farci notare, dovevamo avere sempre l'iPhone appena uscito, pagato rigorosamente a cambiali. Quando, per farci una settimana di mare, dovevamo prendere l'aereo e volare alle Maldive, sebbene avessimo la spiaggia a soli cinque chilometri da casa: non partire per luoghi esotici per le vacanze era da sfigati. Quando abbiamo iniziato a ...

Cineforum a Lastebasse

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Ritorna alle ore 20.00 il cineforum organizzato dal gruppo giovani di Lastebasse e Pedemonte!

Ruggero Giacomelli

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A distanza di quasi 10 mesi, i familiari di Ruggero Giacomelli esprimono il desiderio di condividere su questo blog quanto segue. Innanzitutto complimenti per il suo blog sulla Val d'Astico che permette a tutti noi che viviamo lontani di mantenere i contatti con quanto accade. Mi piacerebbe che fra le tante notizie venisse diffusa anche quella riguardante mio zio Ruggero Giacomelli "Mojo" di Pedescala e deceduto a Vicenza il 31.12.2025 alla cui memoria mia zia Francesca ed i miei cugini Andrea e Valentina hanno ricevuto un riconoscimento per l'impegno profuso per la comunità di Altavilla Vicentina presso cui risiedeva. Nei mesi scorsi la famiglia aveva ricevuto anche i ringraziamenti dell'Aido per la donazione degli organi. Vi allego alcune immagini.

Ti sblocco un ricordo - il gioco delle biglie

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  Il gioco delle biglie di una volta era uno dei giochi di strada più antichi e più tecnici che l'infanzia italiana conoscesse - quel gioco con le sfere di vetro o di acciaio colorate che si giocava sulla terra battuta o sul selciato del cortile con quelle regole semplici e precise che ogni bambino conosceva, ma che ammettevano infinite varianti locali, con quella competizione silenziosa e concentrata del gioco delle biglie che era completamente diversa dal calcio chiassoso o dal nascondino frenetico. Le biglie italiane avevano la loro tassonomia specifica - la biglia comune di vetro trasparente con l'anima colorata, la biglia di agata più preziosa con le sue venature naturali, la biglia di acciaio che era la più pesante e la più efficace come colpo, la biglia di terracotta che era la più antica. Il tiratore - quella tecnica del pollice che spingeva la biglia con quella precisione e quella forza calibrata che si imparava in anni di pratica. La buca - quel bersaglio nel terreno ...

La vignetta

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Una serata speciale

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  In ogni periodo dell’anno, nei paesi del nostro territorio, vengono proposti appuntamenti e serate che spaziano nella grande varietà che può essere di interesse delle persone.   Che sia una sagra, la presentazione di un libro, un concerto, un teatro, ogni incontro diventa motivo di condivisione, di amicizia, di cultura e di svago.  Io personalmente, se potessi, parteciperei a ogni proposta perché credo che aprire la mente, ascoltare e partecipare, possa essere solo motivo di crescita.  Così, appena so di qualche incontro, faccio in modo di partecipare e anche se magari la strada del ritorno la sera tardi mi fa un po’ paura, posso contare sulla protezione degli Angeli che sento vicini.  Grazie a una cara amica, ho saputo che nella Parrocchia di Chiuppano, in occasione di San Michele Arcangelo, c’era una serata speciale tenuta da una suora e allora, pur essendo da sola, ho deciso di parteciparvi.  La grande chiesa era gremita di persone di ogni età e a...

I viaggi della cicogna

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  Quest'anno la cicogna  ha un anno movimentato:  A Barcarola il 12 ottobre  è arrivato anche  Dominik Marcadella  di Evall Carollo e Matteo. Auguri e felicitazioni a tutti!

Sentiero autunnale

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  Esiste un sentiero, in campagna, che in autunno scompare quasi del tutto sotto un tappeto di foglie secche. Alcune conservano ancora il rosso caldo dei giorni trascorsi sulle fronde, altre hanno sfumature di rame e di miele, mentre quelle più vecchie si sono fatte brune, sottili e fragili, tanto che basta un passo per spezzarne il silenzio. Il vento ama mescolarle senza riguardo. Amo passeggiare in quel luogo, quando la terra è umida e l'aria porta quell'odore tipico delle cose che stanno per tornare alla terra, un profumo di legno, muschio e pioggia che sembra appartenere a un mondo di altri tempi, rimasto nascosto sotto il rumore delle nostre giornate. Sotto le scarpe le foglie ora si spostano, ora si accartocciano le une sulle altre. Qualche volta si sollevano appena, spinte da un soffio di vento, per poi ricadere poco più in là, senza destinazione precisa.  Da bambina, forse, avrei cercato quelle più belle, scegliendo le più grandi e colorate da portare a casa, con la cu...

L'acero

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L’acero è il sovrano dell’autunno, capace di trasformare la fine dell'estate in un'esplosione di fuoco, oro e porpora. Le sue foglie catturano la luce del sole e la restituiscono al bosco in mille sfumature fiammeggianti, proprio per questo amo definirlo come il grande pittore del bosco. E' un albero fiero, diffuso nelle foreste temperate di tutto l'emisfero boreale. Riconoscerlo è facilissimo grazie alle sue inconfondibili foglie palmate, che ricordano la forma di una mano aperta con cinque lobi appuntiti. ​Vive in stretta sintonia con il ritmo delle stagioni: in primavera offre una chioma leggera e fresca, in estate un'ombra profonda e frusciante, ma è in autunno che dà il meglio di sé. Con il calare delle temperature e delle ore di luce, la clorofilla verde si dissolve, lasciando emergere i pigmenti nascosti che tingono le foglie di colori infuocati prima che cadano a nutrire la terra. •  ​L'albero del Canada e il sangue d'oro. Nel Nord America, l'ace...

La vignetta

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Non é più tra noi - Tullia Dalla Via - (nr. 16 - 10/26)

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Vi parlo da scimmia a scimmia

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Per distruggere l’umanità bastano e avanzano una cinquantina di atomiche. Però nel mondo non sono cinquanta. Sono quindicimila.  La domanda, dunque, è questa: se per annientare il nemico e anche l’amico ne bastano cinquanta, perché ne abbiamo costruite quindicimila? Una risposta razionale non esiste. Nemmeno la più cinica logica può giustificare uno spreco così demente.  Se fossimo al bar vi direi: questa è la prova del fatto che siamo, come specie, non solamente malvagi, siamo anche coglioni. Ma se nel bar ci fosse uno psicoanalista potremmo fare un passetto in più: ci spiegherebbe che un accumulo così smisurato è una forma di collezionismo. Il collezionismo è studiato, in psicoanalisi, tra le perversioni.(...) Nel 1955 Albert Einstein e Bertrand Russel scrissero un appello per il disarmo firmato da una decina di premi Nobel. Diceva: «Vi chiediamo, se vi riesce, di mettere da parte le vostre opinioni e ragionare in quanto membri di una specie biologica che rischia di estingue...

La zucca

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  Al limitare del bosco, dove la terra dei campi incontra l'ombra degli alberi secolari, l'autunno è già in cammino, portando con sé il profumo di legna bruciata, la nebbia bassa che nasconde i sentieri e il freddo che pizzica le dita. ​Quando le rondini partono e le ultime foglie d'acero cadono rosse sul terreno umido, ecco che la zucca rimane sola nei campi. Non ha fretta di nascondersi. ​Ha trascorso tutta la bella stagione distesa nella terra scura, allungando i suoi tralci ruvidi e arricciati come nastri verdi attorno agli steccati di legno. Sotto le grandi foglie ad ombrello, ha lasciato che la pioggia di settembre le lavasse la pelle e che il vento di ottobre poi la asciugasse, facendola diventare spessa, solcata e resistente al gelo. ​Mentre i fiori del giardino appassiscono uno dopo l'altro, e gli alberi rimangono nudi, la zucca si adagia, prendendo la forma del terreno che la ospita. ​Quando, all'alba, la prima brina della stagione imbianca i prati, la zuc...

Regole preventive per non ammalarsi

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Mantenere le distanze dai pensieri tossici dal senso di colpa e dalla vergogna. Non mescolare i tuoi sogni con chi non ne ha mai realizzato uno suo. Igienizzare gli angoli del cuore da chi hai lasciato andare. Coprirsi gli occhi davanti all’ipocrisia e procedere. Coprirsi la bocca davanti alle provocazioni e procedere. Coprirsi le orecchie davanti alle critiche sterili e procedere. Far entrare aria e spalancare le vedute strette. Scegliere 5 persone migliori di te in fatti e parole e offrirgli un posto a tavola e nel tuo cuore. Evitare in ogni modo il contatto con i qualunquisti, i perbenisti, i pressapochisti, con quelli in cerca di una scusa, con gli adagiati sul divano del lamento. Farsi contagiare solo dagli inquieti, dai poeti, dagli acrobati del possibile, dagli smaniosi, da chi non vede l’ora. Se non ne conosci nessuno, cercali. Di gente che vuole vivere è pieno il mondo”. Manuela Toto