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Giochi di bimbe

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A volte succede che un’immagine sblocchi un ricordo e quello che è sepolto nella memoria riemerga con forza. Anche un piccolo semplice gioco di quando ero bambina, può diventare un ricordo ancora nitido e presente. A casa mia avevamo l’abbonamento con FAMIGLIA CRISTIANA ed io e mia sorella aspettavamo con ansia l’arrivo della rivista perché spesso conteneva due pagine con cui potevamo giocare per ore. Per avere a disposizione quei due fogli, bisognava attendere che papà avesse terminato di leggere e poi iniziava il gioco: si incollavano le due pagine  su un cartoncino e con attenzione e precisione si ritagliavano le immagini.  C’erano delle bamboline con tanti vestitini che appoggiati e fissati con delle linguette, ci davano modo di fare tanti cambi d’abito di ogni genere. La mamma ci aveva dato una scatola di scarpe che si era lentamente riempita di bambole di carta e vestiti; per noi due erano un piccolo tesoro e lo custodivamo con cura. Erano cose semplici che non costavano...

𝐍𝐞𝐥 𝐦𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐧𝐢𝐬𝐜𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐞 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨.

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  Il nostro contadino aspetta davanti alla legnaia, con le maniche arrotolate. Sta accatastando dei ciocchi di faggio avanzati dall'inverno, e sul muretto all'ombra ha appoggiato una caciotta profumata. ​"Lo so cosa pensi: 'Ma questo vecchio è matto, vuole accendere il camino a maggio!'. Ma la terra non ragiona come i signori di città, che comprano le cose solo quando servono. Chi vive di campagna sa che a maggio devi fornirti di legna e di formaggio perché questo è il mese della previdenza, il mese in cui si fanno i patti con l'inverno che verrà. ​Pensa alla legna. Se aspetti settembre o ottobre per farla, la trovi verde, piena di linfa e bagnata dalle piogge d'autunno. Nei camini farà solo fumo e niente calore. Maggio invece è perfetto: il legno è asciutto, la linfa è salita nei rami nuovi e se la spacchi ora, ha davanti a sé quattro mesi di sole cocente per stagionare a dovere. Quando arriverà il primo gelo, questa legna brucerà come un fiammifero, pulit...

Ma io quell'albero lo rivorrei ancora...😊

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𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐢𝐧𝐭𝐢𝐥𝐥𝐚 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐧𝐝𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐟𝐮𝐨𝐜𝐡𝐢.

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  Il vecchio guardaboschi sedeva sulla veranda, osservando il tramonto che tingeva d'arancio le cime dei pini. Accanto a lui, il nipote giocava con un vecchio accendino scarico, cercando di far scoccare una scintilla tra i sassi. ​"Attento, piccolo mio," disse l'uomo con voce ferrosa. "Il bosco è un gigante che dorme, ma ha il sonno leggerissimo." ​Il bambino alzò lo sguardo, confuso. "È solo una scintilla, non fa nemmeno luce." ​L'uomo sospirò, lo sguardo perso verso la valle. "Ricordo un’estate di molti anni fa. L'aria era così secca che sembrava potesse spezzarsi come un vetro. Un viandante, forse distratto o forse solo stanco, gettò a terra un fiammifero che credeva spento. Non ci fu un’esplosione, non subito. Ci fu solo un minuscolo puntino rosso che masticava un filo d'erba secca." ​Il vecchio fece una pausa, come se sentisse ancora l'odore del fumo. ​"Quella scintilla, piccola come l'occhio di un insetto, t...

Lastebasse in sport

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C'é chi semina e chi raccoglie😊

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ph di Ale african  

Gli Orizzonti della Poesia

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  Dimmi di te,  dei tuoi giorni storti, quelli che non racconti a nessuno, il sorriso forzato per alleggerire i toni, ma dentro, sei di colore grigio fumo con la voglia di starsene da soli. Dimmi dei momenti  in cui vorresti fuggire, non importa dove,  importa essere lontani, non sentire certe voci,  dire le stesse cose, insistere coi consigli non richiesti, le linee guida da seguire  casomai avessi bisogno. Ma hai solo bisogno di lasciarti andare, dare sfogo ai tormenti  con un pianto lungo un giorno.  E poi niente. Niente da segnalare, salvo sentirti ancora vivo  per tornare al tuo presente. Dimmi di te, delle tue sere strane, quelle senza compagnia  e mai da solo del tutto. Sai, succede spesso anche a me. Francesca Stassi

La vignetta

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Una voce fuori dal coro: la depressione

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La depressione nasce dalla perdita di qualcosa che può essere riconquistata. Lo sostiene Eugenio Borgna, rinomato psichiatra italiano. La sua è una voce fuori dal coro, in una società dove diviene sempre più preponderante la medicalizzazione della sofferenza psichica e in cui anche il dolore da lutto rischia di essere patologizzato. Una società che antepone la somministrazione di una pillola magica all’ascolto attento e incondizionato del dolore altrui. Dimenticando che ciò di cui tutti abbiamo un bisogno sconfinato è qualcuno che sia capace di ascoltarci. E che sappia farlo anche quando non sappiamo come mettere in fila le parole affinché abbiano un senso o quando semplicemente abbiamo una mancanza intollerabile che cerchiamo disperatamente di mettere tra parentesi. Perchè ci sono ferite che si rimarginano e lasciano solo una cicatrice come souvenir di un dolore sconfitto. E ce ne sono altre resistenti ad ogni tentativo di medicazione. Non conoscono cura e obbligano a riorganizzarci i...

Animali terapeutici

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  Per chi soffre di depressione e assume farmaci, ogni tanto è da mettere in conto quel periodo in cui la botta ritorna. La ricaduta, se vogliamo. E bisogna aspettare che passi.  Magari un piccolo evento negativo, una settimana di nuvole, un imprevisto che sfugge alle manie di controllo che usiamo per illuderci di essere al sicuro. Bastano pochi ingredienti per sentirsi come se all’improvviso non ci fossero più motivi per vestirsi e uscire. È come se fossi più pesante e occorresse più forza per sollevarsi e camminare. E poi c’è l’apatia. C’è quel pensiero intruso che ripete tanto non serve a niente. E ancora, il buttare tutto all’aria. L’essere intrattabile, suscettibile, il prendersela con chi non c’entra. Il desiderio di rompere ciò che ha sempre funzionato. È una grossa malinconia immotivata. Come se ci avessero traditi, abbandonati e strappato le speranze. Ma è solo chimica. È nella testa. È reale solo in quei cortocircuiti cerebrali. Fuori, probabilmente, non è successo g...

Ti sblocco un ricordo

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Onore alle radici

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La farfallina azzurra

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Franca Rocchetti  

La vignetta

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Il controllo sociale

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  Viviamo in un flusso continuo di notizie, ma che spesso non cambiano nulla della nostra vita. Piccoli scandali, litigi costruiti, curiosità senza peso, tutto ciò che serve a riempire lo spazio, a tenerci occupati, a farci reagire invece che riflettere. Intanto, le questioni davvero importanti, quelle che riguardano diritti, lavoro, salute, ambiente, potere, scorrono sullo sfondo, quasi invisibili. È così che funziona la distrazione di massa: non ti impedisce di vedere, ti fa guardare altrove. Non è un caso. È un metodo. Un modo per guidare l’attenzione pubblica come si guida un fascio di luce: illuminare ciò che conviene, lasciare in ombra ciò che potrebbe generare domande, dubbi, consapevolezza. Perché un cittadino distratto è più facile da gestire. Un cittadino informato, invece, è imprevedibile: chiede spiegazioni, pretende trasparenza, non accetta versioni preconfezionate. Rallentare, approfondire, scegliere cosa leggere e cosa ignorare è diventato un atto di autodifesa. Ripr...