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L'Amicizia

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L’amicizia non è possesso, è condivisione.  Non è obbligo, ma piacere di scegliersi ogni volta. E’ capire i silenzi, i bronci e gli stati d’animo senza sentirsi offesi. E’ non essere invidiosi, nè gelosi, ed è accogliere senza giudicare e lasciare andare senza trattenere. L’amicizia non si compra, non si vende e non si pesa, ma si merita. Amicizia è amore senza condizione, a volte nasce e vive e a volte muore senza un perché! E’ un bene prezioso e va seminato giorno per giorno e non va sostituito nemmeno dall’amore. Un amico è una persona che accetterà tutto di te... anche i tuoi difetti! web

I segreti dei Casoni Bugni: quando le pietre ricominciano a parlare

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Questa mattina, il bosco della Val di Riofreddo respirava a pieni polmoni l'aria frizzante della primavera.  Nonostante la natura si stesse risvegliando tutt'intorno, sotto i nostri scarponi risuonava ancora il secco scricchiolio delle foglie morte, un tappeto bruno in attesa di essere inghiottito dal nuovo sottobosco. Ho camminato fianco a fianco con Valentino, più che una guida, un vero e proprio custode delle memorie di questa valle.  "Siamo quasi arrivati", mi ha detto, indicando oltre un boschetto di alberi punteggiati di tenere gemme verdi. Davanti a noi, quasi inghiottito dalla vegetazione, è apparso il borgo fantasma di Casoni dei Bugni.  Entrare tra quelle macerie è stato come varcare la soglia del tempo. Le mura in pietra grezza, un tempo rifugio per montanari e boscaioli, ora si ergono a fatica, invase dall'edera che brillava al sole.  Valentino conosce ogni pietra. Con la mano callosa ha accarezzato un blocco incastonato nel muro: vi era scolpita rudem...

L'albero non si taglia in un sol colpo

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  Il tronco resta saldo, anche quando la lama lo sfiora per la prima volta. Non trema, non cede. Dentro di sé custodisce anni di vento, di pioggia e di stagioni attraversate senza fretta. Ogni colpo sembra poco, quasi inutile. Un segno chiaro sulla corteccia, un eco nel silenzio, ma l’albero è ancora lì, intero. Eppure, a poco a poco, qualcosa cambia. Il legno si apre, le fibre si tendono, la resistenza si assottiglia senza fare rumore. Non è il primo colpo a fare la differenza, né l’ultimo da solo. È la costanza. È il tornare ogni giorno con la stessa decisione, senza pretendere che tutto crolli all’istante. Così sono anche le cose della vita: le abitudini radicate, le paure antiche,  i sogni che chiedono spazio. Non si trasformano in un attimo. Si lavora piano, si incide, si insiste. Finché un giorno, quasi senza accorgersene, ciò che sembrava immobile  si piega. lacasettaincampagna

Il nido vuoto

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  Un guscio d’uovo spezzato nel nido vuoto. Le due metà restano lì, leggere, aperte come qualcosa che ha appena finito di accadere. Il nido è immobile. Fili intrecciati, erba secca, piccoli frammenti raccolti con cura. Tutto è rimasto al suo posto, eppure qualcosa manca. Non c’è più movimento, non c’è più attesa. Il guscio è sottile, fragile al punto da sembrare già sul punto di scomparire. Eppure è lì, intero nella sua rottura. Segno di un passaggio che non si può trattenere. Non c’è più nulla da proteggere. Ciò che era dentro non è più visibile, non appartiene più a quel piccolo spazio intrecciato tra i rami. E il nido resta così, vuoto, ma non inutile. Custodisce ancora la forma di ciò che è stato, senza trattenerlo. La casetta in campagna

Gli Orizzonti della Poesia

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Sarebbe facile fare finta di nulla,  abbozzare un sorriso e andare avanti,  illudersi ch'è solo un momento, sommato  a così tanti momenti che ho perso il conto. E diventano giorni, mesi, anni.  Forse è solo la mia impressione il riciclo  del tempo scaduto, tornato sulla scia dei ricordi, in un noioso pomeriggio da nulla.  Non tutto è bello ...  neppure il più roseo degli istanti, quando credo di toccare il cielo,  quando cerco di non pensare  alla fermata successiva,  se scendere o restare.  Sarebbe facile dire che va tutto bene, fidarsi del buonumore degli amici,  guardare l'orizzonte senza chiedersi  cosa c'è dietro, giù, in fondo e fermarsi qui.  Ma, nella mia calma apparente, c'è un inquietudine silente,  un fiume di malinconie,  una cascata di vorrei,  un giorno fuori dai miei giorni  per sentirmi felice. Francesca Stassi

La vignetta

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Avvisi funebri (FC)

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Tutto é un app, un codice, un portale...

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Una società che obbliga un ottantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti non è "moderna", è una società che ha deciso di sbarazzarsi dei propri padri. Siamo nel 2026 e tutto è diventato un'app, un codice, un portale.   Ma provate a mettervi nei panni di chi ha costruito questo Paese con la fatica delle mani e oggi si ritrova analfabeta in casa propria. Se per prenotare una visita medica o pagare una bolletta devi avere un nipote esperto, allora il sistema è fallito . Chi progetta queste barriere si sente un genio dell'innovazione, ma è solo un miserabile che ignora la realtà della carne e delle ossa. Non è evoluzione se lasciamo indietro chi ci ha preceduto. La tecnologia deve essere un aiuto, non un esame di ammissione per avere diritto alla salute o alla dignità. Stiamo togliendo la voce a chi ha più esperienza di noi, nascondendo dietro lo schermo la nostra incapacità di prenderci cura delle persone. web

Forte Luserna

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Mettiti comodo, perché la storia del Forte Luserna (che gli austro-ungarici chiamavano Werk Lusérn) non è solo una cronaca militare. È un dramma psicologico, una storia di acciaio, terrore, ammutinamenti e di montagne che tremano. Se sali oggi sull’Altopiano di Luserna, a oltre 1.500 metri di quota, trovi un paesaggio cimbro fatto di pascoli dolci e boschi silenziosi. Ma tra il 1914 e il 1918, quel luogo fu la soglia dell'inferno. Ecco la sua storia, raccontata come piace a me. Il "Padre dei Forti" Siamo all'inizio del Novecento. L'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia sono formalmente alleati, ma nessuno si fida dell'altro. Il capo di stato maggiore austriaco, Franz Conrad von Hötzendorf, ordina di blindare il confine trentino. Nasce così una catena di fortezze d'alta quota. Tra queste, tra il 1908 e il 1912, sorge lui: il Forte Luserna. È un mastodonte di calcestruzzo armato e putrelle d'acciaio, scavato in parte nella roccia viva. Ha cupole...

Pressione bassa

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  Può presentarsi con un senso di stordimento, oppure testa pesante, senso di affaticamento o tachicardia. È la pressione bassa. A volte può dare nausea o mal di testa. Cosa fare?  La prima cosa da fare è bere qualcosa, magari con l'aggiunta di sali minerali o anche solo un pizzico di sale. Aggiungere:  Per poter dare tono al corpo si può: - prendere delle  gocce di Rosmarino (il ginseng italiano) - prendere una tisana tonica, con: Anice stellato Liquirizia  Rosmarino  -integrare sali minerali, oppure assumere un centrifugato con più verdura che frutta o con polvere di alghe. -bere sempre a  sufficienza  In casi più ostici, si può aggiungere tonici più specifici come eleuterococco, cardo mariano, ginseng.  Se non basta?  E' meglio controllare i battiti del cuore, quanti sono al minuto. Se risultano troppo alti, misurati lontano dai pasti o a riposo, occorre  sentire il medico. Elettra Erboristeria  Cornedo Vicentino

L'ingratitudine

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Fare del bene è uno degli atti più puri che possiamo compiere. Ma troppo spesso lo facciamo aspettandoci qualcosa in cambio: un grazie, un riconoscimento, almeno uno sguardo che dica “ho capito il tuo gesto”. E quando questo non arriva, sentiamo dentro una fitta sottile, quasi un tradimento. La verità è che aiutare qualcuno significa anche accettare il rischio di non essere compresi. Significa offrire senza garanzie, donare senza ricevuta, tendere la mano sapendo che potrebbe non essere stretta con gratitudine. Non tutti sono pronti a riconoscere il bene che ricevono. Alcuni sono accecati dall’orgoglio, altri dalle ferite, altri ancora semplicemente non sanno vedere oltre il proprio bisogno. Se scegli di fare del bene, fallo perché è coerente con ciò che sei. Fallo perché rispecchia i tuoi valori, non perché cerchi approvazione. La vera forza non sta nel gesto in sé, ma nella capacità di restare integri anche quando il mondo non risponde come speravi. Perché il bene autentico non dipen...

La vignetta

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Il Vangelo della Domenica delle Palme

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  “Ecco, il tuo re viene a te” Domenica delle Palme Matteo  di sorella Ilaria Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un'asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: «Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito»». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un'asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma . I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l'asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che ...

La Domenica delle Palme

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Oggi è la Domenica delle Palme, giorno in cui si ricorda il trionfale ingresso a Gerusalemme di Gesù. Con le Palme ha inizio la Settimana Santa, e, come da tradizione, di buon mattino ci si reca in Chiesa a prendere il ramo di ulivo benedetto che poi è tenuto in casa in tutte le camere come presidio difensivo e propiziatorio. Una volta un rametto si poneva nella stalla accanto all'immagine di Sant'Antonio e quello dell'anno precedente la tradizione voleva che fosse bruciato, perchè non venisse insudiciato o contaminato. Durante l'anno la Palma benedetta aveva varie funzioni protettive: posta nei campi a protezione dei raccolti e dei seminati, bruciata sull'aròla se il cielo minacciava temporali e grandine, e anche messa a capo del letto nell'agonia della morte. web

Via Crucis a Carrè

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La Via Crucis Ogni anno, durante la Quaresima, il venerdì, si è soliti meditare sulle quattordici stazioni della Via Crucis che ripercorrono le ultime ore di Gesù, dal processo, alla crocifissione e alla sepoltura. È un pio esercizio che ci introduce nella via della Croce e ci fa condividere l’umanità di Cristo sentendolo così più vicino a noi, alle croci che spesso con fatica portiamo ogni giorno della nostra vita. Ogni chiesa ha raffigurato le stazioni tutto intorno al perimetro e possono essere di varia fattura: dipinte, intagliate in legno, di gesso o di altri materiali, ma in ogni rappresentazione abbiamo modo di focalizzarci su quello che, questo lungo percorso verso il Calvario rappresenta, per farci compagni di quel doloroso cammino.  Spesso ci limitiamo a essere spettatori di questa difficile salita, ma con la nostra preghiera, il nostro metterci a fianco di Gesù, possiamo sentirci veramente partecipi di ogni suo passo, sentendo la sua fatica e il suo dolore, pur rimanendo...