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L'Ostello delle anime perse😊

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  Ci sono persone che, senza saperlo, diventano l’ostello delle anime perse. L’idea mi è venuta in seduta, parlando con una mia paziente. Un po’ sorridendo, un po’ dicendolo sul serio, le ho detto: "vedo che ha smesso di essere l’ostello delle anime perse". E tutte e due abbiamo capito immediatamente di cosa stavamo parlando, perché certi nomi mi vengono in mente così e in un istante mettono a fuoco anni di storia... L’ostello delle anime perse è quella persona che tiene sempre acceso il lume alla finestra. Quella che, in qualche modo, trova posto per tutti. Per chi è ferito, per chi è confuso, per chi è in crisi, per chi si è perso, per chi arriva tardi, scarico, pieno di pesi... Non parlo soltanto di chi costruisce relazioni sentimentali basate sul salvataggio, come accade con chi adotta "orfanelli emotivi" o si sente custode cronico delle fragilità altrui. Parlo di qualcosa di più ampio e più diffuso. Parlo di chi lo fa con tutti. Con l’amico sregolato che chiama...

La fretta

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La fretta è spesso un’illusione che ci allontana da ciò che conta davvero. Corriamo verso il futuro dimenticando che ogni istante presente è già parte della nostra storia. Un giorno, ciò che oggi ignoriamo diventerà nostalgia. Fermarsi non significa perdere tempo, ma imparare a viverlo. Assaporare l’oggi, con le sue imperfezioni e bellezze, è l’unico modo per costruire ricordi che non rimpiangeremo. Perché alla fine, la vita non è una corsa da vincere, ma un momento da sentire profondamente, prima che diventi passato.

Gli Orizzonti della Poesia

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  Non piango mica  osservo l'orizzonte che osserva me  nel cambio di sguardi che tocca l'anima. E mi sconvolge essere qui  con tutti i miei buchi neri,  le traversate non autorizzate e pagate  sino all'ultimo centesimo.  Ho da restituire i torti subiti, le maldicenze arricchite di particolari, il taglio chirurgico di alcune parole, il gusto indicibile di fare del male. A volte gli occhi si accendono d'ira,  carboni ardenti che fanno scintille, ma è solo un attimo...  poi, ho altro a cui pensare.  Come evitare di soffrire  per ciò che non posso cambiare,  per la natura selvaggia del mio cuore  che offre pascolo ad ogni vagabondo, per l'amore donato a chi non sa amare. Francesca Stassi

Festival dell'acqua e della carta

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 ðŸŒŠ FESTIVAL DELL'ACQUA E DELLA CARTA EDIZIONE 2026 📃 Il 2-3-4-5 luglio torna il Festival dell'Acqua e della Carta, giunto alla sua sesta edizione! ➡️ Maggiori informazioni sul sito del Comune di Arsiero: https://www.comune.arsiero.vi.it/novita/festival-dellacqua-e-della-carta-edizione-2026/ 📌 Giovedì 2 luglio Paesaggi d'acqua e memoria Presentazione del libro "Ubi Aqua Vita Est - L'opera monumentale di Giovanni Fontana" e serata musicale col Coro Alpino Monte Caviojo. 📌 Venerdì 3 luglio La Voce del Fiume Una passeggiata immersiva tra acqua, natura e memoria lungo le insenature e gli anfratti di uno dei luoghi più suggestivi dell'Alto Vicentino, in contrà Pria. Prenotazione obbligatoria. 📌 Sabato 4 luglio - Bambini in festa tra laboratori e bolle di sapone Un pomeriggio di attività creative e laboratoriali per famiglie e bambini. - Armonie d'acqua Concerto dell'Orchestra delle Venezie diretta dal Maestro Giovanni Angeleri, Premio Paganini 1997....

La vignetta

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Quando si imparava a memoria...

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Vi ricordate di quando alle elementari ci facevano imparare le poesie a memoria? «La cavallina storna», «Il sabato del villaggio», Il «X Agosto». Questi sono tra i ricordi più belli della mia infanzia!  Oggi invece viene considerata una cosa inutile. Superata. Eh no... non è un caso!  Vedete, imparare una poesia a memoria ti obbliga a fare una cosa pericolosissima: a mettere in relazione! Cose, ricordi, emozioni. Significa imparare a «trattenere» mentre tutto intorno ti chiede di dimenticare. Non a caso la parola memoria deriva dal latino, e vuol dire custodire. Perché una poesia imparata da bambini non sparisce mai davvero; resta come brace sotto la cenere. In attesa di rinascere. Naturale che la memoria non abbia più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per azzopparlo. Oblio programmato, sostituzione continua, cancellazione immediata… «L’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è». P...

Guarire si può?

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Ogni disturbo del corpo inizia con una difficoltà silenziosa.  Non percepiamo che l'osso si sta assottigliando, le vene occludendo, la bile che diventa pastosa. È la fase iniziale della malattia. Poi se non intervengono fattori esterni diversi come cambio di dieta, di attività fisica, di luogo in cui si abita, i disturbi passano in fase 2, non più silente, con qualche indizio percepibile. Ma la vita e la sua 'fretta' impedisce alla coscienza di ascoltare, osservare, percepire e anche i primi allarmi passano spesso inosservati. Poi arrivano i disturbi che creano dolore o limitano le funzioni. E alla fine la struttura perde la sua capacità di funzionare in modo corretto. (le ossa si schiacciano, la pressione sale, i calcoli nella bile creano insufficienza digestiva - prendendo gli esempi citati prima). Siamo destinati al dolore e al decadimento? No. La natura, nostra protettrice, fonte di nutrimento e casa ci dona anche una cura. Le gemme delle piante. Strutture preziose, che...

Forte Campolongo - il Gigante di Pietra: Oltre la Storia

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Oggi, Forte Campolongo si presenta come un gigante di pietra ferito, un monito silenzioso che domina la Val d’Astico. Camminando tra i suoi corridoi umidi e osservando i profondi crateri lasciati dai colpi del "Barbara", non si percepisce solo la maestria ingegneristica dell'epoca, ma anche il peso di una storia fatta di attese estenuanti e fragore assordante. La sua posizione è vertiginosa: costruito proprio sul ciglio dell'abisso, sembra quasi voler sfidare la gravità e il tempo. Se un tempo le sue cupole d'acciaio sputavano fuoco verso le linee nemiche, oggi il forte è diventato parte integrante della montagna, un guscio di cemento che la natura sta lentamente riabbracciando.  Il Forte Campolongo, costruito tra gli anni 1908 e 1912 sul ciglione di una parete rocciosa strapiombante sulla Val d'Astico, è situato sulla sommità dell'omonimo monte, a quota 1720, in territorio comunale di Rotzo, alle pendici occidentali dell'Altopiano dei Sette Comuni. As...

Dove entra il sole, non entra il medico

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Il nostro contadino ha appena aperto le imposte di legno della sua vecchia cucina. Il sole del mattino entra dritto, tagliando l'aria in un fascio luminoso dove ballano piccoli granelli di polvere. Lui fa un respiro profondo e indica quella luce come se fosse l'oro più prezioso del mondo. ​"Guardate lì. Vedete come pulisce l'aria quel raggio che entra? Questa è la prima e più importante regola della casa: dove entra il sole, non entra il medico. ​I signori di città corrono dai dottori, spendono soldi in sciroppi, pillole e unguenti ogni volta che hanno un dolorino o la tosse. Ma la verità è che la medicina migliore ce l'abbiamo sopra la testa, gratis, ogni giorno dell'anno. Il sole è il medico dei poveri. ​Quando tenete le finestre sbarrate per paura della corrente, quando lasciate che l'ombra e l'umidità si approfittino delle stanze, state praticamente preparando il letto alla malattia. L'aria ferma e il buio fanno ammuffire non solo i muri, ma anc...

Fare figli non é un affare privato

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segnalato da Kekko  

Pedescala - il gusto della Sagra

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Qui a Pedescala è ora della nostra SAGRA DI SANT'ANTONIO! 🤩 Il weekend del 12/13/14 GIUGNO non potete mancare. Sul volantino potrete consultare il programma dei tre giorni! 💯 Non farti sfuggire i prossimi aggiornamenti per scoprire il menù... 😋 Come sempre, vi aspettiamo con il ❤️!  #pedescala #sagra #santantonio

La vignetta

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La Vita è movimento

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C’è qualcosa dentro di noi che fa una fatica enorme a lasciare andare. Ci aggrappiamo alle cose come se potessero salvarci... un messaggio, una voce, un’abitudine. Facciamo finta di non sapere che le cose cambiano, che tutto si muove, anche quando noi restiamo fermi. Eppure, se ci guardassimo intorno, lo vedremmo chiaramente: la vita è movimento. La natura cambia ogni giorno, le stagioni, la luce, il corpo, i volti. Niente resta uguale. È così che la vita respira. Ma noi no. Noi cerchiamo di bloccare tutto, di congelare i momenti, le persone, perfino le emozioni. Come se fermando le cose potessimo sentirci al sicuro. Ci hanno insegnato che la stabilità è il sinonimo della felicità. Che chi resta è più affidabile di chi cambia, che chi tiene duro è più forte di chi lascia andare. E così cresciamo credendo che il movimento sia pericoloso, che sposti gli equilibri e che porti via quello che amiamo. Non ci insegnano che invece è proprio nel cambiamento che c’è la vita, e che tutto ciò che ...

Lanterne dorate

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  Chiudi gli occhi. L’aria della sera è calda, densa, profuma di fieno tagliato e di terra che rilascia il calore accumulato durante il giorno. Sei seduto sui gradini di pietra fuori casa, le gambe nude che iniziano a sentire il fresco dell'umidità che sale dai fossi. Senti il gracidare delle rane in lontananza e il frinire degli ultimi grilli. ​Poi, nel buio del prato, ecco che accade. ​Prima una, isolata, vicino alla siepe. Poi un'altra più in alto, fluttuante sopra le spighe di grano. Nel giro di pochi minuti, il campo davanti a te si accende. Non è una luce ferma, ma un respiro sincronizzato di mille piccole lanterne dorate che galleggiano nel vuoto, a pochi centimetri dal suolo. ​Ti alzi in piedi, quasi trattenendo il fiato per non spaventarle. Cammini nell’erba alta, che ti solletica le caviglie e ti bagna i piedi di rugiada. Tutto intorno a te è un ricamo di scintille silenziose. Allunghi una mano, stringi le dita a coppa nell'aria tiepida, assecondando il volo lento...

Facciamo silenzio e proviamo ad ascoltare

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  Tra mezzogiorno e le quindici, in estate il giardino diventa silenzioso — nessun canto, nessun richiamo d'allarme, come se gli uccelli fossero scomparsi. La maggior parte delle persone non nota nemmeno questa assenza. Chi la nota pensa che stiano dormendo. In realtà non è riposo. È fisica. Quando il terreno si riscalda sotto il sole estivo, l'aria calda sale in colonne turbolente — le stesse termiche che i rapaci usano per planare senza battere le ali. Queste turbolenze disperdono le onde sonore in tutte le direzioni. Un canto emesso alle quattordici con trenta gradi perde metà della sua portata rispetto allo stesso canto emesso alle sei del mattino. L'uccello spenderebbe la stessa energia per un pubblico dimezzato. Non conviene. La seconda ragione è termica. I passeriformi non sudano — dissipano il calore ansimando a becco aperto con le ali scartate dal corpo. Cantare richiede una contrazione muscolare intensa della siringe e una respirazione controllata che produce calo...