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Le nostre cicatrici

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L’altro giorno, guardandomi il ginocchio, mi è caduto l’occhio su una vecchia cicatrice. È il segno di una sbucciatura presa da bambina, ricordo bene quel dolore pungente, perché era in un punto scomodo e ogni volta che piegavo il ginocchio mi sembrava di vedere le stelle.  Dopo i primi giorni col cerotto, mi dicevano che la ferita doveva prendere aria per guarire, ma bastava anche solo un filo d’aria o il tocco di una stoffa perché la pelle viva mi facesse male. Poi piano piano, quella pellicina sottile si è trasformata in una crosta dura, e io ho ricominciato a giocare spensierata.  Fino a quel giorno in cui, scivolando mentre giocavo a nascondino, la crosta si è in parte strappata e in parte accartocciata e la pelle sotto ha ricominciato a sanguinare.  Un dolore tremendo, che ricordo molto bene e la mia disperazione di bambina che urlando e piangendo dicevo “di nuovo? Così non guarisce più”. Oggi, su quel ginocchio, non c’è più dolore. Solo una cicatrice, parte integra...

La pozzanghera

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  Dove la strada bianca lascia il paese e si perde tra i campi, nel punto in cui i filari delle viti incontrano il limitare del bosco, l’autunno ha steso la sua mano sulle colline. L’aria odora di terra bagnata, di fumo che sale dai camini lontani, di funghi nascosti sotto le foglie. La nebbia scende bassa sui campi, inghiottendo ogni filo d'erba e, per giorni, il cielo resta un’unica coperta di nuvole pesanti che aspettano soltanto il momento di aprirsi. Poi, nella notte, ecco che la pioggia batte prima di rado sul tetto di coppi poi, con un rumore fitto e costante che culla il sonno, finisce per riempire ogni fosso e ogni crepa della terra. Scorre lungo i sentieri, tamburella sulle foglie larghe dell’orto, scende dai rami del vecchio noce in lunghe lacrime lente. All’alba la pioggia tace. Ed ecco che lei è lì. La pozzanghera si è adagiata nell’incavo lasciato dalle ruote di un trattore, tra i sassi chiari e l'argilla morbida del sentiero. Non ha alcuna fretta di andarsene. Si...

Il lavatoio di montagna

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  Il lavatoio di montagna di una volta era la struttura comunitaria più antica e più sociale che il borgo alpino o appenninico avesse - quel lavatoio pubblico costruito sopra una sorgente di acqua fresca di montagna con le pietre piatte inclinate per appoggiarvi i panni e fregare e le vasche di pietra dove l'acqua scorreva continua e fredda era il luogo dove le donne del paese si riunivano ogni lunedì o ogni settimana a lavare i panni di tutta la famiglia con quella socialità forzata del lavoro condiviso. 🧺❤️ Il lavatoio italiano di montagna era una costruzione pubblica precisa - quella struttura di pietra con il tetto di lose o di tegole che proteggeva le lavandaie dalla pioggia e dal sole e che aveva le vasche a due livelli - quella superiore per il risciacquo nell'acqua pulita della sorgente e quella inferiore per la fregatura con il sapone. L'acqua di montagna - quella fredda e purissima della sorgente che rendeva i panni più bianchi di qualsiasi acqua di pianura. Il s...

La vignetta

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Se è vero...

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  Sai qual è la cosa che fa più male?  Che troppo spesso ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la vita soltanto quando rischiamo di perderla o vediamo stare male qualcuno che amiamo. Passiamo le giornate a lamentarci per piccoli contrattempi, per qualcosa che non è andato come speravamo, per i programmi saltati e per mille preoccupazioni che sembrano non darci pace. Eppure proprio in questo momento c’è qualcuno in un letto d’ospedale che darebbe qualsiasi cosa per poter vivere una giornata normale. Svegliarsi senza dolore, alzarsi dal letto con le proprie forze, tornare a casa, sedersi a tavola con la propria famiglia e abbracciare le persone che si amano. A volte ciò che per noi è una giornata qualunque, per qualcun altro è il desiderio più grande. E questo non significa voler sminuire il dolore di nessuno. Ognuno di noi affronta le proprie difficoltà e combatte battaglie che gli altri non sempre riescono a vedere. Ma quando viene a mancare la salute, anche le cose più sem...

Adriano Bianco - Sacrestano da mezzo secolo

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La vigna di famiglia

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La vigna di famiglia di una volta era qualcosa di molto più di un appezzamento di terra - era un'identità, una tradizione, un lavoro fatto insieme che si tramandava di generazione in generazione con quella cura dei filari e quel rispetto del vitigno locale che produceva un vino che non aveva etichetta ma aveva il nome della famiglia e il sapore del proprio terroir specifico. La vigna di famiglia italiana aveva la sua gestione annuale precisa - la potatura di gennaio, la legatura dei tralci a marzo, i trattamenti contro le malattie della vite in primavera, la vendemmia di ottobre - con quel ciclo agricolo che ritmava l'anno intero della famiglia contadina e che dava a ogni stagione il suo lavoro specifico in vigna. La vendemmia - quel momento di ottobre in cui tutta la famiglia si riuniva nei filari a tagliare i grappoli di uva matura con i coltellini ricurvi e a riempire le ceste di vimini che si svuotavano nel cassone del trattore o nel tino di legno. Il grappolo maturo - quel...

Ti sblocco un ricordo... Si partiva per fare il militare

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Gli Orizzonti della Poesia

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Come fa il sole a risaltare i colori dell'autunno, donare sfumature dorate alle foglie  senza accorgersi del buio di certe stanze  dove non entra quasi mai.  Luoghi dove la solitudine è subita,  la mancanza amplificata dalle ombre del passato  dove non c'è abbastanza luce per cancellarle.  E si vive tra fredde pareti,  la porta socchiusa...  casomai passasse la buona sorte, il destino,  la fortuna, il caso... qualcuno che dica che è il giorno buono. Francesca Stassi

San Prosdocimo

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Mostra Mercato a Posina

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Incontro con l'Autore

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La vignetta

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Momenti che fanno anche sorridere

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Ci sono momenti in terapia che mi fanno sorridere ogni volta. Succede che a un certo punto, dopo mesi di lavoro, di parole e di nodi sciolti con pazienza, qualcuno si ferma, mi guarda e dice: “Dottoressa, ma è da un po’ che non ho l’ansia… mi devo preoccupare?” E lì, soprattutto quando ormai c’è quella confidenza profonda fatta di lavoro serio e fiducia costruita nel tempo, scoppiamo a ridere insieme. Una risata vera, di quelle che nascono perché ci siamo accorti entrambi del paradosso. Eppure, dentro quella domanda, c’è qualcosa di terribilmente serio. Quando una persona ha vissuto a lungo in uno stato di allerta, l’assenza dell’allerta spesso fa molta paura. È come se una parte interna si affacciasse e sussurrasse: “Troppo silenzio… sicuro che sia tutto a posto?” Stare male, per quanto doloroso, è prevedibile. Stare meglio è un territorio che non si è ancora imparato a conoscere bene. Quell’ansia, del resto, non è arrivata per caso. Ha una storia e spesso è stata il modo che una pers...

Spaccare tutto o spaccarsi la schiena?

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  Questa fotografia è stata scattata a Cagliari negli anni Trenta del Novecento. Ritrae un gruppo di bambini che venivano chiamati Is Piccioccus de crobi, i ragazzi del cesto. Era un fenomeno tristissimo. Bambini che vivevano per strada, spesso orfani, abbandonati, figli di relazioni illegittime o di famiglie talmente povere da non poterli mantenere. Si guadagnavano da vivere trasportando, con un cesto di giunco, la spesa delle signore che andavano al mercato oppure piccoli carichi dal porto verso i quartieri alti della città. In cambio ricevevano qualche moneta o qualcosa da mangiare. Quando andava bene. Non stiamo parlando del Medioevo. Questa era la realtà di una città italiana meno di un secolo fa. E il fenomeno si protrasse fino agli anni Cinquanta. Questo era il presente ai tempi dei nostri genitori. I nostri genitori non andavano in giro a spaccare tutto. Si spaccavano la schiena. Per sopravvivere, per costruirsi una vita e soprattutto per dare ai propri figli quello che lor...

Opinioni della realtà del momento

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  Da Pediatra, non riesco a restare in silenzio.  E dirò la mia. Anche se qualcuno contesterà. Guardo le immagini degli scontri di Milano e provo rabbia, amarezza e profonda preoccupazione. Tra quei volti vedo ragazzi giovanissimi, alcuni apparentemente minorenni.  Hanno la stessa età di tanti miei pazienti.  E da operatore sanitario, oltre che da cittadino, mi pongo delle domande. Qui non c’entra l’ideologia politica. Non c’entra l’etnia. Non c’entra nemmeno il diritto (sacrosanto) di protestare per il caro vita. Non è una questione di destra o di sinistra.  Non è una questione di italiani o stranieri. Non è una questione di povertà o ricchezza. È vandalismo. È delinquenza. È violenza gratuita. Mi preoccupa una generazione che, almeno in alcune sue espressioni, sembra sempre più frustrata, arrabbiata, incapace di gestire un limite o accettare un no. Una generazione cresciuta a videogiochi violenti e musica trash. Che si incontra e si fomenta sui social. Che è c...

Il tempo passa, il ricordo resta

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  Il sole è ormai sceso dietro la cresta del monte, lasciando nel cielo solo una striscia di viola scuro che va a sfumare nel nero. L'aria della sera s'è fatta fredda tanto da far accostare l'uscio per non far fuggire il calore del focolare. ​Il vecchio contadino si siede sulla solita panca di noce, consumata al centro dalle generazioni che ci si sono sedute prima di lui. Passa la mano lentamente sul legno, seguendo con le dita i solchi e le venature scure lasciate dai nodi. ​Estrae dalla tasca una vecchia lima arrugginita che apparteneva a suo padre e la posa sulla mensola sopra il camino, proprio accanto all'orologio a pendolo che batte i secondi con un tic-tac lento e pesante. ​"Le stagioni continuano a girare senza fermarsi mai: le foglie d'autunno cadono nel solco, la pioggia le copre di fango e la primavera nuova ci cresce sopra come se niente fosse stato. Il tempo si mangia le staccionate di legno, fa marcire i pali della vigna e consuma il ferro delle z...

La vignetta

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Non é più tra noi - Adriana Fontana (nr. 17 - 10/26)

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Ai genitori delusi - l'adolescenza è una tempesta

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A voi, genitori stanchi, genitori che non dormono più la notte, non per le coliche o i pannolini, ma per quelle porte sbattute, quegli sguardi sfuggenti e quelle parole che fanno male. A voi che amate figli che sembrano non volere più il vostro amore. A voi che vi sentite confusi, esausti e a un passo dal mollare. A voi che siete in crisi più dei vostri figli. Questo è per dirvi una cosa semplice, ma che a volte vi dimenticate: non siete soli e non state sbagliando tutto. Lo so: non li riconoscete più i vostri figli adolescenti. Erano dolci, affettuosi, vi cercavano per ogni cosa. Ora vi evitano. Rispondono male. Vi sfidano. O vi ignorano. Ogni giornata è una lotta: per fargli spegnere il telefono, per farli uscire dalla camera, per farli parlare, per capire cosa provano, per ogni piccola cosa… E vi chiedete: “Ma dov’è finito mio figlio?” “Dove ho sbagliato?” “Come si sopravvive a tutto questo senza andare in mille pezzi?” La verità è che l’adolescenza è una tempesta. Per loro. Ma anch...

Le mele cotogne

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  Le mele cotogne sono il segreto antico dell'autunno, il frutto duro, ruvido e dorato che racchiude in sé il calore del sole e una fragranza così intensa da riempire intere stanze di una dolcezza d'altri tempi. ​Il melo cotogno (Cydonia oblonga) è un albero nodoso e spesso contorto, dal portamento rustico e ribelle. In primavera si veste di grandi fiori rosa e bianchi delicatissimi, ma è in autunno che svela il suo vero tesoro: pomi pesanti, irregolari, ricoperti da una fine peluria vellutata che svanisce man mano che il frutto matura, svelando una buccia di un giallo acceso, profondo e solare. La mela cotogna cruda è quasi immangiabile: aspra, durissima, quasi legnosa. Ma sotto quel carattere scorbutico si nasconde un'alchimia straordinaria. Appena cotta con zucchero o miele, la sua polpa cambia colore, trasformandosi in una pasta densa, rosso rubino o ambrata, dal sapore inconfondibile, ricchissima di pectina naturale. Il frutto sacro di Afrodite e i matrimoni greci. Nel...

Elezioni Amministrazione Separata di S. Pietro

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La vignetta

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I Giovani stanno male

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  I giovani stanno male. E non per le solite crisi esistenziali, ma perché c'è un ospite inquietante, il nichilismo , che si aggira tra loro.  Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del CONSUMO , dove ciò che si consuma non sono soltanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita.  In una società opulenta come la nostra, l’identità di ciascuno è sempre più consegnata agli oggetti che possiede. Il consumo allora diventa «consumo forzato» e chi non consuma viene escluso. Perché il consumismo è dannoso? Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando il principio del consumo possiamo garantirci identità, libertà e benessere.  Bisogna invece educare i giovani a essere se stessi, assolutamente se stessi. A dare valore non alle cose, ma alle persone. A ricercare esperienze da vivere e non oggetti da p...

Non tutto merita una spiegazione

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Ci sono momenti in cui la vita ti insegna che non tutto merita una spiegazione e non tutto deve essere chiarito, perché spesso le parole non servono a raccontare la verità ma solo a nasconderla meglio.  Crescendo impari che alcune risposte arrivano da sole, mentre altre si perdono tra giustificazioni vuote e promesse che non avevano radici. A volte la pace nasce proprio dal silenzio, dal scegliere di non inseguire ogni versione dei fatti e dal lasciare che il tempo separi ciò che è autentico da ciò che non lo è.  Perché quando smetti di pretendere spiegazioni da chi non ha mai avuto intenzione di essere sincero, succede qualcosa di sorprendente: la tua mente si alleggerisce, il cuore si difende e la verità trova comunque il modo di emergere.  Non è freddezza, non è distacco, è semplicemente la saggezza che arriva quando capisci che la dignità vale più di qualsiasi risposta. E in quel momento realizzi che alcune verità non hanno bisogno di essere dette, si riconoscono dal ...

Cos'è la violenza?

Le guerre spacciate per missioni di pace, sono VIOLENZA. La pressione fiscale che c’è in Italia, è VIOLENZA. L’esportazione della democrazia nel mondo, è VIOLENZA. Il fatto che l’1% della spesa militare globale basterebbe a sconfiggere la fame nel mondo, è VIOLENZA. Gli stipendi degli italiani fermi da 20 anni, sono VIOLENZA. Credere che lo stile di vita occidentale sia il migliore e volerlo imporre con la forza agli altri, è VIOLENZA. 6 famiglie italiane su 10 che faticano ad arrivare a fine mese, è VIOLENZA. Le liste d’attesa infinite per una visita medica, sono VIOLENZA. L’imposizione di trattamenti sanitari obbligatori, è VIOLENZA. I miliardi di euro di debiti che peseranno sulle future generazioni contratti dal governo italiano per finanziare il riarmo, è VIOLENZA. Il fatto che lo stato non investa nulla per la messa in sicurezza del territorio o la prevenzione di fronte alla stima ufficiale che il 94% dei comuni italiani è esposto a rischio idrogeologico, è VIOLENZA. E che contem...

Il castagno

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Il castagno cresceva dove la strada bianca piegava leggermente verso il paese, proprio nel punto in cui il terreno si faceva più alto e le ruote dei carri lasciavano solchi profondi nella polvere. Era lì da così tanto tempo che nessuno avrebbe saputo dire chi avesse piantato quel primo alberello, né se fosse nato per caso da una castagna caduta tra l'erba, portata fin lì da un corvo o dimenticata da un bambino durante una passeggiata. Il suo tronco, largo e contorto, si apriva in grosse braccia ricoperte di muschio, mentre la chioma, negli anni, si era allargata fino a gettare sulla strada un'ombra fresca, capace di trattenere per qualche ora l'odore della terra umida anche nelle estati più asciutte. Chi passava di lì conosceva bene quel riparo. Ma c'era stato un tempo in cui, per qualcuno, quella curva aveva significato soprattutto una sosta. L'uomo arrivava quasi sempre nel tardo pomeriggio, quando il sole cominciava a scendere dietro i campi e le ombre dei pioppi...

San Martino a Velo

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