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Più Sveva e meno arroganza

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  Nel mondo caotico, kitsch e ormai al tramonto della tv generalista, la divulgazione culturale ha poco spazio e pochissime certezze. Sveva Sagramola è una di queste, di certo la più rassicurante. Sveva e il suo Geo, alla cui conduzione è talmente legata che pare impossibile pensare ci sia stato un tempo in cui il programma non esisteva, occupano uno spazio unico, quasi spirituale nella divulgazione. Un tipo di storytelling che amo definire “ecologia dei sentimenti”.  La sua strategia comunicativa non si basa sull'autorità del sapere accademico – come un Barbero - né sullo stupore dell'effetto speciale di Alberto Angela, ma sulla costruzione di un legame quotidiano con lo spettatore. Sveva è colei che modera il ritmo, che rallenta il nostro battito. In un mondo che ha sempre più fretta, lei non si limita a rallentare, lei impone la lentezza e l'ascolto, come una padrona di casa accogliente che apre le porte di un mondo arcaico in modo dolce ma assertivo.  La sua è una com...

Pensiamo a quanto siamo fortunati ora

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  Fino agli anni '60, tutta la famiglia italiana si lavava nella stessa acqua — e il bambino più piccolo era sempre l'ultimo. Non era una questione di incuria. Era la norma. Nel 1951, l'80% delle abitazioni italiane — quasi 19 milioni su 23 — non aveva un bagno con acqua corrente. Non era un'eccezione rurale: riguardava la maggioranza del paese. Il rito del bagno si svolgeva con una tinozza di legno o di metallo, riempita con 20-30 litri d'acqua scaldata sul fuoco, pentola dopo pentola. L'acqua non si cambiava. Si seguiva un ordine preciso, uguale in quasi tutte le famiglie: prima il capofamiglia, poi la moglie, poi i figli, dal più grande al più piccolo. L'ultimo della fila si immergeva nell'acqua già usata da tutti gli altri: più fredda, più sporca, più scura. Il consumo totale di acqua domestica pro capite, in quegli anni, era di 10-20 litri al giorno. Non per il bagno: per tutto. Cucina, pulizie, bucato, igiene personale. Oggi al rubinetto ne usiamo ...

La cenere

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La maggior parte delle Persone spazza via la cenere del camino, ma non sa che è potassio puro, un disinfettante secolare e il correttore di ph che il terreno aspetta ogni inverno. Ogni famiglia italiana con un camino o una stufa a legna produce 20-40 kg di cenere a stagione. La cenere finisce nel bidone dell'indifferenziata, nella discarica, nella spazzatura — perché "è sporco." Ma quella polvere grigia è il concime invernale più antico del mondo — usato per 10.000 anni dall'agricoltura umana prima che esistessero i sacchetti al garden center. La cenere del camino contiene tutto ciò che l'albero ha estratto dal terreno in 30-50 anni di vita — concentrato in un pugno di polvere. 1. Potassio Concentrato per il Frutteto e l'Orto La cenere di legna contiene il 5-10% di potassio in forma immediatamente disponibile (carbonato di potassio) — il nutriente che le piante da frutto e da fiore consumano di più durante la fioritura e la fruttificazione. Il potassio rafforz...

Il ragno crociato

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 Ogni ragno crociato che trovi nella tela tra i rami non è un pericolo. È l'ingegnere più preciso del tuo giardino — e la sua tela cattura centinaia di insetti a settimana senza che tu muova un dito. Lascia la tela dove l'ha costruita, e lei ripulirà l'aria del tuo giardino meglio di qualsiasi trappola elettrica. Perché i ragni crociati sono importanti: - Catturano mosche, zanzare, moscerini, afidi alati, vespe, falene — qualsiasi insetto volante che finisce nella tela è cibo - La tela lavora ventiquattro ore su ventiquattro — il ragno dorme, la tela cattura. È una trappola passiva che non consuma energia quando il predatore riposa - Ogni tela viene ricostruita ogni notte — il ragno mangia la vecchia tela per recuperare le proteine della seta, e ne tesse una nuova prima dell'alba. Ogni mattina la tela nel tuo giardino è un'opera fresca - Controllano le popolazioni di insetti volanti nel raggio della tela — un singolo ragno crociato cattura centinaia di prede a setti...

Chi pone cavolo d'aprile... tutto l'anno se ne ride

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  Si allarga oltre l’orto e diventa un modo per parlare del tempo giusto in cui compiere le cose.  Non basta agire, né basta impegnarsi: ciò che fa davvero la differenza è saper riconoscere quando è il momento adatto, quello in cui le condizioni permettono a ciò che iniziamo di crescere senza ostacoli. Aprile, in questo senso, non è solo un mese, ma rappresenta l’occasione favorevole, quell’equilibrio tra attesa e azione che non si può forzare. Chi riesce a coglierlo, costruisce qualcosa che dura, perché parte da una base solida, accordata con il ritmo naturale degli eventi. Il “ridere” non è superficialità, ma il segno di una serenità che arriva dopo, quando le scelte fatte nel tempo giusto continuano a dare frutto senza sforzo.  È una soddisfazione che nasce dal sapersi muovere con misura, senza anticipare né inseguire, ma restando in sintonia con ciò che la vita, in quel momento, rende possibile.  La casetta in campagna

L'odore dell'erba tagliata

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  L’odore arriva prima ancora di vedere l’erba. Si diffonde nell’aria all’improvviso, verde e vivo e denso, come qualcosa che è stato appena liberato. È un profumo pieno. Sa di steli spezzati e di linfa aperta, di qualcosa che fino a un attimo prima cresceva silenzioso e ora si lascia sentire tutto insieme. L’erba tagliata cambia il respiro dei luoghi, riempiendo lo spazio e i sensi. Permane. Non passa inosservata, né resta in disparte. È quasi una presenza. Dentro quell’odore ecco che torna alla mente qualcosa di lontano. Corse a piedi nudi, mani sporche di verde, pomeriggi lunghi che non finivano mai. Quella leggerezza semplice che non aveva bisogno di essere spiegata. C’è qualcosa di netto in quel profumo. È vero. Ha dentro tutta la forza della terra insieme ad una specie di quiete, come se dopo il taglio tutto trovasse un nuovo ordine. Quel profumo permane nell’aria anche quando il taglio è finito. Si stende piano, si abbassa, si mescola al caldo del giorno. E per un attimo, se...

E se per San Marco gocciola lo spino, sarà abbondanza di pane e vino

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​ Vedi quella siepe? È il biancospino. Se oggi, che è San Marco, vedi le gocce di pioggia scivolare giù dalle sue spine, non darti malinconia. Anzi, accenna un sorriso. ​Quella pioggia lì è oro liquido che cade al momento giusto. Se lo spino 'gocciola', significa che la terra si sta inzuppando bene, proprio quando il futuro grano ne ha più bisogno per farsi alto e biondo, per riempire la spiga che un domani diventerà farina e pagnotte calde. Senza quell'umidità adesso, il pane sarebbe piccolo e duro. ​E guarda la vite. Ha appena iniziato a piangere la sua linfa, sta preparando i grappoli. Una pioggerellina leggera a fine aprile pulisce le foglie nuove, scaccia la sete della terra e prepara la pianta a sopportare il fuoco dell'estate che verrà. ​Quindi lascia che piova pure oggi. Se San Marco decide di bagnare lo spino, vuol dire che la dispensa sarà piena e la cantina pure. È il patto di aprile: un po' di fango oggi per avere i calici alzati e la pancia piena domani...

Gradite presenze in Paese davanti al cimitero di San Pietro

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foto di Marie Jeanne  

La vignetta

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Il tempo che abbiamo non è infinito

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A un certo punto della vita cambia qualcosa. Non perché abbiamo meno sogni, ma perché iniziamo a capire davvero una cosa: il tempo non è infinito. E allora vale la pena fermarsi e chiedersi, ogni giorno: cosa farei oggi, se non avessi paura? Perché spesso non è troppo tardi. È solo paura travestita da “ormai”. Ormai è tardi. Ormai non ha senso. Ormai non è più il momento. Ma chi lo ha deciso? Forse non abbiamo più tutto il tempo del mondo, è vero. Ed è proprio per questo che non possiamo più permetterci di sprecarlo. Di rimandare. Di restare fermi. Di lasciare le cose a metà, o peggio, di non iniziarle affatto. C’è ancora tempo. Tempo per dire, per fare, per cambiare, per provarci. E forse, adesso più che mai, quel tempo ha un valore enorme. Perché è reale. È concreto. È adesso. E allora usiamolo davvero. web

L'emigrazione del Veneto

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Tra il 1876 e il 1900, il Veneto emigrava più di Calabria e Sicilia messe insieme. Non è un errore. Non è una provocazione. È il dato ufficiale: 941.000 persone in 24 anni, il 17,9% di tutti gli espatri italiani dell'epoca. Il Veneto — quello che oggi conosci come motore economico del Paese, la regione del lavoro, del made in Italy, del PIL che invidia mezza Europa — stava letteralmente svuotandosi. Era il 1876. Tre anni prima l'annessione al Regno d'Italia aveva dissolto le ultime protezioni dell'economia rurale veneta. Arrivarono i dazi, arrivò la tassa sul macinato, e crollarono i prezzi agricoli in tutta Europa. La classe contadina veneta viveva di polenta. Non come scelta: la carne bovina era un lusso fuori portata, il pane di frumento era inaccessibile. Lo storico Emilio Franzina scriveva che "si poteva morire di fame". In quello stesso arco di tempo, dalla Calabria partirono 276.000 persone. Dalla Sicilia, 226.000. Il Veneto da solo superava le due regi...

Quale titolo?

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Discarica di tv e monitor, interviene anche il Nucleo Sommozzatori Da Marco Zorzi 23 Aprile 2026 Monitor, vecchi portatili, supporti per tv e computer. Sono queste le apparecchiature che Simone, ventenne di Valdastico, ha notato sul fondo del torrente Astico durante una passeggiata in località Basso. Un pugno in pancia per chi ama quei posti, uno schiaffo alla bellezza naturale di una valle scrigno di tesori ambientali e storici. Di lì la segnalazione al comune e il recupero, nella giornata di ieri, da parte di tecnici comunali e sommozzatori dei Vigili del Fuoco. Un lavoro non semplice quello a cui sono stati chiamati gli operatori della componente specializzata del Corpo Nazionale dei pompieri, calandosi nel letto dell’Astico per raccogliere issandoli poi uno ad uno, i vari resti abbandonati. Amareggiato il sindaco del paese, Claudio Sartori, che ha seguito con attenzione le operazioni di ripulitura del torrente caro a tutta la valle: “Questa inciviltà per cui ora paghiamo come colle...

Le piante per la stanchezza

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In primavera può succedere di sentirsi stanchi. Non dovrebbe essere una cosa normale, visto che la primavera muove tutto il metabolismo, spinge a fare, uscire, cercare.  Se ci si sente stanchi, i motivi vanno cercati nel carico di lavoro, nella continua situazione di stress, o in un bisogno di "depurare", alleggerire il sangue e il sistema linfatico. Alleggerire la dieta, aumentando le verdure, saltare un pasto o mangiare in  questo pasto  solo verdure. Assumere la giusta quantità di acqua; il suo fabbisogno aumenta con l'aumento della temperatura. (anche per dimagrire serve più acqua). Prendere qualcosa di amaro, come una tisana di rosmarino e genziana. Mangiare cibi amari, come Catalogne, carciofi,  radicchio.  Se non basta, ci possono aiutare le piante toniche. - Eleuterococco e Ginseng (quando siamo stressati e non possiamo riposare) - Gocce di Rosmarino o Genziana (per depurare e dare una buona spinta al fegato)  - Avena gocce se siamo stanchi e demoti...

Tornare alla vita semplice

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Tornare alla vita semplice:  20 Abitudini di un tempo Non si tratta di rinunciare al progresso.  Si tratta di scegliere consapevolmente.  Venti piccoli gesti quotidiani che rallentano  il ritmo e restituiscono qualità alla giornata. L'infografica raccoglie abitudini divise per area:  mattina, cucina, casa, relazioni, tempo libero  e ritmo quotidiano. QUALCHE ESEMPIO: Svegliarsi con la luce naturale invece della sveglia Cucinare da zero più spesso Coltivare qualcosa — anche solo erbe sul davanzale Camminare o andare in bici per i percorsi brevi Riparare prima di buttare Tenere un guardaroba piccolo e intenzionale Mangiare stagionale e locale Usare gli avanzi creativamente Leggere libri cartacei o giornali Praticare la gratitudine ogni giorno Serate senza schermi Scrivere note a mano Fare ordine regolarmente — possedere meno Stare seduti fuori in silenzio 10 minuti al giorno Comprare di seconda mano quando possibile Conservare gli alimenti (barattoli, ferment...

Festa della Mamma e non

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