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Essere fieri di quante battaglie abbiamo superato

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Ci sono momenti in cui non serve scalare montagne per sentirsi grandi, basta osservare il mondo intorno a noi e accorgersi di quanto abbiamo già superato, di quante battaglie silenziose abbiamo vinto senza applausi, di quanta forza abbiamo costruito nei giorni in cui nessuno guardava.  A volte l’orgoglio non nasce dal confronto per sentirsi superiori, ma dalla consapevolezza di essere rimasti integri mentre altri sceglievano scorciatoie, di aver coltivato rispetto mentre intorno cresceva rumore, di aver camminato con dignità su sentieri che sembravano troppo lunghi.  È lì che scopri che la tua misura non dipende dallo sguardo degli altri, ma dalla coerenza con cui hai attraversato il tempo, e capisci che essere fieri di sé non è arroganza ma memoria di tutto ciò che hai sopportato in silenzio. web

Il Papa non deve ammalarsi davanti al mondo?

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  “Un Papa è in buona salute fino al giorno in cui muore”. Così si diceva un tempo negli ambienti della Curia, dove la riservatezza sulle condizioni del Pontefice non era soltanto una consuetudine, ma quasi una regola non scritta.  C’era una precisa idea del pontificato: il Papa non doveva ammalarsi, o almeno non davanti al mondo. Il suo corpo poteva cedere, ma lontano dagli occhi dei fedeli; il dolore doveva rimanere nascosto dietro le tende del palazzo apostolico, come se confessarlo significasse indebolire la Chiesa.  Un Papa doveva apparire “perfetto”.  Pio XII ad esempio non voleva neanche che lo si vedesse mentre mangiava. E dunque aveva come compagnia solo un paio di suore e alcuni cardellini che gli svolazzavano intorno. E si conobbe solo molto dopo che soffriva per un doloroso morbo allo stomaco. Quando morì la sua agonia veniva violata dall’obiettivo di una macchina fotografica. Il segreto, anziché proteggere la dignità del pontefice, finì per consegnarla a...

La visita alla fattoria

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  (per i cittadini😊noi avevamo il Maestro Carlo) La visita alla fattoria di una volta era una delle uscite didattiche più emozionanti e più concrete che la scuola elementare italiana producesse - quella gita alla fattoria o all'azienda agricola vicina al paese dove i bambini della città o del quartiere urbano vedevano per la prima volta da vicino una mucca vera e un cavallo vero e le galline vere e il maiale vero e capivano concretamente da dove venivano il latte e le uova e la carne che trovavano ogni giorno sulla tavola di casa.  La visita alla fattoria italiana degli anni Settanta era spesso la prima volta che i bambini cresciuti in città toccavano un animale domestico da vicino - quella esperienza di sentire il caldo del fianco di una mucca e il profumo del fieno e il suono specifico della stalla che non si dimenticava perché era completamente diversa da qualsiasi altra cosa che la vita urbana avesse offerto fino a quel momento. Il contadino che spiegava - quella figura d...

Incontro con l'Autore

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I Pooh

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  Cent’anni fa, il 14 ottobre 1926, arrivava in libreria "Winnie-the-Pooh". Da allora quel piccolo orso, con la sua dolcezza, la sua curiosità e il suo modo semplice di guardare il mondo, ha accompagnato generazioni di bambini e di adulti.  Anche il nostro nome è legato alla sua storia. Nel 1966, quando dovemmo lasciare il nome Jaguars perché esisteva già un altro gruppo, fu una segretaria della casa discografica a suggerirci "Pooh" , ispirandosi proprio all’orsetto di A.A. Milne.  All’inizio eravamo un po' scettici: allora, in Italia, Winnie-the-Pooh non era ancora così conosciuto. Ma quel nome ci sembrò subito arrivare da una fiaba e avere un suono capace di viaggiare lontano.  Non potevamo sapere che ci avrebbe accompagnato per tutta la vita. E forse è questo il bello dei nomi: a volte arrivano per caso, poi crescono insieme a noi e diventano casa, ricordi, musica, incontri. Oggi Winnie-the-Pooh compie cento anni. Noi ne celebriamo sessanta di musica e di str...

La vignetta

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La psicoterapia secondo me

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A volte abbiamo una visione un po’ irrealistica della terapia. Come se fosse una specie di bacchetta magica capace di ricucire in fretta ogni strappo emotivo.  A volte qualcuno immagina persino che basti portare al terapeuta la stoffa un po’ logora della propria storia, consegnargliela come si farebbe in lavanderia o in sartoria e aspettarsi di tornare il giorno dopo per ritirarla cucita a macchina, stirata e pronta all’uso.  Ma la verità è che non funziona così, non perché la terapia non sia efficace, ma perché alcuni strappi sono profondi, antichi, complessi. E allora io immagino sempre il lavoro terapeutico come una piccola sartoria dell’anima, un atelier psicologico, come mi piace chiamarlo, in cui paziente e terapeuta si siedono insieme, aprono la stoffa della storia personale e guardano cosa c’è da fare. Ci sono situazioni in cui il paziente arriva con uno strappo sì, ma anche con un filo di buona qualità. Un filo forte, già pronto. E allora basta infilare l’ago, affianc...

Il salice piangente

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Sulla sponda del piccolo fiume, dove la corrente si fa lenta e silenziosa, viveva un salice piangente dalle fronde così lunghe da confondersi con i giunchi. Era lì da tempo immemorabile, testimone di piene e di siccità. Il suo legame più grande era con un vecchio pescatore. ​Quest'ultimo aveva passato più di settant'anni su quel corso d'acqua. La sua barca, un guscio di legno logoro dal sole e dal tempo, trovava sempre riparo sotto le fronde del salice. Ogni sera, tornando dalla pesca, il pescatore legava la corda al tronco rugoso dell'albero e restava lì, in silenzio. ​"Siamo rimasti solo io e te," sussurrava il vecchio, accarezzando la corteccia.  Il salice rispondeva con un fruscio leggero, calando i suoi rami come una tenda verde per proteggere il riposo dell'amico dal vento della notte. ​Venne un tempo in cui le mani del pescatore divennero troppo deboli per remare e i suoi occhi troppo stanchi per leggere il riflesso dei pesci sull'acqua. Una ser...

San Martino a Velo

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Dispensario chiuso

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Cambiare direzione

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  Ci sono momenti in cui continuare a camminare non basta, serve anche il coraggio di cambiare direzione. I sentieri che conosci danno sicurezza, ma spesso conducono sempre allo stesso punto.  Crescere significa accorgersi che alcune strade hanno già detto tutto quello che potevano dire. Non è rinnegare il passato, è smettere di restarne prigionieri. Ogni scelta nuova richiede incertezza, ma è lì che nasce il cambiamento.  Chi osa uscire dal tracciato accetta di perdersi per un po’. E proprio in quel silenzio, lontano dalle abitudini, inizia qualcosa di diverso. web

I veri lussi

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I veri lussi non sono solo quelli che si comprano, ma senza ipocrisia i soldi aiutano a vivere meglio, sarebbe stupido negarlo.  Viaggiare tanto e bene, avere una casa grande, luminosa e bella, poter mangiare bene senza guardare troppo il conto, fare la spesa serenamente comprando quello che ci va senza guardare i prezzi, permetterci di avere qualcuno che fa al posto nostro quello che non abbiamo voglia di fare…  Sono privilegi, sì, e migliorano indubbiamente la vita.  Ma c’è un’altra categoria di lussi che spesso ci sfugge, e sono quelli che non costano nulla, o quasi. Li viviamo senza pensarci, senza assaporarli. Ed è lì che ci impoveriamo perché non serve un conto in banca, serve attenzione. È un lusso svegliarci senza che la sveglia ci trapani la testa, sapere che non c’è fretta, che possiamo restare cinque minuti in più immobili nel letto a guardare il soffitto senza dover correre. È un lusso bere un caffè da soli, in silenzio, senza telefono in mano e senza qualcuno...

Il crisantemo

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Il Crisantemo è il fiore d'oro e di seta che illumina la penombra dell'autunno, il custode della memoria che in gran parte del mondo celebra la vita eterna, la nobiltà d'animo e la luce che non si spegne. ​Il crisantemo appartiene alla famiglia delle Asteracee e deve il suo nome al greco chrysós ("oro") e ánthemon ("fiore"), ovvero "il fiore d'oro".  È una pianta di straordinaria resistenza poiché, mentre il freddo spoglia i rami e zittisce i prati, il crisantemo si accende in una gamma infinita di forme e sfumature, dalle margherite più semplici ai capolini tinti di giallo, bronzo, porpora, bianco o dalle mille sfumature. ​A differenza di molti altri fiori che cercano il sole d'estate, il crisantemo è una pianta "brevidiurna" cioè la sua fioritura viene innescata dall'allungarsi delle notti rispetto al giorno, sfidando le prime gelate senza perdere la freschezza dei suoi petali. Il trono del sole in Oriente.  Se in Europa...

Mostra Mercato a Posina

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E Tu, come stai davvero?

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  “Puoi essere la persona che fa sorridere tutti... e dimenticarti di chiedere a te stesso come stai.” Ci sono persone che sembrano avere sempre qualcosa da dare. Una parola gentile. Un consiglio. Un messaggio al momento giusto. Una mano quando qualcuno ha bisogno. Sono quelle che ricordano i compleanni, si accorgono quando qualcosa non va e trovano sempre qualche minuto per ascoltare. E spesso diventano un punto di riferimento per gli altri. Ma c'è una domanda che raramente facciamo a chi è sempre disponibile: “E tu, come stai davvero?” Perché a volte chi è abituato a occuparsi degli altri diventa anche molto bravo a nascondere le proprie difficoltà. Non vuole essere un peso. Non vuole preoccupare nessuno. Pensa che ci siano sempre problemi più importanti dei suoi. E così continua a esserci. Anche quando è stanco. Anche quando avrebbe bisogno di parlare. Anche quando non sa bene a chi rivolgersi. Ma essere una persona generosa non significa dover diventare quella che non ha mai bi...

La solitudine

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Le vostre richieste di approfondimento: "Sarebbe bello avere il suo punto di vista sulla Solitudine. Io conosco il detto "Meglio soli che male accompagnati". La mia Anima no". Ci raccontano spesso che “meglio soli che male accompagnati”. Ed è vero, certo. Ci sono relazioni che ci svuotano così tanto da far diventare la solitudine un luogo di guarigione, un posto dove finalmente smettere di restringersi, giustificarsi, trattenere il respiro emotivamente per paura di disturbare o perdere qualcuno. Ma la solitudine è un tema molto più complesso di come viene raccontato di solito, perché non riguarda soltanto l’avere o non avere persone accanto. Riguarda anche il rapporto che abbiamo con noi stessi quando il rumore esterno si spegne e non resta più niente a distrarci da ciò che sentiamo dentro. Noi esseri umani siamo creature profondamente relazionali. La nostra mente nasce, cresce e si struttura nel contatto con l’altro. Abbiamo bisogno di essere guardati, riconosciuti...

Raglio d'asino non arrivò mai in cielo

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  Così dicevano gli anziani, seduti al sole davanti alle case di pietra, quando qualche parola storta cercava di attraversare il paese. Perché il raglio degli sciocchi fa rumore, ma non lascia traccia: si ferma a metà strada, inciampa tra la polvere, svanisce come un soffio che non conosce il peso della verità. Il valore di una persona, invece, sale alto. Non ha bisogno di gridare nè di difendersi: è come una campana buona che risuona limpida tra i tetti o come un filo di fumo che sale dritto al cielo nelle prime mattine d’autunno. La bontà, la gentilezza, la dignità: queste sì che hanno ali forti. Le maldicenze, no. Cadono a terra come foglie marce e il vento si incarica di portarle via. E allora si cammina avanti, con passo quieto e cuore pulito. Perché chi vale davvero non viene scalfito dal brusio sciocco di chi non sa vedere oltre il proprio cortile: il cielo ascolta solo ciò che nasce dal bene, e lascia che il resto si perda nel nulla da cui è arrivato. La casetta in campagna...

Calendario vaccinazioni

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Gestire la sensibilità

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Essere molto sensibili è come vivere con l'audio e la luminosità del mondo sempre al massimo. Non percepiamo solo ciò che succede, ma anche quello che resta tra le righe, il silenzio dopo una frase, l'intonazione che cambia o un respiro più veloce. Ci resta dentro una parola detta quasi distrattamente, ci emoziona un gesto che altri nemmeno notano e, a volte, uno sguardo continua ad accompagnarci per ore e ore. Notiamo dettagli che altri ignorano, elaboriamo le emozioni in profondità e ci immedesimiamo con facilità. È anche per questo che ci emozioniamo davanti ad un tramonto, ricordiamo particolari che gli altri dimenticano, ci accorgiamo quando qualcuno sta male anche se continua a dire che va tutto bene e riusciamo a cogliere la bellezza anche nelle cose più piccole, quelle che spesso passano inosservate. Questa apertura ci regala intensità e profondità (che meraviglia!), ma ci espone anche a una fatica enorme e invisibile. Portiamo addosso pesi che non sono nostri, l'am...

Difendiamo la Sanità di prossimità nell'Alto Vicentino

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  Per il momento non ho altri riferimenti.

La nebbia Padana

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La nebbia padana di una volta era il paesaggio più specifico e più misterioso che il nord Italia producesse nei mesi invernali, quella nebbia fitta e bianca che scendeva sulla Pianura Padana nelle notti di ottobre e di novembre e che ancora al mezzogiorno non si era completamente dissolta, lasciando il paesaggio della pianura in quella condizione di sospensione temporale in cui le cascine erano ombre e i filari di pioppi erano sagome e la strada davanti spariva a trenta metri e il mondo diventava più piccolo e più intimo e più silenzioso.  La nebbia padana non era come le altre nebbie - era più densa, più persistente, più capace di trasformare il paesaggio già piatto della pianura in qualcosa di quasi irreale, di quasi subacqueo, dove le distanze si perdevano e le proporzioni cambiavano e un trattore che emergeva dal bianco sembrava un animale preistorico. Il ciclista nella nebbia - quella figura che avanzava lentamente sul bordo della strada con il fanale anteriore che tagliava il...

Ottobre é bello, ma tieni pronto l'ombrello

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Le colline attorno al casolare sembrano un quadro dipinto di fresco: i boschi di castagno si tingono d'oro e di rame, mentre il sole del primo pomeriggio regala quel tepore dolce che invita a stare all'aperto a lavorare la legna senza giacca. Ma basta alzare gli occhi verso il crinale per vedere le prime nuvole basse, grigie e gonfie di pioggia, che si arrampicano strette tra i valloni. ​Il contadino se ne sta nell'angolo della stalla a sistemare le doghe di una vecchia botte, piegato sul lavoro col martello in mano. Ogni tanto si ferma, alza la testa e odora l'aria che cambia sapore nell'arco di soli dieci minuti, facendosi improvvisamente più umida e fredda. ​Si china verso la parete della legnaia, afferra un grande ombrello dalla stoffa logora e dal manico di legno curvo, anch'esso consumato dagli anni, e lo appoggia bene in vista vicino alla porta. ​"La gente si fida di queste belle giornate limpide, si lascia ingannare dall'azzurro del cielo e va i...

Non è più tra noi - Validio Toldo - (nr. 15 - 10/26)

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I "vuoti" della vita

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C’è un’immagine semplice, quasi banale, che può diventare una piccola parabola della vita:  il frigorifero svuotato alla fine di una vacanza . Solo pochi giorni prima era pieno. Bottiglie, frutta, qualcosa preparato per la cena, avanzi custoditi per il giorno dopo. Ma soprattutto era il segno silenzioso di una casa abitata. Aprirlo significava preparare qualcosa per qualcuno, aggiungere un posto a tavola, riempire un bicchiere, improvvisare una cena, condividere quella straordinaria semplicità che è lo stare insieme.  Poi arriva l’ultimo giorno. E il frigorifero viene svuotato. Forse c’è qualcosa della vita intera in questa immagine. Ci sono stagioni nelle quali tutto sembra pieno: persone, voci, incontri, progetti, attese, risate. La vita sembra quasi una lunga vacanza, non perché sia priva di fatiche, ma perché la gioia è così intensa da far dimenticare che anche le stagioni più belle hanno un ultimo giorno. Quando si è nel pieno della felicità è difficile immaginare il vuot...

I guai della pentola li conosce solo il cucchiaio che li mescola

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Il vapore denso che sale dal paiolo sospeso sul focolare porta con sé il borbottìo continuo dell'acqua che bolle a fuoco lento. Dentro, la polenta si fa spessa, pesante, a ogni bolla che scoppia, spruzza gocce bollenti contro le pareti di metallo scuro. ​Il contadino afferra saldamente il lungo mestolo di legno levigato e comincia a girare. Il braccio si tende, i muscoli delle spalle lavorano per vincere la resistenza di quel composto che si aggrappa tenace sul fondo e rischia di bruciare se lo si lascia fermo anche solo per un minuto. ​Si sporge sul focolare, sentendo la vampata di calore che gli arrossa il viso, mentre con il legno gratta il fondo della pentola per sentire dove la polenta fa più attrito. ​"A guardare da fuori, da chi se ne sta seduto in fondo al tavolo a spaccare le noci, sembra una cosa da niente: la pentola fuma bella tranquilla sopra la cenere, si sente il profumo che si spande per la cucina e si pensa che lì dentro vada tutto liscio come l'olio. ​Ma ...

Il "Castagnàro"

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Arrivava sempre con l’autunno, quando l’aria si faceva più sottile e le giornate odoravano di fumo e di foglie bagnate. La sua voce, roca ma gentile, annunciava la stagione delle castagne come una campana lontana: “Castagne! Sono arrivate le castagne!” Nessuno conosceva davvero il suo nome. Per tutti, nel paese, era semplicemente il castagnaro. Aveva mani segnate dal fuoco e dal tempo, e ogni sera, accanto al suo braciere annerito, sembrava parlare con le castagne come con vecchie amiche. Le rigirava piano e con cura, come se in quel gesto ci fosse la memoria di qualcosa che non voleva dimenticare. Il profumo si spargeva per le vie, mescolandosi al fumo dei camini e al passo lento di chi tornava a casa. C’era sempre qualcuno che si fermava, più per scambiare due parole che per scaldarsi le mani: un ragazzo con i libri sotto braccio, una madre col bambino stretto nel cappotto o un vecchio che ricordava di quando, da piccolo, le castagne erano l’unico dolce dell’inverno. Il castagnaro so...