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Stare accanto a chi soffre

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Ci sono momenti in cui stare accanto a qualcuno che amiamo e che soffre diventa una delle prove emotive più grandi che possiamo attraversare. Perché quando amiamo davvero non restiamo spettatori, non possiamo farlo. Il dolore dell’altro ci entra sotto pelle. Ci sveglia di notte, ci accende pensieri continui: “Se solo facesse… Se solo capisse… Se solo accettasse aiuto…” Vorremmo con tutto il cuore prendere noi il volante della sua vita, per aiuto, per protezione, per accorciare la strada che così sembra lunga e tortuosa, per evitare le buche o di restare fermi al parcheggio della vita con le quattro frecce accese. O per evitare quell’ennesimo giro inutile che, ai nostri occhi, sembra così evidente. Solo che l’amore adulto non è guidare al posto dell’altro ma stare accanto mentre l’altro impara (o decide di non imparare ancora) a guidare la propria vita. Questo è il punto che, se ci ascoltiamo bene, ci fa davvero male, perché implica fare i conti con la nostra impotenza, con quella sensa...

Giochi antichi

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La vignetta

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La Famiglia

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So che queste parole sono scomode. So che, in molte persone, susciteranno reazioni immediate, difensive, risposte automatiche e prevedibili. È comprensibile, la cultura ci ha educati così, a rispondere prima di sentire. A proteggere un’idea di famiglia più che a domandarci che esperienza ne abbiamo avuto davvero. Questa riflessione, però, non nasce per provocare né per dividere. Nasce dal cuore, dall’ascolto profondo di tante storie di vita, dal desiderio sincero di fermarci un attimo e chiederci che cos’è davvero la famiglia. Proviamo a dimenticare per un momento le definizioni del vocabolario, ciò che ci è stato insegnato e i modelli a cui abbiamo aderito senza nemmeno accorgercene. Chiediamoci che esperienza facciamo della famiglia. Se ci fa stare bene o male, se ci nutre o ci consuma. La famiglia, quando si spogliano le parole di ciò che la tradizione, la cultura, la religione o il costume hanno deciso per noi, resta una sola cosa, un luogo interiore, prima ancora che sociale. La f...

La pioggia di Sant'Anna é una manna

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Il vecchio contadino incrocia le braccia e sposta lo sguardo sul lunario al muro, accennando un piccolo inchino col capo in segno di rispetto. Oggi è il ventisei di luglio, la festa di Sant'Anna. ​Si volta verso la porta aperta e guarda la terra dell'orto, che dopo settimane di sole spietato beve avidamente le prime gocce d'acqua che cadono lente e pesanti, picchiando sulle foglie larghe delle zucche e dei fichi con un suono sordo e ritmico. ​"Ah, eccola che arriva, proprio nel suo giorno preciso. Se c'è una pioggia che il contadino aspetta come una benedizione dal cielo, è questa. Dopo il caldo soffocante di luglio, quando la terra spazza via le forze e le crepe sul terreno sembrano bocche aperte che chiedono da bere, mio nonno usciva sul portico, si levava il cappello lasciando che le gocce gli bagnassero i capelli ormai bianchi. La pioggia di questi giorni non è la tempesta cattiva che fa tafferuglio e porta la grandine a distruggere le spighe. Quando Sant'A...

Il prezzemolo

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Il prezzemolo cresce fitto, un morbido tappeto tra le altre erbe dell'orto della casetta in campagna. Ha un profumo fresco, pungente.  ​Non teme il freddo dell'inverno né l'ombra degli alberi più grandi; anzi, all'ombra cresce ancora più tenero e rigoglioso. È la pianta della generosità: più lo si taglia per portarlo in cucina, più rigetta con vigore, regalando nuove foglioline. Non è un caso che si dica "essere come il prezzemolo" per indicare qualcuno che si trova dappertutto. La sua ubiquità è una benedizione, un invito costante a dare sapore alla vita. ​Nonostante oggi lo associamo quasi esclusivamente alla buona tavola, il prezzemolo ha un passato oscuro, affascinante e intriso di esoterismo. Per secoli è stato considerato una delle piante più misteriose e potenti del mondo vegetale. Nell'antica Grecia, il prezzemolo non si mangiava affatto. Era considerato una pianta sacra, legata a Archemoro (il cui nome significa "araldo della morte"). Si...

Raccogliere le more

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  Raccogliere le more lungo i sentieri della nostra campagna è un rito che richiede pazienza e rispetto. Il rovo forma, infatti, un intreccio fittissimo, quasi un muro verde e spinoso che protegge il suo tesoro con tenacia. Ma è proprio lì, tra le spine più acuminate, che il sole di fine estate compie la sua magia. ​Le more nascono come piccole perle verdi, poi diventano di un rosso acido e ribelle, finché il calore non le trasforma in gocce di notte splendente. Quando sono mature, sfuggono al ramo con un semplice tocco del dito. Il loro sapore è un'esplosione perfetta: prima l'aspro della terra selvatica, poi una dolcezza profonda, densa, che sa di bosco, di sole e di pomeriggi d'infanzia passati ad esplorare i confini dei campi. ​La mora porta con sé una lunga scia di credenze popolari e storie raccontate davanti al camino. Secondo la mitologia greca, l'eroe Bellerofonte, dopo aver tentato di scalare l'Olimpo in groppa al cavallo alato Pegaso, fu fatto precipitare...

Raduno vespe a Valdastico

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La vignetta

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Sentirsi visti, capiti, amati

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Per tanti anni ho creduto che se una persona si sente davvero vista, capita e amata, prima o poi qualcosa dentro di lei si sciolga e smetta di dover tenere tutto sotto controllo, di proteggersi da ogni possibile ferita e si conceda finalmente di essere autentica. Non è una cosa che ho imparato all'università. La pensavo molto prima di studiare psicologia. L'ho sempre pensata. Forse perché sono una di quelle persone che, davanti ad un comportamento difficile, tende spontaneamente a chiedersi cosa ci sia sotto. Se qualcuno si arrabbia, si chiude, diventa freddo, aggressivo o distante, il mio primo pensiero raramente è stato: "Che persona antipatica". Mi viene molto più naturale chiedermi che cosa stia succedendo dentro quella persona, quale ferita stia cercando di proteggere, quale dolore stia cercando di non sentire. Per molto tempo ho creduto che bastasse questo. Che se ami abbastanza, comprendi abbastanza, resti abbastanza, prima o poi l'altro si sentirà al sicur...

Piange la montagna

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  Piange la montagna, sfregiata nei suoi fianchi. Strappati alberi e arbusti, morsi da un audace mostro che divora ghiaia e sassi. Colpita da proiettili di ferro ed esplosivi, il vento afferra la polvere per poi posarla a terra. Convogli di ferro, in continua processione, fanno rimbombare le strade, disegnando muri e pianure di bianco polveroso. Ahimè! La gente stanca subisce l'odioso plagio di questo... bel lavoro. ✍️ Autore:   Francesco Lorenzi

Il mitico triangolo! E che comodo...

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La vignetta

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Se è vero purtroppo...!!!

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A volte si comincia con un cucchiaino di gelato. Doveva essere solo uno. Poi diventano due. Poi ci ritroviamo con la vaschetta in mano. Oppure prendiamo un pezzetto di pane mentre prepariamo la cena, un grissino passando dalla cucina, un biscotto mentre stiamo vedendo un film. Tanto è solo uno. Poi ne prendiamo un altro. E un altro ancora. Quando ci fermiamo, ci accorgiamo che è finito un altro pacco. Quella che doveva essere una piccola eccezione è diventata un'altra abbuffata. Il senso di colpa arriva quasi subito. "Non dovevo farlo". "Possibile che non riesca mai a controllarmi?". "Da domani basta davvero". E così finiamo per convincerci di aver deluso, ancora una volta, la persona con cui sarà più difficile fare pace: noi stessi. Ci eravamo ripromessi che questa volta sarebbe andata diversamente. Avevamo fatto la spesa con tutte le buone intenzioni, deciso che saremmo stati più attenti e convinti che questa sarebbe stata la volta buona. Eppure quas...

Un gesto vile che fa male a tutta la nostra Comunitá

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Ieri il Sindaco Claudio Sartori e due volontari si sono recati al Baito di Isacco per verificare i danni dell'atto vandalico subito questa notte. Tutti i vetri sono stati distrutti. Una struttura rimessa a nuovo con impegno, fatica e cura negli ultimi anni — situata in un luogo simbolo del nostro territorio, ai piedi della celebre Ferrata delle Anguane e di fianco alla Panchina Gigante — è stata preso d'assalto da incivili. Rabbia e sdegno, ma anche tanta determinazione: siamo già al lavoro con le forze dell'ordine per individuare i responsabili. Un grazie di cuore ai volontari sempre in prima linea. Valdastico non si fa abbattere da chi sa solo distruggere: ripristineremo tutto nel più breve tempo possibile!