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11 febbraio 2026: Madonna di Lourdes

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  È già passato un mese dal giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, che viene sempre festeggiato nella piccola chiesa di Forme Cerati a Valdastico, ma credo sia comunque bello ricordarlo anche per un’altra particolarità che ha impreziosito la giornata.  Un giorno speciale dove, chi può essere presente, non manca mai di partecipare alla S. Messa in onore di Maria, ma che è anche la Giornata del Malato, che è stata celebrata da don Agostino.  La chiesetta addobbata con molti fiori e candele, è come sempre intima, ma ben curata e nonostante sia stato veramente freddo, in molti si sono ritrovati per pregare ricordando gli avi che, con fede e sacrificio, hanno eretto la chiesetta nel 1952 e per lodare la Madonna.  Un momento di preghiera comunitaria, conclusosi con un bicchiere di brulè accompagnato dai crostoli, che ha riscaldato un freddo giorno d’inverno.  Al termine della celebrazione è stata benedetta una piccola campana, ricevuta in dono, che era stata colloca...

Daria Fontana - 105 anni -

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Una candela sullo zuccheroso numero uno, una sullo zero, l’altra sul cinque:   105 anni   tutti insieme su una torta, un’impresa che neanche un prestigiatore sarebbe riuscito a realizzare e che   Eolo , il re dei venti, non sarebbe stato capace di spegnere in un soffio solo. Eppure, con un gesto deciso e pieno di energia,   Daria Fontana , classe 1921, ha spento le sue tre candeline, arrivando al formidabile traguardo in eccezionale stato di salute e lucidità. Daria è nata il  26 febbraio 1921 a Valdastico , nella località  Forni , figlia di  Giovanni e Veronica . La sua vita si è divisa tra l’Italia e la Francia: dopo la Seconda Guerra Mondiale, costretta dall’emigrazione, ha seguito il marito  Piero , scampato all’eccidio nazista di Forni. La coppia ha vissuto all’estero fino a quando i figli sono cresciuti, per poi tornare nella valle natia, il luogo dove Daria si è sempre sentita a casa, nonostante lo spopolamento progressivo e la perdita dell...

Chi ha carro e buoi... fa bene i fatti suoi

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Questo proverbio nasce in un tempo in cui il carro e i buoi non erano semplici oggetti, ma strumenti di sopravvivenza. Avere un carro significava poter trasportare il raccolto, raggiungere il mercato, muoversi senza dipendere dal vicino. Avere i buoi voleva dire poter arare la terra, prepararla, seminare al momento giusto. In una società contadina questi non erano beni di lusso, ma autonomia concreta. Chi possedeva i mezzi per lavorare, poteva occuparsi delle proprie faccende senza aspettare la disponibilità altrui nè dover adattare i propri tempi a quelli di qualcun altro. Ma il proverbio va oltre la campagna e oltre il passato. In forma simbolica parla di indipendenza e di dignità: chi ha strumenti e organizzazione, può gestire la propria vita con maggiore libertà.  È un invito sincero a costruire basi solide nella propria vita. A dotarsi dei propri “carri e buoi”, che possono essere uno studio, un mestiere, una competenza, una stabilità economica, per non dipendere dagli altri n...

Obice Skoda 42 cm

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  L'arma in questione è lo Škoda 42 cm Haubitze (nei suoi modelli M.14, M.16 o M.17). Fu uno degli obici d'assedio superpesanti più devastanti a disposizione dell'Impero austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale, l'equivalente e "cugino" della famosa Grande Berta tedesca. Ecco la sua storia: Nato per distruggere le corazzate.  Paradossalmente, quest'arma non venne progettata per polverizzare trincee o forti di montagna. Nata intorno al 1909 e sviluppata dalla celebre fabbrica Škoda in Boemia, doveva servire come artiglieria costiera per difendere le basi navali austro-ungariche in Adriatico (in primis la base di Pola) dalle moderne navi da guerra nemiche.  L'idea degli ingegneri era diabolica: invece di costruire cannoni tradizionali per perforare le spessissime corazze laterali delle navi, usarono un obice a tiro parabolico. I proiettili sarebbero piovuti dal cielo quasi verticalmente, bucando i ponti delle navi (che sono la parte meno corazzat...

Skoda 30.5

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  Questo è uno Skoda 30.5 cm Mörser M.11 (o della sua variante successiva M.16). ​Calibro: 305 mm. Era un'arma leggendaria per l'epoca, nota per la sua capacità di essere smontata in tre carichi principali (canna, affusto e base) per il trasporto stradale tramite trattori d'artiglieria piezoelettrici, una rivoluzione tecnologica per i primi del '900. Sulla volata della canna si nota chiaramente la rigatura interna, essenziale per imprimere la rotazione al proiettile da circa 380 kg. L'iscrizione dipinta sulla canna è una sorta di "diario di guerra" che elenca i luoghi in cui questo specifico pezzo ha operato. I nomi riflettono il movimento frenetico tra il Fronte Orientale (contro i russi) e il Fronte Italiano. ​Ecco alcuni nomi leggibili: ​Galizien (Galizia): Indica l'impiego contro l'Impero Russo (es. Gorlice-Tarnów). Podgora, Doberdò, Vrh: Località chiave delle sanguinose Battaglie dell'Isonzo sul fronte italiano. Süd Tirol (Sudtirolo): Rife...

La vignetta

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Se è vero...

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  "Fecero il deserto e lo chiamarono pace" - Publio Cornelio Tacito - Tacito lo aveva già visto duemila anni fa: distruggere è facile, ricostruire è quasi impossibile.   E ogni potere, allora come oggi, può cadere nella tentazione di chiamare “pace” ciò che resta dopo aver cancellato tutto. Oggi non siamo così lontani da quella scena. Interi territori vengono ridotti a macerie, comunità spezzate, vite interrotte. E quando finalmente le armi tacciono, qualcuno prova a raccontarlo come un ritorno all’ordine. Ma non c’è pace dove non c’è più nessuno che possa viverla. Non c’è pace quando il silenzio nasce dalla paura o dall’assenza. La frase di Tacito non è un ricordo del passato: è un avvertimento per il presente. Perché la pace non è il risultato della forza, ma della cura. web

Quando canta il merlo siamo fuori dall'inverno

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Nelle mattine di fine inverno, quando l’aria è ancora fresca, ma la luce si allunga un poco di più, a volte si sente un canto chiaro arrivare da un tetto, da un ramo alto o dalle foglie di una siepe. È il merlo. Non un verso distratto, ma un canto pieno, sicuro, che riempie il silenzio dei campi. Per chi viveva in campagna era un segnale semplice, ma prezioso. Il merlo non canta così nel cuore dell’inverno. Aspetta che la stagione si allenti, che le giornate inizino a respirare un po’ di più. Quando la sua voce torna nell’aria, significa che il gelo più duro è ormai passato. Non vuol dire che il freddo sia finito del tutto, poiché marzo sa ancora sorprendere con qualche mattina pungente o con un cielo capriccioso. Ma l’inverno, da quel momento, non ha più l’ultima parola. Il merlo che canta è come una piccola dichiarazione della natura: la stagione sta cambiando e la primavera ha già messo piede nei campi.  La casetta in campagna

Male alle ginocchia

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Può essere causato da una postura errata dovuta a scoliosi, lavori ripetitivi, troppo sport, appoggio sbagliato del piede, traumi, ma anche da problemi intestinali o infezioni virali subcliniche e infine poca idratazione. Quando inizia il dolore o si presentano rumori strani è saggio sentire un osteopata, un fisioterapista, un ortopedico.  Nel frattempo cosa può essere utile per aiutare un ginocchio dolente a migliorarne, quando la cartilagine è sofferente? È utile integrare gli elementi indispensabili per costruire la cartilagine e diminuire lo stress ossidativo, e sono: - glucosamina  - quercitina - vitamina c Aggiungere collagene tramite il brodo di carne. Inoltre serve sfiammare la parte dolorante con piante che favoriscono la funzionalità articolare: - artiglio del diavolo - frassino - equiseto - china - salice - ginepro Se la parte è molto infiammata, bere una tisana di equiseto o equiseto e mirtillo che migliora la funzionalità renale, eliminando le scorie e rinfrescano...

Italia al 10 posto in classifica, ma non è una buona cosa

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La patria della dieta mediterranea e del sole, l'Italia, vanta un primato che non vorremmo avere. Nella classifica delle Nazioni europee più colpite dal diabete, l'Italia è al 10 posto. Il diabete conclamato arriva a 15-20-30 anni dopo il suo inizio, lasciando strascichi di malattia e deficienze, comorbilità (presenza di più malattie sulla stessa persona) e una spesa sanitaria altissima. Ma la situazione sta peggiorando ulteriormente. Il diabete inizia prima e con decorso più veloce. Per valutare lo stato di salute rispetto al diabete,  possiamo attuare varie strade. A: osservare  - 1 se si ha sonno dopo pasto - 2 se si sta perdendo velocemente vista  - 3 se si sta mettendo pancia e allargando il giro vita. - 4 se si ha problemi di memoria  - 5 se si presentano macchie marroni sul collo o sotto le ascelle o altre parti del corpo, specialmente dove c'è sfregamento.  B: controllare  1- la glicemia a digiuno  2- la glicemia dopo, 1,5-2 ore dopo un pasto,...

La borragine

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In febbraio la borragine non ha ancora acceso le sue stelle azzurre, ma già si fa riconoscere tra l’erba ancora pallida. Le foglie sono grandi, morbide e un poco ruvide, coperte da una peluria sottile che trattiene la rugiada del mattino. Cresce silenziosa ai bordi degli orti e lungo i campi, dove la terra conserva il respiro lento dell’inverno. Il suo nome antico viene dal latino "𝐵𝑜𝑟𝑎𝑔𝑜", e per secoli è stata chiamata l’erba del coraggio. Si raccontava che bastasse aggiungerne qualche foglia nel vino per rendere il cuore più saldo e l’animo più luminoso. I soldati ne bevevano un infuso prima di partire, le donne la cucinavano quando qualcuno aveva bisogno di forza, non solo nel corpo, ma anche  nello spirito. Le foglie giovani, raccolte quando sono ancora tenere, entravano nelle frittate semplici, nei ripieni preparati con mani pazienti, nelle minestre che sanno di orto e di fumo di camino. Era un’erba povera, e proprio per questo preziosa. Una credenza più antica dic...

La vignetta

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Tutti figli di…

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[Gianni Spagnolo©26C4] No,… piano, non voglio offendere nessuno con questo titolo, solo evidenziare una specificità che ha San Pietro, oltre ad ospitare la sede legale delle Anguane. Mi riferisco all’ampia diffusione dei cognomi patronimici. I cognomi patronimici, ovvero “ figlio di... ” derivati dal nome del padre/capostipite, sono diffusi in tutta Europa sin dal Medioevo come forma base per identificare le persone. Presenti in varie forme — suffissi, prefissi o nomi semplici — sono particolarmente strutturati nei paesi slavi (es. russi -vič/-vna) e frequenti in aree germaniche, nordiche e britanniche. Esempi ne sono il suffisso ” -son ” scandinavo, quello “ -ez ” spagnolo, il prefisso scozzese “ Mac “o quello gallese “ O’ “. In Italia sono diffusi in varie forme, a seconda delle zone; Il nome Lorenzo del capostipite, p.e., potrebbe essere cognomizzato in vari modi: de Lorenzo, Lorenzi, Laurentiis, Lenzi, Renzi, più diminutivi e maggiorativi vari. Infinite sono poi le declinazioni ...

Avvisi funebri (FC)

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Giochi di luce

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  Chi ha sparso brillanti sull’acqua del torrente che lenta continua il suo andare? È stato forse il sole che baciandola l’ha illuminata? O forse l’aria leggera che su di lei si è posata? Non so chi è stato, ma oggi osservando con attenzione ho vissuto un attimo di vera emozione: un regalo venuto  forse dal cielo che si è posato come un velo… E tutto intorno ha fatto luccicare sorprendendomi nel mio andare. Ma sono attimi, sono piccoli momenti che alimentano ancora i miei sentimenti, che  ripetono sempre, senza parlare che la vita è ancora da gustare! Lucia Pedescala 26/02/2026