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L'intuizione

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Ci sono intuizioni che cerchi di ignorare per non sembrare diffidente, pensieri che provi a zittire per non sentirti troppo severo, ma quando il tempo ti restituisce la prova che avevi visto giusto, non provi soddisfazione, provi amarezza.  Non è il sospetto a fare male, è la conferma, è rendersi conto che quella sensazione sottile non era paranoia ma lucidità.  Avresti preferito sbagliarti, sentirti dire che avevi esagerato, invece scopri che la realtà è stata persino più chiara dei tuoi dubbi.  Pensare male non è sempre cattiveria, a volte è esperienza che parla sottovoce, è istinto che ha imparato a riconoscere certe ombre.  La vera delusione nasce quando capisci che avevi concesso fiducia oltre il dovuto, che avevi scelto di credere nonostante i segnali.  Crescere significa anche questo, accettare di aver avuto ragione e non esserne felici. Perché la verità, quando arriva, non sempre consola. A volte illumina ciò che avresti voluto restasse al buio.

Troppa chimica

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Negli abiti, nei detersivi, nelle verdure e nella frutta, nei tessuti delle tende e dei divani, nei mobili, in macchina, nei sottaceti, nei pasti pronti, nel trucco, nei detersivi, nel colore dei farmaci e negli integratori, nelle pentole, nei taglieri, nei cibo degli animali, nella terra, nel mare.  Non esiste un posto che non sia contaminato da molecole chimiche di sintesi,  antibatterici e microplastiche. Il corpo umano ha una grandissima capacità di 'tenere pulito' il proprio interno, ma sta facendo sempre più fatica. Quando i sistemi di filtraggio sono in sovraccarico, quando mancano vitamine si presenta la malattia. Quali sono i disturbi più frequenti causati da questo carico tossico ? Stanchezza che non passa Dermatiti, pruriti Alito cattivo, pelle spenta Dolori nel corpo  Allergie Ci sono persone in sovraccarico  e/o che sviluppano allergie a cibi o sostanze ovunque, con gli occhi rossi, che starnutano, che si grattano, con problemi di pelle. Cosa poter fare ...

Con rametto e ramoscello ogni nido si fa bello

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La sera cala piano sull'aia, mentre nell'intreccio fitto della siepe gli uccelli si rincattucciano al riparo prima del buio. Sotto lo spiovente del porticciolo, sospeso tra le travi, c'è un nido di rondine rimasto lì dalla primavera: un'opera fatta di fango secco, pagliuzze minuscole e piume minute, capace di tenere caldo e di resistere alle raffiche di vento più cattive. ​Il contadino si ferma a guardarlo da sotto, tenendo in spalla un fascio di ramoscelli di nocciolo legati con lo spago di canapa, destinati ad accendere il focolare della cucina. Sfiora con un dito uno di quei piccoli rametti incastrati con tanta cura nell'intreccio del nido. ​"Vedete quella casetta di paglia e fango lassù? Quell'uccellino non è andato a cercare una grande trave già pronta, né pretese di finire il lavoro prima che il sole tramontasse il primo giorno. È andato avanti e indietro centinaia di volte, portando un ramoscello nel becco, una piuma trovata sul sentiero, una goccia ...

La vignetta

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Ci sono bambini che crescono con una brace dentro

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Non una fiamma visibile, non qualcosa che scalda, una brace silenziosa, sempre accesa. È quando vengono sgridati senza essere capiti, quando sentono che il loro sentire è eccessivo, quando percepiscono un’ingiustizia, ma non trovano nessuno disposto ad ascoltarla fino in fondo. Questi bambini imparano presto una lezione importante, la rabbia non ha un posto dove andare. Non viene accolta, non viene tradotta, non viene accompagnata… e allora resta. Li voglio chiamare i Portatori di Brace. Da piccoli, i portatori di brace non sono “difficili” per natura. Si arrabbiano perché qualcosa li ferisce, li confonde e li sovrasta. La loro rabbia è una risposta viva, una richiesta di riparazione. Ma quando quella richiesta incontra silenzio, minimizzazione o giudizio, il bambino capisce che esprimerla è inutile o pericoloso. Così smette di mostrarla, ma non la perde, la immagazzina. La brace resta sotto la cenere. Nessuno la vede, ma continua a consumare. E il bambino cresce diventando bravo a fun...

L'ulivo

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L'ulivo è il patriarca del Mediterraneo, l'albero scultoreo, d'argento e nodoso che sfida i secoli, resiste alle tempeste e regala all'umanità il suo liquido più sacro, l'oro verde. ​L'ulivo è un albero leggendario, immortale nella sua capacità di rinascere anche quando il tronco appare cavo, spezzato o bruciato. I suoi fusti non crescono dritti, ma si attorcigliano su se stessi come muscoli di legno, disegnando forme scultoree uniche nel paesaggio della campagna. ​Le sue foglie lanceolate nascondono un piccolo prodigio della natura: la pagina superiore è d'un verde scuro e lucido, mentre quella inferiore è ricoperta da una sottile peluria d'argento. Quando il vento passa tra le sue fronde, l'intero uliveto sembra cambiare colore, trasformandosi in un mare argentato che brilla sotto il sole. E dalle sue olive, attraverso la spremitura, nasce l'olio extravergine, pilastro indiscutibile della nostra civiltà. • ​La sfida di Atena e la nascita di Ate...

Giudicare frettolosamente

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Giudicare gli altri è facile, soprattutto quando guardiamo solo il pezzo di storia che ci conviene. Ricordare i nostri errori, invece, richiede un po’ più di memoria e parecchia più onestà. Non vuol dire giustificare tutto o fare finta che certi comportamenti vadano bene. Significa evitare di salire troppo in fretta sul piedistallo. Perché tutti abbiamo detto una cosa di troppo, sbagliato persona, scelta, momento. Solo che i nostri errori li chiamiamo “momenti difficili”. Quelli degli altri, spesso, “carattere”. Prima di puntare il dito, ogni tanto, conviene fare un piccolo ripasso. La memoria, usata bene, rende il giudizio molto più umano.

La vignetta

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Una casa "interna"

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Mi piace pensare che ognuno di noi abbia una casa interna. Un luogo fatto di quello che abbiamo vissuto, dei legami che abbiamo costruito, delle paure che ci portiamo dietro, delle sicurezze che nel tempo siamo riusciti a mettere insieme e di tutte quelle stanze in cui conserviamo pezzi della nostra storia. È un modo per immaginare quello che succede dentro di noi quando la vita, ad un certo punto, comincia a mettere alla prova equilibri che fino a quel momento avevano retto. La nostra casa interna non si allaga sempre per una sola grande tempesta. A volte l’acqua comincia a entrare piano, quasi con discrezione, da una fessura che all’inizio ci sembra persino trascurabile: una preoccupazione che dura più del previsto, una relazione che ci lascia ogni giorno un po’ più svuotati, una perdita che continuiamo a chiamare “superata” perché la vita intorno a noi è andata avanti, mesi in cui abbiamo tenuto insieme tutto e tutti mentre nessuno, forse nemmeno noi, si accorgeva di quanto ci stess...

La melagrana

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La melagrana è il gioiello regale dell'autunno, uno scrigno di cuoio dorato che nasconde al suo interno centinaia di rubini succosi, impregnati di mito, fertilità e misteri antichi. E' un albero antico e resiliente, dalle foglie lucide e dai fiori d'un rosso scarlatto intenso che sembrano fatti di cera. Ma è il suo frutto, la melagrana, a catturare l'immaginazione: una sfera coriacea che culmina in una vera e propria corona, ricordo del calice del fiore. ​Spezzare la scorza della melagrana è un rito. All'interno, divisi da sottili membrane amare, si svelano minuscoli semi avvolti da una polpa trasparente, scintillante, dal colore che va dal rosa brillante al rosso granato profondo. Il loro sapore è un equilibrio perfetto tra dolcezza e un'acidità fresca e dissetante. • ​Il Patto di Persefone e le stagioni. La leggenda più famosa legata alla melagrana viene dalla mitologia greca. Quando Ade, dio degli Inferi, rapì la bellissima Persefone, sua madre Demetra (dea d...

Tutti hanno un'idea

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Un progetto che vorrebbero iniziare. Qualcosa che vorrebbero imparare. Un cambiamento che continuano a immaginare. Il problema raramente è avere l'idea. È tutto quello che viene dopo. Pensarci. Pianificarla. Aspettare il momento giusto. Dubitare. Confrontarla con quella degli altri. Rimandarla. Ricominciarla da capo. E intanto passa il tempo. Non perché manchi necessariamente la capacità. Ma perché tra sapere cosa vuoi fare e farlo davvero c'è uno spazio enorme. È lì che entrano la disciplina, la pazienza e soprattutto la capacità di scegliere cosa fare adesso. Non devi costruire tutto oggi. Devi smettere di confondere la preparazione con il progresso. Un'idea diventa qualcosa di reale quando prende una forma concreta: una prima pagina scritta. Una telefonata fatta. Un'ora dedicata. Un prototipo. Un tentativo imperfetto. Una prima versione che può essere migliorata. Non sarà perfetta. Probabilmente farà anche abbastanza schifo all'inizio. Ma ora esiste. Ed è molto p...

A passo di Astego

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Attenzione, grande anteprima! 😍 Giusto per lanciare il gusto, un assaggio di questo splendido Festival 😋 ᴄʜᴇ ᴠɪᴀ ꜱᴇɢᴜᴇ ɪʟ ɴᴏꜱᴛʀᴏ ᴛᴇʀʀɪᴛᴏʀɪᴏ?  Uno splendido spettacolo ed una tagliente riflessione, in una location da sogno 🏞️ Il festival inizia 𝘿𝙤𝙢𝙚𝙣𝙞𝙘𝙖 𝟰 𝙤𝙩𝙩𝙤𝙗𝙧𝙚 𝙤𝙧𝙚 𝟭𝟲.𝟯𝟬 𝘗𝘳𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘤𝘢𝘭𝘪𝘵𝘢' 𝘎𝘰𝘳𝘨𝘰 𝘥𝘪 𝘗𝘦𝘥𝘦𝘮𝘰𝘯𝘵𝘦/𝘝𝘢𝘭𝘥𝘢𝘴𝘵𝘪𝘤𝘰 🌊 Con Diego Dalla Via ed Elisabetta Granara.  🄰 🄿🄰🅂🅂🄾 🄳🄸 🄰🅂🅃🄴🄶🄾 Pensieri e visioni su ambiente, territorio e comunità 🏘️ Evento che lancia la preziosa collaborazione con La Seconda Valdastico ⭐ Non mancare, salva e condividi con chi sai apprezzerà!  #sentiericomuni #sentiericomuni2026 #valdastico #teatro #astico

La vignetta

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Non é più tra noi - Giampietro Toldo - (nr. 13 - 09/26)

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Quelle giornate che...

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Ci sono quelle giornate in cui ci rode, ma ci rode sul serio.  “Nervosi” non rende l’idea. Siamo irascibili, ipersensibili e intrattabili.  Basta un niente: Il tono di voce del collega ci sembra insopportabile. Il respiro del partner nel letto? Anche se non russa, ci dà ai nervi. Il caffè ci mette troppo a uscire. La doccia non ha la temperatura giusta e cambiare la manopola è una tragedia greca. Il calzino si arrotola nella scarpa e ci fa venire voglia di camminare scalzi. Il messaggio WhatsApp con “ok” ci offende personalmente (“mi merito solo un ok?”). La sedia scricchiola troppo. La penna non scrive subito. Il sacchetto della spesa si rompe (questo è un must!). Abbiamo un capello fuori posto. Una notifica in più. Il semaforo rosso che osa fermarci (e ovviamente siamo in ritardo). Il rumore del cucchiaino che gira il caffè… E noi, scleriamo. In queste giornate, noi siamo dei rompipalle galattici, e vediamo gli altri come rompipalle al cubo. Tutto è troppo. Tutti sono troppo...

Festa d'Autunno a Tonezza del Cimone

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𝟐𝟔 𝐞 𝟐𝟕 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝐓𝐨𝐧𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐢𝐦𝐨𝐧𝐞  Questo weekend a Tonezza torna uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno! 🍁 La Festa d’Autunno porta in 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐢 𝐬𝐚𝐩𝐨𝐫𝐢, 𝐢 𝐦𝐞𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐨𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐨𝐧𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞 𝐅𝐢𝐨𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐢, per due giornate tutte da vivere tra gusto, cultura e divertimento. ✨ 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐭𝐢 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚? 🌰 sapori e prodotti del territorio 🍴 punti ristoro 🪵 scultori all’opera in piazza 🎭 corteo in abiti tradizionali 🎶 animazione e intrattenimento 🏔️ atmosfera di montagna e tante storie da scoprire E per rendere il weekend ancora più speciale… 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐭𝐞𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐝𝐮𝐞 𝐬𝐩𝐥𝐞𝐧𝐝𝐢𝐝𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐞! ☀️🍂 Prepara la voglia di stare all’aria aperta, passeggiare tra le vie del paese e assaporare tutto il bello dell’autunno in montagna. Questo weekend sali a Quota 1000. Tonezza ti aspetta! ❤️ 26–27 settembre 2026

Una pianta per le gambe gonfie

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Il gonfiore a gambe e braccia, il senso di pesantezza e pelle che tira, non migliora con rimedi diuretici. Questo tipo di gonfiore è un 'ristagno' linfatico, e non risponde alle piante per fare pipì.  Servono rimedi che agiscano sull'acqua che ristagna, sulla linfa che non scorre bene  dentro il sistema linfatico. Abbiamo bisogno di una pianta che sa gestire al meglio l'acqua. Per migliorare un ristagno linfatico non useremo  piante  che sanno vivere in terreni  sassosi e secchi, cercheremo piante che riescono a vivere in terreni umidi e pesanti,  piante che riescono a  spostare grandi quantità di acqua. Perché c'è una correlazione perfetta tra gli effetti delle piante sul terreno e il beneficio che possono dare al  nostro corpo. Quindi: che pianta serve per il sistema linfatico in difficoltà? Serve il Castagno - Castanea  vesca o sativa. Il castagno è un albero forte, imponente, tenace, che sa rinascere anche dopo bruciature, o rotture....

L'ombra nella campagna

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  L’ombra nella campagna non legge l’ora ne' conosce strappi. E' un respiro unico che si allarga e si ritrae sulla terra come la vita addosso ad un uomo. Nasce dal nulla, un filamento scuro impigliato tra i fili d’erba pieni di rugiada, ed è così leggera che quasi la scordiamo, convinti che l’unica cosa che conta sia la luce da cui siamo abbagliati. Eppure lei è già lì, invisibile compagna che impara il disegno dei nostri passi mentre la terra inizia solo a scaldarsi. ​Man mano che ci addentriamo nei campi, l'ombra si trasforma senza mai interrompere la sua danza armoniosa. Ora si stringe a noi nel caldo acre dei campi arati, ora diventa un nucleo denso raccolto sotto i piedi, quando ormai il peso della giornata si fa spietato e cerchiamo in noi stessi un riparo dalla furia del mondo. Non si stacca mai dalla zolla, s’addensa, tace, incamera la terra, e proprio mentre si pensa che stia per scomparire, inghiottita dal vortice della luce, ecco che comincia a fluire di nuovo. ​...

La vignetta

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Non tutti i lutti hanno una bara

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Ci sono dolori che non nascono da una morte, ma da una mancanza. Non c’è funerale, non ci sono fiori, nessuno ci dice “mi dispiace per la perdita”. Eppure ci svegliamo ogni giorno con quel vuoto nel petto, che ci accompagna da anni. Sono lutti simbolici: l’assenza di un amore che non abbiamo ricevuto, di un riconoscimento che non è mai arrivato, di un’infanzia che non ha conosciuto protezione. E fanno male. A volte più dei lutti reali. Perché restano aperti, invisibili e solitari. Nessuno li vede, ma ci divorano dentro. In terapia, spesso, si arriva proprio lì: non al dolore della perdita fisica, ma a quello della mancanza strutturale. Un vuoto che non si è mai colmato e che abbiamo tentato di riempire con il controllo, con il compiacimento, con la rabbia, con relazioni tossiche, ansie, dipendenze, somatizzazioni… Ma ci sono vuoti che non si riempiono. Si guardano in faccia, si nominano, si piange per ciò che non c’è stato. Solo allora può cominciare la guarigione: è lì che il vero lut...

Quando il grano venne tagliato, lo spaventapasseri rimase solo

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  Per tutta l'estate aveva avuto intorno un mare alto e dorato che gli arrivava quasi alle spalle, mentre la brezza passava tra le spighe e gli muoveva appena la camicia. C'erano rondini sopra di lui, farfalle tra i papaveri e il rumore continuo delle giornate calde. Poi, in pochi giorni, tutto era finito. Le spighe erano state raccolte e portate via sui carri. Il campo era rimasto nudo, segnato dalle ruote e dalle stoppie. Anche i papaveri erano scomparsi, uno dopo l'altro, e il terreno aveva assunto quel colore scuro che hanno le cose quando l'estate se ne va. Lo spaventapasseri era ancora in piedi. Nessuno era tornato a prenderlo. Aveva il cappello di paglia ormai consumato dal sole, una manica più lunga dell'altra e la stoffa della camicia scolorita sulle spalle. Lo spago intorno alla vita si era allentato e, quando tirava vento, una delle estremità gli batteva piano contro il fianco. Continuava a guardare verso la casa. Ma non c'era nessuno adesso. La fines...

E poi venne settembre

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Per tutta l'estate aveva avuto il sole addosso. Lo sentiva arrivare al mattino, ancora tiepido, e passare lentamente sulla sua superficie fino a farla diventare calda. Quando il pomeriggio era più forte, si lasciava attraversare dalla luce e diventava quasi trasparente. Era nata in primavera, quando il ramo era ancora sottile e l'albero aveva poche foglie. All'inizio era stata piccolissima. Aveva avuto un verde tenero, quasi impossibile da distinguere dalle gemme che le stavano accanto. Poi era cresciuta. Il vento l'aveva fatta dondolare, la pioggia l'aveva bagnata e il sole l'aveva scurita. Aveva imparato il rumore dell'albero. Un fruscio che cominciava quando il vento entrava tra i rami e ogni foglia rispondeva con una voce diversa. Lei conosceva quelle voci. Conosceva anche il punto esatto in cui il ramo si piegava quando arrivava un temporale. Conosceva il calore delle giornate immobili e il fresco improvviso che precedeva la pioggia. Poi venne settembre...