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La Vita è movimento

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C’è qualcosa dentro di noi che fa una fatica enorme a lasciare andare. Ci aggrappiamo alle cose come se potessero salvarci... un messaggio, una voce, un’abitudine. Facciamo finta di non sapere che le cose cambiano, che tutto si muove, anche quando noi restiamo fermi. Eppure, se ci guardassimo intorno, lo vedremmo chiaramente: la vita è movimento. La natura cambia ogni giorno, le stagioni, la luce, il corpo, i volti. Niente resta uguale. È così che la vita respira. Ma noi no. Noi cerchiamo di bloccare tutto, di congelare i momenti, le persone, perfino le emozioni. Come se fermando le cose potessimo sentirci al sicuro. Ci hanno insegnato che la stabilità è il sinonimo della felicità. Che chi resta è più affidabile di chi cambia, che chi tiene duro è più forte di chi lascia andare. E così cresciamo credendo che il movimento sia pericoloso, che sposti gli equilibri e che porti via quello che amiamo. Non ci insegnano che invece è proprio nel cambiamento che c’è la vita, e che tutto ciò che ...

Lanterne dorate

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  Chiudi gli occhi. L’aria della sera è calda, densa, profuma di fieno tagliato e di terra che rilascia il calore accumulato durante il giorno. Sei seduto sui gradini di pietra fuori casa, le gambe nude che iniziano a sentire il fresco dell'umidità che sale dai fossi. Senti il gracidare delle rane in lontananza e il frinire degli ultimi grilli. ​Poi, nel buio del prato, ecco che accade. ​Prima una, isolata, vicino alla siepe. Poi un'altra più in alto, fluttuante sopra le spighe di grano. Nel giro di pochi minuti, il campo davanti a te si accende. Non è una luce ferma, ma un respiro sincronizzato di mille piccole lanterne dorate che galleggiano nel vuoto, a pochi centimetri dal suolo. ​Ti alzi in piedi, quasi trattenendo il fiato per non spaventarle. Cammini nell’erba alta, che ti solletica le caviglie e ti bagna i piedi di rugiada. Tutto intorno a te è un ricamo di scintille silenziose. Allunghi una mano, stringi le dita a coppa nell'aria tiepida, assecondando il volo lento...

Facciamo silenzio e proviamo ad ascoltare

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  Tra mezzogiorno e le quindici, in estate il giardino diventa silenzioso — nessun canto, nessun richiamo d'allarme, come se gli uccelli fossero scomparsi. La maggior parte delle persone non nota nemmeno questa assenza. Chi la nota pensa che stiano dormendo. In realtà non è riposo. È fisica. Quando il terreno si riscalda sotto il sole estivo, l'aria calda sale in colonne turbolente — le stesse termiche che i rapaci usano per planare senza battere le ali. Queste turbolenze disperdono le onde sonore in tutte le direzioni. Un canto emesso alle quattordici con trenta gradi perde metà della sua portata rispetto allo stesso canto emesso alle sei del mattino. L'uccello spenderebbe la stessa energia per un pubblico dimezzato. Non conviene. La seconda ragione è termica. I passeriformi non sudano — dissipano il calore ansimando a becco aperto con le ali scartate dal corpo. Cantare richiede una contrazione muscolare intensa della siringe e una respirazione controllata che produce calo...

Sei bella

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  Sei bella... e non per quel filo di trucco. Sei bella per quanta vita ti è passata addosso, per i sogni che hai dentro e che non conosco. Bella per tutte le volte che toccava a te, ma avanti il prossimo. Per le parole spese invano e quelle cercate lontano. Per ogni lacrima scesa e per quelle nascoste di notte al chiaro di luna complice. Per il sorriso che provi, le attenzioni che non trovi, per le emozioni che senti e la speranza che inventi. Sei bella semplicemente come un fiore raccolto in fretta, come un dono inaspettato, come uno sguardo rubato, o un abbraccio sentito. Sei bella... e non importa che il mondo lo sappia. Sei bella davvero, ma solo per chi ti sa guardare. ~ Alda Merini ~

La vignetta

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El poro nono Méneghele

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[Gianni Spagnolo©26E31] Eco chel taca co la storia del poro nono… Questo preambolo era sinonimo di discorsi triti e ritriti, sentiti infinite volte. I tipici discorsi de stiani . Per guadagnarsi la qualifica di “ poro ” il nonno però doveva essere morto.  A me dava un po’ fastidio questo aggettivo: perché un morto doveva essere povero? Perché compatirlo? Magari era andato a star meglio di noi. E si che poi c’infervoravano col Paradiso e l’eterna gloria, quindi avremo dovuto essere più fiduciosi sui suoi destini. In realtà si tratta d’una polisemia dove poro significava solo qualcuno che non c’era più, senza attributi qualitativi. Uno morto e basta! Talvolta capitava che mio padre mi parlasse del: so poro nono Méneghele… Al secolo Domenico Spagnolo, della stirpe dei Parigin, Paregin o Parajìn, a seconda delle fonti, classe 1851. La cosa che m’è sempre suonata strana è proprio quel diminutivo che andava ad allungare un appellativo che era già di suo un diminutivo e suonava partico...

Colori, Fiori, Sapori

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Mi chiedo sempre, quando guardo fuori chi sa dipingere con tutti quei colori, che trovo nei prati, in primavera o guardando nel cielo, quando viene la sera. E raccogliendo di fiori un mazzolino si rallegra e gioisce il mio cuore bambino, perché nelle cose semplici so trovare le risposte al mio continuo cercare… Che siano i fiori, l’erba o il cielo azzurro, il torrente, i sassi o un lieve sussurro, tutto quello che riesco a vedere mi dona sensazioni che non so spiegare! Il profumo del  fieno appena tagliato una rosa col fiore appena sbocciato, fra i muri l’aroma della menta san dare ristoro a chi si accontenta! Ci sono regali da vedere e gustare anche la pioggia ha il suo odore, e l’aria leggera e il calore del sole mi sanno parlare anche senza parole! Sono doni che ricevo senza domandare basta fermarsi e in ascolto osservare, regali che si rinnovano ad ogni stagione e ogni volta è una nuova emozione! Tutto  questo mio interrogarmi  trova risposte che sanno spiegarmi, guar...

Ti sblocco un ricordo: "le avaròle"

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  Milioni di persone portano ancora oggi questa piccola cicatrice sulla parte superiore del braccio, anche dopo decenni.  E, a differenza della maggior parte dei vaccini moderni… questo lasciava davvero un segno permanente. Il motivo è sorprendentemente scientifico. Il vaccino contro il vaiolo non veniva iniettato in profondità nel muscolo come i vaccini di oggi. Invece, i medici utilizzavano uno speciale ago biforcuto per pungere ripetutamente gli strati superficiali della pelle molte volte nello stesso punto.  Questo creava una piccola infezione controllata direttamente nella pelle stessa. Nei giorni successivi si formava un rigonfiamento,  poi una vescica,  poi una crosta. Mentre il sistema immunitario combatteva il virus indebolito e guariva la ferita, si sviluppava del tessuto cicatriziale, lasciando il famoso segno circolare che molte persone delle generazioni più anziane hanno ancora oggi. In parole semplici: La cicatrice diventava la prova fisica che il ...

Pedescala - il gusto della Sagra

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Qui a Pedescala è ora della nostra SAGRA DI SANT'ANTONIO! 🤩 Il weekend del 12/13/14 GIUGNO non potete mancare. Sul volantino potrete consultare il programma dei tre giorni! 💯 Non farti sfuggire i prossimi aggiornamenti per scoprire il menù... 😋 Come sempre, vi aspettiamo con il ❤️!  #pedescala #sagra #santantonio

Cistite non batterica

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Con il caldo delle giornate estive è facile avvertire sintomi di bruciore mentre si fa pipì, oppure fastidio, peso al basso ventre, o bisogno urgente e ripetuto di urinare, ma alla fine si fa poca pipì.  Se sei stato dal medico, e gli esami non mostrano una carica batterica, potrebbe essere una cistite da riscaldo. Colpa della sedentarietà, della stitichezza, ma specialmente da poca acqua assunta. Anche alcuni cibi contribuiscono al riscaldo: la frutta secca, gli alcolici, le spezie. Durante o dopo le cure mediche, ricorda di bere almeno 2 lt di acqua al dì. Bevi acqua frizzante, o tisane a freddo, acqua e limone, con sciroppo di sambuco diluito, concentrato di mirtillo o di amarena ecc... Massaggia il basso ventre con oli essenziali, come tea tree, Ravintsara, lavanda spigo, o fai un impacco con una pezzuola bagnata di olio e olio essenziale da applicare sul pube. Usa i semi di lino per aiutare l'intestino, ma ricordati di bere. Se al mattino fai poca pipì, stai bevendo veramente ...

La vignetta

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Corpus Domini

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Cercando...

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  La famiglia di George qualche anno fa quando la moglie era ancora viva La foto ritrae mio Nonno con le sue sorelle tutte nate in Italia. Solo Antonio il più giovane è nato in Argentina. La donna al centro è la Madre di mio Nonno, Angela Panozzo. Circa quindici anni fa, molte persone con il cognome GIACOMELLI di Pedescala, ricevettero una lettera di un signore che abitava in Argentina, il cui nonno era partito emigrante in cerca di una vita migliore, più di un secolo prima. Lui cercava il modo per vedere se c’erano ancora parenti al paese per avere uno scambio di notizie varie sui suoi avi.  Abbiamo così iniziato a mandarci mail e nonostante la famiglia di mio marito non fosse attinente alla sua, per un po’ ci siamo scritti. Ho sperato che lui trovasse qualche aggancio con persone della famiglia del nonno, ma nonostante abbia avuto uno scambio di lettere anche con Mario Marangoni, non ha saputo nulla di certo.  Per vari motivi (cambio indirizzo mail e problemi vari), ci ...

Un abbraccio lungo un secolo

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Arsiero riceve i discendenti della Famiglia Comparin Un ponte lungo oltre un secolo, teso attraverso l’Oceano, si è ricongiunto oggi tra le montagne della nostra valle. Il Comune di Arsiero ha avuto il grande onore di accogliere una quarantina di discendenti della famiglia Comparin , partiti nel lontano 1876 dalla frazione di Castana e nel 1892 verso il Brasile e l'Argentina. Arrivati da Chajarí (Provincia di Entre Ríos, Argentina), i nostri ospiti sono stati ufficialmente ricevuti in sala conferenze dal Sindaco, dal Vicesindaco e dai rappresentanti del Consiglio Comunale. È stato un momento di profonda commozione, in cui la storia collettiva della nostra emigrazione si è intrecciata con i racconti personali e i ricordi tramandati di generazione in generazione. Durante l'incontro, la delegazione ha potuto assistere alla proiezione di alcuni filmati dedicati ad Arsiero e alle sue storiche Contra'. Attraverso le immagini, i nostri "concittadini d’oltreoceano" hann...

Frequentazione della Messa

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Nel 1993 più di un italiano su tre andava a messa ogni domenica. Oggi è meno di uno su cinque. Eppure basta attraversare qualunque paese italiano ad agosto per sentirsi ancora dentro un film cattolico: statue portate a spalla, campane, santi patroni, luminarie, processioni che bloccano il traffico. L’Italia continua a raccontarsi come il centro spirituale del cattolicesimo mondiale. Solo che i numeri stanno raccontando un’altra storia. Secondo ISTAT, la pratica religiosa settimanale è crollata fino al 17,9%. In trent’anni si è praticamente dimezzata. Non parliamo del “credere in qualcosa”. Parliamo del gesto concreto: svegliarsi la domenica mattina ed entrare in chiesa. La cosa più interessante è che il simbolo è sopravvissuto meglio del rito. Il crocifisso è ancora appeso nelle aule scolastiche. I funerali religiosi restano la norma. Moltissimi italiani battezzano i figli, celebrano matrimoni in chiesa e si dichiarano cattolici nei sondaggi. Ma la partecipazione regolare ormai assomig...