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Un incoraggiamento gentile

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Ci sono momenti in cui anche solo guardare ciò che dobbiamo fare ci stanca. Non abbiamo ancora cominciato, e siamo già esausti. Ci diciamo che basterebbe un po’ di forza di volontà, ma dentro sappiamo che non è quello. È qualcosa di più sottile e più profondo. Succede quando il compito davanti a noi è troppo grande, troppo disordinato o troppo incerto. Una casa che sembra non finire mai, documenti accumulati, scelte rimandate… Guardiamo tutto e non riusciamo più a trovare un punto da cui iniziare. Così la mente si blocca. Il cervello, davanti a qualcosa che percepisce come eccessivo, confuso o ingestibile, fatica a organizzare un primo passo e finisce per fermarsi. È lo stesso istinto antico che un tempo ci faceva restare immobili davanti a un pericolo. Solo che oggi la “tigre” ha la forma di un armadio pieno, di una scrivania caotica, di mille cose lasciate in sospeso. Per qualcuno è la casa che si è riempita troppo, per altri una casella di posta intasata, un progetto da chiudere, un...

Ampliamento "Casa Nostra" Valdastico

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Per Santa Maddalena si taglia l'avena

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Il contadino alza lo sguardo verso il lunario appeso al muro di fianco alla madia, poi abbassa gli occhi e fa un piccolo cenno d'intesa con la testa. Prende una pietra da affilare dal cassetto del tavolo, ormai consumata dal tempo e comincia a farla scivolare ritmicamente sulla lama della falce appoggiata sulle sue ginocchia, scric, scric, scric. ​"Ah, la Maddalena... il ventidue di luglio. Se guardate fuori, la terra in questi giorni sembra quasi di metallo fuso da quanto brilla sotto il sole. Per il contadino questo non è un giorno qualsiasi del calendario, è una tacca precisa che la terra ti segna sulla pelle. Mio padre non guardava mai l'orologio, ma quando arrivava la festa di Santa Maddalena metteva la mano sulla spalla a me e ai miei fratelli e diceva che era il momento perfetto per tagliare l'avena. ​L'avena è un cereale fiero ma delicato. Non è come il grano duro che sa aspettare qualche giorno in più sulla spiga. L'avena matura in fretta sotto il gran...

L'inaugurazione della piazza a Forni

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Il Monte Summano dalla croce del Toraro

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Foto Anna Ongaro

Gli Orizzonti della Poesia

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Come fosse facile uscirne illesi, trovare la strada che porti al centro  senza inciampi e inciampare comunque nell'ultimo istante prima di arrivare. Com'è dura sentirsi scivolare al suolo e non darlo a vedere,  fingere una ripresa immediata mentre  dentro è una caduta libera,  tirare su col naso e andare avanti. Avanti e non sai dove. Perché nessuna direzione è la direzione giusta, non è quello che vuoi.  Cosa vuoi? A saperlo...  Come fosse facile fidarsi sino in fondo, dare l'anima per un mezzo sorriso  che non vale nulla e volerlo ugualmente.  Sono troppo vecchia per tutto e non capisco perché la mente  continua ad elaborare sogni. Finirò per crederci ancora... Francesca Stassi

La vignetta

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Quella "crisi" che arriva lenta lenta...

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Un giorno ti svegli e ti accorgi che stai vivendo una vita che non ti somiglia più. Non è successo tutto insieme, è stato lento, quasi impercettibile. Un compromesso qui, un “non importa” lì, e piano piano ti sei allontanato da te stesso senza nemmeno rendertene conto. Finché ti ritrovi in un posto che conosci a memoria, ma ti sembra estraneo. E ti chiedi: “Quando ho smesso di sentirmi a casa nella mia vita?”. La crisi arriva quando quello che siamo diventati non riesce più a convivere con la vita che abbiamo costruito. Arriva quando per troppo tempo abbiamo messo in pausa i nostri bisogni per accontentare tutti, e un giorno il corpo o la mente ci presentano il conto, spesso molto salato. Arriva quando abbiamo seguito la strada “giusta”, ma ci accorgiamo che era giusta solo per gli altri. Arriva quando abbiamo ignorato i piccoli segnali, la stanchezza, il fastidio, il senso di vuoto, e adesso non li possiamo più zittire. Ci sentiamo in crisi quando guardiamo la persona che dorme accant...

Il pomodoro

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  Il pomodoro è il re indiscusso dell'orto. Non c'è estate senza il profumo intenso e aromatico delle sue foglie che si attacca alle mani quando ne si coglie uno ancora caldo di sole. ​Il pomodoro ha bisogno di sostegni, di canne di bambù a cui aggrapparsi, quasi avesse bisogno di un abbraccio per sollevarsi verso il cielo. Le sue foglie sono ruvide e cariche di una linfa dall'odore inconfondibile, verde e quasi antico. ​Vederlo maturare è uno spettacolo che scandisce i giorni: prima piccoli nodi verdi nascosti tra i fiori gialli, poi sfumature aranciate e, infine, quel rosso pieno, lucido e vibrante che sembra aver imprigionato i raggi del sole del mezzogiorno. Quando è maturo, il pomodoro è pesante e succoso. ​La storia del pomodoro è un viaggio incredibile, fatto di diffidenza, magia e una totale riscrittura del suo destino. Quando arrivò dalle Americhe nel XVI secolo grazie ai Conquistadores spagnoli, il pomodoro fu accolto con terrore. Appartenendo alla famiglia delle ...

Con luglio soleggiato, il vino é assicurato

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Il vecchio contadino alza il bicchiere di vino rosso verso la luce della candela, ne osserva il colore denso, quasi rubino, e lo fa girare piano per vederlo scivolare sui bordi del vetro. Ne aspira l'profumo intenso prima di berne un piccolo sorso, assentendo con la testa in segno di approvazione. ​Appoggia il bicchiere sul tavolo con gli occhi che brillano di una soddisfazione piena, quella che si prova quando la stiva è piena e la fatica dell'anno porta i suoi frutti più dolci. ​"Questo è il proverbio che fa cantare il cuore a chiunque abbia una vigna piantata sulla collina. Perché puoi potare bene in primavera, puoi zappare la terra finché non ti vengono le piaghe sulle mani, ma se il sole non fa il suo dovere a metà estate, il vino nella botte resta un'acqua acida che ti fa stringere i denti. Mio nonno guardava il cielo di mezza estate e lo ripeteva sempre con un sorriso largo così. ​Luglio è il mese in cui gli acini d'uva sui tralci smettono di essere pallidi ...

Lastebasse in festa

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I Valincantá a Forte Corbin

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Domenica 26 luglio vi aspettiamo al Forte Corbin alle ore 15 per un pomeriggio musicale insieme ai VALINCANTÀ, sette musicisti “custodi” di canti che sanno di terra, di passi lenti e di memorie condivise. Le loro canzoni nascono dalla tradizione popolare, si intrecciano con voci armonizzate, raccontano storie semplici e profonde, fatte di lavoro, amore, ironia e umanità. Cantano e suonano l’attaccamento alla propria terra, alle vallate, alle situazioni tipiche, passate e presenti, di una piccola zona pedemontana. Parlano di emigrazione, di ambiente, dello stato di abbandono e trasformazione del territorio. Un concerto da ascoltare con il cuore, lasciandosi portare dal suono e dalle parole! Un’occasione da non perdere insieme a Roberto Zotti - voce, chitarra acustica; Livio Busato - voce, chitarra classica, tiple, charrango, bandolin, quatro, quena, armonica; Lorenzo Pegoraro - voce; Roberto Marini - voce, basso acustico; Alberto Bortolan - voce, cornamusa, chitarra elettrica, bouzuki, ...

La vignetta

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Vestitini uguali

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Ogni qual volta mi capita di vedere delle sorelline di età diverse, ma vestite uguali, il pensiero torna a quando mia mamma amava vestire allo stesso modo le sue due figliolette: Lucia e Paola.  Nonostante avessimo cinque anni di differenza, nelle feste principali o in occasioni particolari, indossavamo vestiti identici. A quei tempi l’abito della festa veniva cucito dalla sarta del paese, la signora Clorinda che con metro, spilli e pazienza, prima ci prendeva le misure, poi andavamo per una prova e infine ci consegnava i vestiti. Era una gioia grande per noi, ma più di tutto per la mia mamma e il papà che erano orgogliosi delle loro due bambine.  In seguito anche il Maglificio Joly, sempre a Pedescala, confezionava completi formati da pantaloni e gilet, con nuovi tessuti e anche lì siamo andate per farci prendere le misure e abbiamo avuto il nostro completo uguale; mi ricordo che il laboratorio mi sembrava immenso e non pensavo che finite le scuole sarei andata lì a lavorare!...

L'oleandro

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L'oleandro è una creatura magnetica, fiera e un po' selvaggia. È il guardiano del cancello, la macchia di colore che sfida la canicola di luglio senza versare una sola goccia di sudore, la domina. ​Quando la terra della nostra campagna si spacca per la sete e le altre piante chinano il capo sfinite dal sole, lui si accende. I suoi fiori, riuniti in ricchi mazzi che vanno dal rosa antico al bianco purissimo, dal rosso porpora all'albicocca, sembrano sfidare il cielo. Ha foglie lunghe, affilate come lance, di un verde scuro e coriaceo che non teme né il vento caldo né la salsedine se il mare è vicino. ​È una pianta che incarna il concetto stesso di indipendenza. Non ha bisogno di essere accudita o annaffiata continuamente; le bastano le sue radici profonde, capaci di cercare l'acqua dove nessun altro arriva. Ma questa sua sfolgorante bellezza nasconde una linfa amara, potentemente tossica. E' il re dell'orto botanico che dice: "Guardami, ammirami, ma rispetta...