Storiella con morale
Pensavo di andare solo a cena. Poi una frase di mio padre mi ha fermato. Sono entrato nel solito cortile mentre si accendeva la luce del portico. Quella luce gialla, sempre uguale, che cade sul cemento crepato e sfiora il cofano della macchina vecchia parcheggiata sotto l’albero. Per me ha sempre voluto dire una cosa sola: essere a casa. Mia madre è uscita prima che bussassi. Grembiule sporco di farina, viso acceso dal calore del forno. —La cena è pronta. Lo ha detto con la stessa voce di quando tornavo dagli allenamenti, con le ginocchia sbucciate e i calzini sporchi. L’odore mi ha avvolto subito. Il suo pasticcio di pollo, quello delle domeniche. Non lo mangiavo da anni, ma è bastato un attimo per tornare indietro. La cucina di sempre. I piatti diversi tra loro. I bicchieri di plastica. La risata di mio padre. E quella sensazione che il tempo fosse infinito. Mio padre stava apparecchiando. Capelli ormai quasi bianchi, pochi. Le spalle un po’ piegate. Ma quando si è avvicinato p...