La pozzanghera
Dove la strada bianca lascia il paese e si perde tra i campi, nel punto in cui i filari delle viti incontrano il limitare del bosco, l’autunno ha steso la sua mano sulle colline. L’aria odora di terra bagnata, di fumo che sale dai camini lontani, di funghi nascosti sotto le foglie. La nebbia scende bassa sui campi, inghiottendo ogni filo d'erba e, per giorni, il cielo resta un’unica coperta di nuvole pesanti che aspettano soltanto il momento di aprirsi. Poi, nella notte, ecco che la pioggia batte prima di rado sul tetto di coppi poi, con un rumore fitto e costante che culla il sonno, finisce per riempire ogni fosso e ogni crepa della terra. Scorre lungo i sentieri, tamburella sulle foglie larghe dell’orto, scende dai rami del vecchio noce in lunghe lacrime lente. All’alba la pioggia tace. Ed ecco che lei è lì. La pozzanghera si è adagiata nell’incavo lasciato dalle ruote di un trattore, tra i sassi chiari e l'argilla morbida del sentiero. Non ha alcuna fretta di andarsene. Si...