Post

Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Sentirsi svuotati

Immagine
A volte non è solo stanchezza, ci sono periodi in cui ci sentiamo svuotati. Abbiamo dato troppo, per troppo tempo, senza accorgerci che stavamo lasciando indietro noi stessi. E adesso ci accorgiamo che anche le cose più semplici e quotidiane ci pesano. Il corpo si fa lento, la mente è affollata e il cuore e il respiro sono in affanno. Non riusciamo più a “reggere” e ci chiediamo: “Cosa mi sta succedendo?”. Si chiama esaurimento emotivo. Una forma profonda di fatica che non si cura con una dormita o una pausa veloce. Perché non è solo il corpo a essere stanco. È il nostro sistema nervoso che, dopo aver combattuto per troppo tempo, ci sta chiedendo di fermarci, di riprenderci e di riconoscere che nessuno può fare tutto, essere tutto e arrivare dappertutto. È un segnale. Il nostro corpo ci sta dicendo una cosa fondamentale: abbiamo bisogno di cura, di confini e di ritrovare noi stessi. La conosco quella fatica, la ascolto spesso durante le terapie, quel senso di non potersi fermare, di do...

Ricordi...

Immagine
 

Forte Ratti

Immagine
 

Chi frequenti ti trasforma

Immagine
 

Festa della birra a Pedescala

Immagine
 

Superstizioni 😌

Immagine
 

Lastebasse che non t'aspetti

Immagine
Torna la passeggiata in compagnia fra le strade di Lastebasse  

San Lorenzo Montepiano

Immagine
 

Stelle cadenti al Forte Corbin

Immagine
  Agosto è il mese delle notti magiche, dei sogni e dei desideri espressi ammirando il cielo e la meraviglia delle stelle cadenti! Per questo al Forte Corbin ogni anno si organizzano delle aperture serali che consentano ai visitatori di vivere l’incanto delle notti estive di montagna, segnate da panorami straordinari, colori intensi e un cielo indimenticabile. L’appuntamento è alle ore 18 al Forte  Corbin e l’evento prevede prima la visita guidata del forte al tramonto, poi una cena all’imbrunire con menù fisso (piatto tipico polenta+sopressa+formaggio, acqua, birra media artigianale “del Forte”, dolce, caffè) e, infine, luci spente e naso all’insù per osservare il firmamento! L'evento si svolge all’aperto: si raccomanda un abbigliamento pesante, un plaid per sdraiarsi e... una lunga lista di desideri! Quota di partecipazione adulti €25,00, minorenni €20,00. I posti sono limitati, perciò E' NECESSARIA LA PRENOTAZIONE telefonando al 349.2685543 L'evento viene riproposto il 1...

La vignetta

Immagine
 

Lastebasse in festa

Immagine
 

I "Vacareti"

Immagine
Nel Filò dei Cimbri di lunedì sera si è parlato di “vacareti”.  E’ stato un incontro oltremodo interessante, in quanto i racconti e gli aneddoti hanno preso forma direttamente dalle voci dei protagonisti, in questo caso tre vacareti, nati a San Pietro Valdastico nel 1951, dove tuttora risiedono.  I nostri protagonisti hanno prestato servizio per cinque stagioni, dai sette ai dodici anni di età, presso famiglie di Castelletto e la loro mansione principale era accudire il bestiame al pascolo.  La prima cosa che ci ha stupito è stato scoprire che in quel periodo storico, a cavallo fra gli anni 50’ e 60, a Castelletto c’erano ben quindici vacareti, tutti provenienti da San Pietro e ospitati in altrettante famiglie.  La giornata tipica di un vacareto prevedeva la sveglia alle cinque del mattino, quindi una veloce colazione con il latte appena munto e subito si partiva con le vacche per i pascoli. Si rientrava a casa con il bestiame verso le dieci di mattina e fino a mezzo...

La piantaggine

Immagine
  La piantaggine è un umile "cerotto della terra". Si presenta con le sue foglie disposte a rosetta, piatte contro il suolo, e quelle venature parallele così marcate che sembrano quasi nervature di cuoio. Ama i luoghi ad alto calpestio, i bordi delle strade di campagna e persino la terra dura dove altre piante rinuncerebbero a crescere. ​Il suo nome deriva dal latino plantago, che richiama la "pianta" del piede. Non solo perché la forma delle sue foglie ricorda la sagoma di un'impronta, ma perché sembra nascere proprio dove l'uomo e gli animali camminano. Più la si calpesta, più le sue radici resistenti si ancorano al suolo. È la compagna di strada per eccellenza. Quando durante una passeggiata estiva ci si sbuccia un ginocchio o si viene punti da una vespa o da un'ortica, basta masticare o strofinare una foglia di piantaggine sulla pelle per sentire quasi all'istante il fresco del suo potere lenitivo. ​Per secoli, prima dell'avvento delle farmac...

Le vecchie corti di campagna

Immagine
 

Soluzione per sconfiggere le limacce😊

Immagine
 

Trappola per mosche

Immagine
 

La vignetta

Immagine
 

Sentimento e Meraviglia

Immagine
[Gianni Spagnolo©26G26] Le recenti cronache danno ribalta a qualche comportamento criminale degli adolescenti, inducendo l’adozione di misure restrittive circa l'età punibile. L a cosa un po' mi spiazza. Oggi, in cui uno viene chiamato “ragazzo” non più fino alla pubertà, ma ormai fino alla prostatite, parlare di irresponsabilità sotto i 18 anni mi sa tanto d'ipocrisia. In altri tempi, a 18 anni uno poteva esser già padre di famiglia e aver lavorato per metà della sua età. Ciò era dettato dallo stato di necessità, dalla vita più breve e precaria e dalle consuetudini; cose che fortunatamente abbiamo superato, ma è evidente che la responsabilità prescinde da riferimenti meramente anagrafici.  Il ritrovamento di Gesù al Tempio è un episodio narrato nel Vangelo di Luca (2,41-50) e  costituisce il quinto mistero gaudioso del Rosario. Rappresenta Gesù dodicenne che si intrattenne nel tempio di Gerusalemme con i dottori della Legge, all'insaputa dei genitori che lo ritrovarono...

Via Carlo Alberto

Immagine
Davanti alle vecchie scuole elementari e attuale posta - foto di Alessandro Toldo -  

Val d'Astico incontra

Immagine
 

La vignetta

Immagine
 

L'attacco di panico

Immagine
Avete presente quando, da un momento all’altro, ci sembra che tutto ci crolli dentro? Il cuore inizia a battere forte, il respiro si accorcia, magari ci tremano e ci sudano le mani o sentiamo una stretta al petto. E poi arriva quella sensazione assurda, difficile da spiegare: la paura pura, il terrore, come se stessimo per morire, impazzire o perdere il controllo completamente. Un attacco di panico è questo. E no, non è “solo ansia”. Non è una cosa che si supera con un po’ di volontà o “distraendosi”. Quando succede, sembra che il corpo e la mente vadano in tilt. Ma la cosa più disorientante è che, spesso, non c’è un motivo evidente. Succede e basta. E poi ci resta addosso una paura sottile: quella che possa succedere di nuovo. Magari in mezzo alla gente, al lavoro, in un posto da cui non possiamo “scappare”. E così si comincia a evitare, a controllare tutto, a chiudersi e a soffrire. Ma cosa si prova davvero quando si vive un attacco di panico? Più che sintomi fisici (che ci sono, e s...

Se la superbia fosse un'arte, molti sarebbero dottori

Immagine
  Il contadino fa scorrere le dita sulle rughe del viso, poi lascia cadere le mani sul legno del tavolo con un colpo leggero ma deciso. Guarda verso il centro del paese, là dove d'estate i "signorotti" della città amano passeggiare con i loro vestiti eleganti, il mento alto e quello sguardo di chi pensa che la terra giri solo perché ci camminano sopra loro. ​Un sorriso amaro gli increspa le labbra, di quella saggezza che ne ha viste troppe per farsi incantare dalle arie della gente. ​"Questa è una gran verità e non serve essere andati alle scuole alte per capirla. Anzi, spesso più le scuole sono alte e più la superbia cresce dritta come la gramigna. Mio padre, quando vedeva certi personaggi sfilare davanti alla fontana del paese parlando difficile e guardando i contadini dall'alto in basso come fossimo mosche, scuoteva la testa e lo ricepiva sempre. ​Per diventare un dottore vero, uno che sa curare le mucche quando sono malate o che sa sanare un uomo, ci vogliono...

Siamo i fortunati che hanno vinto la lotteria della vita (non ci avevo mai pensato)

Immagine
Un giorno tutti noi moriremo. Eppure, proprio questa certezza dimostra quanto siamo stati incredibilmente fortunati: per poter morire, infatti, abbiamo prima avuto il privilegio di nascere. La maggior parte delle persone che avrebbero potuto esistere non verrà mai al mondo. Le possibili combinazioni genetiche capaci di generare esseri umani differenti sono così numerose da superare ogni immaginazione. Tra quelle vite mai iniziate avrebbero potuto esserci poeti ancora più grandi di Keats, scienziati persino più brillanti di Newton, artisti, pensatori e persone straordinarie che non vedranno mai la luce. Eppure, tra infinite possibilità, siamo nati proprio noi. Io e te, con la nostra normalità, i nostri difetti, le nostre paure e i nostri sogni, abbiamo conquistato un posto nell’esistenza. Abbiamo vinto una lotteria dalle probabilità quasi impossibili e abbiamo ricevuto l’opportunità di osservare il mondo, amare, imparare, emozionarci e lasciare una traccia. Forse, allora, invece di vive...

Forni dall'alto dei cieli😊

Immagine
Foto di Michele Toldo  

Filastrocca dell'estate

Immagine
 

La vignetta

Immagine
 

Stare accanto a chi soffre

Immagine
Ci sono momenti in cui stare accanto a qualcuno che amiamo e che soffre diventa una delle prove emotive più grandi che possiamo attraversare. Perché quando amiamo davvero non restiamo spettatori, non possiamo farlo. Il dolore dell’altro ci entra sotto pelle. Ci sveglia di notte, ci accende pensieri continui: “Se solo facesse… Se solo capisse… Se solo accettasse aiuto…” Vorremmo con tutto il cuore prendere noi il volante della sua vita, per aiuto, per protezione, per accorciare la strada che così sembra lunga e tortuosa, per evitare le buche o di restare fermi al parcheggio della vita con le quattro frecce accese. O per evitare quell’ennesimo giro inutile che, ai nostri occhi, sembra così evidente. Solo che l’amore adulto non è guidare al posto dell’altro ma stare accanto mentre l’altro impara (o decide di non imparare ancora) a guidare la propria vita. Questo è il punto che, se ci ascoltiamo bene, ci fa davvero male, perché implica fare i conti con la nostra impotenza, con quella sensa...

Giochi antichi

Immagine
 

La vignetta

Immagine
 

La Famiglia

Immagine
So che queste parole sono scomode. So che, in molte persone, susciteranno reazioni immediate, difensive, risposte automatiche e prevedibili. È comprensibile, la cultura ci ha educati così, a rispondere prima di sentire. A proteggere un’idea di famiglia più che a domandarci che esperienza ne abbiamo avuto davvero. Questa riflessione, però, non nasce per provocare né per dividere. Nasce dal cuore, dall’ascolto profondo di tante storie di vita, dal desiderio sincero di fermarci un attimo e chiederci che cos’è davvero la famiglia. Proviamo a dimenticare per un momento le definizioni del vocabolario, ciò che ci è stato insegnato e i modelli a cui abbiamo aderito senza nemmeno accorgercene. Chiediamoci che esperienza facciamo della famiglia. Se ci fa stare bene o male, se ci nutre o ci consuma. La famiglia, quando si spogliano le parole di ciò che la tradizione, la cultura, la religione o il costume hanno deciso per noi, resta una sola cosa, un luogo interiore, prima ancora che sociale. La f...

La pioggia di Sant'Anna é una manna

Immagine
Il vecchio contadino incrocia le braccia e sposta lo sguardo sul lunario al muro, accennando un piccolo inchino col capo in segno di rispetto. Oggi è il ventisei di luglio, la festa di Sant'Anna. ​Si volta verso la porta aperta e guarda la terra dell'orto, che dopo settimane di sole spietato beve avidamente le prime gocce d'acqua che cadono lente e pesanti, picchiando sulle foglie larghe delle zucche e dei fichi con un suono sordo e ritmico. ​"Ah, eccola che arriva, proprio nel suo giorno preciso. Se c'è una pioggia che il contadino aspetta come una benedizione dal cielo, è questa. Dopo il caldo soffocante di luglio, quando la terra spazza via le forze e le crepe sul terreno sembrano bocche aperte che chiedono da bere, mio nonno usciva sul portico, si levava il cappello lasciando che le gocce gli bagnassero i capelli ormai bianchi. La pioggia di questi giorni non è la tempesta cattiva che fa tafferuglio e porta la grandine a distruggere le spighe. Quando Sant'A...

Il prezzemolo

Immagine
Il prezzemolo cresce fitto, un morbido tappeto tra le altre erbe dell'orto della casetta in campagna. Ha un profumo fresco, pungente.  ​Non teme il freddo dell'inverno né l'ombra degli alberi più grandi; anzi, all'ombra cresce ancora più tenero e rigoglioso. È la pianta della generosità: più lo si taglia per portarlo in cucina, più rigetta con vigore, regalando nuove foglioline. Non è un caso che si dica "essere come il prezzemolo" per indicare qualcuno che si trova dappertutto. La sua ubiquità è una benedizione, un invito costante a dare sapore alla vita. ​Nonostante oggi lo associamo quasi esclusivamente alla buona tavola, il prezzemolo ha un passato oscuro, affascinante e intriso di esoterismo. Per secoli è stato considerato una delle piante più misteriose e potenti del mondo vegetale. Nell'antica Grecia, il prezzemolo non si mangiava affatto. Era considerato una pianta sacra, legata a Archemoro (il cui nome significa "araldo della morte"). Si...

Raccogliere le more

Immagine
  Raccogliere le more lungo i sentieri della nostra campagna è un rito che richiede pazienza e rispetto. Il rovo forma, infatti, un intreccio fittissimo, quasi un muro verde e spinoso che protegge il suo tesoro con tenacia. Ma è proprio lì, tra le spine più acuminate, che il sole di fine estate compie la sua magia. ​Le more nascono come piccole perle verdi, poi diventano di un rosso acido e ribelle, finché il calore non le trasforma in gocce di notte splendente. Quando sono mature, sfuggono al ramo con un semplice tocco del dito. Il loro sapore è un'esplosione perfetta: prima l'aspro della terra selvatica, poi una dolcezza profonda, densa, che sa di bosco, di sole e di pomeriggi d'infanzia passati ad esplorare i confini dei campi. ​La mora porta con sé una lunga scia di credenze popolari e storie raccontate davanti al camino. Secondo la mitologia greca, l'eroe Bellerofonte, dopo aver tentato di scalare l'Olimpo in groppa al cavallo alato Pegaso, fu fatto precipitare...

La vignetta

Immagine
 

Sentirsi visti, capiti, amati

Immagine
Per tanti anni ho creduto che se una persona si sente davvero vista, capita e amata, prima o poi qualcosa dentro di lei si sciolga e smetta di dover tenere tutto sotto controllo, di proteggersi da ogni possibile ferita e si conceda finalmente di essere autentica. Non è una cosa che ho imparato all'università. La pensavo molto prima di studiare psicologia. L'ho sempre pensata. Forse perché sono una di quelle persone che, davanti ad un comportamento difficile, tende spontaneamente a chiedersi cosa ci sia sotto. Se qualcuno si arrabbia, si chiude, diventa freddo, aggressivo o distante, il mio primo pensiero raramente è stato: "Che persona antipatica". Mi viene molto più naturale chiedermi che cosa stia succedendo dentro quella persona, quale ferita stia cercando di proteggere, quale dolore stia cercando di non sentire. Per molto tempo ho creduto che bastasse questo. Che se ami abbastanza, comprendi abbastanza, resti abbastanza, prima o poi l'altro si sentirà al sicur...