Raccogliere le more

 


Raccogliere le more lungo i sentieri della nostra campagna è un rito che richiede pazienza e rispetto. Il rovo forma, infatti, un intreccio fittissimo, quasi un muro verde e spinoso che protegge il suo tesoro con tenacia. Ma è proprio lì, tra le spine più acuminate, che il sole di fine estate compie la sua magia.

​Le more nascono come piccole perle verdi, poi diventano di un rosso acido e ribelle, finché il calore non le trasforma in gocce di notte splendente. Quando sono mature, sfuggono al ramo con un semplice tocco del dito. Il loro sapore è un'esplosione perfetta: prima l'aspro della terra selvatica, poi una dolcezza profonda, densa, che sa di bosco, di sole e di pomeriggi d'infanzia passati ad esplorare i confini dei campi.

​La mora porta con sé una lunga scia di credenze popolari e storie raccontate davanti al camino.

Secondo la mitologia greca, l'eroe Bellerofonte, dopo aver tentato di scalare l'Olimpo in groppa al cavallo alato Pegaso, fu fatto precipitare dagli dei per la sua superbia. Cadde in un fittissimo cespuglio di rovi, rimanendo così cieco. Si diceva che le more  fossero nate dalle sue lacrime di pentimento, a monito per chiunque cercasse di volare troppo vicino ai segreti dei cieli.

Nel folklore popolare e contadino, invece, la leggenda del Diavolo ha una data di scadenza chiarissima: l'11 ottobre (giorno legato all'antica festa di San Michele). Si racconta che quando il Diavolo fu cacciato dal Cielo, cadde proprio sopra un fittissimo cespuglio di rovi. Furioso e adirato per essersi punto ferocemente, il Diavolo calpestò la pianta e sputò su tutte le more. Si narra che da quella data precisa il suo sputo malefico facesse perdere al frutto ogni dolcezza, rendendolo amaro, scuro e del tutto privo di sapore. I vecchi contadini ammonivano i bambini: superata la notte dell'11 ottobre, nessuna mora doveva più essere raccolta, pena un sicuro mal di pancia e la sfortuna in casa.

Infine, nella magia rurale e nella medicina popolare dell'Europa medievale, il rovo era considerato una pianta dalle straordinarie proprietà catartiche. Esisteva il rito del "passaggio sotto il rovo", ovvero far passare un bambino o un malato sotto un ramo di rovo che si era radicato a terra formando un arco naturale avrebbe "incastrato" la malattia tra le spine, permettendo alla persona di uscire dall'altro lato purificata e guarita.

La casetta in campagna

Commenti

Post popolari in questo blog

Per San Benedetto la rondine sotto il tetto - ma... è ancora così?

Festa di S. M. Maddalena a Forni di Valdastico

Ridatemi la mia vita