Se la superbia fosse un'arte, molti sarebbero dottori
Un sorriso amaro gli increspa le labbra, di quella saggezza che ne ha viste troppe per farsi incantare dalle arie della gente.
"Questa è una gran verità e non serve essere andati alle scuole alte per capirla. Anzi, spesso più le scuole sono alte e più la superbia cresce dritta come la gramigna. Mio padre, quando vedeva certi personaggi sfilare davanti alla fontana del paese parlando difficile e guardando i contadini dall'alto in basso come fossimo mosche, scuoteva la testa e lo ricepiva sempre.
Per diventare un dottore vero, uno che sa curare le mucche quando sono malate o che sa sanare un uomo, ci vogliono anni di studio, fatica, umiltà e tanti sbagli da correggere. Devi chinare la testa sui libri e sulla vita. L'arte vera richiede sudore.
La superbia, invece, non costa niente. Non devi imparare niente, non devi fare nessuna fatica. Basta gonfiarsi il petto come i tacchini nell'aia, alzare il naso e credersi migliori degli altri solo per una giacca nuova, qualche fiorino in più nel taschino o un titolo stampato su un foglio di carta. Se l'arroganza desse un diploma, avremmo le strade piene di professori e laureati ad honorem.
Ma la terra ha la memoria corta per le arie della gente. Quando arriva la tempesta, quando il vento piega gli alberi o quando c'è da spingere un carro fuori dal fango, la superbia non serve a niente. Lì non ti salva il mento alto, ma le mani callose e l'aiuto del vicino. Chi si crede un dottore solo perché è superbo, alla prima vera difficoltà della vita rimane un ignorante con le mani vuote."
La casetta in campagna

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