I "Vacareti"
Nel Filò dei Cimbri di lunedì sera si è parlato di “vacareti”.
E’ stato un incontro oltremodo interessante, in quanto i racconti e gli aneddoti hanno preso forma direttamente dalle voci dei protagonisti, in questo caso tre vacareti, nati a San Pietro Valdastico nel 1951, dove tuttora risiedono.
I nostri protagonisti hanno prestato servizio per cinque stagioni, dai sette ai dodici anni di età, presso famiglie di Castelletto e la loro mansione principale era accudire il bestiame al pascolo.
La prima cosa che ci ha stupito è stato scoprire che in quel periodo storico, a cavallo fra gli anni 50’ e 60, a Castelletto c’erano ben quindici vacareti, tutti provenienti da San Pietro e ospitati in altrettante famiglie.
La giornata tipica di un vacareto prevedeva la sveglia alle cinque del mattino, quindi una veloce colazione con il latte appena munto e subito si partiva con le vacche per i pascoli. Si rientrava a casa con il bestiame verso le dieci di mattina e fino a mezzogiorno si dava una mano nei campi di patate, nella fienagione o in altri piccoli lavoretti. A mezzogiorno c’era il pranzo cui seguiva un doveroso riposo fino alle 15, poi si ritornava nuovamente al pascolo con il bestiame fino a sera.
Dopo cena ci si poteva anche ritrovare con i coetanei o i compaesani, ma la sveglia ad ore antelucane, tanto più per un bambino di quell’età, imponeva di coricarsi presto.
Alla domenica sveglia alle sei, pascolo e poi messa; pomeriggio funzioni, nuovamente pascolo e rientro serale a casa.
La stagione iniziava il 10-11 di giugno e finiva verso San Mattio, all’incirca il 21 settembre.
In questi tre mesi i vacareti rientravano in famiglia una sola volta, in occasione della festa del santo patrono.
Accudire i bovini era un lavoro che richiedeva una certa responsabilità, se ad esempio le vacche avessero scavalcato la recinzione di filo spinato avrebbero potuto ferirsi, in questo caso sopratutto alle mammelle, rendendo difficile e a volte impossibile la mungitura; se trovavano prati di trifoglio e più ancora di erba spagna avrebbero potuto per troppa ingordigia “imbugarsi” e questo poteva causare un meteorismo così forte da mettere a rischio la vita stessa dell’animale. E perdere una vacca era una vera tragedia, perderla per disattenzione propria era la cosa peggiore che potesse capitare ad un vacareto. Avventure e disavventure accompagnavano ogni giorno la vita di questi bambini e i numerosi aneddoti raccontati durante la serata riempirebbero un libro.
Ci chiediamo invece quanto sia cambiato il mondo e quanto siano cambiate le nostre famiglie in questi ultimi 60 anni. Quale mamma dei nostri giorni si priverebbe per vari mesi del proprio figlio/a di sette anni, consegnandolo ad un nucleo familiare esterno ed estraneo, senza possibilità di ricevere sue notizie per tempi anche lunghi - salvo casi gravi - affidando ciecamente ciò che ha di più prezioso al senso di responsabilità della famiglia ospitante?
Consideriamo pure che il vantaggio per la famiglia di origine era il fatto di avere una bocca in meno da sfamare e solo la generosità della famiglia ospitante poteva garantire un qualche compenso supplementare al termine della stagione: questo per dire come sia cambiata anche dal punto di vista economico la nostra società e quanto sia enormemente più alto il benessere ora rispetto ad allora. Era certamente una società dove si cresceva in fretta e i bambini venivano sottoposti a prove durissime che una volta superate portavano a maturare, mentre oggi si tende a curare, a servire, a soccorrere i nostri figli, quasi volessimo sostituirci a loro in ogni problema o difficoltà, privandoli spesso di ogni pur piccola esperienza di vita. Niente rimpianti, per carità, solo una semplice riflessione.
Biblioteca Civica di Rotzo
(Anche il nostro Papà è stato per anni "Vacareto" in quel di Lavarone)


Bravi coscritti, anch'io da ragazzo andavo destate come tanti altri a pascolare le mucche in montagna, era già troppo si ci davano da mangiare a abbastanza.
RispondiEliminaAnche io ,classe 55, da bambino ho accudito, in quel di Lavarone, le mucche . Devo riconoscere che mi trattavano come un figlio , ed era stata una mia scelta, non per aver una bocca in meno da sfamare. Grande esperienza di vita nonostante la giovane età.
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