Sentirsi svuotati
E adesso ci accorgiamo che anche le cose più semplici e quotidiane ci pesano. Il corpo si fa lento, la mente è affollata e il cuore e il respiro sono in affanno.
Non riusciamo più a “reggere” e ci chiediamo: “Cosa mi sta succedendo?”. Si chiama esaurimento emotivo.
Una forma profonda di fatica che non si cura con una dormita o una pausa veloce. Perché non è solo il corpo a essere stanco. È il nostro sistema nervoso che, dopo aver combattuto per troppo tempo, ci sta chiedendo di fermarci, di riprenderci e di riconoscere che nessuno può fare tutto, essere tutto e arrivare dappertutto.
È un segnale. Il nostro corpo ci sta dicendo una cosa fondamentale: abbiamo bisogno di cura, di confini e di ritrovare noi stessi.
La conosco quella fatica, la ascolto spesso durante le terapie, quel senso di non potersi fermare, di dovercela fare da soli a tutti i costi. Come criceti su ruote infuocate. Ricordiamoci sempre che non dobbiamo dimostrare niente a nessuno.
Se ci sentiamo esausti, se non ci riconosciamo più, se tutto ci sembra “troppo”, fermiamoci e osserviamoci. Creiamoci un posto sicuro dove sentirci ascoltati e non giudicati, dove poter dire finalmente “non ce la faccio più”, e sentirci accolti.
A volte è una pausa ristoratrice con amici fidati, con il partner, a volte sono momenti di profonda riflessione con noi stessi, nella natura o facendo qualcosa che ci fa stare bene, altre volte quello spazio si trova in terapia.
Ovunque troviamo quello spazio, non dimentichiamo che questi segnali di cedimento ci stanno indicando una direzione. Ci stanno riportando verso noi stessi, verso i nostri bisogni e verso ciò che per noi è davvero essenziale.
Recuperare la dolcezza, la gentilezza e la calma per prenderci cura di noi ci darà pian piano l’energia per tornare a respirare, fisicamente ed emotivamente. Perché il benessere non cresce nella fretta, nella critica e nella pretesa. Mai. Né verso noi stessi né verso gli altri. Ricordiamocelo sempre.
D.ssa V. Scoppio

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