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Oggi, tirato in malta fina, mi godo le emozioni del momento di gloria🤣

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Ieri mi han menzionato  nientepopòdimenoche...  sul Giornale di Vicenza!  Solo ora son venuto a sapere  che ero il portafortuna  degli Astronauti...🤣🤣🤣  

Letto qua e là

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  Federico Rossi: “Non mi arrendo”, quando una vita può diventare esempio per il prossimo 24/01/2023  Altovicentinonline La storia di questo ragazzo scledense, da 14 anni in carrozzina, va divulgata perchè è un esempio di forza, di voglia di  vivere oltre ogni barriera e di lotta quotidiana per i diritti di chi deve avere pari opportunità nonostante la sua ‘diversità’. Federico Rossi per questo motivo incontra anche gli studenti delle scuole dell’Alto Vicentino, a cui, con i suoi racconti di vita, sa trasmettere il valore di quella vita che molti adolescenti sciupano.  Mercoledì 25 Gennaio 2023, si terrà,  al Centro Culturale Caradium in via Monte Ortigara a Carrè, alle  20:30,  “Insuperabile: non mi arrendo”: Storia di virus, carrozzine e limiti da superare ,  evento organizzato dal Comune di Breganze, Comune di Carrè, Comune di Lugo di Vicenza, Comune di Marano Vicentino, Comune di Santorso, Comu...

San Pietro dall'alto dopo la nevicata

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  foto di Michele Toldo

MIX: di tutto un po'...

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Lo sapevate che Socrate aveva una tecnica per smascherare la presunzione? Come potete riconoscere un presuntuoso? Semplice, è sempre convinto di avere ragione! E i presuntuosi ad Atene non mancavano. Socrate però avvicinava il suo interlocutore, confessando la sua ignoranza. Il famoso detto socratico «so di non sapere» è il presupposto di ogni confronto. Se sei convinto di sapere qualcosa, perché mai dovresti metterti in discussione? Socrate lasciava parlare il suo interlocutore, lo ascoltava con attenzione e poi gli poneva una semplice domanda: «ti esti?» Che cos’è? Questa domanda, questa semplicissima domanda, apparentemente innocua, inoffensiva, riusciva a far crollare qualsiasi retorica. Va bene parlare di giustizia, bene, ricchezza, onore, morte, ma cosa sono? Grazie a questa domanda venivano fuori uno a uno pregiudizi, supponenza, vanità. Ma ciò che davvero interessava a Socrate era la ricerca, tramite il dialogo, di una verità a cui il suo interlocutore doveva giungere da solo...

Vita di un tempo

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  Per i contadini di una volta, le giornate di pioggia e di neve non erano fonte di preoccupazione, se avevano scorte di cibo, e di legna. Erano abituati ad aspettare il buon tempo facendo qualche lavoretto in casa: cesti, scope, zoccoli, riparazioni di attrezzi... o passando il tempo accanto al camino o al caldo nella stalla. O addirittura unendo le due cose, come in questa fantastica foto dove la stalla comunica con la cucina, e le bestie riscaldano l'aria col loro fiato... [ da: la campagna appena ieri ]

El buci

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[Gianni Spagnolo © 23115] Nei tempi antichi, co se copàva i piòci coi pichi, la nascita di un vitellino, meglio ancora, di una vitellina, era motivo di gioia e segno beneaugurale. La stalla era in fioritura e su quel buci si proiettavano le speranze della famiglia. Speranze che non si limitavano alla specie bovina, ma anche a quella caprina, assai diffusa. Quasi come avveniva per la nascita di un figlio, tutto il parentado ne usciva rafforzato. Finalmente cessavano tutte le preoccupazioni che qualcosa potesse andare storto. Il parto della vacca segnava la conclusione di una lunga attesa: nove mesi dal concepimento, come avviene per la donna. Di norma le vacche venivano portate al toro nel periodo tardo autunnale e invernale, programmando quindi il parto tra la fine dell’estate e il primo autunno. Allora le bestie erano ancora al pascolo, o da poco rientrate nella stalla, quindi sciolte e allenate ai movimenti, e le condizioni climatiche favorevoli. Il nuovo fieno era ormai tuto rancurà...

Senza parole

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  Dal talento immaginifico  di Pawel Kuczynsky,  ricaviamo qualche utile riflessione...

MIX: di tutto un po'...

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Se sei infelice vai al cimitero: non è una minaccia, ma un invito Se i problemi ti attanagliano, se tutto sembra crollarti addosso, quando la vita si fa insopportabile e ogni atto sembra insensato, fatti un giro al cimitero. Innanzitutto i cimiteri sono spesso belli, ma di quella bellezza che non opprime. La quiete è diffusa e ogni passante ha un dolore che non ha bisogno di dissimulare. In cimiteri come quello Acattolico di Roma (“Potrebbe far innamorare qualcuno della morte”, scrisse a proposito Shelley) o il Père-Lachaise di Parigi la compagnia è senza dubbio la migliore possibile. Su alcune lapidi di personaggi noti è bello osservare i lasciti commossi e grati dei viventi: i biglietti del treno sulla tomba di Julio Cortazar, le monete su quella di Edith Piaf, i cuoricini disegnati su quella di Sartre e De Beauvoir (che forse non avrebbero apprezzato, ma tanto lo sapevano già che l’inferno erano gli altri) , la penna su quella di Proust, i post-it con lo stampo delle labbra per Osc...

Avvisi funebri (FC)

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  Il Papà della Prof. Savio che insegna alle medie Il marito aveva giocato con il calcio Valdastico

Sempre teneri questi quadretti

Povero cervo... quando si è affamati, sembrerebbe sparire anche la paura... Qualche tochèto de pomo el lo ga ciapà...😉

Maso Stefani

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  Viste le abitudini di Michele Toldo... o in notturna o la mattina dopo le 5...😊

Arsiero con la neve vista dall'alto: decisamente più romantica😊

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MIX: di tutto un po'...

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«Non c’è niente da fare, io l’ho sempre detto: eleganti si nasce . Uno può anche diventare ricco da un momento all’altro, però se non ha classe resta sempre ‘nu pezzente!» Noi a Roma abbiamo un termine gergale per chiamare queste persone: nu cafone arricchito! E con quale superbia guardano chi non è vestito come loro, chi non ha fatto dell’ostentazione la sua unica ragione di vita. E non di rado questi individui hanno una qualità che li accumuna sempre: sono ipocriti.  «L’altro giorno, a pranzo, avrei voluto nascondermi sotto la tavola, quando han cominciato a massacrare la reputazione degli assenti: quello era stupido, quell’altro vile, quell’altro ridicolo! E mentre dicevano queste cose si guardavano con certi occhi, come per dire: “Fa’ tanto che l’uscio si richiuda alle tue spalle, e ti faremo lo stesso servizio!» Ecco, io quando frequento certa gente mi sento proprio come lui, come Oblomov! E al diavolo chi sostiene che parlare di letteratura russa oggi sia sconveniente o ancor...

Temporeggiamo...

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Dove va il bianco della neve quando questa si scioglie? Questa domanda, apparentemente sciocchina, è attribuita nientemeno che a Shakespeare.  Fa il paio con un’altra questione un po’ più sofisticata: Cosa succede al tempo quando passa?    Anche quest’ultima questione non è stata formulata da un bambino impertinente, ma da Albert Einstein, durante una passeggiata a Princeton col matematico Kurt Gödel.  Pur facendo parte della nostra esperienza quotidiana, il tempo non è per nulla un fenomeno scontato. Da sempre la sua natura e la sua logica, percepite come misteriose e inafferrabili, suscitano l'interesse e le riflessioni di scienziati e filosofi, oltre che di noi comuni mortali. Sorgono fondamentali interrogativi riguardo al tempo: è vero che scorre a velocità diverse? E che può addirittura fermarsi, come accade nei buchi neri?  Sempre il citatissimo Einstein (ma quante sono realmente farina del suo sacco?), disse che il tempo è relativo, il suo unico valore è...

MIX: di tutto un po'...

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(mì, un fià... propendarìa a crèderghe... però...) Di sicuro sarà capitato a noi o a persone che ce l’hanno riferito, di vivere, nella propria vita, situazioni, a volte curiose, a volte incredibili da poterle definire straordinarie o così importanti da stravolgere l’originale progetto di vita che avevamo in mente di realizzare. Si dice che sono “coincidenze”: è come se, a nostra insaputa, un intrigo di fili, collega eventi, persone e informazioni. Infatti, a volte, inaspettatamente, otteniamo lo scioglimento di un dubbio o la risposta che cercavamo ad una domanda, leggendo un libro o ascoltando una canzone oppure quando avviene l’incontro casuale con un vecchio amico che avevamo pensato o che riceviamo una sua telefonata inaspettata; o, ancora, l’incontro non previsto con l’anima gemella in un luogo inaspettato in un tempo non programmato. Questa non è casualità, ma “sincronicità”. Tutto intorno a noi è permeato di messaggi sottili che, a causa del nostro modo frenetico di vivere, non ...

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Qualche consiglio per scaricare dal blog foto, video o testo: DAL CELLULARE: PER CONDIVIDERE UN POST: 1) cliccare sempre sul titolo del post che si desidera condividere 2) in alto a destra cliccare sui 3 puntini e scegliere opzione condividi PER SCARICARE UNA FOTO: Pigiare sulla foto ed esce quadro con le varie opzioni. Scegliere scarica immagine . Ve la troverete in galleria PER SCARICARE UN VIDEO: Cliccare sul video la scritta you tube e scaricarlo o condividerlo da là. PER COPIARE SOLO IL TESTO: Pigiare sul testo - 3 puntini - selezione tutto - copia Se copiare solo una parte : schiacciare nel punto da dove si vuole iniziare e trascinare la pallina blu fino a dove si vuole copiare e fare copia. Dal computer la cosa è ovviamente più facilitata, anche per quanto riguarda la ricerca in archivio. Se avete delle domande, inviate pure un semplice messaggio su un qualsiasi post.

Anche quest’anno ho fatto la…

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Ogni anno, puntualmente, quando si arriva in prossimità dell’Epifania, ripenso a tutte le volte che ho fatto la Befana per rallegrare grandi e piccoli.  Ho iniziato tanti anni fa, andando a trovare gli ospiti della casa di riposo a San Pietro che erano felici di vedermi; poi sono stata chiamata in altri posti, in negozi o case private, durante manifestazioni e quindi, ogni anno, mi trasformavo con vero piacere. Di seguito sono andata per alcuni anni in una scuola materna dove non ero conosciuta, perché a me non piace mettere la maschera, (ho un particolare giusto giusto…) quindi bisognava non essere identificata in nessun modo. Dopo il 6 gennaio 2010, ho vissuto l’Epifania in modo doloroso e difficile, ma dopo qualche anno, ho ricominciato a fare quello che mi piace: sotto altre sembianze, portare un po’ di gioia a qualcuno. La vestizione è quasi un rito: maglione, sottogonna, gonna, grembiule, calzettoni, scarpe, parrucca, fazzoletto in testa, guanti, campanella sul polso e da ult...

Il tempo del lutto

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Il lutto è un periodo successivo ad un evento traumatico. Il trauma è qualsiasi accadimento che crea dolore. Può essere la perdita di lavoro, la morte di un animale di casa, un sogno infranto o la dipartita di una Persona cara.  Il periodo successivo al trauma, necessita di tempo per ascoltare le sensazioni, comprendere le emozioni, elaborare i vissuti, raccogliere i pezzi della propria vita. Dare tempo alle persone di stare male, essere tristi, ascoltare il vuoto. Vivere il dolore è fondamentale per elaborare il lutto e poi procedere nella vita e andare oltre. Spesso si tende a  non ascoltare il dolore e il processo del lutto, accumulando  nuovi lavori e occupazioni, ma il processo del lutto richiede la sua parte di attenzione e di tempo. E'  come dover  vivere l'inverno, con le giornate grigie e corte, la pioggia e il freddo, in attesa della primavera.  Durante il tempo del lutto c'è bisogno di spazio per raccontare e raccontarsi, di tempo per stare in si...

Lettera aperta

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A MATTEO MESSINA DENARO di Don Maurizio Patriciello  Avvenire 18 gennaio 2023 Biagio e Matteo, due siciliani che non si sono accontentati del poco che la vita offriva loro. Volevano di più. Desideravano di più. Incontentabili. Ingordi. Due uomini che, però, hanno imboccato strade diametralmente opposte .  Il primo ha spogliato sé stesso per arricchire gli altri, e ha trovato la gioia; il secondo – tu – ha umiliato, ucciso, affamato, strangolato gli altri per ammassare, inutilmente, oro, palazzi e conti in banca, senza poterseli mai godere appieno. Non trovandola mai, la gioia…  Dimmi, fratello Matteo, quale demone ti ha tenuto prigioniero? Quello della quantità? Del potere? Del piacere? Perché ti scrivo? Perché so che la scintilla divina dentro di te, per quanto tu abbia tentato di sopprimerla, non si è mai del tutto spenta. Una fiammella, fioca, ha continuato a bruciare anche quando il freddo gelido del delirio di onnipotenza ti schiacciava.  Adesso, nel silenzio d...

“Tegnìvelo bon…”

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  Durante la scorsa settimana, dopo la notizia della morte di Mario Marangoni Damari , molti sono stati i messaggi e le testimonianze di persone che, conoscendolo, hanno potuto apprezzarne le qualità e le doti.  Ringraziamenti fatti nei mezzi di comunicazione, ma specialmente al termine del suo funerale, dove si sono alternate alcune persone per portare la loro testimonianza sulla vita di Mario. Parole che hanno parlato di amicizia, di affetti, di condivisione, di lavoro e impegno in diverse Associazioni.  Pur con il suo modo un po’ “rùspio”, Mario si è fatto conoscere in varie occasioni: la pulizia dei sentieri, l’apertura di vie dimenticate e impervie, la guida per le camminate e il suo impegno con la Pro Loco di Pedescala, ed è proprio per la Pro Loco che vorrei raccontare  qualcosa che forse non tutti sanno.  Durante le riunioni con il Direttivo di cui faceva parte, stava in silenzio e ascoltava, ma quando gli veniva chiesto se era disposto ad aiutare durant...

Corsi di sci

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Irish Dinner

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Chi prende il caffè con me?

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  Frutti gocciolanti di sanguinella e di rosa canina "i particolari" che ci offre la Natura e che sfuggono ai nostri occhi perchè la fretta la fa da padrona e ci impedisce di ammirare ed apprezzare... ( per fortuna che Franca c'è ...😉)

Sant'Antonio del mastcéto (PostRiproPost)

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Il 17 gennaio,  ricorrenza di Sant'Antonio Abate  è un giorno particolare:  per una singolare concessione celeste  oggi  agli animali domestici  è consentito di parlare.  Si, proprio così! Sarà per questo che un tempo quel giorno era meglio girare al largo dalle stalle, dopo averle fatte benedire dal prete; sentir parlare le bestie era infatti ritenuto segno di malaugurio. Era la festa del Santo Patrono delle creature che vivevano con l'uomo: Sant'Antonio dal mastcéto, o del porselo, a seconda delle zone, o più brevemente San Bovo; era l'unico Santo ammesso nelle stalle, il sovrintendente del mondo animale. La cosa strana è che l'Antonio Abate non era propriamente affine a questi ambienti; visse infatti una lunga vita di segregazione e preghiera nel deserto egiziano nei primi secoli del cristianesimo, divenendo l’archetipo del monachesimo. Il patronato animale gli venne attribuito nel medioevo in seguito alla circostanza che a lui s’ispirò una congrega...