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L'angolo della Poesia

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(poesia di J.S. ) Parlare di primavera  Parlare di primavera quando fuori piove  e la neve veste la montagna  nell'ultimo fuori programma della stagione. Parlarne quando la pioggia schiaffeggia i fiori,  delicati e innocenti come bimbi e i germogli si arrestano sui rami, dubbiosi, indecisi, impauriti. Parlare di primavera mentre  le mura delle case si alzano allo sguardo  come frontiere invalicabili,  steccati d'azzurro e venti freddi. Parlarne quando dentro  cade il mondo che conosci e ti conosce e tutto si sbriciola nei non so,  nei lunghi momenti mai a tempo. Parlare di primavera quando fuori piove e maledettamente piove anche dentro. Francesca Stassi

La Contra' Checa ospita momentaneamente turisti particolari😊

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(foto di Sandra Bonifaci)  

Dal drone di Marco Spagnolo (Landi)

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Rotzo da Via Valle  La campagna dal cimitero

Serena domenica a tutti

 

SNOOPY

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Casotto e Baise affratellati

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Oggi, primo giorno di primavera, si ricorda anche San Giovanni Nepomuceno (St. Johannes von Nepomuk), patrono di Casotto, ma anche (di straforo) dei Baise. Affratellati dal Santo ma separati dalla Torra.  Riproponiamo di seguito il post di Lino Bonifaci Baise del 29 ottobre 2012 in cui ci raccontò l'avventurosa storia di questa statua. L'uomo anziano stava tagliando con il segaccio una stanga per prepararsi la legna per l'inverno, quando il cane seduto accanto, balza in piedi ed abbaiando si dirige verso la fontana. Lui si ferma, alza il capo e guarda... Un forestiero sta inchinandosi, bevendo con avidità quell'acqua fresca e frizzante che sgorga dalla vicina sorgente e si sta aspergendo copiosamente il capo ed il collo. Gli si avvicina, resta un istante immobile, lo guarda... "forésto sto qua" pensa.  Ehi là… buongiorno, come mai da queste parti? “Ho sentito parlare della Singéla ed ho voluto percorrerla anch'io... sono andato fino in Camporosà..., ma che...

A xe tuto on jiramento..

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【Gianni Spagnolo © 21II27】 Un aneddoto che girava un tempo in paese,  racconta di quel nostro compaesano emigrato in Francia,  nei primi Anni Trenta dello scorso secolo. Lui ed i suoi compagni erano delusi e stanchi dal peregrinare inutilmente alla ricerca d’un lavoro in quei tristi anni e perciò infine decisi a rientrare in patria. Al culmine dello sconforto, esaurite le forze e i pochi soldi, Tita si sedette stremato sotto un albero sulla sua valigia e disse sconsolato ai compagni: Basta! A no me móvo altro! Se xe vero che la Tera  jira, tarè che anca San Piero el passarà de chìve . Tralascio, per amor di patria, di approfondire le generalità del personaggio, ma di certo non era un terrapiattista; anzi, lui della scienza aveva una fiducia cieca. Ancamassa!  Non so quanto di vero ci sia in questa storiella, ma ciascuno di noi immagino si sia interrogato sulla intrigante faccenda che il nostro pianeta gira vorticosamente sul proprio asse alla velocità periferica all’...

Certificato di studio d'altri tempi

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Anna Maria Leoni m'invia questo certificato di studio dello zio Leonello Leoni nato a Lastebasse nel 1927, trovato rovistando nei cassetti. La data non è completa... 193... La dissoluzione dei giovani Balilla è avvenuta nel 1937.  Anna Maria ha piacere di condividerlo nel blog. Leggendolo ha appreso anche quali materie si insegnavano negli anni '30, apprezzando molto la nota riguardo l'igiene personale.

San Pietro da un'angolatura insolita. Prossimamente attendiamo l'altro pezzo😊

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  foto di Giamba Pettinà presa dalla strada dei piani sopra il Maso

Adotta un fiore

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Non é più tra noi (Sindaco di San Pedro Encantado - Comune gemellato con Valdastico)

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Don Valdastico

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  [Archivio F. Lorenzi] 【Gianni Spagnolo © 21C16】 Credo di essere fra gli ultimi, se non l'ultimo, nato nel comune di Valdastico e ad averlo esplicitato sulla carta d'identità. Come me,  parecchi cosiddetti babyboomer nati nel ventennio fra il 1941 e il 1961 in cui il comune di Valdastico, anch'esso neonato, era prodigo di vita e di speranza e si nasceva ancora in casa. Prima d'allora si veniva al mondo sotto l'egida di Rotzo e dopo, da signori, all'Ospedale Civile di Thiene o di qualche clinica di emigrazione. Poi questo nome passò all'autostrada A31 e uscì dalla Valle, ma questa è un'altra storia. Nessun paesano s'è tuttavia mai sognato di chiamare il proprio figlio con il nome del comune. Valdastico era un'entità amministrativa un po' raffazzonata, nata dall'unione degli abitati della valle, geograficamente contigui, ma mai del tutto affratellati. Unità che s'è poi lacerata ed è tuttora in fase di normalizzazione, complice più che ...

El Fagaro de Costante

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【Gianni Spagnolo © 21III6】 Ecolo’ live, alto e drito, intel loto de Costante, chel tende Tinasso.  La lo ghéa menà in dote la Ménega, so pora mama, e i lo ga sempre rancurà parvia chel jera belo grande anca lora. Par essar grande l’è grande, ma desso che no taja pi nissuni ghin sta vegnendo su anca altri de bei parà.  Stiàni invesse, co se tajava tuto l’inmajinabile, lojica chel saltasse sujto al’ocio.  Cussita l’è deventà la “Pianta Monumentale” del paese. El fagaro de Costante defati i lo conosse tuti, anca parvia che l’è poco distante dala Caséta, sula strada de Tinasso, comodo da rivarghe, specie da co i ga fato la strada dele Nore.  Messà ca farissimu fadiga a pararlo rento intel Guinness, ma paintanto incontentemose de lassarlo in pìe, valà, e sperén chel tegne bota!

SNOOPY

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La peca in balota

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【Gianni Spagnolo © 21B28】 Pare che la gomma da masticare sia arrivata da noi nel secondo dopoguerra sull’onda dell’occupazione americana. Era un inedito confetto gommoso in lastrina, confezionato con cartine alluminate, che si fece subito conoscere, anche perché i militari statunitensi erano usi a dispensarle generosamente alla curiosa bociarìa italica che si accalcava al loro passaggio. Soldati americani qui da noi non mi pare si siano visti e neppure c’era tanta voglia di bagoli, allora. La ciungola, la cingomma, la ciunga e i vari altri adattamenti linguistici italici del Chewing-gum non sono quindi arrivati in valle in maniera diretta, ma in un secondo momento, quando già le industrie italiane la producevano in quantità.  Da noi infatti le cose dolci e masticabili arrivavano sempre in ritardo, erano quelle amare e indigeribili ad essere puntuali.  Il nome, peraltro, c’era già, dato che si masticava ab illo tempore la rasa dij pìssi: la péca, appunto. Questa aveva suppergiù...

Grandi Donne

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Recita l’adagio che dietro ad un grande uomo ci sia sempre una grande donna. É probabile che ci sia della verità: a volte i ruoli bloccati del passato facevano si che le donne esercitassero la loro influenza per interposta persona. Discrete ispiratrici dietro le quinte o autentiche suggeritrici dal buco della ribalta.  Il curioso aneddoto della foto, diffuso sui social, evidenzia la prontezza di spirito di Lady Clementine Churchill, nata Hozier, che rivendica sarcasticamente la sua decisiva influenza sul marito, che peraltro pareva già ben attrezzato di suo. Precisiamo subito che si tratta di una bufala. La scenetta è stata attribuita anche ad altre coppie celebri, come gli Obama, ed è evidentemente una fake. Essa è quindi solo il pretesto per rappresentare questo presupposto, che appare consolante per quella dolce metà del cielo che è stata storicamente sempre trascurata nella gestione del potere.  Vediamo un po’ cosa ne pensano i nostri lettori. 

SNOOPY

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MIX: di tutto un po'...

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  Mai più «Esiste un’intelligenza non novecentesca? La stiamo formando da qualche parte, in qualche scuola, in qualche azienda, in qualche centro sociale? Abbiamo ragione di pretendere che emerga in superficie nella gestione del mondo, e di pretenderlo con una rabbia pericolosa?» E di questa altra morte quando parliamo? La morte strisciante, che non si vede. Non c’è Dpcm che ne tenga conto, non ci sono grafici quotidiani, ufficialmente non esiste. Però ogni giorno, da un anno, lei è lì: tutta la vita che non viviamo, per non rischiare di morire. Meno male che non la stiamo contando, che non la misuriamo in numeri: non riusciremmo a guardarli, dal disastro che racconterebbero, farebbero impallidire quelli già tragici della prima morte, gli unici che abbiamo la forza di guardare negli occhi. Contiamo i cuori che si fermano negli ospedali, ma non quelli che se ne vanno, che semplicemente   se ne vanno . E di questo commiato silenzioso, mansueto, collettivo, generale, vertiginoso,...

Senso civico in passeggiata...

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Michele Toldo c'invia queste immagini che parlano da sole... Nutriamo forti dubbi che il segnalarle possa risolvere il problema, ma si può sempre tentare...

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La pagina della domenica

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In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio». La IV domenica di Quares...

La vecia ìdola

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  La vecchia ìdola abbandonata nel cogoléto [Foto di Amelio Toldo] Il compressore della cava di Felissòn [Foto di Amelio Toldo] 【Gianni Spagnolo © 21III4】 Solo chi bazzica i luoghi ormai dimenticati ha modo d'imbattersi dal vivo in qualche reperto del nostro minuscolo museo etnografico all'aperto. Principalmente sono i vecchi siti delle cave di marmo che mostrano qualche residuo vintage di macchinario o di strutture metalliche e cavi arrugginiti e abbandonati. Altrimenti solo l’osservatore più attento riesce a discernere i siti delle vecchie are, dei baiti, dei covoli e delle carbonare ormai soffocati dalla vegetazione e dal tempo. Le due cave operative ai margini estremi della conca di Tinasso, quella di Flavio dalle parti del Priòn e quella di Felissòn sulla Val del Corvo erano attive negli anni ’50, quando un po’ in tutta la montagna vicentina si aprirono cave per ricavare scaglie di marmi da usare in quella tecnica di pavimentazione che va sotto il nome di “pavimento in pal...

Torniamo ai Paesi: sognando bene questa volta

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  Andrea Nicolussi Golo   Scritto il   Che cos’è un paese di montagna? Un grumo di case abbracciate, addossate le une alle altre per darsi conforto, per non scivolare giù quando certe sere d’inverno il vento da Nord-Est ti viene a bussare ai vetri delle finestre e sopra ai coppi del tetto. Un grumo di case, le più con le porte e le finestre sprangate a rinchiudere muffe e silenzi e fantasmi di tante vite trascorse altrove. Che cos’è un paese di montagna? Un incrocio di sentieri non più battuti, una fila di orti e di campi lasciati ai rovi e calanchi levigati dalle piogge che hanno portato a valle il lavoro di secoli; generazioni di gente montanara ha posato sasso sopra sasso per sorreggere una tasca di terra dove mettere a dimora patate e grano saraceno. Patate e polenta scura; cibo da poveri, ma bastevole. Terra rubata, terra perduta. Che cos’è un paese di montagna? Il seggiolino della giostra di un luna park di periferia lasciato ad arrugginire e alb...

Tempi andati

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Nella moderna società della comunicazione, raramente le cose rappresentate sono reali, perché la percezione dell'immagine è soggettiva e si presta bene ad essere manipolata. Lo sapevano bene anche all'esordio dei mezzi di comunicazione di massa, dove la retorica e il perbenismo imperavano. Godiamoci perciò questa breve rappresentazione video* di una realtà vicentina di settant'anni fa che un po' ci appartiene, se non altro per ragioni anagrafiche, con l'occhio indulgente del tempo che passa.  * Reperto segnalato da Augusto Giacomelli (Caramela)

Così la chiesa irachena ha accolto Papa Francesco

  (segnalato da Piero Pettiná)

MIX - di tutto un po'...

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Amate.  Che se non amate poi rimanete chiusi  nei vostri pensieri  e nel vostro ego  e arrivate a credere che siano tutti cattivi.  Che siano tutti bugiardi.  Che siano tutti carnefici.  E invece basterebbe  amarsi un po’ di più e capirsi un po’ di più,  che il mondo non è diviso in buoni e cattivi, ma siamo tutti una grande trincea di corpi feriti.  Da qualcun altro.  Amate.  Che amare insegna a dare,  oltre il limite di ciò che si pensava di avere. Ma insegna anche a prendere,  perché a dare e basta  si rischia di diventare  un ente benefico per affamati.  E allora si dà, oltre misura. E si riceve, oltre misura. In una bilancia dove alla fine  tutto si mischia  in una danza di dare e ricevere.  Amate.  Perché se non amate poi diventate respingenti, poi allontanate le persone, poi il cuore diventa più scuro e vi riempite di credenze limitanti.  Di paure.  Di cuscini abbrac...