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La vignetta

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In quante/i ci riconosciamo un po'?

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C’è un dolore silenzioso che si infila nei gesti di ogni giorno. Piccole cose, all’apparenza innocue, una sigaretta accesa, il telefono controllato di continuo, una risata forzata, un acquisto fatto tanto per... Ma dietro a quei gesti c’è molto di più. C’è chi cerca un equilibrio. Chi prova solo a restare in piedi. Chi si aggrappa a qualcosa, qualsiasi cosa, pur di non crollare. C’è chi si abbuffa di notte, quando tutto è silenzioso e nessuno può giudicare. Dopo aver sistemato tutto, dato la buonanotte ai figli, chiuso la giornata con la spunta sull’ennesima lista di doveri. Brava. Sempre brava. Sempre in ordine. Ma dentro, vuota o stracolma. C’è chi fuma una sigaretta dietro l’altra, ma non è dipendenza dalla nicotina, è bisogno di un conforto che non può più permettersi, di un “ciuccio” da adulto per calmarsi, per sentirsi al sicuro, per fare finta di avere il controllo. C’è chi tiene il telefono in mano tutto il giorno, come fosse un pupazzetto doudou. Quel giocattolo che i bambini ...

L'acqua che sale verso l'alto

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  L'acqua scorre sempre verso il basso. Sempre. Eccetto in un posto in Italia dove 2000 anni fa i Romani riuscirono a farla salire verso l'alto. Sembra impossibile, vero? Eppure ad Alatri , in provincia di Frosinone, c'è un antico acquedotto romano che sfida apparentemente la gravità. L'opera, realizzata alla fine del II secolo a.C. dal censore Lucio Betilieno Varo, nasconde un segreto ingegneristico straordinario. Il trucco? Un sistema di sifoni idraulici. Immagina di soffiare in una cannuccia immersa nell'acqua: la pressione fa salire il liquido. I Romani applicarono questo principio su scala monumentale, sfruttando la pressione della colonna d'acqua per far superare dislivelli e ostacoli naturali. Non è magia, è pura fisica applicata con un'intelligenza che ci stupisce ancora oggi. L'acqua non viola le leggi di gravità, ma viene "spinta" dalla pressione del sistema stesso, purché il punto di arrivo sia più basso della sorgente. La cosa più a...

Purtroppo...

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  Tra il dire e il fare… c’è di mezzo un telefonino.  Sì, perché oggi, più che mai, basta un dito per calmare un capriccio. Per far mangiare. Per una visita dal pediatra. Per far pace tra fratellini. Per non rischiare che si facciano male. “Masha”, “Peppa Pig”, “Cocomelon”, “Whisky il ragnetto”… le vecchie filastrocche, hanno ceduto il posto a video in inglese, cartoni coloratissimi e canzoncine ipnotiche. E così… ci rassicuriamo dicendo che imparano l’inglese, che sono video educativi, che tanto poi li iscriviamo a calcio o a nuoto. Ma… davvero basta questo? Oggi si parla di una nuova patologia pediatrica: 𝐀𝐧𝐚𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐦𝐨𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨. Bambini piccoli che inciampano,  che non sanno saltare,  che non riescono a tenere l’equilibrio,  che non hanno mai giocato ad acchiapparella o al fazzoletto. Sembra poco? E invece c’è di più. 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐠𝐮𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢: muoversi, toccare, fare esperienze con il corpo stimola la ...

La vignetta

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La Cesèta

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Sconta nel verde sul monte Piovàn la picola cesa se vede da lontàn, nel milenovesento, in tanti gà laorà sasso su sasso, con tanta bona volontà! Par rèndare grassie al Signore che’el se prega come nostro Redentore, e ricordare  a tuta la gente che Dio l’è sempre presente. Da sto posto se domina de Pedescala el paese, i canpi, i prà, i orti  e tute le case, e vardando intorno, tra bosco e cielo, se vede l’Astego, chieto e belo. Co xè scuro, la se vede ben, la xè iluminà come che convièn e par Nadale la se veste a festa imagà a vardàrla sempre se resta! E nela festa del Redentore, ogni ano la xè un splendore: prima la vien ben netà e dopo  coi fiuri la vien adornà! Se taja  ben l’erba davanti cussì che se ghe pode stare in tanti, se neta  el strodo con cura, par passare sensa nessuna paura… In tanti se trova par scoltàre la Messa stando de fora, no ghè xè mia prèssa… Se prega e se ricorda chi che no ghe xe più, ma che sempre ne varda da lassù! I nostri  Avi...

I Bambini che hanno imparato ad essere forti

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  Alcuni bambini sono cresciuti circondati dall’amore. Con fiabe prima di dormire, con baci che guarivano persino le ginocchia sbucciate,  con un “ti amo” detto ogni giorno e uno sguardo che diceva: “sei la cosa migliore che mi sia mai capitata”. Altri…  sono cresciuti nell’ombra. Nel “stai zitto”, nel “non dare fastidio”, nel “non ho tempo”. Hanno imparato a non piangere, perché sapevano che nessuno li avrebbe consolati. Hanno imparato a non chiedere, perché sapevano che si sarebbero sentiti rispondere sempre di no. Hanno imparato a essere forti, non perché lo volessero,  ma perché non avevano altra scelta. Ci sono bambini che sono stati trattati come un peso. Come un fastidio. Come un errore che non si poteva cancellare. E quei bambini, con l’anima spezzata e il cuore in silenzio…  sono cresciuti. Sono cresciuti senza sapere cosa fosse un abbraccio sincero,  senza mai vedere negli occhi di qualcuno l’orgoglio di considerarli il proprio mondo intero. Sono ...

Storiella

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  Un avvocato astuto vendette una volta un pozzo a un professore. Solo un giorno dopo che si erano stretti la mano, l’avvocato tornò con una pretesa inaspettata: — Signor professore, sappi che ti ho venduto il pozzo, ma non anche l’acqua al suo interno. Se vuoi usarla, dovrai pagare una tassa di utilizzo! Il professore lo guardò con calma e rispose senza alzare la voce: — Capisco. Allora, se l’acqua è tua, hai tempo fino a domani per tirarla fuori dal mio pozzo. Altrimenti, dovrai pagare l’affitto per tenerla lì. L’avvocato rimase senza parole e, un po’ imbarazzato, disse: — Beh… era solo uno scherzo. Il professore, con uno sguardo gentile e un sorriso sottile, aggiunse: — Forse hai dimenticato, anche solo per un attimo, che persone come me insegnano a persone come te come diventare avvocati. web

Serata a Giaconi

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La vignetta

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Siamo Discendenti dai Romani?

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Quante volte sentiamo dire: “Il mio cognome deriva da un’antica gens romana…” oppure “Discendiamo da una famiglia patrizia!” Ma quanto c’è di vero? Partiamo da un fatto: geneticamente sì, tutti noi italiani siamo, in parte, discendenti dei Romani. I Romani non erano una stirpe “pura”: erano un popolo già eterogeneo, un misto di latini, sabini, etruschi e tanti altri, e nel tempo assorbirono genti da tutta l’Italia e oltre. Quindi sì: nel nostro DNA scorre un pezzo di quell’antica civiltà. Ma attenzione! I cognomi italiani moderni non derivano quasi mai dai cognomi (gens) dell’antica Roma. I Romani usavano un sistema di tria nomina: praenomen (nome proprio), nomen gentilicium (la gens, cioè la famiglia allargata) e cognomen (un soprannome distintivo). Esempio famoso: Gaius Julius Caesar → Gaius (nome) Julius (gens) Caesar (soprannome di famiglia). Quando l’Impero cadde, quel sistema scomparve. Nei secoli successivi, nel Medioevo, i nostri cognomi nacquero in modo del tutto nuovo: - dal ...

Temporali in montagna

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Gli orizzonti della Poesia

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L'aria ferma ...  i pensieri che si sciolgono  senza scomparire del tutto.  Un alone di amarezza  agli angoli della bocca  nel silenzio che non ascolta.  Dov'è l'umana comprensione?  Tutti dritti per la propria strada, il cuore a strascichi sulle apparenze. Nessun riflesso che dia luce.  Francesca Stassi

La magnacorta

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Cena con l'autore

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Venerdì 25 luglio a Forte Corbin Gigi Abriani presenta il suo libro “Siben Komoine - Altopiano dei Sette Comuni”, un capolavoro fotografico realizzato con i figli Francesca e Stefano, anche loro fotografi professionisti, dove le immagini evocano le storie e le tradizioni che rendono unico questo territorio.  Il lavoro fotografico della famiglia Abriani è arricchito da testi che raccontano l’Altopiano nella sua interezza, descrivendone la storia fin dalle prime origini cimbre, i paesi, la popolazione, i luoghi, le attività, il lavoro, la cultura. Abriani proietterà le immagini lasciando tutti a bocca aperta e racconterà il lavoro e gli aneddoti che stanno dietro a questa sua ultima opera letteraria.  L’appuntamento è alle ore 18:00 al Forte Corbin per la visita guidata della fortezza. In seguito, durante il tramonto ci sarà un momento conviviale con polenta, sopressa, formaggio e buona birra artigianale durante il quale si terrà la presentazione del fotografo.  L’evento è ...

La vignetta

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Rimarcare

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"Dopo tutto quello che ho fatto per te..." è una frase tossica, non tanto per il contenuto letterale, ma per il peso emotivo che si porta dietro, è un ricatto emotivo sottile, una richiesta implicita di riconoscimento e di restituzione.  Non è una semplice osservazione, è un modo per far sentire l’altro in debito. Dietro c’è l’idea che l'amore, la disponibilità, l’aiuto, siano una merce di scambio.  La verità è che tutto ciò che facciamo, ogni nostra azione, anche la più “altruistica” e sincera, ha una componente egoistica. Non si fa mai niente del tutto “per niente”. Aiutiamo per sentirci utili, amabili, per costruire (o mantenere) un'immagine di noi stessi in cui ci riconosciamo come “buone persone”, disponibili e indispensabili.  E non c’è nulla di male in questo, finché non diventa una moneta di scambio affettiva, o uno strumento per legare qualcuno a noi attraverso il senso di colpa. Viviamo in una società che, purtroppo, ha idealizzato il sacrificio, annullarsi ...

Avvisi funebri (FC)

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Era originaria da Forme Cerati se qualcuno se la ricorda. Segnalata da Piero Pettiná  

Alimenti viola per il cervello

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  Scoperte e Benefici  I cibi viola sono ricchi di antociani, composti naturali con proprietà antinfiammatorie e di miglioramento della circolazione cerebrale, aiutando a proteggere dalla perdita di memoria legata all'età. Melanzane: contengono nasunina, che protegge le membrane delle cellule cerebrali, migliorando la funzione neuronale. Cavolo rosso: ricco di vitamina K e antiossidanti, supporta la memoria e la salute cognitiva. Riso nero: chiamato anche "riso proibito", è ricco di nutrienti che potenziano le capacità cerebrali. Patate dolci viola: alte concentrazioni di antocianine favoriscono una buona circolazione sanguigna nel cervello. Prugne secche: ottime fonti di polifenoli, aiutano a rafforzare la memoria. Fichi: dolci e ricchi di fibre e antiossidanti utili per il cervello. Cavolfiore viola: proprietà antinfiammatorie e vitamina C per mantenere lucida la mente. Frutti di bosco (mirtilli e lamponi): migliorano la comunicazione tra le cellule cerebrali. Uva: aume...

"Avviso di vita"

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  In Giappone, le auto guidate da anziani portano un “avviso di vita”: un quadrifoglio colorato che avverte tutti gli utenti della strada. Lontano dall’essere un semplice ornamento, questo segnale — conosciuto come "marchio Koreisha" — è obbligatorio per chi ha 75 anni o più, e fortemente raccomandato a partire dai 70. Si tratta di un simbolo pensato non solo per segnalare che alla guida c’è una persona anziana, ma anche per promuovere una cultura di rispetto, pazienza e sicurezza stradale. Dal suo debutto nel 1997, il simbolo ha cambiato forma e significato: oggi appare come un quadrifoglio a quattro foglie, un segno visivo di speranza, vulnerabilità e saggezza. In un paese dove la popolazione invecchia rapidamente, questa misura non solo protegge chi ha più esperienza al volante, ma cambia anche il modo in cui gli altri conducenti si rapportano a loro. web

E proviamo con sta trappola

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  Trappola fai-da-te per mosche e zanzare – Naturale ed efficace!  Ecco un modo semplice e veloce per dire addio a mosche e zanzare senza usare sostanze chimiche: Ingredienti: 100 g zucchero 60 ml aceto 120 ml acqua calda 1 cucchiaino di sale 1 bottiglia di plastica Forbici Procedimento: Prepara la miscela: sciogli zucchero in acqua calda, aggiungi aceto e sale. Taglia la bottiglia: rimuovi la parte superiore e capovolgila come imbuto. Versa la miscela: nella base della bottiglia. Posiziona: vicino a finestre, giardino o cucina (lontano da cibo). Perché funziona? Lo zucchero attira. L’aceto incuriosisce. Il sale conserva. L’imbuto intrappola gli insetti. Vantaggi: Naturale, sicura e a basso costo. Pronta in meno di 10 minuti. Consigli: Cambia la miscela ogni 5-7 giorni. Aggiungi banana o limone per potenziarla. Usala anche in casa (lontano dal cibo). Dì addio ai fastidi estivi con questa trappola ecologica! 

La vignetta

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La vecchiaia

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  — Sai qual è la cosa più difficile dell’invecchiare? — Quale? — Che diventi invisibile. Finché sei giovane, il mondo ti guarda. Ti osserva, ti ascolta. Sei “qualcuno”: attraente, brillante, curioso, divertente. O almeno, sei notato. Poi, un giorno, qualcosa cambia. Non sei più “Mario, l’ingegnere”. Non sei più “Clara, l’insegnante di lettere”. Diventi “quel signore anziano con la giacca lisa”,  “quella vecchietta col cappotto fuori moda e il cappellino un po’ storto”. Piano piano, è come se non esistessi più. Come se fossi trasparente. Eppure, tu sei ancora lì. Con la tua memoria piena di vita,  con i sogni che hai avuto,  le passioni che ti hanno acceso,  le cose che hai fatto bene, e quelle che ti sono mancate. Ma chi lo sa? Chi lo ricorda? Chi si prende il tempo per scoprirlo? Gli amici se ne sono andati o vivono lontani. I figli hanno vite piene di appuntamenti, traffico, bambini da crescere. Le telefonate si fanno più brevi, le visite più rare. Al condomi...

Na passeggiata

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                                                                               Ogni volta che riva la bela stagiòn e de fora se stà proprio benòn, al luni matina, un’allegra brigata se invia par fare na bela passegiata. Prima de tuto bisogna domandare chi che gà voja de farse… urtare… E dopo in fila se se prepara, se mete el capèlo che dal sole el ripara! Dopo se parte insieme, pian pianelo… vardàndose intorno… xè proprio belo! Tuto xè verde e mejo par de respirare sarando i oci,  someja de sognare! Rivà al capitèlo, se se mete a schiera e co la mente se dise su na preghiera, se beve l’acua de la fontana tacà a la Tòra, che la xè bela fresca e la ristora! Se ciacola e se se varda intorno se xè contenti e no se volarìa el ritorno… Ma dopo un fià indrio bisogna tornare a Casa Nostra xè ...

Svegliarsi e...

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  Bisognerebbe svegliarsi ed avere il solo compito di essere felici. Mettere i piedi nudi sul giorno e sentire che basta un filo d’aria un odore buono dalla cucina una mano calda la voce dell’albero che ci guarda da sempre. Dimenticare i doveri le urgenze i numeri le spine. E invece fare l’inchino a tutto ciò che brilla senza rumore al bicchiere mezzo vuoto che ci disseta ancora. Bisognerebbe svegliarsi e accorgersi che siamo vivi che abbiamo occhi e lingua e respiro e la possibilità immensa di amare ancora. E dire grazie a qualcuno a qualcosa al nulla perfetto che ci ospita. Bisognerebbe aprire gli occhi e dire: sono qui sono ancora qui. E basta. Basta per chiamarla felicità. - Andrew Faber -

La vignetta

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Dilemma...

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2.500 anni fa, Socrate pose una domanda inquietante: “In un incendio, chi salveresti, tua moglie o tuo figlio?” Era un tranquillo pomeriggio d’autunno. Ognuno di noi si era ritirato nella propria stanza. Io stavo leggendo Socrate, quando una sua domanda mi colpì: “Se scoppiasse un incendio e potessi salvare solo una persona, chi sceglieresti: tua moglie o uno dei tuoi figli?”. Tutti gli uomini risposero: “Il figlio, ovviamente”. Ma Socrate disse: “Io salverei mia moglie, giovane e amata. Piangeremmo insieme, e lei mi darebbe altri figli. Se salvassi il figlio, il dolore sarebbe insopportabile, per me e per lui. Guardandolo, ricorderei sempre la tragedia. Rimarrebbe senza fratelli, senza madre, e col tempo avrebbe una matrigna che non potrebbe mai amarlo come la madre che l’ha partorito”. Ovviamente, la discussione non si concluse facilmente. Incuriosita, senza alzare gli occhi dal libro, chiesi a mio marito cosa avrebbe fatto. “Il figlio”, rispose. “Tutti salverebbero il figlio. È indi...

C'è sempre da imparare...

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Il 18 luglio, di buon mattino, ho visto pulire il pezzo di strada, adibito verso il muro a parcheggio, che va dalla biforcazione per la casa di riposo alla banca, (credo non solo lì, ma altrove non mi era possibile vedere) presumo da un addetto del comune, in maniera encomiabile! Di tutta la fila, ne erano liberi solamente tre e lì col decespugliatore ha tolto le erbacce. Poi si infilava con fatica fin dove che gli era possibile anche dove c'erano le altre auto parcheggiate, inseriva un po' il decespugliatore vicino alla ruota dietro, poi un po' in quella davanti e via così fino in fondo, poi è passato dall'altra parte a togliere altre erbacce.  Diciamo una pulizia in grande stile. Non solo. Mi verrebbe soprattutto da chiedergli se si è posto il problema quali eventuali danni alle auto che i sassolini, con simile sistema, potrebbero fare... Forse era pretendere troppo, il giorno prima, provvedere con un semplice avviso appeso come di solito fa l'ENEL: "domattin...

Kekko ci invita a fare due risate🤣

 

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I cognomi del Veneto

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Presenta un repertorio cognominale in parte condiviso con altre regioni, ma anche caratterizzato da forme tipiche, come Favaretto, Rampazzo, Vianello, Baldan. I cognomi veneti sono tra quelli che hanno subìto in misura minore il processo di italianizzazione e normalizzazione. Tipica l’uscita in consonante, soprattutto in -n, che caratterizza in modo marcato (anche se non esclusivo) il repertorio.  La troviamo in derivati da nomi personali, da aggettivi indicanti provenienza, da voci relative a mestieri o a soprannomi: Marangon e Marangoni ‘carpentiere’, Ballarin ‘ballerino’, Zanon da Giovanni – come Zanella Zanetti, Zampieri, Zambon, Zanin, Zanatta e Zanini – e inoltre Marin, Perin, Baldan, Lorenzon, Martin, Berton; da etnici Trevisan, Visentin, Pavan, Furlan, Bressan, Trentin. Il mestiere del fabbro ferraio è rappresentato da Ferrari, Favaro e Fabris. Numerosi altri nomi professionali: Sartori e Sartor, Carraro ‘fabbricante o portatore di carri’, Masiero ‘mezzadro, colono’, Zago ‘...