La vecchiaia


 — Sai qual è la cosa più difficile dell’invecchiare?

— Quale?

— Che diventi invisibile.


Finché sei giovane, il mondo ti guarda. Ti osserva, ti ascolta.

Sei “qualcuno”: attraente, brillante, curioso, divertente.

O almeno, sei notato.

Poi, un giorno, qualcosa cambia.

Non sei più “Mario, l’ingegnere”.

Non sei più “Clara, l’insegnante di lettere”.

Diventi “quel signore anziano con la giacca lisa”, “quella vecchietta col cappotto fuori moda e il cappellino un po’ storto”.

Piano piano, è come se non esistessi più.

Come se fossi trasparente.

Eppure, tu sei ancora lì.

Con la tua memoria piena di vita, con i sogni che hai avuto, le passioni che ti hanno acceso, le cose che hai fatto bene, e quelle che ti sono mancate.

Ma chi lo sa?

Chi lo ricorda?

Chi si prende il tempo per scoprirlo?

Gli amici se ne sono andati o vivono lontani.

I figli hanno vite piene di appuntamenti, traffico, bambini da crescere.

Le telefonate si fanno più brevi, le visite più rare.

Al condominio non conosci più nessuno, al negozio nessuno ti saluta più per nome.

Resta solo quel vuoto che cresce silenzioso, giorno dopo giorno.

Un silenzio che fa più male della vecchiaia stessa.

Così, quando tua madre chiama tre volte al giorno “per cose da niente”, o tuo padre ripete sempre le stesse domande, ricorda: non stanno cercando risposte, stanno cercando conferme.

Che esistono ancora per te.

Che la loro voce ha ancora un’eco nel mondo.

La vecchiaia non è fatta solo di rughe e dolori.

È fatta di invisibilità.

Di solitudine.

Di bisogno.

Il bisogno di sentirsi ancora visti, ascoltati, importanti.

Perché finché qualcuno ti guarda negli occhi… non sei mai davvero scomparso.

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Commenti

  1. Non solo nella vecchiaia ma anche nel mondo del lavoro diventi un peso....

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  2. Non solo nella vecchiaia ma anche nel mondo del lavoro diventi un peso....

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