[Gianni Spagnolo © 23H1] No, qui non stiamo parlando dei nostri vicini co-valligiani abitanti del Maso Scalzeri, bensì dello scalsaròto , una rustica calzatura molto in voga un tempo. Era questa una sorta di scarpa di produzione casalinga, con la tomaia e la suola ricavata da strati di tele e stracci pressati e trapuntati, così da ottenere un calzare morbido, adatto all’uso di lavoro. Suola e tomaia potevano essere poi variamente rinforzate con altri materiali, quali scampoli di cuoio o fettucce di canapa, arrivando a formare dei polacchini, molto più confortevoli delle sgàlmare o degli zoccoli di legno. Erano le calzature tipiche delle donne e dei bambini, usate prevalentemente per il lavoro. Ovvio che la soluzione più economica fosse stare in sata, ma le condizioni climatiche e morfologiche delle nostre bande non consentivano di nar descùlsi per tutto l’anno e in ogni situazione. Ecco che allora questi spartani calzari servivano egregiamente allo scopo. Sòculi, sopèi, sgàlmare e scal...