Guerra in Siria, perché? Come spiegare il conflitto ai bambini
La Guerra in Siria inizia “ufficiosamente” il 6 marzo del
2011 quando, in una cittadina a sud del paese (Dar’a), un gruppo di ragazzini
scrive sul muro di una scuola alcune frasi rivolte al presidente Assad
e qualche
messaggio inneggiante la rivolta popolare. Il fatto grave, però, avviene
il
giorno successivo quando la struttura scolastica viene letteralmente
invasa da
poliziotti e agenti dei servizi segreti che prelevano una decina di
giovani dei
quali non si avranno più notizie. Intanto, anche per questo insensato
dispiegamento di forze, il malcontento dilaga in tutto il paese
e, alle ribellioni, conseguono a stretto giro i “prelevamenti per
interrogatori”. Uno, due, dieci, cento. La
situazione va avanti così fino al 15 del mese quando, in tutto il
territorio
siriano, migliaia di persone scendono in piazza per protestare contro il regime
di Assad. D'altra parte è il periodo delle (cosiddette)
Primavere Arabe che portano moti di ribellione in molti paesi arabi. La
prima differenza, però, è che qui le proteste sono particolarmente
violente e culminano negli assalti alle caserme per
impossessarsi delle armi. La seconda differenza, ancora più importante, è
che qui l’esercito risponde altrettanto violentemente. Violenza genera
violenza, arrivano gli spari sulla folla, inizia la guerra civile.
Guerra in Siria: la nascita di IS (poi ISIS)
Nei primi quattro mesi di guerra alcuni militari siriani
iniziano a disertare (cioè ad abbandonare l'esercito venendo
meno al giuramento di fedeltà all'arma) e, il 29 luglio del 2011, un
gruppo di ufficiali disertori
proclama la nascita dell’Esercito Libero Siriano (Free Syrian Army, FSA).
Da
questo momento in poi i disertori e gli oppositori del regime "fanno
squadra" e,
grazie ai finanziamenti di alcuni paesi arabi vicini (e interessati ad
"entrare" nei territori siriani modificando gli equilibri del paese),
iniziano a comprare armi sempre
più sofisticate richiamando al proprio seguito molti combattenti alcuni
dei quali stranieri (i foreign fighters). Ma
non solo. Dopo l’iniziale unione delle forze, infatti, nascono alcune “brigate”
e “bande autonome” che si staccano dagli oppositori "ufficiali" e nelle quali confluisce anche un gruppo di combattenti provenienti
dall’Iraq e vicino ad al Qaida (e di conseguenza all'estremismo
religioso). All’inizio i rapporti sono distesi (perché tutti combattono
contro il regime di Assad) ma, pian
piano, le forze laiche del FSA incontrano delle difficoltà e inizia la
divisione interna che porterà poi alla nascita di ISI (Stato Islamico dell’Iraq) e
quindi, nell’aprile del 2013, di ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante)
guidato da Abu Bakr al Baghdadi autoproclamatosi, nel frattempo, Califfo (cioè, letteralmente, sommo monarca islamico).
Guerra in Siria: la coalizione internazionale
Nel 2015, quindi, la situazione della Guerra in Siria vedeva
da una parte il regime di Assad (il governo "ufficiale") e dall’altra tutta una serie di gruppi ribelli,
tra cui l’autoproclamata ISIS che nel frattempo aveva stabilito la sua capitale
a Raqqa (mentre all’FSA erano rimasti solo due piccoli territori). Dal mese di
settembre, quindi, la Russia ha iniziato il suo intervento nel paese cambiando
gli equilibri interni con bombardamenti pesantissimi e restituendo potere al presidente Assad. Intervento, però, dal quale il 15 marzo del 2016 la nazione di Putin si è
“sfilata” (proprio nel giorno d’inizio dei colloqui di Ginevra organizzati per favorire
il confronto tra governo e opposizione) annunciando che “la missione è stata
completata”.
Guerra in Siria: missione compiuta?
Ma completata, la missione russa per la Guerra in Siria, lo
è davvero? Nel paese, da quando il 27 febbraio è stato annunciata una tregua
(che ovviamente esclude le fazioni terroriste dalle trattative) in effetti
qualche miglioria c’è stata e migliaia di civili (che rischiavano di unirsi
alle oltre 270mila persone uccise nei primi quattro anni di guerra) hanno
potuto essere assistiti dalle organizzazioni umanitarie internazionali. Adesso gli esperti del conflitto guardano con
interesse alla decisione russa che, senza ottimismi eccessivi (banditi dopo la
crudeltà degli ultimi cinque anni), potrebbe effettivamente modificare la
situazione. In che modo, però, resta tutto da vedere.
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