Oggi, 2 novembre, la Chiesa ci invita a sostare. Non a fare, non a dire, ma a sostare. È la Commemorazione di tutti i defunti, eppure sembra che il frastuono della vita abbia coperto persino la voce della memoria. I cimiteri si svuotano, le tombe si impolverano, e nei cuori si fa più difficile il ricordo. Eppure, come scriveva sant’Agostino, “non sono morti coloro che vivono in Dio”. Se dimentichiamo i nostri defunti, non è solo la memoria che muore, ma la fede stessa che si indebolisce. La Scrittura ci insegna che la morte non è un confine, ma una soglia. “Se viviamo, viviamo per il Signore; se moriamo, moriamo per il Signore” (Rm 14,8). Paolo non parla della morte come di una fine, ma come di un’appartenenza: anche nel morire, restiamo nel Signore. Ecco perché prenderci cura dei defunti, pregare per loro, ricordarli con affetto e con fede, è un atto di comunione. È la Chiesa che continua a respirare, unendo la terra e il cielo in un unico respiro. Karl Rahner diceva che “l...