El colégio

 

[Gianni Spagnolo©25L17]

Ara ca te paro in colégio, setu!

La prospettiva di finire in collegio era la minaccia che ha intristito i miei anni belli e, penso, anche quelli di molti miei coetanei. Una minaccia perentoria, proferita spesso dalle mamme spazientite nel tentativo di farsi ubbidire dai discoli che eravamo.

Ma cossa jérelo sto coléjo?

In realtà non lo sapevamo e i suoi contorni erano assai vaghi, sfumando nel mito. Non era certo l’omonima contra’ di Posina, che peraltro non sarebbe stata neanche male, ma dovevano essere dei giganteschi e opprimenti edifici dalle parti di Padova o Pergine dove venivano rinchiuse le persone un po' così, per educarle. Qualcosa di simile alla fortezza dello Spielberg in cui fu internato Silvio Pellico e che ci guardava maestosa e lugubre dal sussidiario di scuola.

Girava voce che in collegio, presenpio, ci finivano quelli che andavano prete (quello si chiamava seminario, ma non doveva esser molto dissimile, anche se la faccenda non ci era ben chiara), orfani o con famiglie disagiate, fanciulle scapestrate, o giù di lì. In ogni caso si aveva a che fare con strani soggetti, se magnàva da culo e si viveva peggio. Si alloggiava in grandi camerate comuni, alla mercè di istitutori feroci e senza libertà di movimento; solo studiare e casa mai. 

La minaccia aveva quindi il suo bel perché!

All’avvertimento seguiva anche la sceneggiata di far finta di andare da Valente a telefonare al collegio, o di scrivere una lettera al suo fantomatico e arcigno rettore.  L’idea di andar via di casa e finire in questi posti, privati della nostra libertà e dovendo attendere ad uno studio matto e disperatissimo, non poteva che farci orrore. Quindi era una minaccia decisamente efficace, ancorché depotenziata quando veniva troppo reiterata senza reali conseguenze. 

Chi ci finiva veramente, per le circostanze di cui sopra, spariva di fatto dai radar e si cessava di vederlo in paese. Affiorava magari dopo qualche stagione con la faccia foresta, il collarino o un piglio strambo; almeno così ci pareva.

Andare il collegio era dunque cosa da evitare come la peste, anche a costo di ridurre la nostra esuberanza e simulare qualche oretta di compiacenza con i parenti esasperati. Ancamassa!


Commenti

  1. Esatto Gianni, ogni mattina ci facevano pulire il corridoio con acqua e segatura.

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  2. Penso che nella fascia delle generazioni anni cinquanta, sessanta, nei comuni di Valdastico, Pedemonte e Lastebasse ne trovi a decine. Ma non con la minaccia ma bensì con la realtà. Se vuoi scrivo un indizio " Collegio San Domenico Vicenza "

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    1. Ma il San Domenico era un convitto per studenti esterni od era anche un collegio ?

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    2. Il Collegio San Domenico, della congregazione di Don Orione, era originariamente un orfanatrofio. Lo stesso accettava anche ragazzi con entrambi i genitori. Noi di San Pietro e Pedescala negli anni 60 eravamo parecchi. C'era un clima più rigido del servizio militare. L'importante era raggiungere il diploma di scuola media superiore.

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  3. Non era il san gaetano??

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