Natale di quasi mezzo secolo fa, quando io ero bambino, certo non aveva lo sfarzo e lo spreco che hanno questi tempi, pieni di tutto quanto si può immaginare. Le case, ora, si riempiono di regali, di tavole imbandite, di musiche, di alberi e di presepi. Già dai primi di novembre, appena dopo i “morti”, compaiono in giro i segni della festa che dovrebbe essere di gioia per la nascita di Gesù, ma che si trasforma in uno stucchevole avvenimento consumistico. Attraversiamo, storditi e veloci, quei giorni di dicembre senza cogliere il significato profondo di quel tempo in cui nasce il Cristo degli umili e degli uomini che vogliono ascoltare il cuore. “Stàno no go sentìo el Natale”, si sente sempre più spesso dire sconsolatamente… “Te ricordito sti ani quando ca no gavivimo gnente?”. “Fursi jera pì belo lora”. Era proprio così un tempo, avevamo poco , ma ci accontentavamo e ce lo facevamo bastare. Bastava un niente per sognare, per volare lontano con la fantasia in un ...