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L'antilingua

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C'è un linguaggio che infrange le norme basilari del buon senso linguistico poiché utilizza frasi inutilmente complesse e parole che non si usano più nel quotidiano.   Si tratta del linguaggio burocratese : uno stile contorto e antiquato utilizzato dai pubblici uffici che molto spesso impedisce l’immediata comprensione del messaggio. É il linguaggio delle amministrazioni (pubbliche o private), ma talvolta scimmiottato anche dai comuni mortali. In Italia è caratterizzato da un lessico e da costruzioni sintattiche particolari che lo rendono lontano dal linguaggio comune e comprensibile, essendo caratterizzato da: – Termini ricercati, parole non comuni a volte presi da testi letterali. Ad esempio esborso (spesa); una lettera inesitata (lettera non spedita). – Espressioni latine derivanti dal linguaggio giuridico: de facto, de iure, ad valorem ecc. – Neologismi con un proprio stile. Es: utilizzo, allaccio, subentro, riferendosi a delle utenze domestiche. – Accosta nello stesso testo ...

Chi prende il caffè con me?

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  Far fòra le teghe da fasòlo... Questo era il periodo adatto. Si raccoglievano gli ultimi prodotti dell'orto, lo si riassettava un po' e si piantava qualcosina per l'inverno che avrebbe resistito alle gelide temperature del tempo. Solitamente erano verze e capussi... I freezer allora non esistevano e le teghe raccolte se le sparpanava sul solàro per l'essicazione nella stanza di sopra che Nonna non usava. Con la finestra sempre aperta.  Far fòra le teghe da fasòlo xera una dele me passiòn da tosèta.  E andavo ogni giorno a controllare se fossero pronte... Te digo mì quando... diceva la Nonna! E quando arrivava l'ok della Nonna, iniziavamo l'opera. Un grenbiàle vecio in gaia par no sporcarse, un secèto par mètare i fasùi e n'altro par le sgusse. Bisognava stare attente a qualche fagiolo bacato, ma poi Nonna ripassava tutto. Questo lavoro lo facevamo nel "salotto" di Nonna che altro non era che la stanza del camino ed era una stanza adibita un po...

Non é più tra noi - Giuseppe Pretto ( nr. 15-09/22)

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Chi prende il caffè con me?

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  L’intimo è ciò che si nega al pubblico per concederlo solo a chi si vuol far entrare nel proprio segreto profondo.   Il pudore, che difende la nostra intimità, difende anche la nostra libertà. Ma contro tutto ciò, soffia il vento del nostro tempo che vuole la pubblicizzazione della propria intimità, perché in una società consumista, dove le merci per essere prese in considerazione devono essere pubblicizzate, si propaga un costume che contagia anche il comportamento degli uomini, i quali hanno la sensazione di esistere solo se si mettono in mostra. Ciò produce una metamorfosi dell’individuo che ormai si riconosce solo nella propria immagine, e perciò non cerca più se stesso. I nostri vissuti emotivi, che abitavano il segreto della nostra interiorità, dove domina il raccoglimento e il silenzio, ma forse anche la solitudine, le parole di preghiera, le parole d’amore, le parole d’amicizia, le parole di rabbia, le parole umane, hanno dovuto esteriorizzarsi come la pelle rov...

MIX: di tutto un po'...

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  La politica di Sancho Panza di Alessandro D'Avena Quando il duca e la duchessa d’Aragona sentono parlare di don Chisciotte e dello scudiero Sancho Panza vogliono burlarsi di loro e così creano false avventure per i due bizzarri protagonisti del romanzo di Cervantes. Tra questi inganni c’è quello di assegnare a Sancho ciò che ha sempre desiderato e che il suo padrone gli ha promesso per i suoi servigi: un’isola. E così i duchi affidano a Sancho la fantomatica isola di Barattaria, finzione che lui crede reale perché viene insediato in un sontuoso palazzo — si tratta solo di uno dei palazzi dei duchi in un abitato di mille abitanti — da cui governare ciò che non ha mai visto di persona. L’episodio di Sancho, nella seconda parte del capolavoro di Cervantes, mi è tornato in mente come sintesi di una campagna elettorale fatta di promesse spesso illusorie e di politici che non sono diversi da noi che ce ne lamentiamo sempre, ma rispecchiano, nel bene e nel male, chi e come siamo. Così u...

Screening gratuito a Forni e Pedescala

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Dal drone di Flores Munari: Malga Camporosà

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Chi prende il caffè con me?

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  Studiate. Per amore del sapere, mai per i voti. Perché sapere aiuta a essere. E sapere tanto aiuta a essere tanto. Studiate! Perché la cultura rende liberi e niente vale più della libertà. Studiate! Perché siamo le parole che conosciamo, perché il pensiero crea la realtà. Studiate! Perché non conoscerete mai la noia se amerete un libro, un paesaggio,  un quadro o la settimana enigmistica. Studiate! Perché studiando capirete le vostre qualità, le vostre inclinazioni, i vostri punti deboli.  Studiate la storia, perché il passato illumina il presente. Studiate la geografia perché ogni luogo è anche un fiume, una montagna, un vento. Studiate la matematica perché nella vita spesso i conti non tornano e bisogna trovare soluzioni alternative. Studiate le lingue straniere, perché i viaggi sono le lezioni di vita più belle. Studiate la biologia perché capire come fa a battere il cuore o perché il battito accelera se vi innamorate è meraviglioso. Studiate la filosofia perché impa...

Presciistica a Brancafora

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Gli orizzonti della Poesia

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  L'alba sarà qui a momenti, tacciono gli alberi, immobili le foglie quasi trattengono il respiro per non cadere prima che il sole arrivi. Ma verrà il sole a dire loro addio? Io non lo so ancora se questi brividi sono freddo o malinconia, se il silenzio agevola il passaggio tra ieri e oggi, se svegliarsi nella grazia di Dio sia una grazia se non conosci Dio. Io non lo so ancora So che sarà tardi saperlo alla fine della strada, ora abbraccio il mio cuscino nella lacrima di sapersi vivi. Francesca Stassi

Undici leoni d'Africa

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Il gusto di coltivare

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  Ogni volta… “Questo di sette  è il più gradito giorno,     Pien di speme e di gioia:     Diman tristezza e noia     Recheran l’ore,  ed al travaglio usato     Ciascuno in suo pensier  farà ritorno.” Ogni volta accade così: dopo preparativi, impegno, dedizione e tanto lavoro per preparare una festa; dopo l’entusiasmo e la speranza dei giorni precedenti, la frenesia di riuscire a fare tutto quello che si era programmato, arriva il momento dove tutto finisce, dove la tristezza prende il sopravvento. Si deve togliere, rompere, mettere a posto, pulire, controllare,  perché tutto deve ritornare alla consuetudine di ogni giorno.  Ogni volta è così: nel disfare mi viene in mente la poesia di Giacomo Leopardi, “Il sabato del villaggio” che descrive minuziosamente, con abbondanza di particolari, il giorno che precede la festività.  In quei versi mi ritrovo specialmente quando finisce la festa de “Il gusto da coltivare” ...

PEDESCALA - Primi anni '40

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  Donne Pedescalesi ai lavori agresti   Dalla serie "Antichi Mestieri" - Sono solo donne perché gli uomini erano tutti militanti al fronte o rinchiusi nei vari Stammlager. Il punto di scatto è localizzato al "Ponte di Pedescala" e più precisamente dove ora sorge la colonna a ricordo dei Martiri "30 APRILE 1945". Sullo sfondo penetra la misteriosa "Valdassa" con l'imponente scoglio di Ostera (Osterstele - in cimbro) o (Sojo Alto - nell'idioma locale), a destra, in località "Bregone", si erge il massiccio di "Cima Arde" o "Ardesima". Conosco da sx Nina - Maria - Carolina - Rina - Rina -Ida - Catterina - Ninetta - Rita - Assunta - Lucia - Albertina ed altre non mi ricordo. Delmo Stenghele

Avvisi funebri (FC)

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Iniziative

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Chi prende il caffè con me?

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“Quando ti arrabbi, torna in te stesso e prenditi cura della tua rabbia. E quando qualcuno ti fa soffrire, torna a te stesso e prenditi cura della tua sofferenza. Non dire o fare nulla, perché qualsiasi cosa tu dica o faccia in uno stato di rabbia, potrebbe rovinare ulteriormente la tua relazione. La maggior parte di noi non lo fa: non vogliamo tornare a noi stessi, ma rincorrere quella persona per punirla. Ma se la tua casa è in fiamme, la cosa più urgente da fare è tornare lì e cercare di spegnere l'incendio, non correre dietro a chi pensi l'abbia incendiata, perché se lo fai, la tua casa brucerà mentre tu sei occupato a inseguirlo..."