Il salice piangente


Sulla sponda del piccolo fiume, dove la corrente si fa lenta e silenziosa, viveva un salice piangente dalle fronde così lunghe da confondersi con i giunchi. Era lì da tempo immemorabile, testimone di piene e di siccità. Il suo legame più grande era con un vecchio pescatore.

​Quest'ultimo aveva passato più di settant'anni su quel corso d'acqua. La sua barca, un guscio di legno logoro dal sole e dal tempo, trovava sempre riparo sotto le fronde del salice. Ogni sera, tornando dalla pesca, il pescatore legava la corda al tronco rugoso dell'albero e restava lì, in silenzio.

​"Siamo rimasti solo io e te," sussurrava il vecchio, accarezzando la corteccia. 

Il salice rispondeva con un fruscio leggero, calando i suoi rami come una tenda verde per proteggere il riposo dell'amico dal vento della notte.

​Venne un tempo in cui le mani del pescatore divennero troppo deboli per remare e i suoi occhi troppo stanchi per leggere il riflesso dei pesci sull'acqua. Una sera, con grande fatica, ormeggiò la barca per l'ultima volta. Non portava reti, né secchi. Portava solo se stesso.

​Si sedette tra le radici del salice, che emergevano dal fango come ginocchia stanche. Sentiva che il suo viaggio stava per finire, che il fiume lo stava chiamando per un'ultima traversata.

​Il salice, sentendo il respiro affannoso del vecchio pescatore, iniziò a intrecciare i suoi rami più bassi intorno al suo corpo, creando una culla di foglie e rami flessibili. Le foglie del salice trattennero l'ultimo calore del tramonto per non fargli sentire il freddo della sera. Il vento tra le fronde intonò la melodia di tutte le acque che il pescatore aveva navigato, un canto di ninne nanne e di tempeste ormai lontane.

​Quando la luna salì alta nel cielo, il pescatore chiuse gli occhi. Non si sentiva solo, ma parte della terra, dell'albero e del fiume.

​Il mattino dopo, gli abitanti del luogo trovarono la barca vuota, ancora legata al tronco. Del vecchio pescatore non c'era traccia, ma il salice appariva più maestoso che mai, con un ramo nuovo che si protendeva verso il centro del fiume, quasi a voler indicare la direzione presa da una vecchia anima finalmente libera.

Ancora oggi, si racconta che le lacrime del salice non siano per tristezza, ma che ogni goccia di rugiada che cade dalle sue foglie sia un saluto silenzioso a chi ha trovato pace tra le sue radici.


La casetta in campagna

Commenti

Post popolari in questo blog