Concedersi una tregua


Capita spesso la sera, e probabilmente capita a molti di noi, di tornare a casa con la testa pesante. Proprio quella pesantezza lì, come se la testa avesse una grandezza dieci volte superiore a quella di tutto il resto del corpo.

Magari ci fanno male le tempie e ci bruciano anche gli occhi. Quel senso preciso di portarci dentro il peso di tonnellate di pensieri, di fatiche e di impegni.

Come se dentro la testa ci fosse un enorme magazzino pieno di roba: alcune parti ordinate, altre completamente incasinate, tutto strapieno. Come container in un deposito di un porto, in attesa di partire o appena scaricati, carichi di cose diversissime tra loro, in un viavai continuo.

E in quei momenti ci sentiamo un po’ così, come attraversati da tutto quello che succede. A volte troppo pieni, a volte stranamente troppo vuoti. Ci diciamo che la testa scoppia perché è troppo piena e non sappiamo che farcene di tutto quel pieno. Perché sono cose che dobbiamo gestire per forza noi: responsabilità, impegni, scadenze, doveri, preoccupazioni, prospettive da organizzare e prevedere. Incombenze. Piccole rogne, grandi rogne, rogne enormi. Tutte insieme. 

In quei momenti dobbiamo “semplicemente” concederci di fermarci. Senza troppe spiegazioni. Concederci una tregua necessaria. Immaginiamo quasi di svitare la testa dal collo e appoggiarla un attimo sul comodino, come se fosse in ricarica. E lasciare il corpo galleggiare, senza pensieri, senza il cervello che ragiona, organizza, fantastica scenari e liste di cose da fare.

Disconnettiamo volontariamente corpo e testa, anche solo per pochi momenti. Lasciamo che il corpo fluttui in una dimensione sospesa: un divano, un letto, l’acqua di una piscina, un tappetino da yoga. Qualsiasi luogo in cui finalmente si senta quieto, alleggerito, non compresso, non schiacciato, non sotto pressione.

Perché anche la testa, ogni tanto, ha bisogno di una pausa. Di qualche minuto in cui non le chiediamo di continuare a fare quello che fa tutto il giorno. Può sembrare un trucchetto da poco, una cosa semplice, ma a volte è proprio quello che ci evita di scoppiare.

E così, mentre la mente piano piano si riorganizza e il corpo si alleggerisce, possiamo immaginare di rimetterli insieme e ripartire. Un’altra giornata. Un altro giro.

Perché fermarsi, soprattutto quando dobbiamo ancora macinare tanto, è una necessità e non un lusso.

A me questo esercizio aiuta. Provatelo stasera, magari può essere utile anche a voi.


D.ssa V. Scoppio

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