Rimuginare: come uscire dai pensieri ripetitivi

 

Rimuginare significa restare incastrati negli stessi pensieri, spesso per ore, a volte per giorni. 

La mente torna sempre lì, a una frase detta male, a una scelta da fare, a qualcosa che poteva andare diversamente, o a una paura che sembra non lasciare spazio ad altro.

Il problema è che, mentre pensiamo di stare cercando una soluzione, spesso stiamo solo girando in tondo. Non stiamo davvero capendo meglio, ma stiamo solo consumando energia.

Il rimuginio dà l’illusione del controllo e ti fa credere che, se continui a pensarci, prima o poi troverai la risposta giusta, ma molte volte succede il contrario, ovvero più ci pensi, più ti confondi e più cerchi certezza, più aumentano i dubbi.

🔺Perché continuiamo a rimuginare

Il rimuginio nasce spesso da un bisogno di sicurezza. Vorresti essere sicuro di non sbagliare, di non soffrire, di non essere giudicato, di non perdere qualcosa e allora la mente prova a prevedere tutto, controllare tutto, analizzare ogni dettaglio.

Solo che la vita non funziona così, non tutto può essere risolto prima, tutto può essere previsto e alcune risposte arrivano solo vivendo, non pensando.

A volte rimuginiamo anche perché abbiamo paura di sentire. Pensare continuamente diventa un modo per non entrare davvero in contatto con emozioni più scomode come  tristezza, rabbia, senso di colpa, paura, vergogna. 

La mente resta attiva, ma il corpo è in tensione e dentro resta qualcosa che non viene ascoltato.

🔺Capire se stai pensando o rimuginando

Pensare è utile quando ti porta a una decisione, a un’azione, a una comprensione più chiara. Rimuginare, invece, ti lascia fermo.

Puoi accorgertene da alcune domande semplici, tipo questo pensiero mi sta aiutando davvero? Sto arrivando a qualcosa di concreto? Oppure sto ripetendo sempre la stessa scena nella testa?

Se dopo tanto tempo ti senti più stanco, più agitato e più confuso, probabilmente non stai riflettendo, ma stai rimuginando.

Questa distinzione è importante, perché non devi combattere la tua mente, devi solo imparare a riconoscere quando ti sta aiutando e quando, invece, ti sta trascinando in un loop.

🔺Non provare a bloccare i pensieri

Uno degli errori più comuni è cercare di non pensare e più provi a scacciare un pensiero, più quello torna forte. 

È come dire alla mente: “Non pensare a questa cosa” e infatti quella cosa diventa ancora più presente.

Uscire dal rimuginio non significa svuotare la testa, ma cambiare rapporto con i pensieri.

Un pensiero può esserci, ma tu non devi per forza seguirlo, puoi notarlo e lasciarlo passare e puoi dirti: “Ok, sto di nuovo entrando nel solito giro”... Già questo crea distanza.

Non sei più completamente dentro il pensiero, ma lo stai osservando.

🔺Riporta l’attenzione al corpo

Quando la mente corre troppo, il corpo può diventare un punto di ritorno non in modo magico, ma molto concreto.

Puoi fermarti un attimo e sentire i piedi a terra. Puoi fare qualche respiro lento. Puoi notare le spalle, la mandibola, le mani. Puoi alzarti, camminare, bere un bicchiere d’acqua, uscire per qualche minuto.

Sono gesti piccoli, ma servono a interrompere il circuito mentale. Il rimuginio vive molto nella testa. Il corpo invece  ti riporta al presente.

Non devi fare tutto perfettamente. Non devi meditare per forza mezz’ora. A volte basta riconoscere: “Sono in tensione, mi sto perdendo nei pensieri, torno qui”.

🔺Trasforma il pensiero in azione

Una domanda molto utile è: “C’è qualcosa che posso fare adesso?”

Se la risposta è sì, scegli un’azione piccola. Scrivere un messaggio, prendere una decisione, fissare un appuntamento, chiarire una cosa, mettere ordine, chiedere aiuto.

Anche un passo minimo è meglio di un’ora passata a girare nella stessa ansia.

Se invece non puoi fare nulla, allora il lavoro è diverso, ovvero accettare che in quel momento non hai controllo. Non è facile, ma è necessario e continuare a pensarci non cambierà la situazione, ma ti farà solo arrivare più stanco.

A volte la frase più onesta è: “Ora non posso risolverla. Posso solo lasciarla stare per un po’”

🔺Scrivi, ma senza perderti

Scrivere può aiutare molto, ma va fatto con attenzione. Se scrivi dieci pagine ripetendo sempre le stesse paure, rischi solo di alimentare il rimuginio.

Meglio usare la scrittura in modo semplice. 

Puoi dividere un foglio in tre parti, in cosa sto pensando, cosa sto provando, cosa posso fare.

Questo ti aiuta a distinguere i fatti dalle interpretazioni. Spesso nella testa sembra tutto enorme. Quando lo metti su carta, qualcosa si ridimensiona. 

Non sempre sparisce, ma diventa più chiaro.

🔺Impara a tollerare l’incertezza

Alla base del rimuginio c’è spesso una difficoltà a stare nell’incertezza. Vorresti sapere subito come andrà, cosa pensa l’altra persona, quale scelta sarà giusta, se soffrirai, se sbaglierai.

Ma vivere significa anche non sapere tutto in anticipo.

Uscire dai pensieri ripetitivi richiede allenamento. Non succede in un giorno però ogni volta che scegli di non seguire il loop, stai facendo un passo. Ogni volta che torni al corpo, all’azione, al presente, stai insegnando alla mente una strada diversa.

Non devi eliminare tutti i pensieri, devi smettere di credergli sempre e soprattutto devi ricordarti che non sei obbligato a risolvere tutta la tua vita dentro la testa. 

A volte, per stare meglio, bisogna pensare un po’ meno e tornare a vivere un po’ di più.


Giuseppina Liberati

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