Suoni nella Valle

 



Nei giorni scorsi, durante i momenti di celebrazioni e di preghiera che hanno accompagnato le festività dei Santi e dei Morti, spesso abbiamo udito le campane dei nostri campanili, suonare in modo triste. È il modo che da sempre accompagna chi se n’è andato e continuano al momento delle celebrazioni, del rosario che del funerale. Parlano di tristezza, di dolore e, senza parole, ci portano dentro a sentimenti che proviamo per una persona e per la sua famiglia. Ma la sera dei Santi, quel suono ci induce a fermarci, a pensare, a pregare, a fare spazio dentro di noi; visitando il cimitero dove tante persone a noi care riposano, accompagnati da quel suono di mestizia, ci tornano alla mente voci e volti e più forte si percepisce quanto poco siamo a  questo mondo. Un tempo, quando le campane venivano suonate a mano, quella notte era particolarmente preparata, perché il tirare le sòghe  durava molte ore e bisognava avere dei ricambi perché quel lavoro era faticoso. Il mio ricordo di quella sera mi vede bambina, quando accompagnando mia nonna che portava il minestrone agli uomini per rifocillarli, aiutavo portando scodelle e cucchiai perché potessero mangiare. A turno e con avidità, mangiavano il minestrone ringraziando chi aveva avuto per loro questo speciale pensiero. Io mi guardavo attorno nella piccola stanza, osservavo il tirare delle grosse sòghe incantata da tanta forza, mentre tutto mi sembrava gigante e ora capisco che ero io a essere piccola! Gli uomini non si facevano mancare un gòto de nero: i bottiglioni e i bicchieri  intrisi di quella bevanda, erano appoggiati su un bordo della parete. Mi sembrava di assistere a qualcosa di speciale e ora comprendo che era davvero un momento particolare e unico; il suono delle campane riecheggiava tra le montagne e si mescolava al suono di alte campane dei paesi vicini. Forse perché non c’erano altri rumori, ma quel suono mi sembrava veramente forte, che a ogni tiro di fune quasi sobbalzavo… Sono poi arrivate le campane elettriche e anche i campanari hanno cambiato modo di suonare; se non sono già predisposte secondo l’orario stabilito, basta premere un pulsante e i gran di bronzi si muovono. Quindi si è iniziato a suonare la notte dei Santi per un’ora, ma è sempre più difficile trovare la persona che sappia farlo e che sia disponibile. Questo lavoro è sempre stato un compito del sacrestano ma ora , con gli anni che passano e le difficoltà varie che ci sono, anche suonare per mezz’ora, può diventare impegnativo. Posso affermare che nel mio paese, mi è mancato il suono quella sera e ho ripensato ai miei ricordi, ma anche a quanto spesso diamo tutto per scontato e non ci preoccupiamo di cosa ci sarebbe da fare. Ho ascoltato il suono delle campane di Forni che con l’aria arrivava fino a Pedescala e mi sono immersa nei miei pensieri. Ho ringraziato chi nei nostri paesi si occupa di tutto ciò che riguarda la chiesa e ho pensato che, se qualcuno come me si è accorto che mancava quel suono in quella particolare sera, potremmo valutare l’idea di impegnarci in qualcosa, perché la Parrocchia è fatta di tante persone che collaborano per il bene di tutti. La voce delle campane ai nostri giorni sembra non possa servire, visto che le comunicazioni arrivano in mille modi, ma sono certa che se mancasse quel suono tutto sarebbe più vuoto e silenzioso, anche nella semplicità di ogni giorno dove le ore sono scandite ancora dalle campane.


Lucia Marangoni (Dàmari)


2 novembre 2026


Commenti

  1. Mi fai tornare al passato quando andavo a trovare i nonni a S Piero e il nonno Tony (sagrestan) e nonna Gilda erano indaffarati a preparare la pastasciutta x i campanari,ciao Verena

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