Fra il dire e il fare


Ahhh... l'eterna danza tra il dire e il fare! È una sensazione che molti di noi conoscono fin troppo bene, quasi un'epidemia silenziosa che affligge le nostre interazioni quotidiane. Ci siamo trasformati in una società di filosofi da divano, campioni olimpici nel dibattito su ogni inezia, esperti nello sviscerare le minuzie di ogni "questioncina" fino all'esasperazione. Canali social, chat di gruppo, persino le conversazioni al bar si trasformano in agorà virtuali dove le parole volano libere, leggere e, ahinoi, spesso prive di peso. Si argomenta, ci si scontra, si formulano teorie complesse su come la sedia dovrebbe essere spostata, chi dovrebbe farlo, e quali dovrebbero essere le conseguenze se non fosse spostata.

Ma poi, quando arriva il momento topico, quello cruciale, quello in cui la mano dovrebbe afferrare lo schienale e il muscolo dovrebbe contrarsi... ecco, in quel preciso istante, si materializza un'inquietante paralisi collettiva. Le braccia restano inerti, gli sguardi si perdono nel vuoto, e l'aria si riempie di silenzio, rotto solo dal fruscio dei neuroni che continuano a elaborare, a discutere, a teorizzare. La sedia, nel frattempo, sorride beffarda, radicata al suo posto, testimone di questa tragicomica commedia umana.

Forse un giorno, tra un'accesa discussione e un'analisi approfondita, qualcuno troverà la forza di compiere l'atto rivoluzionario: spostare la sedia. E chissà, magari da lì inizierà una nuova era, fatta di meno chiacchiere e più azioni. Nel frattempo, possiamo continuare a parlarne. Magari la sedia si sposterà da sola per la vergogna. 


Ivan Petruzzi

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