Stabilire "il confine"
Ci sono momenti in cui ci sentiamo afflitti, delusi e feriti. Restiamo inermi davanti al male ricevuto, senza trovare nessuna spiegazione logica che ci consoli.
Ci domandiamo: me lo meritavo? Dove ho sbagliato? Perché mi ha fatto questo? Abbiamo creduto di dare il massimo, e spesso lo abbiamo dato davvero. Eppure certi incontri ci hanno sbriciolato, e nelle crepe sottili delle nostre insicurezze si è infiltrato veleno e dolore.
Ci guardiamo allo specchio e ci facciamo pena, a volte perfino pietà. Come fossimo prede colpite a morte da un bracconiere, senza sapere perché.
E allora ci chiediamo: come difenderci? Come proteggerci da chi sembra nutrirsi della nostra bontà e del nostro dolore? Purtroppo non esiste un modo per impedire agli altri di ferirci del tutto: non possiamo controllare il cuore altrui, né le intenzioni, né la loro mancanza di coscienza.
La verità è che spesso la gente fa male non per ciò che siamo, ma per ciò che porta dentro di sé. Rabbia, vuoto, frustrazione, invidia… mondi irrisolti che vengono scaricati sugli altri, come se ferire qualcuno potesse alleggerire il loro peso.
Non è colpa nostra, anche se ci hanno fatto credere il contrario. Non siamo stati troppo, né troppo poco, siamo stati semplicemente noi, e non tutti sanno reggere la trasparenza di chi dà con sincerità.
Allora, come proteggersi? Non costruendo muri altissimi che ci isolano da tutto, ma imparando a riconoscere i segnali, a non giustificare l’ingiustificabile, a dire “no” quando qualcuno supera il limite.
La difesa più grande è il confine, non permettere a nessuno di mancarci di rispetto, di ridurre la nostra dignità e di sporcare la nostra autenticità.
Proteggerci significa scegliere con cura chi può stare accanto a noi. Non chi promette, ma chi dimostra. Non chi ci usa, ma chi ci nutre. Significa non avere paura di restare soli, perché la solitudine è mille volte più sana di una compagnia che ci logora.
E soprattutto, proteggersi vuol dire non diventare come chi ci ha ferito. Non lasciare che la rabbia ci trasformi in copie sbiadite dei nostri carnefici. Restare fedeli a noi stessi è l’arma più grande, è ciò che ci salva dal veleno e ci restituisce la forza di continuare a vivere senza rinnegare la nostra essenza.
Perché il male degli altri non racconta chi siamo noi, racconta chi sono loro. La nostra verità si vede da come scegliamo di reagire. E quando, nonostante tutto, riusciamo a dire: “ho sofferto, ma non ho tradito me stesso”, allora sì, abbiamo già vinto.
D.ssa V. Scoppio

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