Ricordare

 



La parola “ricordare” significa letteralmente “riportare al cuore” perché nell’antichità il cuore era considerato sede dei sentimenti e della memoria. Spesso mi capita di partecipare a funerali dove qualcuno ricorda la persona scomparsa e questo menzionare diventa ricco di piccole sfaccettature ai molti sconosciute, oppure ricco di sentimenti a tanti comuni e condivisibili. Questo tipo di elogio non serve a chi non c’è più, ma aiuta chi ascolta, perché rimanga in mente quello che una persona è stata, per poi cercare nel bene che ha compiuto, un insegnamento di vita. A qualcuno questo ricordare dà fastidio, ma io penso che in quell’ultimo saluto a una persona, tutti avrebbero il merito di essere ricordati con qualche parola speciale. Parole che completano quello che il celebrante dice alla luce della fede, parole che diventano motivo di ricordo per chi ascolta e dare il giusto onore a chi ci ha lasciato. Molte volte, o perché richiesto, o perché lo ritenevo opportuno, ho letto qualche ricordo, ho scritto quello che il cuore mi dettava cercando di fare luce sulla persona scomparsa. Ogni volta che lo facevo, mi accorgevo quanto mi costava a livello emotivo, fisico e mentale perché stavo proprio male; non è scontato che una persona che riesce a leggere lo debba sempre fare, perché non è  per niente facile, nemmeno leggere la Parola di Dio in certe situazioni è semplice, perché comunque si avverte quel senso di agitazione  certamente comprensibile. Alcune volte sono stata ringraziata per il ricordo che ho pronunciato, in altri momenti ho percepito pensieri diversi e quindi oltre a soffrire per il momento, sono stata amareggiata per non essere stata capita, pensando che a volte non si ha piacere di ascoltare un ricordo e quindi, bisogna cercare di essere sensibili e attenti a tutto. Pensandoci bene ho deciso di non leggere più niente se non per prestare la voce a chi me lo chiede espressamente, ma confesso che al funerale di Orlando Marangoni, mio vicino di casa e persona squisita, avrei voluto dire qualche parola in più di quelle che sono state dette dal celebrante, tutte giuste, ma lui era molto di più e meritava  di essere ricordato per tutto quello che nella sua vita è stato per la Comunità di Pedescala. 

Allora ho pensato di approfittare di questo spazio per ricordarlo. Orlando è stato una persona speciale e unica, una presenza sicura in tanti ambiti del paese, un uomo buono e disponibile e quando è stato il Vangelo delle Beatitudini, ho pensato che era perfetto per lui. Per tanti anni è stato punto di riferimento con la sua bottega di generi alimentari che era molto fornita: se chiedevi qualcosa che non aveva, potevi star sicuro che in un paio di giorni la trovavi negli scaffali. Sempre cordiale e attento, se avevi qualsiasi problema e un mese non potevi pagare (allora c’era il libretto mensile) ti faceva credito per un altro periodo fino a che non riuscivi a saldare il dovuto. È stato un allenatore per la squadra di calcio del paese, il "Joly Pedescala", sempre sorridente e pronto a incitare ogni calciatore; amato, ascoltato e rispettato da tutti in ogni occasione. Sacrestano perfetto, sapeva come fare in ogni circostanza, in ogni rito; con i chierichetti è stato un bravo insegnante e ha sempre cercato con calma di spiegare ogni cosa trasmettendo il suo sapere. Questo suo carisma è continuato per tantissimi anni, fino a che la salute non l’ha fatto desistere; per questo attaccamento alla chiesa del suo paese, ha voluto sposarsi nella sua parrocchia, anche se Agnese proveniva da Zanè (al tempo ci si sposava solo nel paese della sposa). In quell’occasione, all’uscita dalla chiesa, tutta la squadra vestita con la muta da calcio, l’ha raggiunto per fare gli auguri agli sposi e lui si è commosso… Questo fatto è stato sempre ricordato negli anni da tutti i Pedescalesi.  E come non ricordare a quanti uomini ha tagliato i capelli? Io accompagnavo spesso mio papà perché m’incuriosiva quello che c’era di là dall'imponente portone verde della grande casa della sua famiglia. Un’edera si arrampicava in tutta la parete della casa e in una nicchia c’era la statua della Madonna, mentre la lunga scala portava alla stanza dove Orlando tagliava i capelli. La grande sedia di ferro e cuoio nero era come un trono e sul mobile, allineati bene in fila, c’erano gli utensili per il taglio, i contenitori di profumo a pompetta e il borotalco che il barbiere spargeva abbondantemente dopo aver terminato la sua opera. Anche questo suo lavoro ha contribuito a farsi conoscere e apprezzare da tante persone, i suoi modi gentili, il suo fare calmo, erano momenti speciali che dedicava ai suoi clienti, ma col tempo ha dovuto smettere questa sua passione ed è mancato a tanti uomini che avevano perso il loro barbiere fidato.  Poi aveva un’altra grande capacità nel fare una cosa delicata che non tutti si sentono di fare: preparava le fosse per seppellire i morti (un tempo si scavava a mano…) e si occupava di tanti altri aspetti di questo non semplice mestiere, ma lui l’ha sempre fatto con il dovuto rispetto e con tanta devozione. Quando ha deciso di chiudere anche la bottega, è stato un dispiacere per le tante famiglie che si servivano da lui, mancava un posto dove fare la spesa, ma mancava il suo sorriso e i suoi occhi buoni, la sua cordialità, l’attenzione che riservava a ogni persona e le sue scherzose battute. È stato un bravo papà con i suoi figli, un nonno speciale con i nipoti e con Agnese è stato un vicino di casa veramente eccezionale, sempre pronto a una chiacchierata, sempre solare ed educato. Quando la sua cara moglie l’ha lasciato, il suo sguardo si è intristito, ma si cercava di andare anche per un semplice saluto e lui accoglieva tutti sempre con gioia e gratitudine. È stato veramente una persona che ha lasciato un segno in chi l’ha conosciuto, in chi ha incrociato la sua strada ed io personalmente voglio dire il mio GRAZIE perché in quarantacinque anni che abito nella Contra', non c’è mai stata una parola sgarbata, mai un motivo per discutere e questa non è una dote comune. Al funerale, oltre ai tanti fiori, è stato lasciato un segno speciale che una persona di Pedescala si è prodigata a preparare: nei giorni precedenti all’ultimo saluto, ha acquistato un pallone da calcio e ha fatto firmare tutti gli ex ragazzi del paese che avevano avuto con lui questo speciale ricordo. È stata fatta una composizione floreale con il pallone, con la scritta “Ciao Vecio” che era il nome con cui i giocatori l’hanno sempre chiamato. Possono sembrare piccole cose, ma sono segni importanti che parlano di amicizia, di ricordo, di affetto e di condivisione. Ricordare Orlando è riportare al cuore la sua vita, è tenere in mente le cose buone che ci ha trasmesso, è onorare la sua esistenza essendo grati per ciò che ha donato a tante persone che hanno fatto parte della sua esistenza. Abbiamo perso una persona rara, un uomo che ha saputo vivere pienamente nella Parrocchia e nel paese e ora che la sua assenza si sente più forte, siamo coscienti di essere tutti un po’ più poveri…


Lucia Marangoni (Dàmari)


29 settembre 2026

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