Opinioni della realtà del momento

 


Da Pediatra, non riesco a restare in silenzio. 

E dirò la mia. Anche se qualcuno contesterà.

Guardo le immagini degli scontri di Milano e provo rabbia, amarezza e profonda preoccupazione.

Tra quei volti vedo ragazzi giovanissimi, alcuni apparentemente minorenni. 

Hanno la stessa età di tanti miei pazienti. 

E da operatore sanitario, oltre che da cittadino, mi pongo delle domande.

Qui non c’entra l’ideologia politica. Non c’entra l’etnia. Non c’entra nemmeno il diritto (sacrosanto) di protestare per il caro vita.

Non è una questione di destra o di sinistra. 

Non è una questione di italiani o stranieri.

Non è una questione di povertà o ricchezza.

È vandalismo. È delinquenza. È violenza gratuita.

Mi preoccupa una generazione che, almeno in alcune sue espressioni, sembra sempre più frustrata, arrabbiata, incapace di gestire un limite o accettare un no.

Una generazione cresciuta a videogiochi violenti e musica trash. Che si incontra e si fomenta sui social. Che è cresciuta - è evidente - con una grandissima assenza: LA FAMIGLIA.

Dove sono i genitori? Chi ha insegnato a questi ragazzi il rispetto del prossimo, della proprietà altrui, del lavoro e delle istituzioni?

Non possiamo attribuire ogni comportamento alla Società, al disagio economico o ai social, dimenticando che l’educazione comincia in casa.

Sono favorevole a norme severe, sanzioni certe e responsabilità economiche concrete. 

Anche a forme di cauzione, ove consentite dalla legge, e al risarcimento dei danni da parte dei responsabili e dei genitori nei casi previsti.

Perché chi distrugge deve pagare. 

E quando a distruggere è un minorenne, la famiglia non può essere automaticamente considerata estranea alle proprie responsabilità educative e civili.

Bisogna toccare il portafoglio. 

Perché il rispetto delle regole non può essere facoltativo e l’impunità non può diventare un modello educativo.

Il mio pensiero va soprattutto ai commercianti che vedono distrutti negozi, sacrifici e anni di lavoro. E alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine che affrontano aggressioni e rischi per garantire la sicurezza.

Da sanitario conosco bene cosa significhi lavorare sotto pressione e subire talvolta aggressioni mentre si cerca semplicemente di svolgere il proprio dovere.

Basta giustificare tutto. 

Basta chiamare disagio ciò che è criminalità. 

Basta confondere la libertà con l’impunità.

Il diritto di protestare va difeso sempre. Ma chi ruba è un ladro. Chi devasta è un vandalo. Chi aggredisce deve rispondere delle proprie azioni.

Indipendentemente dall’età, dall’origine e dalle idee politiche, con le garanzie e le responsabilità previste dalla legge.

Una società che rinuncia a educare e a far rispettare le regole non sta proteggendo i propri giovani. 

Li sta abbandonando.


Antonio Di Mauro

Pediatra


Commenti

  1. Bisognerebbe metterli ai lavori forzati non difenderli ma sono minorenni ma so o giovani i vecchi dicevano : LA STROPA SE LA INDRISA DA GIOVANE mi do meraviglia di quei genitori che li difendono se si continua così saraUN FRACELLO

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