Non tutti i funghi son velenosi
Il contadino cammina piano sul tappeto di ghiande, con gli occhi piantati a terra e un bastone di nocciolo in mano. Con la punta del legno sposta delicatamente un mucchio di foglie marroni, portando alla luce un gruppo di cappelli tondi che spuntano dal terreno scuro.
Estrae il serramanico dalla tasca e taglia un gambo sodissimo e bianco, lasciando la radice dentro la terra. Lo rigira tra le dita, ne sente la consistenza piena e lo avvicina al naso per respirarne il profumo, prima di posarlo con cura dentro il cesto di vimini che porta con sé.
Poco più in là, sotto le radici marce di un vecchio albero, spuntano altri funghi dal cappello rosso vivo, macchiati di pallini bianchi e belli come un disegno, ma con un gambo esile e un odore acre che mette subito in guardia.
Li guarda da lontano, scuote la testa e spinge la gerla più in alto sulla schiena per bilanciare il peso.
"Chi non conosce il bosco ed entra qui con la paura addosso guarda per terra e vede solo il pericolo. Sente le storie di chi s'è fatto venire il mal di pancia o di chi s'è mandato all'ospedale per aver messo in padella la roba sbagliata, e finisce per calpestare tutto quello che trova sul sentiero, convinto che ogni cosa che nasce nell'ombra sia roba da schivare.
Ma chi ha imparato a camminare tra gli alberi fin da ragazzo, conosce la differenza.
Accanto alla roba cattiva che avvelena il sangue, la terra mette fuori frutti straordinari. C'è il porcino sodo che profuma di noce, il gallinaccio giallo come l'uovo che fa diventar buona la polenta, e l'ovolo che sembra un tuorlo racchiuso nella sua camicia bianca. Basta saper guardare sotto la buccia, controllare le lamelle sotto il cappello e non lasciarsi ingannare dai colori troppo vistosi o dalla fretta di riempire il cesto."
La casetta in campagna

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