Monte Maggio



Guardando le foto, la pace sembra assoluta. Quella croce bianca si staglia contro un cielo blu cobalto, quasi a toccare una piccola luna diurna. Le rocce sono antiche e le pinete di montagna respirano tranquille.

​Ma se queste pietre potessero parlare...

​Nel maggio del 1916, questo non era un luogo di contemplazione. Era l’inferno.

​La Grande Guerra infuriava e qui sul Monte Maggio, baluardo strategico, l’Esercito Austro-Ungarico lanciò la sua massiccia offensiva conosciuta come “Strafexpedition”, la “Offensiva di Primavera”. Volevano sfondare, scendere nella valle dell'Astico e prendere Vicenza, accerchiando l'intera armata italiana sull'Isonzo.

​Il Monte Maggio era il guardiano di quella valle. La "Chiave d'Oro", la chiamavano.

​Immaginate le trincee, non i muretti a secco rovinati dal tempo che si vedono oggi, ma postazioni di combattimento, rifugi scavati nella roccia e fango. Immaginate il boato dei cannoni che non si fermava mai, l'odore della polvere da sparo e il rumore dei fanti che si arrampicavano su questi ripidi pendii erbosi sotto il fuoco.

​Qui, i nostri soldati, gli Alpini, combatterono disperatamente per frenare l'avanzata dell'Offensiva di Primavera. Ogni metro di questo crinale che oggi percorriamo ammirando il panorama, fu difeso con la vita. Fu un’offensiva spietata, ma la difesa italiana fu eroica.

​Oggi, camminando lungo il Sentiero della Pace, tra le pinete e i prati d'alta quota, quella storia è ovunque. La si legge nelle tracce dei bunker, nella croce di vetta che è anche un monumento, e nel silenzio spezzato solo dal vento.

​Non è solo una montagna, è un pezzo della nostra storia. Un baluardo che ha visto il coraggio e la tragedia, ora in pace sotto il cielo blu.

Flores Munari

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