L'ingresso lento e discreto dell'autunno


Si diceva che l’autunno vero cominciasse quando la nebbia tornava a posarsi sui campi. Al mattino, i contadini uscivano presto e trovavano la pianura avvolta in un velo lattiginoso, così fitto che a malapena si scorgevano gli alberi del filare. Era il segno che la terra si stava ritirando nel suo silenzio, pronta al riposo.

Anche la memoria si faceva più dolce e sfumata. Avvolgeva le cose come un velo benevolo: le siepi, i filari, le vecchie strade di campagna dove un tempo passavano carri e biciclette cariche di vita.

Era la nebbia della memoria, quella che non cancella, ma ammorbidisce i ricordi, li culla nel silenzio e li restituisce più leggeri, come sogni al risveglio.

Chi camminava tra i campi sentiva il rumore ovattato dei passi sulla terra umida e vedeva le ragnatele brillare d’acqua, come fili d’argento. Ogni casa, con la luce accesa dietro ai vetri, sembrava un porto sicuro nel mare di nebbia.

E così, sotto quel mantello silenzioso, l’autunno faceva il suo ingresso, lento e discreto.


La casetta in campagna


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