Le nostre cicatrici
Dopo i primi giorni col cerotto, mi dicevano che la ferita doveva prendere aria per guarire, ma bastava anche solo un filo d’aria o il tocco di una stoffa perché la pelle viva mi facesse male. Poi piano piano, quella pellicina sottile si è trasformata in una crosta dura, e io ho ricominciato a giocare spensierata.
Fino a quel giorno in cui, scivolando mentre giocavo a nascondino, la crosta si è in parte strappata e in parte accartocciata e la pelle sotto ha ricominciato a sanguinare.
Un dolore tremendo, che ricordo molto bene e la mia disperazione di bambina che urlando e piangendo dicevo “di nuovo? Così non guarisce più”.
Oggi, su quel ginocchio, non c’è più dolore. Solo una cicatrice, parte integrante della mia gamba e della mia storia.
E penso che tanti dolori dell’anima siano così. All’inizio sono ferite vive, difficili, anche solo da sfiorare. Allora ci mettiamo sopra un “cerotto emotivo”, un po’ per proteggerci, un po’ per illuderci che così guariranno più in fretta. Ma, proprio come le ferite del corpo, se restano sempre coperte non respirano e non cicatrizzano mai davvero. Bisogna trovare il coraggio di lasciarle prendere aria, di esporle alla vita, anche se brucia.
Eppure, anche quando sembrano quasi guarite, basta un urto improvviso per farle sanguinare di nuovo… un ricordo che riemerge, una parola inaspettata, un gesto familiare, un luogo che ci riporta indietro...
E il dolore ritorna, vivo e pungente, come se nulla fosse cambiato.
Ma non è così, ogni volta che la ferita si richiude, la pelle diventa un po’ più resistente e l’anima un po’ più forte.
Con il tempo, con cure amorevoli e con la vita che continua a scorrere, anche quei dolori si cicatrizzano. Restano i segni, ma smettono di far male.
È vero però, che ci sono ferite troppo profonde, lacerazioni tremende, amputazioni che lasciano la parte colpita dolente a vita (sia nel corpo che nell’anima). In questi casi non c’è guarigione totale, ma c’è la possibilità, con cure amorevoli, tanto lavoro di elaborazione e infinita pazienza, di imparare a convivere con quel dolore. Un giorno per volta, si trova la forza di camminare lo stesso, di vivere nonostante la mancanza, di dare un nuovo senso a ciò che resta.
E allora capiamo che una cicatrice non è una ferita che non guarisce, è la prova che abbiamo attraversato un dolore, che abbiamo saputo prendercene cura, e che siamo andati avanti.
D.ssa V. Scoppio

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