La zucca
Quando le rondini partono e le ultime foglie d'acero cadono rosse sul terreno umido, ecco che la zucca rimane sola nei campi. Non ha fretta di nascondersi.
Ha trascorso tutta la bella stagione distesa nella terra scura, allungando i suoi tralci ruvidi e arricciati come nastri verdi attorno agli steccati di legno. Sotto le grandi foglie ad ombrello, ha lasciato che la pioggia di settembre le lavasse la pelle e che il vento di ottobre poi la asciugasse, facendola diventare spessa, solcata e resistente al gelo.
Mentre i fiori del giardino appassiscono uno dopo l'altro, e gli alberi rimangono nudi, la zucca si adagia, prendendo la forma del terreno che la ospita.
Quando, all'alba, la prima brina della stagione imbianca i prati, la zucca viene raccolta e portata dentro casa. Sul tavolo rustico della cucina, accanto ai fiaschi di vino nuovo, alle noci riposte nei cestini e alle trecce d'aglio appese al soffitto, trova ora riparo dal vento che urla fuori dai vetri. La lama del coltello incide la sua buccia dura con un suono secco, spalancando una polpa soda, dal colore dell'ambra e del miele denso. Tagliata a fette e cotta lentamente sul fuoco del camino o nel vecchio forno, riempie la stanza di un profumo dolce ed avvolgente.
I suoi semi bianchi, puliti dalla fibra umida, vengono stesi ad asciugare vicino alla cenere calda, pronti a scoppiettare o a tornare alla terra quando la neve si sarà sciolta.
Nel buio delle prime sere d'inverno, la zucca diventa il centro della tavola, dalla minestra calda nei piatti, alla dolcezza che scalda chi torna dal bosco con le mani fredde. Il sottile legame che unisce il lavoro dei campi al calore del focolare domestico.
La casetta in campagna

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