Il Nonno di una volta

 


Il Nonno di una volta che giocava a carte era una delle immagini più vivide e più affettuose che l'infanzia italiana conservasse.
Quella figura del Nonno seduto al tavolo con gli amici del bar o con i familiari la domenica pomeriggio che giocava a briscola o a scopa o a tressette con quella concentrazione assoluta di chi prende il gioco sul serio e non tollera distrazioni, con il cappello ancora in testa o posato sul tavolo accanto alle carte.
La briscola italiana era il gioco di carte più democratico e più diffuso che il tempo libero italiano producesse. Quattro persone, un mazzo di quaranta carte, le regole che tutti conoscevano dall'infanzia, la competizione che poteva durare ore senza che nessuno guardasse l'orologio. Il mazzo di carte napoletane, quelle carte con i bastoni e le coppe e le spade e i denari che erano diverse dalle carte francesi e che erano specificamente italiane in ogni dettaglio della loro iconografia. 
Il colpo sul tavolo, quel gesto teatrale di chi gioca la carta decisiva con una forza che fa tremare il bicchiere del vino. 
La discussione sulla mano, quella contestazione fraterna e rumorosa di chi non si rassegna alla sconfitta. 
La sigaretta tra le dita, che bruciava nel posacenere mentre le mani erano occupate dalle carte. 
E il Nonno che vinceva, con quella soddisfazione sobria e totale di chi ha battuto gli altri con la logica e con la memoria, che era la cosa più "Nonno e più italiana" che un pomeriggio di domenica sapesse produrre. 


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