Il dolce senza l'amaro è raro
Il vecchio contadino è seduto accanto al torchio di legno, con una tazza tra le mani callose. Ne sorseggia un piccolo sorso, assaporando prima quella punta d'agro che ti stringe la lingua e poi la dolcezza densa dell'uva spremuta che resta sul palato.
Si pulisce la bocca con il dorso della mano mentre osserva il mosto che gorgoglia piano nel buio della cantina.
La gente vorrebbe sempre e solo il miele dalla vita. Vorrebbe il vino dolce senza la fatica della vendemmia, le giornate di sole senza mai una goccia di pioggia che rovini la festa, e il piatto pieno senza aver prima sudato sulla zappa. Ma la natura non funziona in questo modo. Mia madre, quando ci vedeva lamentarci per le foglie amare della cicoria di campo o per un dispiacere venuto a guastare una bella giornata, scuoteva la testa ed era solita rimproverarci.
È la regola di tutto ciò che nasce sotto questo cielo. L'amaro e il dolce camminano sempre a braccetto, come il giorno e la notte, come il caldo e il freddo. Anzi, vi dirò di più: se non ci fosse l'amaro a pulirci la bocca e a farci sentire il sapore della terra, non riuscireste nemmeno a capire quanto è buono il dolce quando arriva.
Tutte le cose più belle della vita hanno preteso il loro tributo d'amarezza. La gioia di un raccolto ricco sa di buono solo perché ci ricordiamo il gelo di certi giorni d'inverno passati a tremare nei solchi. L'affetto vero di una persona cara è dolce perché si è temprato nelle difficoltà superate insieme.
Chi cerca una vita fatta di sola dolcezza rincorre una fantasia che non esiste. Bisogna saper mandare giù anche il calice d'amaro con il cuore tranquillo, sapendo che è proprio quel sapore duro a preparare la bocca per la dolcezza che verrà dopo."
La casetta in campagna

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