Il castagno
Chi passava di lì conosceva bene quel riparo. Ma c'era stato un tempo in cui, per qualcuno, quella curva aveva significato soprattutto una sosta. L'uomo arrivava quasi sempre nel tardo pomeriggio, quando il sole cominciava a scendere dietro i campi e le ombre dei pioppi si allungavano sui sentieri, sottili e tremolanti. Camminava con passo regolare, portando con sé una piccola sporta di tela, consumata agli angoli, nella quale si intravedevano talvolta il pane avvolto in un canovaccio o qualche verdura raccolta nell'orto. Non aveva fretta di tornare a casa. Arrivato alla curva, si spostava appena verso il bordo della strada, appoggiava la sporta a terra e si sedeva sulla radice più larga del castagno, quella che emergeva dal terreno come una panca naturale. Da lì poteva vedere il campanile del paese e, più lontano, i tetti del borgo mentre, quando il cielo era basso, le prime case sembravano affiorare dalla nebbia come barche ferme sull'acqua. L'uomo restava seduto per qualche minuto, a volte mangiava un pezzo di pane, altre volte si limitava a togliersi il cappello e a passarsi il fazzoletto sulla fronte. Se qualcuno lo salutava, rispondeva sollevando una mano; se un carro passava troppo vicino, ritirava i piedi per lasciargli spazio. Quella breve sosta faceva parte del cammino tanto quanto i passi che lo precedevano e quelli che lo avrebbero riportato a casa. Il castagno, naturalmente, non poteva sapere perché quell'uomo si fermasse proprio lì. Non sapeva che in certe giornate la fatica gli pesasse più del solito, né che a volte, prima di riprendere la strada, rimanesse a osservare a lungo una finestra lontana, quasi aspettasse di vedere comparire qualcuno dietro i vetri. Il castagno non conosceva le stanze della casa dell'uomo, nè le sedie accostate alla tavola o le parole che l'uomo teneva per sé quando il paese diventava silenzioso. Conosceva soltanto il peso leggero del suo corpo sulla radice, il fruscio della sporta posata a terra, il cappello appoggiato accanto alla mano e quel breve intervallo durante il quale la strada, per lui, smetteva di essere soltanto una strada.
L'estate avanzò tra il canto delle cicale e il profumo del fieno tagliato, e il castagno continuò a offrire la sua ombra a chiunque ne avesse bisogno. La vita passava, come aveva sempre fatto, senza lasciare che un singolo cambiamento fermasse il resto delle cose. Eppure, quando nel tardo pomeriggio la strada si svuotava e il sole cadeva obliquo sul terreno, la radice più larga rimaneva spesso libera. Non c'era niente di particolare in quella radice. Era ruvida, attraversata da piccole crepe, e in un punto la corteccia si era staccata lasciando intravedere il legno chiaro sottostante. Dopo le piogge, tra le sue pieghe cresceva un ciuffo d'erba; in autunno vi si raccoglievano le foglie che il vento spingeva fuori dalla strada. Nessuno avrebbe pensato che quel pezzo d'albero potesse avere importanza, e forse non ne aveva mai avuta davvero, se non per il fatto che un uomo, per anni, vi aveva posato il proprio peso alla fine della giornata. Con il passare delle stagioni, le persone smisero di aspettarsi di vederlo comparire. Qualcuno disse di averlo incontrato una volta in paese, seduto davanti alla porta di casa; altri non seppero più nulla. Il suo nome, quando veniva pronunciato, apparteneva ormai a conversazioni lontane e ai ricordi che non riguardavano il castagno. Nessuno ebbe motivo di raccontare all'albero che cosa fosse accaduto, e nessuno avrebbe saputo farlo, perché gli alberi non vengono chiamati quando gli uomini devono dirsi addio, anche se spesso sono stati presenti in quei momenti in cui non si riusciva a parlare con nessuno.
Arrivò l'autunno, e i ricci cominciarono a cadere tra i solchi della strada. Le castagne rotolavano fino al fosso, alcune si aprivano sotto le ruote dei carri, altre rimanevano nascoste nell'erba alta. Il vento staccava le foglie più vecchie e le faceva girare sulla curva, accumulandole contro la radice come piccoli lembi di stoffa color rame. Nei giorni di pioggia, il tronco diventava scuro e lucido, e l'odore delle foglie bagnate si mescolava a quello della terra e dei funghi che crescevano ai margini del bosco.
Un pomeriggio passò di lì una bambina con il nonno. Aveva un cestino di vimini al braccio per raccogliere castagne. Arrivata al vecchio albero, lasciò il cestino a terra e si sedette sulla radice, proprio nel punto in cui il legno era più liscio. Il nonno continuò a raccogliere i frutti poco distante, chinandosi con cautela, e per un momento nessuno dei due disse niente. La bambina sollevò il viso verso la chioma, poi disse:
«Nonno, perché ci fermiamo sempre qui?»
Lui si pulì le mani sui pantaloni e guardò la radice sulla quale la bambina era seduta. Forse conosceva la storia dell'uomo che si riposava lì, forse l'aveva soltanto intravisto molti anni prima, quando anche lui era più giovane e tornava dai campi con le scarpe sporche di terra. Rimase in silenzio per qualche secondo, come fanno le persone quando cercano una risposta che non sembri più grande della domanda.
«Perché qui si sta bene», disse infine.
La bambina accettò la risposta senza insistere. Raccolse il cestino, corse verso il nonno e insieme ripresero la strada, lasciando dietro di sé soltanto qualche foglia spostata e il segno leggero delle scarpe sul terreno umido.
Il castagno rimase sulla curva, con i suoi rami sempre più spogli e le radici affondate nella terra. Non aveva conservato il nome dell'uomo, né avrebbe potuto distinguere il suo ricordo da tutte le altre presenze passate sotto la sua chioma. Eppure, quando il vento si calmava e la strada tornava vuota, quella radice continuava a trovarsi nel punto esatto in cui il sole del pomeriggio arrivava più tiepido, protetta dal tronco e rivolta verso il paese.
Qualche volta, nelle ore quiete, una foglia si posava proprio lì e rimaneva immobile, trattenuta da una piccola rientranza del legno. Poi arrivava una folata, la sollevava appena e la lasciava scivolare a terra, tra le altre.
E la curva tornava a essere soltanto una curva, con il suo castagno, la strada bianca e quel tratto d'ombra nel quale, per tanti anni, qualcuno aveva trovato un posto dove fermarsi prima di rientrare a casa.
La casetta in campagna

Commenti
Posta un commento