Il carbonaio


Il carbonaio di una volta era una delle figure artigianali più solitarie e più antiche che il bosco italiano avesse, quello specialista della carbonizzazione del legno che viveva nel bosco per settimane accanto alla propria carbonaia, quella struttura di legno coperta di terra e di fango che si faceva ardere lentamente dall'interno per trasformare il legno in carbone di legna senza farlo bruciare completamente.  Il carbonaio italiano aveva la propria carbonaia in una radura del bosco, quella struttura conica di strati concentrici di legna coperta di rami e di terra che si metteva in moto con il fuoco al centro e poi si gestiva per giorni controllando la combustione attraverso i fori di aerazione che si aprivano e chiudevano per regolare la temperatura interna. Il lavoro del carbonaio, quella sorveglianza continua giorno e notte della carbonaia che non poteva essere lasciata sola perché un errore nella gestione dell'aria poteva trasformarla da lenta carbonizzazione in incendio distruttivo. Il fumo della carbonaia, quel fumo bianco e denso che saliva dalla radura del bosco e che era il segnale visibile della presenza del carbonaio. Il carbone prodotto, quel materiale nero e leggero che era il combustibile principale per le cucine italiane fino agli anni Sessanta. E il carbonaio che tornava al paese, con il viso e le mani e i vestiti neri di carbone che era la cosa più lavoro nel bosco e più artigianato antico che un uomo italiano sapesse essere. 



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