A go caro!

[Gianni Spagnolo©26M3]

Go caro è una cara e tipica espressione nostrana dai significati variabili in funzione del contesto.

Significa letteralmente: mi fa piacere, apprezzo, sono contento. Un tempo si usava anche nelle presentazioni, quando ci si dava la mano: A go caro! Poi è subentrato il più moderno e asettico “piacere”, ma non ne abbiamo guadagnato.

Ha un duplice impiego: in senso positivo si usa per esprimere gioia o soddisfazione per qualcosa di bello accaduto a qualcuno (p.e.: A go caro che ti sipi vegnésto a catàrme)

D’altro canto lo si può usare anche in senso ironico o infantile, applicando quell’intraducibile sensazione che i tedeschi chiamano Schadenfreude con il significato di "ben ti sta!" o "così impari". Proprio quest’ultimo impiego ce lo fa ricordare con malcelata nostalgia dato che da bociasse lo usavamo con intensa soddisfazione verso qualche compagno che ci aveva fatto un torto danneggiandosi lui stesso, o semplicemente per invidia; schadenfreude, appunto!

Avergli detto: “ben ti sta!”, frase che peraltro non ci sarebbe neanche venuta in mente, non avrebbe ottenuto lo stesso grado di istantaneo appagamento che produceva l’espressione veneta: A go caro! A go caro girava come un coltello nella piaga di chi s’era già fatto male di suo. Era vendetta pura!

“A go caro” poteva essere anche e soprattutto un pensiero: una sensazione di sottile e indicibile invidia verso le disgrazie di chi ci aveva fatto qualche torto, di un concorrente, o anche solo di chi ci stava antipatico. 

A go caro che desso a sèmo deventà tuti pì civili, sensibili, inclusivi e pétole e no se godémo altro dele disgrassia dji altri.

 

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