Sì può parlare anche di kakka?💩💩💩
Quando un medico ti chiede come sono le tue feci, la risposta più comune è normali, dure, molli, oppure un semplice “dipende”.
Il problema è che avere feci normali significa una cosa diversa per ognuno di noi.
Ed è proprio per questo che, quasi trent’anni fa, è nata una scala che oggi viene utilizzata in gastroenterologia e nella ricerca per descrivere le feci in un modo molto più preciso.
Si chiama SCALA DI BRISTOL.
E, per quanto possa sembrare una semplice tabella con sette tipi diversi di feci, dietro c’è un concetto fisiologico molto interessante.
Perché la forma delle feci può darci informazioni anche su quanto velocemente ciò che mangiamo sta attraversando il nostro intestino.
È NATA A BRISTOL, E NON PER CASO
Nel 1997, Stephen Lewis e Kenneth Heaton, della Bristol Royal Infirmary nel Regno Unito, pubblicarono uno studio diventato poi molto noto in gastroenterologia.
A un gruppo di volontari venne misurato il tempo necessario al contenuto intestinale per attraversare l’apparato digerente, utilizzando appositi marcatori.
Contemporaneamente, le persone registravano quante volte andavano in bagno e quale forma avevano le loro feci.
Il risultato fu interessante.
La forma delle feci risultava collegata al tempo di transito intestinale e, in quello studio, forniva informazioni sul transito persino migliori della sola frequenza delle evacuazioni.
Ed è un dettaglio molto più importante di quanto sembri.
Perché puoi andare in bagno tutti i giorni e avere comunque feci molto dure e difficili da espellere.
Oppure puoi evacuare più volte in una giornata con feci molto morbide.
Contare semplicemente quante volte vado in bagno, quindi, racconta solo una parte della storia.
PERCHÉ LA FORMA CAMBIA QUANDO CAMBIA IL TRANSITO?
Per capirlo bisogna entrare per un momento nel colon.
Quando il contenuto proveniente dall’intestino tenue arriva qui, contiene ancora molta acqua.
Durante il passaggio nel colon una parte di quell’acqua viene assorbita, mentre il contenuto viene progressivamente trasformato nelle feci che elimineremo.
In linea generale, se il transito è più lento, il contenuto rimane più a lungo nel colon e tende ad avere più tempo per perdere acqua.
Le feci possono quindi diventare più compatte e dure.
Se invece il transito è molto rapido, può esserci meno tempo perché questo processo avvenga e le feci tendono a essere più morbide o acquose.
È una relazione utile.
Ma non è un’equazione perfetta.
La consistenza delle feci può essere influenzata anche da cio' che mangiamo, dalla quantità e dal tipo di fibre, dai liquidi, da farmaci e integratori, da infezioni intestinali, da alterazioni della digestione o dell’assorbimento e da numerosi altri fattori.
La Scala di Bristol, quindi, ci dà un indizio.
Non una diagnosi.
ECCO COSA SIGNIFICANO DAVVERO I 7 TIPI
La scala va dal Tipo 1, il più duro, al Tipo 7, completamente liquido.
1️⃣ Tipo 1: piccoli frammenti duri e separati, spesso difficili da espellere.
2️⃣ Tipo 2: feci formate ma molto compatte e irregolari.
Questi primi due tipi vengono considerati forme di feci anormalmente dure e possono essere compatibili con un transito rallentato e con un quadro di STITICHEZZA, soprattutto quando compaiono frequentemente insieme a sforzo, difficoltà nell’evacuazione o sensazione di svuotamento incompleto.
Poi arriviamo ai Tipi 3 e 4.
Le feci sono formate ma progressivamente più morbide.
4️⃣ Il Tipo 4, in particolare, è l’aspetto liscio e morbido che probabilmente hai visto rappresentato come IDEALE in moltissime immagini online.
5️⃣ Il Tipo 5 è costituito invece da pezzi morbidi ben definiti.
Qui vale la pena chiarire una cosa.
Su internet si trovano spesso schemi secondo cui il Tipo 5 significherebbe automaticamente mancanza di fibre.
Non è così.
La Scala di Bristol descrive innanzitutto forma e consistenza.
Da quella forma, da sola, non possiamo sapere quante fibre stai mangiando né individuare la causa.
6️⃣ Infine abbiamo il Tipo 6, con feci molto morbide e poco formate;
7️⃣ e Tipo 7, essenzialmente liquide.
Sono le categorie maggiormente associate a feci DIARROICHE e a un transito più rapido.
Anche qui, però, vedere una volta un Tipo 6 non significa avere sicuramente una malattia!
Conta il contesto.
Conta quanto spesso succede.
Conta da quanto tempo.
E contano tutti gli altri sintomi.
UNA COSA IMPORTANTE: NON DEVI FARLA SEMPRE DEL TIPO 4
Questa è probabilmente una delle interpretazioni più sbagliate della Scala di Bristol.
Non devi controllare il water ogni mattina sperando di ottenere il numero perfetto.
L'intestino è dinamico.
La consistenza delle feci può cambiare da un giorno all’altro in relazione all’alimentazione, ai ritmi quotidiani, ai farmaci, a una gastroenterite e a molti altri fattori.
Inoltre, nella classificazione utilizzata dalla Rome Foundation, sono soprattutto i Tipi 1-2 a rappresentare le feci dure e i Tipi 6-7 quelle molli o acquose utilizzate per caratterizzare gli estremi dell’alvo.
Non esiste quindi una regola scientifica secondo cui qualsiasi evacuazione diversa dal Tipo 4 sarebbe sbagliata.
Quello che è davvero importante è il tuo andamento nel tempo.
È QUI CHE LA SCALA DI BRISTOL DIVENTA VERAMENTE UTILE
Immagina due persone che dicono entrambe:
“Sono un po’ stitico.”
La prima evacua due volte alla settimana, con feci Tipo 2 e molto sforzo.
La seconda evacua ogni giorno, ma quasi sempre con feci molto dure, deve spingere a lungo e ha spesso la sensazione di non essersi svuotata completamente.
Dire semplicemente quante volte vanno in bagno non descriverebbe bene la situazione.
Chiaro, no?
E infatti, clinicamente, la stitichezza non viene valutata soltanto contando le evacuazioni.
Forma delle feci, sforzo, sensazione di evacuazione incompleta e difficoltà nell’espulsione sono informazioni importanti.
Ecco perché conoscere la Scala di Bristol può aiutarti anche quando devi spiegare un problema al medico.
Dire:
“Da tre settimane evacuo quasi sempre feci Tipo 1 o 2, devo sforzarmi e spesso non mi sento completamente svuotato” fornisce molte più informazioni di:
“Ultimamente il mio intestino non va bene.”
PROVA QUINDI A USARLA COSÌ, SENZA TRASFORMARLA IN UN'OSSESSIONE
Se il tuo intestino sta attraversando un periodo diverso dal solito, puoi osservare per alcuni giorni non soltanto quante volte evacui, ma anche che tipo di feci produci.
E insieme al numero della Scala di Bristol puoi annotare poche altre cose: il
- se hai dovuto sforzarti,
- se hai avuto urgenza,
- se ti sei sentita/o completamente svuotata/o,
- se erano presenti dolore o gonfiore
- e se c’è stato qualche cambiamento importante nella dieta, nei farmaci o nella tua routine.
Dopo una o due settimane avrai una fotografia molto più utile del tuo andamento intestinale.
E potrai accorgerti di qualcosa che osservando una singola giornata non avresti mai notato.
Per esempio:
le tue feci sono diventate progressivamente più dure?
Alterni frequentemente feci molto dure e molto liquide?
Il cambiamento è comparso improvvisamente e continua?
È iniziato dopo l’introduzione di un farmaco?
Queste informazioni possono essere molto più utili di cercare di interpretare ogni singola evacuazione.
MA LA SCALA DI BRISTOL HA DEI LIMITI IMPORTANTI
Non ti dice come sta il tuo microbiota.
Non può diagnosticare un colon irritabile.
Non può dirti se hai un’infiammazione intestinale.
Non permette di capire da sola se mangi abbastanza fibre.
E non sostituisce una valutazione medica.
Descrive principalmente forma e consistenza delle feci e può essere utilizzata come indicatore pratico del comportamento del transito intestinale.
NULLA DI PIU'!
Ed è proprio usandola per quello che sa fare, senza attribuirle poteri che non possiede, che diventa veramente utile.
E NON GUARDARE SOLTANTO IL Numero.
Ci sono caratteristiche delle feci che la Scala di Bristol non misura.
Per esempio il sangue.
Oppure un colore nero e catramoso non spiegato da farmaci o alimenti.
E soprattutto la scala non deve tranquillizzarti se, insieme a un cambiamento dell’alvo, compaiono segnali come perdita di peso non intenzionale, anemia, febbre, dolore importante o persistente, sintomi che ti svegliano abitualmente durante la notte, vomito persistente o un cambiamento netto e duraturo rispetto alle tue normali abitudini intestinali.
In questi casi serve parlarne con il medico.
IN CONCLUSIONE, IL VERO VALORE DI QUESTA SCALA È MOLTO SEMPLICE.
Guardare le proprie feci può sembrare una cosa poco elegante di cui parlare.
In realtà sono una delle informazioni che il nostro intestino ci lascia ogni giorno.
Non dobbiamo diagnosticarci nulla osservandole, ma possiamo imparare a descriverle meglio, riconoscere i cambiamenti e comunicare con maggiore precisione ciò che sta succedendo.

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