Settembre: tempo di raccolta

 


Verso la fine di settembre, il verde scuro delle foglie del frutteto svelava il suo tesoro più grande. I rami degli alberi, piegati dal peso della frutta, toccavano quasi terra, carichi di mele rosse come il fuoco, dorate come la paglia o screziate di verde. L’aria stessa era carica di una fragranza croccante, dolce e acida insieme, che sapeva di terra pulita e di sole accumulato per tutta l’estate.

​Ci si avviava verso i campi al mattino presto, con le giacche che venivano poi sfilate una volta che il sole riscaldava la schiena. 

​La raccolta richiedeva delicatezza. Una mela rovinata o ammaccata non avrebbe resistito all’inverno in cantina, rischiando di far marcire anche quelle vicine.

​I raccoglitori più esperti insegnavano ai ragazzini il gesto corretto. La mela non andava mai tirata verso il basso con forza per non spezzare il ramo né staccare il picciolo, ma era necessario avvolgere il frutto nel palmo della mano, ruotarlo leggermente ed elevarlo verso l'alto; se la mela era matura, il picciolo si staccava dal ramo con un piccolo "clic" pulito e perfetto.

Le mele venivano poi adagiate con cura nei cesti di vimini o nei tipici grembiuli da raccolta in tela, legati in vita e aperti sul fondo per scaricare il raccolto senza urti nelle cassette di legno.

​Sulle scale a pioli, quelle alte e affusolate che si incastravano tra i rami più alti, gli uomini lavoravano in equilibrio, allungando le braccia verso le mele più rosse, quelle che avevano preso tutto il sole della cima.

Ai bambini che aiutavano tra i rami bassi veniva concesso di mangiare le mele cadute o leggermente segnate dagli uccelli e dal tempo. Morsicare una mela appena staccata dal ramo, ancora fredda di rugiada, regalava un succo dolcissimo che dissetava più dell’acqua del pozzo.

​Nel pomeriggio, il ritmo del lavoro si spostava all’ombra della tettoia o nel cortile di casa, dove le cassette colme venivano svuotate per la cernita finale.

​Le mele venivano divise con attenzione per essere destinate alla conservazione a lungo termine. Venivano disposte una ad una, ben distanziate su ripiani di legno o su strati di paglia fresca, nei locali più bui e freschi della casa.

Quelle piccole o intaccate venivano consumate per prime, trasformate in deliziose torte casalinghe, cotte al forno con una spolverata di zucchero e cannella per la merenda.

​A fine giornata, con le mani ancora appiccicose di succo e le spalle stanche ma soddisfatte, si guardavano i filari ormai alleggeriti e le pile di cassette pronte ad essere portate al sicuro.

​Rientrando in casa, il profumo delle mele appena colte si spandeva ovunque, impregnando vestiti, cantine e stanze. Era il profumo della scorta sicura, la certezza che, anche quando la neve avrebbe coperto i prati e il gelo avrebbe fermato la terra, la casa avrebbe custodito la dolcezza e la fragranza dell'autunno.


La casetta in campagna

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