Quando il grano venne tagliato, lo spaventapasseri rimase solo

 


Per tutta l'estate aveva avuto intorno un mare alto e dorato che gli arrivava quasi alle spalle, mentre la brezza passava tra le spighe e gli muoveva appena la camicia. C'erano rondini sopra di lui, farfalle tra i papaveri e il rumore continuo delle giornate calde.

Poi, in pochi giorni, tutto era finito.

Le spighe erano state raccolte e portate via sui carri. Il campo era rimasto nudo, segnato dalle ruote e dalle stoppie. Anche i papaveri erano scomparsi, uno dopo l'altro, e il terreno aveva assunto quel colore scuro che hanno le cose quando l'estate se ne va.

Lo spaventapasseri era ancora in piedi.

Nessuno era tornato a prenderlo.

Aveva il cappello di paglia ormai consumato dal sole, una manica più lunga dell'altra e la stoffa della camicia scolorita sulle spalle. Lo spago intorno alla vita si era allentato e, quando tirava vento, una delle estremità gli batteva piano contro il fianco.

Continuava a guardare verso la casa.

Ma non c'era nessuno adesso.

La finestra della cucina, che durante l'estate restava spesso aperta, era chiusa. Il vecchio carro non era più sotto il portico. La porta della stalla rimaneva socchiusa e dentro non si sentiva più nemmeno il respiro degli animali.

Il campo aveva perso i suoi rumori.

E lui se ne accorse.

Le giornate cominciarono ad accorciarsi. Al mattino la nebbia arrivava prima e rimaneva a lungo, appoggiata sulla terra. Di sera, il sole scendeva dietro i pioppi quando ancora non era finita la giornata, e il freddo cominciava a salire dal terreno.

Le prime foglie caddero verso la fine di settembre.

Una gli rimase sul cappello. Un'altra si fermò sulla spalla.

Lui rimase immobile, come aveva fatto per tutta l'estate. Solo che adesso non aveva più nulla da proteggere.

Il vento entrava nel campo senza trovare ostacoli. Gli passava attraverso le maniche vuote, gonfiava la camicia e poi usciva dalla schiena. A volte lo faceva oscillare così tanto che sembrava sul punto di cadere.

Ma non cadeva.

Una sera arrivò un temporale.

Il cielo diventò quasi nero e il vento piegò la poca erba rimasta a terra. La pioggia gli bagnò il cappello fino a farlo diventare pesante. L'acqua entrò nella stoffa della camicia, raggiunse la paglia che aveva dentro e la fece marcire lentamente.

Quella notte non ci furono stelle.

Soltanto pioggia.

Al mattino il campo era pieno di pozzanghere e il sentiero sembrava non portare più da nessuna parte.

Lo spaventapasseri aveva perso una parte della paglia dal collo.

Nessuno venne a sistemarlo.

Passarono i giorni.

Il suo cappello si inclinò sempre di più da una parte. Una cucitura cedette sotto il braccio. La stoffa, un tempo chiara, diventò dello stesso colore spento della terra.

Eppure, quando arrivava il pomeriggio, qualcosa restava ancora nel suo sguardo di stoffa.

Guardava verso la strada.

Forse aspettava il carro.

Forse una voce.

Forse soltanto il rumore di qualcuno che tornava alla vecchia casa.

Ma la strada rimaneva vuota.

A novembre il noce cominciò a spogliarsi.

Le foglie cadevano una dopo l'altra e il vento le trascinava fin dentro il campo. Alcune si fermavano ai piedi dello spaventapasseri e lì rimanevano per qualche giorno, finché la pioggia non le scuriva.

Una mattina una foglia gialla gli si posò sul viso.

Rimase proprio davanti agli occhi cuciti.

Il vento provò a portarla via, ma quella tornò a posarsi contro la stoffa.

Lo spaventapasseri sembrava avere finalmente qualcosa davanti agli occhi.

Il campo, la casa lontana, il cielo basso.

E quella piccola foglia.

Poi arrivò il primo gelo.

La notte diventò così fredda che la camicia si irrigidì. La brina coprì le sue spalle e si fermò sul bordo del cappello.

Al sorgere del sole, per qualche minuto, tutto brillò.

Lo spaventapasseri sembrava vestito di vetro.

Poi il sole si alzò appena e la brina cominciò a sciogliersi.

Una goccia scese lungo la sua guancia di stoffa.

Un'altra rimase sospesa sulla punta del naso.

Non c'era nessuno a guardare.

La sera tornò presto.

Nel cielo comparve una luna sottile e, dalla casa, arrivò una sola luce.

Una finestra.

La stessa che aveva guardato per tutta l'estate.

Lo spaventapasseri rimase rivolto verso quella luce fino a quando si spense.

Poi il campo tornò buio.

E nel buio, con il cappello inclinato e la camicia che si muoveva appena nel vento, rimase ancora lì.


La casetta in campagna

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