Non vedevo l'ora finisse questo caldo



In questi giorni, nelle sedute, sento ripetere spesso più o meno la stessa cosa. “Non vedevo l’ora che finisse questo caldo. Continuavo a dirmi, appena rinfresca rinasco e invece niente. Mi alzo la mattina e avrei già voglia di tornare a dormire”.

Qualche giorno fa un paziente mi ha detto: “Dottoressa, io mi sentivo rincoglionito a luglio e mi sento rincoglionito quasi a ottobre. Ma sarò io il problema? Ho fatto pure le ferie, in teoria mi sono anche riposato. Perché mi sento ancora così?”

Abbiamo riso, però la domanda è più seria di quanto sembri. Perché dopo settimane passate a dare la colpa al caldo della stanchezza, della testa impastata, della poca concentrazione, della voglia di non fare niente, viene quasi spontaneo aspettarsi che ai primi venti gradi il corpo faccia “click” e torni improvvisamente quello di maggio.

Finalmente si dorme con la finestra aperta senza sciogliersi, si esce senza sentirsi investiti da un phon gigante, possiamo camminare senza arrivare ovunque già stanchi. Dovremmo sentirci pieni di energia e invece non sempre succede o almeno non subito.

Il nostro corpo non funziona come l’aria condizionata. Non basta abbassare la temperatura esterna perché tutto ciò che abbiamo accumulato nei mesi precedenti sparisca nel giro di qualche giorno.

Arriviamo alla fine dell’estate spesso più stanchi di quanto ci rendiamo conto. Abbiamo dormito peggio per settimane, sopportato temperature molto alte, cambiato orari, mangiato e vissuto in maniera diversa, magari siamo rientrati dalle ferie e siamo passati quasi senza intervallo dalle giornate più lente alla sveglia presto, al traffico, al lavoro, alla scuola dei figli, alle agende che tornano a riempirsi sempre troppo.

Nel frattempo anche fuori il clima sta cambiando. Le giornate si accorciano, al mattino la luce arriva più tardi, la sera comincia a scendere prima. Può sembrare un dettaglio, invece la luce è uno dei segnali attraverso cui il nostro organismo regola il ritmo sonno-veglia. Il corpo deve riassestarsi anche su questo, e durante il passaggio possiamo sentirci per qualche tempo più assonnati, rallentati, meno pronti alla ripartenza di quanto ci aspettassimo.

Poi c’è un equivoco che secondo me ci inganna e ci confonde parecchio. Associamo il fresco all’energia. Aspettiamo settembre come se insieme ai primi maglioncini dovesse arrivare anche una specie di versione nuova di noi quella più sprint, più produttiva, organizzata, concentrata, finalmente capace di fare tutte quelle cose che a luglio ed agosto avevamo rimandato dicendoci “con questo caldo è impossibile”.

Soltanto che settembre e ottobre, spesso, sono mesi tutt’altro che leggeri. Riparte tutto insieme. Il lavoro torna a pieno ritmo, ricominciano scuole, attività, appuntamenti, traffico, scadenze… Le giornate magari sono diventate climaticamente più vivibili e contemporaneamente però la nostra vita quotidiana torna ad essere frenetica.

Così ci ritroviamo a pensare: adesso quale scusa ho? Nessuna, probabilmente. Perché non serve una scusa. A volte siamo semplicemente stanchi, a volte il corpo sta ancora recuperando. A volte sta cercando un ritmo nuovo mentre noi gli stiamo già chiedendo di correre e anche tanto.

Può capitare di avere più sonno, di faticare ad alzarsi la mattina, di sentirsi un po’ appannati nelle prime ore della giornata, di avere meno concentrazione o perfino quella strana sensazione di “non essersi ancora accesi” nonostante fuori finalmente si respiri un’aria più fresca. 

Naturalmente una stanchezza importante, che dura a lungo, peggiora o si accompagna ad altri sintomi merita sempre di essere ascoltata e, se necessario, approfondita perché non tutto può essere messo nel grande cassetto del cambio di stagione.

Però neppure ogni settimana in cui ci sentiamo meno brillanti del solito deve diventare immediatamente la prova che siamo pigri, svogliati o che “abbiamo qualcosa che non va”. 

Possiamo concedere al nostro organismo lo stesso tempo che concediamo agli armadi. Se ci pensiamo non passiamo dalle canottiere ai piumini in un pomeriggio. Tiriamo fuori qualcosa, rimettiamo via qualcos’altro, teniamo ancora a portata di mano una maglietta perché magari domani fanno trenta gradi, poi arriva una sera fresca e cerchiamo una felpa che non sappiamo più dove abbiamo messo.

Anche dentro di noi, in fondo, il cambio di stagione somiglia un po’ a questo. Quindi, se in questi giorni vi capita di pensare: “Va bene, il caldo è finito. Adesso perché sono ancora così?”, magari provate semplicemente a tenere conto anche di questo. Che siamo in un periodo di passaggio, che le giornate stanno cambiando e che può volerci un po’ prima che anche il corpo trovi un nuovo equilibrio senza pensare subito che quella stanchezza, quel sonno o quella poca voglia di fare dicano qualcosa di noi.


D.ssa V. Scoppio

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