Chi vuol vivere sanamente, viva sobrio ed allegramente
Il contadino rientra in casa dopo aver lavato le mani al pozzo nel cortile. Non porta sulle spalle il peso del superfluo e sul suo viso non si legge quell'ansia cupa di chi si affanna a cercare sempre di più. Si siede con calma, spezza un pezzo di pane con le mani senza fare troppe briciole e guarda la tavola con la gratitudine di chi sa quanto valga ogni singolo boccone.
Alza il bicchiere verso la luce del crepuscolo che entra dalla finestra, facendolo brillare prima di portarselo alle labbra con un sorriso disteso.
"Oggi, la gente si rovina la salute in due modi: si ingozza fino a rovinarsi lo stomaco o si rovina il fegato con i rospi e l'amarezza che mandano giù ogni giorno. Pensano che per stare bene servano le medicine costose o le tavole imbandite fino a scoppiare.
Sta tutto lì il segreto per invecchiare bene e con le gambe ancora forti.
La sobrietà è la prima metà della cura. Mangiare quel che serve senza riempirsi la pancia fino al collo, non rincorrere il lusso che ti fa perdere il sonno e, soprattutto, sapersi accontentare di quello che la terra regala. Il corpo è come un aratro: se lo si carica di pietre inutili e lo si sforza oltre misura, si spezza il vomere e ci si ferma a metà campo.
Ma la sobrietà da sola non basta, se la si vive con il muso lungo. È lì che entra in gioco l'allegria. Un cuore leggero, una risata sincera in compagnia e la capacità di prendersi un momento per cantare o per godersi il fresco della sera dopo la fatica, sono il vero balsamo per il sangue. L'amarezza avvelena le vene più del cibo pesante, mentre un animo sereno fa digerire pure le croste di pane secco.
Chi impara a riempire la pancia con misura e il cuore con la gioia delle piccole cose ha trovato la medicina più forte del mondo, e non deve pagare nemmeno un fiorino per averla."
La casetta in campagna

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