Chi parla semina, chi tace raccoglie



Il crepuscolo si posa dolce sull'aia, mentre il ciarlare della gente che torna dai campi sfuma lentamente lungo la stradina sterrata. All'osteria del paese c'è chi si sgola da un'ora per far valere la propria opinione sulla resa del grano, consumando fiato e vino per niente, sotto gli occhi divertiti dei passanti.

​Il nostro contadino se ne sta seduto all'ombra del portico, mentre pulisce con calma le noci raccolte nel pomeriggio. Le sue mani lavorano con ritmo lento e misurato, mentre ascolta le grida lontano. 

​"Guardate quanta gente spreca il fiato a raccontare ai quattro venti quello che sa, quello che fa o quello che intende fare domani. Regalano le proprie idee come se fossero sementi lanciate al vento di tramontana, senza stare a guardare dove vanno a finire. Ma mio nonno, quando vedeva i ciancioni del paese parlare a vanvera mi ricordava sempre che quando si parla, si da via qualcosa di nostro. Si mettono i propri pensieri in mano agli altri, ci si  scopre, e ci si espone al giudizio o alla furia di chi ascolta. Seminiamo parole che spesso finiscono su un terreno di sassi. Chi sta zitto, invece, fa la cosa più furba, ascolta. Impara dai dubbi degli altri, capisce dove sbagliano gli sconsiderati, scopre i segreti del vicino senza rivelare i propri e accumula saggezza nel granaio della mente senza spendere un solo soldo.

​Non vuol dire essere falsi, vuol dire essere saggi come la terra in inverno. Il silenzio è una cassaforte dove i nostri pensieri restano al sicuro a maturare. Chi parla semina per gli altri, ma chi sa tacere al momento giusto raccoglie il frutto del buon senso e se lo tiene stretto per quando servirà davvero."


La casetta in campagna

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