Il rumore delle parole

 


A volte il rumore delle parole altrui confonde più di quanto chiarisca, soprattutto quando dietro un tono gentile si nasconde l’ombra dell’ipocrisia. Crescere significa imparare a distinguere chi parla per convenienza da chi tace per profondità, perché non tutto ciò che viene detto merita di essere accolto.

 Il silenzio non è debolezza, è uno spazio sacro in cui ritrovare lucidità e forza interiore. In mezzo a promesse vuote e sorrisi costruiti, scegliere di ascoltare i propri pensieri diventa un atto di rispetto verso se stessi. 

È lì che nasce la chiarezza, lontano dalle maschere e dalle finzioni. Non serve rispondere a tutto, non serve replicare a chi vive di apparenza: la vera solidità si costruisce dentro. 

Quando impari a preferire la tua quiete al clamore degli altri, smetti di farti trascinare da ciò che non ti appartiene. E nel silenzio profondo ritrovi finalmente la tua verità.

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Commenti

  1. Brano assolutamente retorico e si evidenzia una trappola in cui la scrittura introspettiva cade spesso: la polarizzazione morale. Dividere il mondo in modo netto tra "noi" (autentici, silenziosi, profondi) e "loro" (ipocriti, rumorosi, superficiali) crea una dinamica di superiorità che contraddice proprio l'idea di pace interiore e distacco che il testo vorrebbe comunicare. Se chi si isola nel silenzio lo fa guardando gli altri dall'alto in basso, quel silenzio smette di essere uno spazio di quiete e diventa un rifugio di giudizio, a volte di rabbia.

    Così il silenzio si trasforma in «condanna». Spesso il rifiuto del dialogo non è vera consapevolezza o maturità, ma una forma di chiusura difensiva o di disprezzo passivo-aggressivo verso chi non la pensa allo stesso modo.

    L'invito a "preferire la propria quiete" rischia di suonare non tanto come un atto di amore verso se stessi, quanto come una forma di alterigia mascherata da saggezza.

    Troviamo spesso queste scritture che appaiono riflessioni di crescita e sono invece affermazioni di autoassoluzione.

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  2. A me piace rimanere in silenzio e non mi sento autoassolta semplicemente mi fa star bene

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  3. Mi sembra che il proverbio dica "Chi non dice niente conferma". Ho qualche difficoltá a seguire l’anonimo delle 15.37. Mi sembra una forma di facilitá, direi di piu... quella di stare zitti, di non esprimersi. Vorrei fare osservare a quell'anonimo: molte persone si sono sacrificate per avere il diritto di parlare, di avere un’opinione, un punto di vista. Siamo in una societá di comunicazione! Basta verdere (leggere) quello che si dice sulle reti sociali. Se lei non parla, altri lo faranno al suo posto, e poi non bisogna lamentarsi se le cose non vanno come lei la pensa!
    Ma sono sicuro che quando va a votare, fará bene una scelta. Una parola può uccidere, può fare male in molte maniere, per questo considero che la parola é importante. Non dire niente, é una forma di ipocrisia, per questo non capisco il suo silenzio. Un uomo che ho rispettato, mio padre, mi diceva: "Per capirsi bisogna parlarsi"



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