Ampliamento "Casa Nostra" Valdastico

 


Pur condividendo la soddisfazione per un finanziamento importante, soprattutto perché “merito di uno sforzo congiunto tra la mia amministrazione, la Provincia e i 21 sindaci...”, mi soffermo con maggior attenzione su altre dichiarazioni: “... potenziare in tutti i sensi la struttura... necessarie e impellenti esigenze di un'utenza in continua espansione, visto il generale e diffuso invecchiamento della popolazione. Ecco perché tutti i fondi ricevuti saranno destinati solo a Casa Nostra... Aiutando Casa Nostra a crescere grazie alle future assunzioni, sicuramente creeremo nuove opportunità di lavoro per le persone della nostra valle, sia donne che uomini”.
Ho sottolineato quelli che ritengo gli spunti principali per il mio ragionamento. Certo che, per supportarlo meglio, sarebbe importante avere, secondo me, dati più precisi relativi al nostro comune e alla nostra casa di riposo o, meglio ancora, relativi ai nostri comuni e alle nostre case di riposo. Nonostante questa carenza, però, è abbastanza chiaro ormai che, nei vari territori, possiamo trovare situazioni analoghe e documentate, alle quali poter fare riferimento e che possono esserci di aiuto per arrivare comunque a porci qualche domanda. Ho trovato molto indicative, a tal proposito, le situazioni di due importanti Enti veneti, La Casa di Schio e l'EnEA di Treviso, che vedremo. 
La prima domanda riguarda le opportunità di lavoro: ma questi lavori socio-sanitari oggi sono ancora considerati una opportunità? C'è ancora un numero sufficiente di persone che aspira a diventare IP o OSS in particolare?
I dati purtroppo dicono altro. Il presidente Uripa ha dichiarato recentemente, che attualmente in Veneto ci sono 7000 operatori in meno! 
Mi permetto di dire che l'OSS negli anni è stato un ruolo importante, ma non sufficientemente riconosciuto, non solo a livello economico.
Un articolo su “L'eco vicentino” del 16 agosto scorso, a firma Maria Grazia Bonollo, analizza la grave situazione alla RSA La Casa di Schio, che non ha ancora rinnovato il CdA decaduto il 23 maggio scorso, perché non si trovano persone disponibili ad assumersi  questa responsabilità. Il presidente uscente: “Nel 2025 ci sono stati  29 operatori che hanno dato le dimissioni o sono andati in pensione, a fronte di 16 assunzioni. Finora nel 2026 se ne sono andati in 16 e le assunzioni sono state 3. Complessivamente, quindi, in un anno e mezzo ci sono 26 oss in meno. Nello stesso periodo abbiamo fatto sei concorsi: si sono iscritti in 30, si sono presentati in 15, quelli papabili erano 4-5 e ne abbiamo assunti tre.”
Sul Gazzettino del 20 agosto scorso ci sono le informazioni che riguardano le case di riposo della provincia di Treviso (il giornalista è Mauro Favaro). Il titolo: “Case di riposo, non ci sono più operatori: si è scesi da 40 a 3 in graduatoria. Fondamentale guardare all'estero”. Il direttore di EnEA Giorgio Pavan: “Questa volta abbiamo coperto i posti rimanendo con solo 3 in graduatoria, ma la prossima? L'anno scorso abbiamo organizzato un convegno dal titolo “Sull'orlo del precipizio”, ecco adesso siamo dentro al precipizio”. 
Stime degli addetti ai lavori dicono che nelle case di riposo della Marca mancano complessivamente 1750 lavoratori: 350 IP e 1400 OSS.
Guardare all'estero: potrebbe essere utile, ma sappiamo che necessitano accoglienza, case e l'insegnamento dell'italiano se non già conosciuto e non è poco.
Relativamente al “generale e diffuso invecchiamento della popolazione”, di cui giustamente parla anche il nostro sindaco, i dati riportati nell'articolo sul Gazzettino sono i seguenti: nella Marca ci sono quasi 3000 anziani in lista di attesa, (mentre risultano essere 10000 in tutto il Veneto); il 50% delle persone con più di 75 anni oggi abita da solo, spesso senza essere autosufficiente; oggi per ogni giovane ci sono 2 anziani, nel 2035 per ogni giovane ce ne saranno 3. L'ultima riportata è una previsione a 10 anni. Secondo me è importante fare queste proiezioni, magari anche a venti anni. Possono servire anche se per un amministratore il mandato è di parecchio inferiore.
Quindi, la situazione che è già critica adesso, come potrà evolvere?
A tal proposito, e senza pretese statistiche, faccio un semplice esempio (senza considerare i giovani, i figli): nella mia contrada, Settecà, ipotizzando che saranno tutti vivi gli abitanti attuali, fra vent'anni ci saranno 2 ultranovantenni, 9 ultraottantenni, 4 ultrasettantenni e 1 ultrasessantenne.
È facile intuire che la situazione potrebbe essere analoga, salvo qualche eccezione, per altre contrade, anche in quelle degli altri comuni del nostro territorio. 
Allora mi chiedo se non sia opportuno fare una analisi generale complessiva per tentare di sviluppare e migliorare non solo i servizi residenziali, ma anche quelli semiresidenziali, domiciliari, o altro, perché alcuni posti in più nelle case di riposo, in realtà poco possono risolvere.
Ovviamente sono consapevole che questi temi sono complessi e che non si possono considerare esaustive queste mie riflessioni, ma ho voluto condividerle perché, secondo me, dobbiamo abituarci ad essere più attenti ai temi sociali, che purtroppo non sono ancora la priorità che dovrebbero essere.

Gianfranco Lorenzi

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