Bagigi

Le arachidi o noccioline americane che dir si voglia, proprio quelle che accompagnano pericolosamente lo spritz, in Veneto si chiamano bagigi. Solo da noi si chiamano così, perché?

La Serenissima vedeva sempre di buon occhio uno straniero, purché  fosse ben provvisto di pecunia e non venisse a fare la spia per gli odiati turchi. Fu proprio un distinto mercante turco che capitò un giorno a Venezia e venne convocato presso il Palazzo Ducale per una investigatoria chiacchierata che consisteva nel sapere da dove veniva, quali erano le sue possibilità economiche e cosa voleva fare in laguna. 

Le sue risposte furono tutte lusinghiere e perciò il turco chiese il permesso di aprire in città un negozio per vendere le arachidi, cibo del tutto sconosciuto allora a Venezia. Ottenuto il nulla osta aprì un bel negozio proprio a San Marco e come insegna non poté scrivere il nome della mercanzia venduta, che, come detto, era ignota ai veneti. Così si risolse di mettere come insegna semplicemente il suo nome: Al Ba Gig.

Immediatamente incorse nella curiosità dei veneziani che apprezzarono quella specialità foresta e cominciarono a dire: nemo da albagig… Poi subentrò l’inevitabile storpiatura e la nuova e appetitosa nocciolina divenne: el bagigio

Un legume (eh sì, ciò, è proprio un legume) che non prendiamo troppo sul serio come alimento considerandolo soprattutto un capriccio, uno snack, quella cosa che accompagna la birra, lo spritz, o magari la strenna che si trovava un tempo nella calza della Befana.

Pensateci, al prossimo spritz!

Questa è la storiella tramandata in laguna. Altre ipotesi circa le arachidi (Arachis hypogaea) richiamano sempre ad una derivazione levantina, da habb’aziz che significa mandorla buona in arabo. Tuttavia stupisce che le arachidi siano invece date per originarie dell’America del Sud ed arrivassero in Europa nel 1500 e questo spiegherebbe l'altro loro nome di “spagnoletta”. In Italia pare siano giunte a fine 1700, trovando in Veneto interesse e diversi piccoli coltivatori, tant’è che negli anni ‘50 del secolo scorso sembra vi fossero più di 5000 ettari in coltivazione, particolarmente nel Rovigotto.
Quella dell’arachide è una strana pianta annuale, simile ad un fagiolo nano o alla soia. Si semina a primavera inoltrata, necessita di un terreno leggero e senza sassi ma anche di un po’ d’acqua soprattutto nelle prime fasi e di una bella stagione calda. La cosa strana è che la pianta arriva a fioritura come tutte le leguminose ma poi dal fiore allegato esce un filamento che si tuffa nel terreno e lì sviluppa il frutto, che è quello che conosciamo. Quindi l’arachide fiorisce al sole ma il frutto cresce sotto terra. La raccolta avviene in due fasi, un po’ come le patate: prima si sterrano, si attende qualche giorno che i frutti si asciughino e poi si raccolgono. La tostatura e la salatura fa poi il resto rendendola gradevole al nostro palato.

Commenti

  1. Sempre curiositá interessanti. Grazie Gianni.

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  2. Mi raccomando, Gianni, non smettere mai di stupirci...

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