Dilemma...


2.500 anni fa, Socrate pose una domanda inquietante: “In un incendio, chi salveresti, tua moglie o tuo figlio?”

Era un tranquillo pomeriggio d’autunno. Ognuno di noi si era ritirato nella propria stanza. Io stavo leggendo Socrate, quando una sua domanda mi colpì: “Se scoppiasse un incendio e potessi salvare solo una persona, chi sceglieresti: tua moglie o uno dei tuoi figli?”. Tutti gli uomini risposero: “Il figlio, ovviamente”. Ma Socrate disse: “Io salverei mia moglie, giovane e amata. Piangeremmo insieme, e lei mi darebbe altri figli. Se salvassi il figlio, il dolore sarebbe insopportabile, per me e per lui. Guardandolo, ricorderei sempre la tragedia. Rimarrebbe senza fratelli, senza madre, e col tempo avrebbe una matrigna che non potrebbe mai amarlo come la madre che l’ha partorito”. Ovviamente, la discussione non si concluse facilmente.

Incuriosita, senza alzare gli occhi dal libro, chiesi a mio marito cosa avrebbe fatto. “Il figlio”, rispose. “Tutti salverebbero il figlio. È indifeso e… non so, cercherei di salvarli tutti, ma se devo scegliere, il figlio”. Gli raccontai il pensiero di Socrate. Lui posò il giornale. Parlammo per il resto della serata. La domanda si rivelò tutt’altro che semplice.

La mattina dopo, andammo al lavoro, i bambini a scuola e all’asilo. La giornata fu frenetica, e di Socrate mi ero quasi dimenticata. Ma la sera, mio marito mi disse: “Oggi al lavoro pensavo mi uccidessero. A pranzo, durante la pausa, ho tirato fuori Socrate e ho posto la domanda ai colleghi. Le risposte erano prevedibili. Ho detto che anch’io, ieri sera, avevo risposto come loro, ma stamattina Socrate mi ha fatto cambiare idea”. (Per me, fu una rivelazione).

Secondo mio marito, tutti smisero di mangiare. Iniziarono a gridare, a discutere, a chiamare amici, persino colleghi da altri uffici si unirono. Alla fine, coinvolsero le donne del reparto contabilità, che all’unisono esclamarono: “Sei impazzito? Una moglie si può sostituire! Un figlio è il tuo sangue!”. La situazione fu risolta dal capo, che, accortosi dell’assenza dei dipendenti durante l’orario di lavoro, si presentò attirato dal trambusto e disperse la riunione improvvisata.

Mio marito tornò in ufficio e trovò solo il suo collega pensionato, ancora al lavoro. Non aveva partecipato alla discussione: era un uomo laborioso, un po’ sordo, e non parlava molto. “Perché urlavano tutti? Hanno tagliato i premi o cosa?”, chiese il vecchio, riprendendo fiato. “No, è una questione filosofica…”, e mio marito gli pose la stessa domanda.

L’uomo era un padre di famiglia devoto: sposato da 40 anni, padre di tre figli, aveva costruito una casa per ciascuno con le sue mani, aveva cinque nipoti che lo adoravano e lo visitavano spesso. Ci pensò un momento: “Tutti hanno detto il figlio? Io salverei la mia vecchia. I figli… sono ospiti in casa, crescono e volano via dal nido. Certo, li amo e loro amano me, vengono a trovarmi. Ma ognuno è un pezzo di cuore che se ne va. Con la mia vecchia, però… con lei voglio finire i miei giorni”.

web

Commenti

  1. I nostri vecchi, quanta saggezza, questo e' amare sia figli che lacompagna di vita

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog