Cosa succederebbe se la specie più infestante del nostro pianeta sparisse
improvvisamente, da un giorno all’altro? Se un virus letale, un Dio
crudele o alieni incazzati decimassero in poche ore o giorni l’intera
razza umana? Cosa accadrebbe al nostro pianeta pesantemente antropizzato e violentato dal genere umano?
Scienziati, divulgatori e scrittori visionari
hanno provato a tratteggiare le conseguenze immediate e quelle a medio e
lungo termine della scomparsa del genere umano sul futuro del nostro
pianeta.
Entro 48 ore dalla scomparsa dell’uomo le metropolitane e tutti i sottopassi delle città sarebbero inondati. Nell’arco di poche ore, al massimo pochi giorni tutte le operazioni di manutenzione che mantengono “vive e sicure” le nostre città si arresterebbero provocando, fra l’altro emissioni di liquami e sostanze tossiche.
Nell’arco di una settimana il 97% della fauna terrestre morirebbe! Sembra un’enormità, ma gli animali selvatici rappresentano ormai soltanto il 3% della fauna terrestre,
il resto sono animali allevati intensivamente per le esigenze
alimentari di quel vorace predatore che è l’uomo, oppure animali
domestici. Scomparirebbero gran parte anche dei cani e dei gatti, forse con un minor impatto sui piccoli felini che conservano ancora un forte istinto predatorio.
Dopo un anno l’asfalto si spaccherebbe man mano che l’acqua nelle crepe si congela e senza l’uomo che le elimina, le piante infestanti come il dente di leone inizierebbero ad invadere grazie a queste crepe città e paesi.
Quando queste erbe muoiono i resti si uniranno a muschio e lichene per formare un nuovo strato di terreno che ricoprirà le strade. Si tratta di un terriccio povero di nutrimento e quindi le uniche piante che nasceranno saranno quelle come i trifogli ovvero vegetali in grado di ricavare l’azoto dall’aria.
I primi animali selvaggi iniziano ad addentrarsi nelle città cervi ed erbivori prima di tutto, ma anche cinghiali e poi attratti dalla presenze di prede anche i carnivori. Gli animali degli zoo rappresentano
un incognita se riuscissero anche parzialmente a liberarsi, le città
deserte potrebbero essere popolate da leoni, zebre, orsi e scimmie.
Dopo 4 anni il ciclo gelo-disgelo sgretolerebbe i palazzi non piú riscaldati, dopo 5 basterebbe un fulmine a incendiare e distruggere intere città. Grandi
infrastrutture come le dighe sottratte alla manutenzione costante
dell’uomo inizierebbero a cedere aggredite da micro organismi e rifiuti
non più filtrati adeguatamente. Tutte le città, simulacri di un recente e frenetico passato, la notte sarebbero immerse in un buio opprimente al quale l’essere umano non è più abituato.
La morfologia di vastissimi territori sia urbani che rurali sarebbero sconvolti dalle forze della natura non più contrastate dall’uomo: incendi, alluvioni, uragani, mareggiate.
Soltanto dopo 5 anni dalla scomparsa dell’uomo la
stragrande maggioranza delle rete stradale ed auto stradale sarebbe
ricoperta da un rigoglioso manto verde. I monumenti ed i palazzi
superstiti della civiltà umana sarebbero ricoperte da rampicanti e
licheni.
I parchi cittadini Central Park di New York, Hyde Park di Londra, Parco Guell di Barcellona, i Giardini Orientali di Tokyo, il Phoenix Park di Dublino (il più grande d’Europa con i suoi 700 ettari), i Giardini di Lussemburgo di Parigi, il Tiergarten di Berlino sono ormai diventate foreste quasi impenetrabili.
Solo
dopo 500 anni le foreste avanzerebbero con prepotenza per gran parte
dei continenti, dopo 15.000 anni il ghiaccio si estenderebbe fino a dare
inizio a una nuova era glaciale, e dopo 10 milioni di anni sulla terra
non ci sarebbe piú alcuna testimonianza dell’umanità.
In altre parole se una missione aliena esplorasse la Terra non riuscirebbe a trovare alcun reperto o manufatto di quello che per diverse migliaia di anni era stato dominio incontrastato dell’homo sapiens.
Rimane sospesa e forse senza risposta una domanda: ma
la Terra dopo 10 milioni di anni dall’estinzione dell’uomo, sarebbe
uguale a quella che ha preceduto la sua apparizione oppure ormai alcune
trasformazioni e perdite sono talmente profonde che sarebbe comunque un’altra cosa?
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