Guarigione

 


La nuova religione del trauma promette salvezza a chiunque abbia avuto un’infanzia, una delusione, un fallimento, una giornata storta o semplicemente una vita normale.

Parlare di guarigione funziona sempre. 

È una parola magica. 

Basta pronunciarla e subito si apre il mercato.

Guarire dalle ferite, guarire dal passato, guarire dai genitori, guarire dalle relazioni, guarire dal lavoro, guarire dall’ansia, guarire dalla paura, guarire perfino da se stessi.

Ormai non si vive più, si guarisce.

Ogni difficoltà diventa un sintomo. 

Ogni tristezza diventa un trauma. Ogni ostacolo diventa una ferita da sanare. 

Ogni delusione amorosa diventa un percorso di rinascita. Ogni smarrimento diventa materiale per corsi, manuali, consulenze, ritiri, podcast, diagnosi poetiche e santini digitali con frasi tipo: “Non sei rotto, devi solo guarire”.

Magnifico. 

Peccato che a forza di sentirsi dire che bisogna guarire, uno finisce davvero per sentirsi malato.

Il grande equivoco del nostro tempo è questo: credere che la sofferenza sia sempre un’anomalia. 

Ma la sofferenza non è sempre una malattia.

Spesso è solo vita che gratta contro la nostra immaturità. 

È attrito. È crescita. 

È realtà che non si piega ai nostri capricci interiori. 

È il mondo che ci dice: bene, adesso vediamo se sai stare in piedi.

Naturalmente la malattia esiste. 

Il dolore psichico vero esiste. La depressione grave esiste. L’ansia invalidante esiste. 

I traumi profondi esistono. 

Le persone che non riescono più a vivere, lavorare, amare, dormire, scegliere, hanno bisogno di cura, di medici, di psicologi, di psichiatri, di aiuto serio. 

Su questo non si scherza. 

Quando la vita si spezza davvero, bisogna intervenire. 

E bisogna farlo con competenza, ma non con l’incenso, le frasette e il venditore di “rinascite” in saldo.

Il problema comincia quando ogni contrarietà diventa trauma.

Quando ogni frustrazione diventa ferita da guarire. 

Quando l’intera esperienza umana viene medicalizzata, psicologizzata, narrata come patologia.

A quel punto non stiamo più curando la sofferenza. 

Stiamo fabbricando pazienti.


Sauro Tronconi

ph - Opera di Zhou Song

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