Alcune riflessioni prima di andare in vacanza


Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima della pausa estiva.

Prima delle vacanze mi piace sempre fermarmi un momento tra me e me. 

Mi accorgo che, durante l’anno, raccolgo tanti piccoli appunti mentali, non li scrivo quasi mai su un quaderno, ma restano dentro di me, da qualche parte. Sono riflessioni che nascono ascoltando le persone, osservando la vita e vivendo, come tutti voi, questo pezzo di anno. E, con il passare del tempo, continuano a prendere forma dentro di me.

Quest’anno ho pensato di condividerne qualcuna con voi. Magari, tra tutte, ce ne sarà qualcuna che vi risuonerà un po’ di più delle altre.

📌 Mi colpisce quante persone, dopo essersi sentite dire per anni di essere troppo sensibili, esagerate, permalose o fragili, finiscano per non fidarsi più delle proprie emozioni. A un certo punto non si chiedono più che cosa provano. Si chiedono se quello che provano sia giusto.

📌 Mi sorprende sempre vedere quanto una frase di incoraggiamento, detta nel momento giusto, possa rimanere dentro una persona per anni. Ma ancora di più mi sorprende quanto resti il modo in cui qualcuno ci ha fatto sentire, anche quando le parole non le ricordiamo più.

📌 Tante persone si sentono a proprio agio nel dare, molto meno nel ricevere. Ricevere attenzioni, affetto, aiuto, comprensione. Come se tutto questo andasse meritato, ricambiato o restituito in qualche modo.

📌 Si può voler bene profondamente a qualcuno e, nello stesso tempo, riconoscere che quella relazione ci fa male. È una delle cose più difficili da accettare, perché ci piacerebbe che l’amore bastasse sempre. La verità è che voler bene a una persona e stare bene con quella persona, a volte, sono due cose diverse.

📌 Mi piace quando una persona riesce a cambiare idea senza viverlo come una sconfitta. Ci vuole molta sicurezza per dire “mi sbagliavo”. Molta meno per continuare a difendere una convinzione solo perché è la nostra.

📌 Più passa il tempo e meno mi convincono le spiegazioni che sembrano andare bene per tutti. L’essere umano è troppo complesso per entrare dentro un’etichetta e, ogni volta che qualcuno pretende di spiegare una persona con una sola frase, ho la sensazione che si perda la parte più importante della sua storia.

📌 Per tante persone prendersi cura di se stessi è ancora un motivo di colpa. Come se ogni gesto rivolto verso di sè fosse inevitabilmente un gesto sottratto a qualcun altro. Eppure c’è una domanda che, ogni tanto, varrebbe la pena farsi. Perché siamo così attenti a non deludere chi abbiamo fuori e così disposti, invece, a deludere continuamente chi abbiamo dentro?

📌 Basta una frase, una scelta o un comportamento visto da fuori e, in pochi secondi, ci convinciamo di aver capito chi abbiamo davanti. Quasi sempre la storia è molto più grande del giudizio che ci siamo fatti.

📌 Ci sono persone che passano una vita intera a cercare di meritarsi l’amore. Cercano di essere abbastanza brave, abbastanza disponibili, abbastanza perfette. Come se l’amore dovesse essere conquistato. E non ricevuto semplicemente perché esistono.

📌 Chiedere aiuto continua a sembrarmi uno degli atti di coraggio più grandi che esistano. Per molte persone significa abbassare le difese, smettere di fingere che vada tutto bene e accettare di mostrarsi proprio nel momento in cui si sentono più vulnerabili.

📌 Mi sorprende sempre vedere quante persone abbiano imparato, fin da piccole, a diventare gli adulti di cui avrebbero avuto bisogno. Si prendono cura di tutti, capiscono tutti, si fanno carico di tutto. Poi arrivano in terapia e quel bambino interiore è ancora lì, ad aspettare che finalmente qualcuno si occupi anche di lui.

📌 In questi anni ho imparato due cose. La prima è che non tutto quello che pensiamo deve necessariamente essere detto. La seconda è che ci sono parole che, quando restano chiuse dentro troppo a lungo, finiscono per pesare molto più del silenzio che volevano evitare.

📌 Alcune persone sanno essere comprensive con tutti, tranne che con se stesse. Per gli altri trovano sempre una spiegazione. Per sè, quasi sempre, solo un’accusa.

📌 È difficile cambiare quando continuiamo a raccontarci la stessa storia su noi stessi. A volte una persona è cambiata da tempo, ma continua a guardarsi con gli occhi di quando aveva dieci anni.

📌 Capire una persona non significa darle ragione. Significa provare, per un momento, a guardare il mondo dal punto in cui lo sta guardando lei.

📌 Ci sono paure che si presentano con nomi molto più rassicuranti. Si chiamano prudenza, senso del dovere, responsabilità, altruismo. E proprio per questo a volte impieghiamo anni ad accorgerci che, sotto, c’era semplicemente paura.

📌 Tante persone continuano a chiedere il permesso anche quando non ce n’è più bisogno, permesso di riposare, permesso di dire di no, permesso di essere se stesse.

📌 Indignarsi pubblicamente è molto più facile che vivere ogni giorno in modo coerente con i propri valori. I gesti eclatanti si vedono, molto meno il modo in cui trattiamo le persone quando nessuno ci sta guardando. È lì, molto più che nelle indignazioni pubbliche, che si vede davvero chi siamo.

📌 La sofferenza, molto spesso, si nasconde dietro persone che sembrano funzionare benissimo. Quelle che non chiedono mai niente, che trovano sempre una soluzione, che “ce la fanno”. A volte sono proprio quelle che, da più tempo, stanno affrontando tutto da sole.

📌 Una delle cose più belle che questo lavoro continua a regalarmi è vedere persone che, dopo tanto tempo, riescono a guardarsi con un po’ più di tenerezza e a tenere la mano del loro bambino interiore, finalmente complici.


D.ssa V. Scoppio

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