Se si azzuffano i Pastori, per il gregge son dolori

 


Il vento della sera scende giù dalle valli, portando con sé il suono metallico dei campanacci che oscillano sul collo delle pecore. All'ingresso del ricovero di pietra, la terra è calpestata dagli zoccoli e segnata dalle orme recenti del bastone lasciate sul fango ora prosciugato.

​Il contadino se ne sta appoggiato al muretto a secco, guardando la vallata con un'espressione cupa. Più in basso, le pecore vagano senza una meta precisa: alcune provano a brucare tra i rovi, altre si fermano smarrite dove il bosco si fa fitto, mentre i cani da pastore guaiscono incerti, non sapendo più a chi dare ascolto dopo l'accesa lite che ha visto i due padroni gridarsi addosso e piantare lì tutto.

​"Quando i padroni perdono il senno per la bramosia di un pascolo o per una questione di confini, chi sta sotto paga sempre il conto più alto. Li ho visti prima, quei due: due teste dure, urlarsi contro fino a farsi venire il collo rosso, ciascuno convinto di avere la ragione assoluta in tasca. E intanto guardate laggiù cosa succede. 

​È una regola che non sbaglia mai, né sulla montagna né in mezzo agli uomini. Il pastore ha il compito di guidare, di difendere dai lupi, di cercare l'erba migliore e di tenere la mandria unita. Ma se chi ha il bastone in mano pensa solo a fare la guerra al suo vicino per il proprio orgoglio, si dimentica del motivo per cui sta lì.

​Mentre i pastori si danno le bastonate e si tirano le pietre, i cancelli restano aperti, i cani si spaventano, i lupi ne approfittano e le pecore finiscono nei burroni o muoiono di fame.

​Succede nelle famiglie, succede nei paesi e succede pure nei governi: quando chi sta in alto si fa la guerra per il potere, per la rabbia o per la superbia, a rimetterci non sono mai quelli che urlano. A pagare sono sempre i più deboli, quelli che avrebbero solo bisogno di essere guidati con garbo, giustizia e buon senso."


La casetta in campagna

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