Se ad agosto pioggia viene, molto poco si trattiene
Dall'interno del fienile si sente il tonfo ritmico di una forca. Esce il nostro contadino che da tutta una vita abita questa terra, pulendosi la fronte con il dorso del braccio. Osserva il cielo limpido, quasi smaltato dal caldo, per poi spostare l'attenzione su una piccola foglia secca che il vento fa girare in tondo sul terreno bruciato.
Quando l'estate entra in questo mese, il cielo cambia pelle. A luglio, quando arriva la pioggia si scatena con tutta la sua forza, rischiando di spaccare i vetri con la grandine. Ma ora no. Ad agosto, cadono gocce polverose. La pioggia dei vecchi, come la chiamavamo noi. Una pioggerella che arriva con qualche nuvolone che sembra volerti regalare chissà quale rinfrescata, ma che invece fa cadere due gocce grosse che lasciano le macchie tonde sulla polvere dell'aia e, prima ancora che tu abbia fatto in tempo a tirare dentro le sedie dal cortile, il sole è già tornato a picchiare più forte di prima.
Risale al cielo sotto forma di vapore denso, che fa solo diventare l'aria più pesante e afosa.
La terra d'agosto è ormai ostinata: ha deciso che deve finire di cuocere i suoi frutti, che deve seccare il granturco e far fare lo zucchero definitivo all'uva. Questa pioggia di passaggio non cambia il corso delle cose, è solo una tregua di pochi minuti. Ci ricorda che quando una stagione, o un momento della vita, è arrivata al suo punto più alto e maturo, non ci sono piccole parentesi che tengano ma bisogna andare fino in fondo verso il raccolto, senza potersi fermare a mezza strada.
La casetta in campagna

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